Folco Quilici.
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I SERPENTI DI MELQART.
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2003 ARNOLDO MONDADORI EDITORE, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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UN'ISOLA I SUOI DIAMANTI UN DIO CHE LA PROTEGGE. NEL MARE DELLAVVENTURA CON FOLCO QUILICI.
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A quando risale, in realt, la scoperta dell'America, momento fondamentale della storia moderna?  stato Colombo il genovese o Erik il vichingo a superare per primo il fiume Oceano? O forse alcuni marinai fenici, navigatori tanto esperti quanto audaci?  un interrogativo che colpisce con forza il mondo scientifico: sul fondo di una grotta sottomarina dell'isoletta di Teimada, al largo delle coste brasiliane, viene filmata una statuetta che dovrebbe rappresentare Melqart, il dio fenicio (Ercole e Nettuno insieme), protettore degli uomini coraggiosi. Infestata da una specie rara e letale di serpenti che sembrano proteggerla da intrusi e sacrileghi, Teimada rappresenta una piccola Atlantide che custodisce quell'unico, inestimabile tesoro. Il suo recupero, per, a causa della fragilissima natura vulcanica di quello scoglio sperduto nell'Atlantico, pu essere affidato soltanto a uno specialista che sia in grado, nello stesso tempo, di valutare se il reperto sia autentico o se rappresenti l'esca per una raffinata truffa archeologica. Ancora una volta Marco Arnei, accompagnato dall'ombra amica di Juv Manunzi, affronta un'avventura che presto si riveler molto pi rischiosa e complessa di quel che prometteva.
Maestro di avventure sottomarine, Folco Quilici percorre con passione le antiche strade del romanzo tracciate dagli autori dei thriller pi emozionanti, e la visione dello scrittore si intreccia straordinariamente con quella del regista e del documentarista del mare.
E ancora una volta la lotta dell'uomo contro la natura: la sfida all'ignoto dei primi esploratori  grande come il coraggio dei moderni archeosub, il fascino di miti dimenticati restituisce al lettore un libro nuovo. Che ci racconta il mistero del mare, e la sua libert.
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L'AUTORE.
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Folco Quilici, viaggiatore, scrittore, regista. Sin dal suo primo successo, Sesto Continente, del 1952, narra dell'uomo e del mare in fortunate opere di saggistica e narrativa.
Con Mondadori ha pubblicato i romanzi Cacciatori di navi (1986, tradotto anche negli Stati Uniti, dove  diventato un film), Cielo verde (1987), Naufraghi (1988). Nel 1999  apparso Alta Profondit, cui hanno fatto seguito, nel 2001, L'Abisso di Hatutu e, nel 2002, Mare Rosso; gli avventurosi archeosub di queste tre vicende di mare affrontano una nuova, difficile impresa in questo romanzo.
Sin dal Premio Marzotto, vinto dal suo primo libro nel 1954, l'autore ha ricevuto numerosi riconoscimenti, anche internazionali, per la sua attivit di scrittore. Vive a Roma ma trascorre lunghi periodi a bordo del suo battello-laboratorio, lo Yavanos, impegnato in spedizioni per sempre meglio conoscere e documentare i preziosi tesori storici e naturali dell'ancora in gran parte sconosciuto mondo subacqueo.
Dal 2003 dirige l'ICRAM, Istituto per la ricerca scientifica in mare; e con la nave da ricerca Astrea compie periodiche missioni con specialisti nello studio delle acque mediterranee.

Nella collezione Omnibus:
Cacciatori di navi,
Cielo verde,
Naufraghi,
Alta profondit,
L'abisso di Hatutu,
Mare Rosso.

Nella collezione Ingrandimenti:
L'Africa di Folco Quilici,
Le Americhe,
L'avventura e la scoperta,
L'India di Folco Quilici,
I Mari del Sud di Folco Quilici,
Il mio Mediterraneo.

Nella collezione Varia illustrati:
Hesperia,
Da Aquileia al Canale di Sicilia,
Mediterraneo,
La rotta degli Argonauti,
Polinesia,
Isole e atolli del mito,
Tirrenide,
Spazi,
Maestrale.

Nella collezione Gli Oscar Bestsellers:
I mari del sud.

Nella collezione I grandi libri:
Il grande libro dell'Europa.

Nella collezione Fuori collana:
L'uomo europeo.

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A Flondar e al suo avventurarsi nel mistero della Grande Caverna


PARTE PRIMA.
DERIVA.

Tenendolo sottobraccio gli parlava e indicava l'orizzonte dell'Atlantico.
Io ne sono sicuro... i naviganti del tempo antico, molto antico, hanno attraversato quest'oceano. E anche altri. Non sempre di propria volont, lo sappiamo per certo: navi fenicie e canoe polinesiane coprirono distanze enormi dopo aver perso la rotta, trascinate da tempeste, dalla deriva di correnti, di venti. Il tempo di una riflessione e aggiunse: Una nave fenicia potrebbe aver attraversato l'Atlantico... e forse raggiunto l'America del Sud....
Un fragore di risacca copr qualche parola, lui alz la voce e continu fissando il mare. Di certo quei marinai caddero nel terrore quando non videro pi in cielo la Stella Polare, loro guida...

Li accec una folgore scaricata con rabbia improvvisa dalla nube distesa fin dal tramonto sulle acque dell'Oltre. Al bagliore segu un lampeggiare quasi ininterrotto, il mare s'illumin fino all'orizzonte, mentre nel cielo si vedeva la nube rotolare su se stessa, ingigantirsi.
S'affrettarono a rinforzare le cime alla vela, a fissare sottocoperta i lunghi remi e sul ponte quanto avrebbe potuto causare danni, se le acque avessero continuato a gonfiarsi, scuotendo la gaulos. Aggiunsero una doppia cima per tener salda nel suo alloggio la tavola ricurva usata per sbarcare. Nella stiva, controllarono la zavorra.
Il vento crebbe. Tanto da consigliare di ridurre al minimo la velatura, ammainare il fiocco teso a prora e portare a meno della met la rossa vela di maestra. Non fu una manovra facile; manc poco che Reitaal, marinaio anziano, perdesse l'appiglio e finisse in mare. Tuttavia nemmeno il montare delle onde e il tambureggiare dei tuoni, preceduto da guizzi di fuoco, spavent l'equipaggio. E tantomeno il suo comandante.
Le onde apparivano mostruose pi di quanto il rollio della grande imbarcazione lasciasse supporre.
A bordo della gaulos erano in venti, ombre nella notte fonda. Navigavano insieme da molti anni, avevano affrontato tempeste di maestrale e di scirocco e sempre avevano portato in salvo la nave a loro affidata.
Nulla li aveva mai impauriti, e non ci sarebbero riuscite nemmeno le acque e i venti che venivano dall'Oltre, sconvolgendo il fiume Oceano dove navigavano per la prima volta dopo avere da tempo superato le Colonne dedicate al dio Melqart. E dopo avere raggiunto e superato Mogador, nella Terra di Cam.
Presagio di tempesta era stato il tramonto del sole, inghiottito da una lontana nube opaca. Adesso era sopra di loro, squarciata, ricomposta e gonfiata dai venti impetuosi. Ululavano da punti diversi, contrapposti, e fu necessario ammainare l'ultimo lembo di vela, abbandonandosi impotenti al loro crescente furore.
Eppure, dopo aver superato le Colonne, vento e mare erano parsi favorevoli alla loro rotta. E la Stella, luce sempre immobile e amica nel cielo, infondeva sicurezza nel nocchiero Ithobal, pilota navigatore. Aveva al collo, legato a una sottile striscia di pelle, un amuleto in ceramica: un grande occhio dai colori accesi. "Lui e la Stella mi guidano, quando temo di smarrirmi in mare" ripeteva spesso; e poich aveva sempre portato la nave sino alla meta prefissata e l'aveva ricondotta al porto da cui era partita, s'era conquistato la fiducia e la gratitudine dei compagni di viaggio.
Lasciata Mogador, nessun marinaio della gaulos detta Figlia di Nuvola era stato costretto alla fatica dei remi. Refoli freschi e costanti avevano accelerato il viaggio, alleviando la sferza di un sole che nessuno di loro aveva mai sentito cos rovente.
Solo al quarto giorno tutto era mutato attorno a loro, e nella notte successiva la certezza di superare ancora una volta lo scoppio d'ira di di e spiriti infuriati si spezz, crollando come la parte superiore dell'albero di maestra.
Masse d'acqua si rovesciarono in coperta, gli uomini furono costretti a riparare sotto il ponte di prua, legarsi con una cima l'uno all'altro. Impotenti, intravidero finire in
pezzi il simbolo di prora, orgoglio della nave, la testa di cavallo in legno di cedro. Staccata dal suo supporto, trascinata da un'onda pi alta e pesante di altre, scomparve nella notte. Sinistro presagio, perch poche ore dopo Lixus, il timoniere, venne afferrato e trascinato fuori bordo da una valanga liquida. Era rimasto sul ponte di poppa, stretto con tutte le sue forze al remo-timone. Malgrado tutto, riusciva a manovrarlo.
Allo scoccare di un lampo i compagni lo videro sollevato di peso dal sorgere d'una imponente massa d'acqua. Videro spezzarsi l'anello di cime che consentiva di manovrare il pesante legno di governo, che spar con lui nel nulla ruggente di creste bianche.
Venne la pioggia, portata da raffiche gelide. Le gocce divennero schegge di ghiaccio. Solo qualcuno di loro ne aveva viste di simili, nelle alte montagne di Canaan, la terra dei padri. Dur solo il tempo di imbiancare la tolda, poi il vento cess e l'acqua rovesciata dal cielo prese a scrosciare tiepida.
" la salvezza" si disse Telh Surash. "Una pioggia fitta soffoca le onde." Navigava da quasi vent'anni, da cinque comandava Figlia di Nuvola. Pi d'ogni altro marinaio a bordo, e fors'anche pi di tutti quelli del porto di Qart Hadasht, aveva dimostrato di saper superare la furia del mare anche con imbarcazioni piccole e deboli. Oggi doveva accorgersi, con una paura mai prima d'allora provata, quanto le esperienze del mare interno non valessero nulla in quello dell'Oltre, le sconfinate acque del fiume Oceano distese attorno alla Terra di Cam.
Trascinata lontana dal vento che aveva ripreso a ululare, la pioggia cess. S'incattiv di nuovo il mare, li invest con masse d'acqua di molte misure pi alte della pur alta poppa della gaulos.
Telh Surash maled il mercante che lo aveva convinto a varcare le Colonne, a navigare nell'Oltre seguendo la costa
del paese di Cam, e superare Azemur e Jadith, per raggiungere Mogador e proseguire.
Maled anche se stesso e il momento in cui aveva accolto la proposta di sfidare quelle acque per navigare nell'ignoto, accecato dal desiderio di raggiungere i mercati della gente nera dove l'avorio si scambiava con poco.
Quando, una luna prima, con tempo calmo, erano giunti a Mogador, avevano gettato la grande pietra di prua nell'ultimo punto conosciuto di una costa che sembrava distendersi all'infinito. Quel giorno, primo atto dell'equipaggio era stato un sacrificio a Melqart, raffigurato in un piccolo bronzo, gli occhi dipinti di verde, i capelli di rosso, le labbra di blu. Il corpo filiforme era fissato in un solido stipo di legno sotto il ponte di prua. Di l, il dio protettore puntava il suo sguardo sull'intera plancia, sino allo specchio di poppa di Figlia di Nuvola.
Telh Surash, adempiuto il sacrificio, aveva promesso di fare al possente protettore un'offerta ben maggiore quando fosse stato di ritorno in patria.
Ma quando?
Al momento preferiva ignorare l'interrogativo. Tratta la gaulos sulla spiaggia, per lui era tempo di portare il saluto ai fratelli della guarnigione, e gi alcuni gli erano venuti incontro, dando il benvenuto.
Dopo lo scambio di notizie e un pasto in comune, s'erano accordati per rifornire la nave di viveri e di acqua; la sosta sarebbe stata breve, prima di riprendere la rotta verso sud. L'equipaggio non era stato ancora messo al corrente della decisione di proseguire verso una meta lontana tre o forse quattro lune di navigazione.
Nessuno si sarebbe lamentato. Il mare e il cielo si erano rivelati propizi, sino ad allora. A terra soffrivano invece per l'aria torrida e il vento secco, carico di polvere.
Anelavano ripartire, anche se la gente del luogo si era dimostrata ospitale. Dalle loro case oltre le dune, donne giovani, ridenti e nude erano venute sino alla spiaggia, accanto allo scafo in secca. Otri d'acqua e cesti di frutta erano stati offerti in un pasto consumato in comune. Figlia di Nuvola non era la prima gaulos che giungeva a Mogador per commerciare; altri scafi capienti avevano trasportato gente armata. E altri, di tanto in tanto, tornavano per sbarcare chi dava il cambio alla guarnigione, a tremila miglia dalla patria e dalla sua capitale, la citt di Qart Hadasht, secoli dopo chiamata Cartagine.
Tra le dune lungo la spiaggia, dove Figlia di Nuvola era in secca, Telh Surash aveva poi convocato l'equipaggio dal saggio Ithobal, pilota navigatore, al mozzo tuttofare, Chitio, appena un ragazzo.
Questo non  il nostro punto d'arrivo aveva esordito il comandante suscitando sguardi perplessi. Partendo da Qart Hadasht ho accettato dal nostro mercante la proposta di proseguire la navigazione con l'aiuto di Melqart. Di qui, come lui mi ha chiesto, raggiungeremo l'approdo lontano dove gett l'ancora il grande Annone, al tempo dei nostri padri. Il mercante mi ha ordinato: sia segreta la meta del viaggio. E io l'ho mantenuta tale anche con voi, sino a oggi.
Lui non si fidava? aveva chiesto Ithobal. Eppure siamo suoi marinai dal giorno in cui venne portata in cantiere la prima tavola di Figlia di Nuvola.
Di noi si fida. Ma se la notizia fosse volata come un gabbiano sul mare, altre gauloi avrebbero potuto seguirci per giungere all'estremo approdo dove dirigeremo.
Dove giunse padre Annone? Forse trascorreranno altre cento albe, tramonti e notti, da oggi aveva mormorato una voce dubbiosa.
Fratello, voglio giungere dove sfociano acque di fango d'un fiume largo oltre cento stadi. Dove vivono genti pi scure di queste incontrate a Mogador, nere come una notte senza stelle. Possiedono avorio bianco come il latte,
compatto come il marmo. Annone lo vide, e prima di morire confid il segreto al padre del padre del nostro mercante. Saremo noi a caricare quella merce preziosa, in cambio di poco.
Seguiremo il fiume Oceano lungo la costa? La domanda era di Ithobal, il navigatore.
S, Annone lo disse. La rotta  facile, la terra resta sul lato dove sorge il sole, l'orizzonte dove tramonta. Non affronteremo mai l'Oltre, bordeggeremo spiagge dove la marea ci consentir di trarre a secco lo scafo e trascorrere la notte. Ci accamperemo dove alle acque salse giungono quelle dolci di piccoli fiumi; cos avremo da bere. Sar lungo il nostro viaggio, ma non difficile. E quando torneremo a Qart Hadasht, divideremo il carico a met con il mercante. Saremo ricchi.
La profezia sarebbe stata cancellata dalla tempesta scatenata da Baal Shamem, signore del cielo, pi potente di Melqart nei suoi momenti di furore. I marinai di Telh Surash, che avevano detto tutti di s al loro comandante, non avrebbero mai rivisto Qart Hadasht.
Dopo l'uragano che aveva trascinato con s Lixus dal cielo spar ogni nube, s'affievol e poi svan ogni soffio di vento.
La gaulos, senza il suo timoniere e senza l'albero di maestra, rimase immobile nell'immobile caldo del tropico. La costa non era pi in vista. Forse solo la foschia la nascondeva, ma nessuno s'impaur di questo. N in un primo momento impensier quella bonaccia; anzi, quella pace e l'improvvisa immobilit aiutarono l'equipaggio a superare il dolore per aver perduto il timoniere, e si sper nella salvezza del comandante. Giaceva immoto per le ferite provocate dalla caduta dell'albero di maestra al terzo giorno d'uragano, abbattuto dalle raffiche del vento, bench liberato per tempo dalla vela. Crollando sul ponte aveva ferito un marinaio e Telh Surash; il primo solo di striscio, l'altro sul capo e sulla schiena. Ora, sotto il ponte di poppa giaceva a occhi spalancati, lo sguardo fisso, senza rispondere alle domande n muovere un dito.
Morir sussurr Ithobal scuotendo la testa. Pi tardi, nella notte, si rivolse al giovane Chitio, sempre accanto a lui. Noi perderemo il comandante e tu il padre.
Mio padre si chiama Ozum obiett il ragazzo.
Io so quanto tu non sai fu la risposta, e forse avrebbe detto di pi se da poppa non fossero giunte grida prima soffocate, poi alte e rabbiose: due marinai erano venuti alle mani. Ithobal corse tra loro, e solo a fatica riusc a placarli.
Era il primo segnale d'una tensione crescente. La paura traspariva negli sguardi di tutti.
Avevano tentato di alzare un albero provvisorio, rabberciare uno straccio di vela, mettere in acqua una sembianza di remo-timone. Ma per dirigere dove? Quando la foschia si dirad la costa sembrava svanita nel nulla; e quando il marinaio Eigarth gett un segnale galleggiante, fu chiaro a tutti che la gaulos era trascinata da una deriva impetuosa. Di notte sentivano la corrente crescere come un fiume in piena.
Era necessario sostituire Telh Surash: la nave non poteva restare senza comando. Venne scelto e fin con l'accettare Reitaal; a bordo era lo scriba, e si avvicin al volto impassibile di Melqart. Mio era l'incarico di narrare del nostro viaggio per gli annali dell'Arsenale mormor. Gli di, temo, non mi concederanno questa gloria.
Era il timore di tutti. Quando non videro pi i gabbiani volare attorno a loro lo sgomento li assal. La linea della costa, fedele compagna del loro navigare, non era ricomparsa.
Ci attendono giorni di sete. L'acqua sia divisa in dosi minime ordin Reitaal. Stendete sul ponte quanto resta della vela. Raccoglieremo la rugiada della notte.
Ma non ci fu rugiada, l'aria rest infuocata, le notti si susseguirono "con il calore di un forno" disse imprecando il marinaio Dabso.
Era la temperatura del tropico, ignota a marinai abituati ai limitati balzi di clima del mondo mediterraneo a loro familiare.
Avrebbero preferito tornare alla sfida con la tempesta piuttosto di sopportare tanta passiva immobilit. Erano domati, umiliati.
Al decimo giorno dall'incidente Telh Surash si spense. Attesero la sera, l'avvolsero in un telo, come avrebbero fatto i suoi familiari, e gli legarono ai piedi uno dei sassi perforati usati come ancore di rinforzo.
Con quel peso spar, inghiottito dal fiume Oceano. Su di lui si richiusero senza un suono acque tanto immobili da parere dense.
Ithobal, prima di quell'atto conclusivo, aveva gettato uno straccio sul bronzo di Melqart. Lui portava fortuna; non doveva n vedere, n udire.
Il nostromo Reinah pronunci a voce alta una preghiera al dio lunare Yarih sorto all'orizzonte e al dio solare Shamem, svanito nelle acque poco prima. A voce bassa aggiunse la preghiera a Moth, dio della morte.
Un solo marinaio, a bordo, era fedele a quella divinit. Taciturno, forte, sempre pronto per i lavori pi difficili e faticosi, si diceva che fosse scampato per caso alla battaglia navale contro i greci d'Agatocle siracusano. "Da allora Moth mi cerca, mi vuole..." ripeteva spesso.
Il dio della morte lo trov quella notte. Scomparve nel silenzio e fu il primo a scegliere una rapida fine per sfuggire a una lenta agonia.
Passarono ancora giorni d'immobilit. La sete crebbe sino allo spasimo, qualcuno bevve la propria orina. Eihazart, un altro marinaio anziano, usc di senno, si tagli un polso
e bevve ridendo il suo sangue. Mor dopo poche ore. A tutti sembr d'essere giunti alla fine, ma poi la notte si fece umida e nelle vele si raccolsero preziose pozze d'acqua. Tornava, abbondante, la rugiada, e gli uomini, ritrovate le forze, presero ad alternarsi ai remi. Tentavano di tornare verso oriente, l dove avevano perso il contatto con la Terra di Cam. Fatica inutile: non sapevano con quanta forza le acque del fiume Oceano muovessero verso occidente. Non sapevano quanto fosse veloce la deriva provocata dalle correnti equatoriali.
L'equipaggio sperava di veder apparire una terra. Volevano crederlo, cercavano di illudersi l'un l'altro, uomini forti e coraggiosi obbligati a mentire con loro stessi. Li aiutava la misera fiducia di qualche goccia d'acqua a testa, e il cibo procurato dall'esperto di esche e ami, Arash. Pescatore prima d'essere marinaio.
Ithobal era stato sollevato da ogni compito per la sua et avanzata. In lui s'era risvegliato un senso paterno, sentimento da molto tempo dimenticato.
Lo riversava su Chitio.
Finito il turno ai remi, il ragazzo crollava per la fatica accanto al vecchio. Ithobal gli narrava allora d'altri viaggi e avventure, con equipaggi coraggiosi capaci di sfidare l'infinito dei mari; e leggende di questo misterioso Oceano, fiume e mare allo stesso tempo.
In quest'orizzonte infinito altri marinai della nostra gente credettero d'esser persi. Ma ritrovarono con l'aiuto degli di la via del ritorno.
Dimmi delle rocce vaganti chiese una notte il ragazzo. Era questa una delle sue paure. Un incubo, come la caduta nel vuoto, l dove il fiume Oceano si diceva finisse nel nulla.
I greci le chiamano Simplegadi; nella loro lingua vuol dire isole che si uniscono urtando. Li ho uditi spesso raccontare di queste terre che si chiudono al passaggio delle navi. Ma io non ho mai creduto ai marinai greci: sono falsi e bugiardi, e narrano questa favola per impaurire chi intende superare le Colonne. Il loro poeta, Pindaro, le cant e le defin le porte del mondo, dimenticando che fummo noi fenici e non altri marinai a superare lo Stretto e a innalzarle a otto cubiti... Fece una pausa. Senza doni offerti alle Colonne, ripetono i nostri sacerdoti, si scatena l'ira di Oceano. Non lo si pu affrontare senza la benevolenza di Melqart.
Il ragazzo lo fiss impaurito. Noi abbiamo pagato il tributo, quando abbiamo superato le Colonne? Io non ricordo...
Dormi tranquillo, a questo pensano i vecchi.
Tremava Ithobal nel ricordare il giorno in cui Figlia di Nuvola, approfittando di vento teso e favorevole, aveva evitato la sosta rituale alle Colonne e superando lo Stretto aveva puntato verso la Terra di Cam.
Era immane ma inutile la fatica ai remi. Da oltre dieci giorni vogavano senza sosta verso la luce del sole sorgente. L era la costa, quand'erano stati inghiottiti dalla tempesta.
La costa per non appariva. Nessun vento veniva a soccorrere Figlia di Nuvola.
Delle correnti contrarie alla prora s'accorse Dabso, marinaio esperto. Dei sconosciuti ci sono ostili... mormor.
Due marinai, al sorgere di un nuovo giorno di bonaccia, s'azzuffarono a pugni, poi ricorsero ai pugnali, per un sorso maleodorante d'acqua avanzato nel fondo d'un otre. Si ferirono a morte.
Mentre venivano gettati in mare, Dabso, come impazzito, prese a urlare. Oceano ci trascina l dove cade nel vuoto. Precipiteremo con lui. Riuscirono a trattenerlo. Ma appena fu solo si gett fuori bordo e scomparve. Poche ore dopo un altro lo segu nei flutti, senza un grido.
Diminuito il numero degli uomini ai remi, i superstiti si chiesero se avesse un senso continuare quella fatica. Andavano verso oriente oppure il mondo s'era rovesciato e Figlia di Nuvola si era persa in quel vuoto assoluto?
Venne il ventesimo giorno dalla tempesta. Albeggi, e subito respirarono aria rovente e secca: quella carica di rugiada era svanita.
Era un altro sinistro segnale.
La gaulos e il mare tutto sembravano avvolti da un impermeabile mantello di calore. Non una nube, in cielo.
Tentarono di sopravvivere succhiando stille di linfa nel corpo dei pesci finiti sugli ami. A branchi, piccoli tonni, cercando l'ombra, trovavano rifugio sotto la chiglia. Appena abboccavano alle esche erano tratti a bordo e incisi per il lungo. A quel taglio si poggiavano le labbra per aspirare anche una sola goccia di quel liquido oleoso e maleodorante; se ne avessero avuto la forza, molti degli assetati avrebbero vomitato.
Anche per questo, nelle zone d'ombra del ponte dove giacevano i superstiti, se si udiva una flebile voce era un'imprecazione.
Ithobal non aveva mai lamentato fame e sete, e finch era stata distribuita, aveva diviso la sua razione quotidiana d'acqua con il ragazzo.
Chitio, ascoltami rantol all'improvviso. Io presto morir.  giusto che sia cos. Non serve un nocchiero a una gaulos senza vele e senza timone.
Prese fiato, apr gli occhi, spilli ancora pungenti, e li fiss in quelli del giovane.
Tu sei gi morto quand'eri bambino gli disse. Assieme ad altri undici della tua et, eri destinato al sacrificio. Occorreva rabbonire Baal. La nostra citt era devastata dal morbo nero e voi foste prescelti per finire nel fuoco e placare il dio. Uno del tuo stesso tempo mor al tuo posto:
a salvarti fu il fratello di tua madre, che pag per sostituirti con un giovane schiavo. Di nascosto ti imbarc su una nave diretta a Tiro, poi su questa... Se sopravvivrai e tornerai a Qart Hadasht, deponi una stele per lo schiavo ignoto morto in tua vece. E una per me, tra gli scogli alle spalle del porto.
Chitio abbass gli occhi. Lo far... promise in un soffio.
Torn il vento, teso e violento, e in poche ore si gonfiarono onde come montagne, non portando per n una nube n una goccia d'acqua dal cielo.
I superstiti si strinsero ancora una volta sotto il ponte di prua per evitare di venire strappati dall'imbarcazione, ma nello stesso tempo pregavano Melqart di farli morire, lo scongiuravano di gonfiare onde dieci volte pi alte e violente d'ogni altra, di abbatterle sulla carcassa della gaulos per inghiottirla con tutti loro.
Invece, dopo il tramonto del sole, l'oceano si calm e torn il sereno. La notte fu di una trasparenza straordinaria, videro brillare un numero infinito di stelle, e se non fosse stato sfinito, il nocchiero avrebbe dovuto rendersi conto come esse non fossero pi quelle da lui conosciute.
All'alba, furono sorpresi dall'apparire di uccelli, alti nel cielo. Planavano veloci nel cavo delle onde, si tuffavano, catturavano una preda e se la disputavano in volo. Pi tardi intravidero galleggiare un tronco d'albero e foglie di piante sconosciute; segu il leggero intorbidirsi delle acque. L'insieme dei segni inconfondibili diede animo a chi era sopravvissuto. Si guardarono increduli, poi fissarono Ithobal. Non poteva esserci alcun dubbio: una costa non doveva essere lontana.
L'indomani, infatti, sembr intravedersi. Ma era apparsa a occidente, non a oriente. Nessuno sulla gaulos ebbe la forza di meravigliarsi; non potevano sapere d'essere al di l dell'oceano. Al di l di un immenso spazio.
Scheletrici superstiti bruciati dal sole, reggendosi a stento in piedi, gli occhi opachi come acqua di palude, sul rottame che stava appena insieme cominciarono a rianimarsi. Osservavano il mare farsi giallastro e quanto vi galleggiava, un tronco d'albero, foglie d'un colore dorato, rivelava la forza della corrente che muoveva, anzi trascinava lo scafo verso una linea d'ombra poggiata sull'orizzonte. Una grande terra.
Trascorse la notte carica di attesa, spasmodica come la sete. Al primo chiarore dell'alba si materializz un'altra sorpresa. Il contorno di un'isola tra Figlia di Nuvola e la costa.
Dalla forma sembrava un vulcano. A qualcuno dei marinai, nell'allucinazione della sete e della paura, sembr d'essere tornato in acque familiari; quel sorgere dal mare d'una forma a cono ricordava le fumanti isole attorno alla terra dalle tre punte, la Sikania. Sulla sommit di questo monte non si scorgeva per alcuna fumata; n, durante la notte, guizzi rossastri.
L'isola era piccola, e questo spiegava perch non la si fosse scorta il giorno prima; ma sembr sin troppo grande il giorno dopo, quando fu vicina. Tanto da preoccupare, perch appariva un ostacolo posto da spiriti malvagi a interrompere il flusso amico della corrente che stava trascinando i superstiti verso la salvezza.
La corrente portava il relitto verso la riva sopravvento del cono roccioso.
Poi, nello stesso momento in cui una voce appena udibile imprecava contro Melqart che li aveva abbandonati,
lo scafo venne scosso e ruot su se stesso. Come se una mano, sott'acqua, l'avesse afferrato.
Ithobal, in bilico tra lucidit e smarrimento, alz la testa e trov la forza per interpretare quel segno.
Melqart vuole farci sfamare e dissetare subito, senza attendere di giungere alla terraferma. La corrente ci ha portato a un'isola coperta da fitto verde. Tra tanti alberi pi d'uno ci offrir frutta.
Ritrovarono residui di forza per discutere. L'isola  uno sputo nell'acqua.  piccola, non pu offrire nulla obiett uno.
No, a terra troveremo bacche, tuberi...
Se crescono alberi, ci sar anche acqua aggiunse Reitaal.
La corrente ebbe un altro rigiro impetuoso, di nuovo lo scafo ruot su se stesso, dalle assi sottobordo venne l'eco preoccupante d'uno stridore prolungato. Nessuno fiat, sguardi s'incrociarono con guizzi di nuova paura.
Qualcuno si sporse di bordo per vedere. Siamo in secco url. Si levarono poi frasi sconnesse di gioia e di sollievo, notando che lo scafo non era finito su rocce appuntite, ma su pietrisco levigato. Una gobba di ciottoli neri inarcata dal fondo sin quasi alla superficie.
S'ud un altro scricchiolio e Reitaal diede un comando. Qualcuno trovi le forze per scendere sotto coperta e controlli il fasciame. Voglio sapere se gli di ci vogliono salvi
o perduti.
Nessun danno grave. Con l'alta marea Figlia di Nuvola sarebbe stata sollevata dall'incaglio e trascinata lontana dal banco.
Scendete a terra, cercate e trovate acqua e frutta ordin Reitaal, ritrovando l'autorit di comando. Ci restituiranno energia, potremo rimetterci ai remi e dirigere alla costa. Presto, prima del cambio di marea...
Liberare la tavola ricurva stretta tra le cime del ponte e calarla in mare fu una fatica immane per braccia senza forze. Ma in quattro ci riuscirono e in quattro, guidati da Reitaal, scesero su quella sorta di scialuppa. Portarono con loro coltelli, sacchi e otri.
Li vedi? Hanno preso terra? domand ansioso il vecchio appena s'accorse di non udire la voce dei compagni.
Gli occhi gonfi e irritati gli confondevano ormai la vista, ma fino a quel momento non lo aveva ammesso nemmeno con se stesso, seguendo le operazioni dalle voci e dal tonfo dei remi nell'acqua.
Hanno preso terra conferm il ragazzo, rammaricandosi di non essere con loro. Salgono verso gli alberi, la riva  ripida... ma ci riescono.
Che Api li protegga e dia loro la fortuna di trovare una fonte.
Chitio si stup. Quale dio nomini? Non lo conosco.
 il re delle acque, per gli egizi, spirito di un grande fiume, portatore di abbondanza. Da sdraiato si mise seduto. Nel loro paese, per sua benevolenza, il fiume Nilo si gonfia e invade la terra. E allora divengono fertili le campagne e ancora pi ricco il regno dei faraoni.
La sua voce s'era fatta via via pi flebile. Chiuse gli occhi. Era certo, Ithobal, d'essere giunto alla fine delle sofferenze. Il suo corpo troppo provato non sembrava reagire com'era accaduto ai compagni pi giovani.
Cerc un ultimo soffio d'energia per rispondere allo sguardo di Chitio. Ma non riusciva a parlare, era gi uno sforzo terribile impedire alla mente di annebbiarsi. Gli tornavano alla memoria, come in un sogno, certi racconti uditi nei porti, ai quali non aveva mai creduto.
Farfugli qualcosa che Chitio non comprese.
Vecchio, stai parlando da solo?
Attento... Siamo nel mondo degli atlantidi... Attento...
Chitio lo afferr per un braccio. Atlantidi? Chi sono? Dove?
Il vecchio apr la bocca, quasi un sorriso o un ghigno. Le labbra si mossero, forse per rispondere, quando giunse fino a loro il terrificante eco di urla ripetute. Venivano dalla selva sull'isola.
Poco prima i quattro avevano trovato acqua. Sgorgava tra rocce nere di lava e loro in quella pozza trasparente avevano immerso il capo come bestie all'abbeverata. La vita rifluiva assieme alla certezza d'essere salvi. Bevevano e ridevano, marinai tornati bambini.
Sotto il gocciolare della sorgente, lasciarono gli otri perch si riempissero e s'addentrarono nel fitto della foresta cresciuta sul terreno scosceso, pietra e terriccio di lava non facile da risalire. Ombra fitta di alberi sconosciuti; dai rami, lunghe radici aeree calavano sino al suolo, aggrovigliandosi e trattenendo foglie imputridite. Era un labirinto inclinato e vischioso sino al punto dove, oltre i rami piegati fino a terra, il diradarsi degli alberi pi alti consentiva al sole di illuminare una ripida radura. Dai rami cresciuti sul tronco contorto pendevano frutti rossastri. Visione da eden incantato.
Oro... frutti d'oro ansim il pi giovane, allungando la mano su quello pi vicino. Senza un attimo d'incertezza l'addent, mastic la polpa e l'ingoi con un mugolio soddisfatto.
L'indecisione dei compagni svan. Aiutandosi l'un l'altro, s'afferrarono allo stesso ramo, strapparono i frutti, avidamente morsero, inghiottirono quanto trovavano a portata di mano. Polpa dolce e tenera si offriva per sfamarli.
Kauthal avanz ancora di un passo per prendere un altro ramo. E venne ucciso per primo, perch per primo aveva disturbato una grossa serpe verdastra, resa invisibile dall'immobilit. Denti appuntiti si ficcarono nel polso dell'uomo mentre tendeva il braccio verso un frutto.
Il dolore lancinante raddoppi quando il dente canalicolato del rettile iniett nella ferita una scarica mortale di veleno. E l'uomo cadde a terra di schiena, un urlo spento nel tonfo del suo corpo.
Inorriditi, i compagni fissavano la serpe avvinghiata a Kauthal. Delle altre s'accorsero subito dopo: sbucavano dalle fessure tra le rocce di lava e da grovigli di radici aeree degli alberi.
Reagivano guizzanti e aggressive. Si lasciavano cadere a terra, mentre altre, sgusciate da tane sotterranee, s'avvinghiavano alle gambe degli intrusi.
In pochi secondi morsicarono gli esseri a loro sconosciuti, aggressori da uccidere col veleno.
Pochi passi avevano diviso gli altri due marinai dai compagni e li avevano salvati dall'attacco improvviso e rabbioso. A balzi s'allontanarono dai corpi caduti in preda a convulsioni, la bava alla bocca, le urla gi ridotte a un rantolo.
Scesero la china, incappando in viluppi di liane. Rotolarono, si rialzarono, ripresero la fuga, si credettero in salvo, ma sotto un tappeto di foglie calpestarono un viluppo viscido e subito guizzante: altre serpi che si avventarono.
Avvinghiate alla gamba del pi giovane, colpirono, e il veleno penetr nell'arteria femorale con fulminante effetto, tanto da non lasciargli nemmeno il tempo d'un grido.
Reitaal con un salto evit d'essere a sua volta morsicato.
Un altro balzo e un altro ancora per raggiungere la riva; rocce appuntite gli tagliavano i piedi ma non l'arrestavano. Il mare, la salvezza, era a pochi passi.
Da un bordo roccioso sorsero triangolari teste verde dorato, che gli concessero solo un ultimo istante d'orrore, perch non attaccarono subito. Sent uno, due, tre corpi avvolgersi alle
gambe, avvilupparle e tendersi, colpendolo al petto, alla gola, al volto.
Per l'ultima volta tra rocce e alberi si ud un rantolo. Appena il groviglio delle serpi si sciolse e strisci via, torn il silenzio interrotto dal battere della risacca.
Onde lievi carezzavano gli scogli, a pochi metri dal corpo dell'uomo rattrappito in un ultimo spasimo.
A bordo di Figlia di Nuvola, le grida erano giunte portate dal vento.
Nel successivo, sinistro silenzio, svan la tenue speranza che poteva rianimare il vecchio. Ithobal non ebbe nemmeno la forza di compatire la fine dei compagni: ogni volont di resistenza l'abbandon del tutto.
Terrorizzato da quanto aveva udito e vedendo accasciarsi tra le sue braccia chi fino a quel momento l'aveva confortato, Chitio cadde in preda al panico. Non tent di rianimare Ithobal e lo lasci esanime sulle assi del ponte, dove vag incerto fino a quando si convinse di essere rimasto solo per sempre. Corse allora prima a prua, poi a poppa, voleva urlare, ma dalla gola riarsa non potevano uscire che suoni inarticolati.
Si accasci accanto al simulacro del dio, agitato da un tremito convulso. Non riusciva a piangere, gli occhi non avevano lacrime.
Forse, se fosse stato pi cosciente, avrebbe alzato gli occhi e avrebbe implorato aiuto allo sguardo impassibile di Melqart, capace di miracoli, secondo i marinai. Ma non era in grado di pensare, n di agire. Stordito, cerc di afferrarsi verso un'ultima speranza. Gli era parso di udire il fruscio di un'onda sulla fiancata dello scafo e subito corse al cassero di poppa per guardare tutt'attorno alla gaulos. Forse qualcuno dei compagni era scampato.
Ma quando non scorse nessuno e svan l'ultima illusione, la paura torn a possederlo, pi aggressiva di prima. Fissava come ipnotizzato l'isola, la foresta che aveva inghiottito chi era sbarcato.
Come se fosse diventato cieco e sordo, non vide n ud le prime onde di marea, non percep il tremito dello scafo.
Il livello delle acque aument sino a liberare la carcassa della gaulos dalla secca di pietre e sabbia dove s'era arenata. Lentamente gir su se stessa mossa dalla corrente, la poppa ondeggiando, la prua immobile, trattenuta dall'ancora in pietra.
Il mondo ruotava attorno a Chitio, che di nuovo corse lungo tutta la nave, fino a gettarsi in ginocchio accanto al corpo di Ithobal, cercando la forza di urlare, ma gli riusc solo un soffio roco. Cosa debbo fare, vecchio? Parla!
L'ancora si stacc dal fondo, la corrente afferr Figlia di Nuvola, gioc come un predatore con la sua vittima. L'allontan, la riport all'isola, la risucchi di nuovo al largo, per abbandonarla al vento alzatosi improvviso.
Lo sguardo ormai senza espressione del ragazzo subito dopo vide la costa rocciosa avvicinarsi. Il vento trascinava lo scafo senza mutare di direzione, lo portava verso la parete di rocce lungo la riva, tagliata di netto nel blu di un ripido, alto fondale. All'urto, la nave scricchiol e gemette, il riflusso dell'onda l'allontan di qualche metro dall'ostacolo, per rigettarla sulle pietre con forza crescente.
La gaulos, ai successivi colpi di mare, si spezz in due tronconi. Bast l'impeto di un'altra onda per concludere la demolizione.
Tra legni spezzati sparsi tra i flutti, un'asse larga e spessa emergeva, scompariva, emergeva ancora. A essa era fissato il bronzo raffigurante Melqart.
Quando un'onda possente lo port contro le rocce, il legno and in frantumi.
Il dio cal verso il fondo.
In quel punto, nell'ombra senza riflessi d'acque trasparenti e profonde, s'intravedeva un alone scuro. Una sorta d'immensa bocca, dove la corrente penetrava trascinando i resti di quanto stava colando a picco.
Laggi Melqart scomparve, inghiottito dal buio profondo.


PARTE SECONDA.
DIAMANTI.

Il potente H3 venne calato, poggiato sul fondo e diretto nella caverna. L s'arrest. L'operatore a distanza mosse le dita sulla tastiera dei telecomandi.
Un braccio meccanico articolato prese lentamente a spezzare la crosta di fango indurito. Il primo segnale di pericolo si ebbe solo quando entr in azione il secondo braccio meccanico, munito di una pinza. Si apr con uno scatto per afferrare, ma nello stesso istante qualcosa d'impalpabile rese opaca la luce del suo faro. I sensori segnalarono la caduta di schegge e frammenti di roccia, seguiti da una massa imponente di cenere e pomice. Il geologo grid: Cede! La volta cede!.
La natura di quel fondale tenebroso rispondeva con violenza alla violenza dell'intrusione.

7 maggio 2003, ore 7,30 - Teimada, sottovento a sud.
Era costata duecentosettanta milioni di dollari. Cifra giustificata, secondo il cantiere d'origine, il Samsung
Shipyard, Corea del Sud, perch quella nave-piattaforma da loro ideata e varata era un prodigio. Prodigio tecnologico, per, non certo estetico.
Sgradevole, a vedersi, apparteneva alla classe ultradeepwater
drillship, ovvero nave da perforazioni in alta profondit. Stazzava ventiseimila tonnellate, era lunga centosessantatr metri e vantava la dotazione di sistemi satellitari dynamic positioning (con 2 DGPS e 2 LRAS) che le consentivano di restare immobile per le sue ricerche anche al centro di un oceano in tempesta.
A renderla sgraziata, oltre alle torri per gli impianti di perforazione, contribuiva un'altissima gru capace di sollevare pesi sino a duemila tonnellate e due sproporzionate piattaforme mobili sulla fiancata, oltre a gru e torri minori erette da prua a poppa. Qui s'apriva un largo spiazzo circolare, base per l'elicottero di servizio.
Nata come QG28-1, dopo il passaggio al Registro navale brasiliano, la nave era stata battezzata Poexado Gran; strano nome, scelto dalla moglie di uno dei direttori della societ petrolifera acquirente. Nessuno aveva mai saputo cosa significasse quella parola, ma nessuno le aveva mai cambiato il nome, a parte abolire Gran, perch  considerato di cattivo augurio cancellarne uno e imporne un altro a una nave, piccola o immensa che sia.
La Poexado aveva cercato per anni petrolio nelle viscere dell'Atlantico. Poi, quando l'impiego di unit pi moderne stava per condannarla alla demolizione, era stata rilevata e trasformata da ricercatrice di oro nero a cacciatrice di diamanti in aree off-shore. L dove prospezioni sottomarine cominciavano a dare ottimi risultati in fondali oceanici antistanti la costa tropicale brasiliana. Come attorno alle isole de Noronha, di origine vulcanica, a qualche centinaio di miglia dall'area marina dove la Poexado stava per iniziare le ricerche accanto a un'altra isola vulcanica indicata nelle mappe con un punto e un nome: Teimada.
Qui nei primi mesi del Duemila, un sondaggio aveva segnalato strati geologici di kimberlite a varie profondit nel raggio di circa cento miglia. E la multinazionale brasiliana, olandese e sudafricana armatrice della Poexado aveva ottenuto concessione di ricerca e estrazione per dieci anni.
Lei... lei  un uomo inutile! url Van Oost, e il suo pallore si color d'una vampata rossa. Avrebbe voluto insultare ancor pi pesantemente chi gli era davanti. Mi spieghi il perch!... Perch dirmi solo adesso di non accostare...
La debole struttura rocciosa dell'isola potrebbe risentire dell'onda di risulta prodotta dalla manovra di una nave di queste dimensioni.
Lui non lo sent, si limitava a fissarlo negli occhi. In quel momento avrebbe voluto afferrarlo alla camicia e scaraventarlo fuor della plancia.
Inoltre, lei mi aveva chiesto...
Non lo lasci finire. Avevo chiesto consiglio su un ancoraggio tranquillo prima di iniziare le perforazioni. In Marina si chiama un ridosso. Torn ad alzare la voce: Lei sa cos' un ridosso? Lei sa che se non accostiamo di pi all'isola saremo in balia...
No, signor Van Oost. Non si preoccupi. L'uomo anziano in divisa e coi gradi di comandante, non intervenuto sino a quel momento, ora si avvicin attraversando la plancia. In questa stagione, in questo quadrante, l'oceano  sempre calmo, i venti soffiano regolari nella stessa direzione. Qui siamo sufficientemente riparati. Si tranquillizzi.
Mi preoccupo per i giornalisti, comandante. Sono insopportabili, lei lo sa... Se soffriranno il mal di mare chiss cosa scriveranno.
Il comandante sorrise. Nelle ventiquattr'ore che dovranno passare con noi si sentiranno come sulla terraferma.
La tensione sembr mollare di colpo, l'ira svanire come il colorito dalle guance e il tono di voce di chi l'aveva aggressivamente alzata.
Van Oost si pass una mano sulla fronte.
Cerc di sorridere e scosse la testa tornando a volgersi verso l'uomo appena insultato.
Mi scusi, Ribeiro.  stato uno scatto imperdonabile... Gli tese entrambe le mani. Non so cosa m'abbia preso.
Lo sapeva, invece. Anche in un manager e un tecnocrate come lui l'emozione di quel momento, per l'arrivo nelle acque di Teimada, era esplosa in forma confusa, incontrollata. Non gli era mai successo.
Era assurdo, pens. La gioia s'era mutata in ira!
Assurdo ripet a voce alta, e ritrov se stesso. Quello era il giorno pi bello della sua vita: si trovava finalmente nel punto dove da quattro anni sperava di giungere e stava per iniziare l'impresa costata fatica e tensione, tutto il suo entusiasmo, tutti i capitali di famiglia. E l'impegno con banche e soci per cifre vertiginose, mirando ad altrettanti vertiginosi guadagni da strappare agli abissi marini attorno a quell'isola.
Il miraggio era ormai certezza.
Non solo per lui, ma per tutti a bordo della gigantesca e attrezzatissima nave da perforazioni oceaniche di nome Poexado.
A quanto pare, da queste parti raccoglieremo tante pietre preziose da promuovere il nostro paese a terzo produttore al mondo di diamanti.
Dopo...
Dopo il Sudafrica e la Russia complet Evandro Leite, capo dell'quipe sommozzatori di bordo. Lui e due uomini del gruppo erano affacciati a uno dei ponti inferiori della nave. Osservavano l'isola e l'oceano, spicchi di panorama tra i profili metallici di torri, gru e bracci meccanici.
Io credo che noi sommozzatori lavoreremo assai poco mormor uno dei sub. Questo bestione automatizzato fa tutto da solo utilizzando diavolerie elettroniche e robot d'ogni genere.
Male che vada, i boss a bordo ci useranno per avere sempre pesce fresco alla loro tavola aggiunse un altro. Poi si rivolse a Evandro. Tu sei adatto a quel compito. Non eri un campione di pesca subacquea, quando avevi vent'anni e venti chili di ciccia in meno?
Evandro gli rivolse uno sguardo sornione, lisciandosi le rotondit debordanti, e ridacchi. Sai come dicevano i miei nonni? Ancora lo ricordo... Ebbe un'esitazione e pass dal portoghese a un imperfetto italiano. Omo de panza, omo de sostanza, dicevano...
Cosa significa?
Vuol dire: occupati di controllare quotidianamente la pronta efficienza delle attrezzature in caso di emergenza. E non rompere ulteriormente.
I sommozzatori dovevano garantire, ventiquattr'ore su ventiquattro, interventi di controllo, con due sub sempre in stand-by. Il loro era uno dei team specialistici a bordo. Un altro era formato dai geologi, un altro riuniva gli addetti ai sistemi elettronici e alla guida a distanza dei robot, un altro ancora raggruppava i tecnici degli impianti di perforazione sottomarini. Di tutto questo personale e di eventuali ospiti si occupava un'quipe medica specializzata.
Nell'insieme novantasei uomini.
Altri dodici componevano gli equipaggi dei due rimorchiatori che avevano scortato e trainato la nave-piattaforma sino alla meta. Erano l'Um e il Dois, anch'essi posizionati sottovento al cono vulcanico.
Questa Teimada  proprio...
Uno sputo nell'oceano. Serve la lente d'ingrandimento per individuarla sulla carta nautica. Per di pi  anche fragile.
In plancia comando a una temperatura di almeno dieci gradi inferiore a quella esterna, i pochi istanti in cui a Thomas Van Oost erano saltati i nervi erano gi dimenticati. Anche perch il quarantacinquenne general manager della VODC, ovvero la Van Oost Diamonds Company, era da tutti conosciuto come uomo calmo e misurato, oltre che ottimo manager, essendo riuscito ad associare la sua impresa brasiliana a potenti gruppi olandesi e sudafricani. Rappresentati, questi, a bordo della Poexado, da un ingegnere di fama internazionale. In quel momento non era accanto a lui. Da quand'era iniziata la navigazione dall'ultimo scalo all'isola, cio da oltre una settimana, soffriva di mal di mare, anche se la navigazione s'era svolta in condizioni di calma piatta e su una nave-piattaforma, per sua natura pi larga che lunga.
Anche oggi l'ingegner Balporf giace in cabina pallido come un morto. Il comandante ridacchi. A me sembra deboluccio, malgrado quel soprannome strano, Zakkh. Mi ha detto che dalle
parti sue significa bufalo. E d'esserselo guadagnato da ragazzo quando i suoi lavoranti zulu
lo vedevano forte e deciso come il bufalo, che loro chiamano cos...
Quel carattere lo aiuter a guarire dal mal di mare... E
il mio socio bufalo sar fin troppo presente.
Tessoa guard interrogativamente Van Oost. Fin troppo? In che senso?
Peter a volte  insopportabilmente ostinato, chiuso.
Addirittura aggressivo. Ma sono tali le sue capacit tecniche da fargli perdonare anche i suoi momenti... da bufalo, appunto.
Visti uno accanto all'altro, il comandante Tessoa e il manager Van Oost potevano sembrare figli di etnie venute da continenti diversi, bench fossero entrambi brasiliani. Il sessantenne comandante, avviato verso una ineluttabile calvizie, era apparentemente pi largo che alto; per questo l'equipaggio lo chiamava Tampa, ovvero tappo. Nato carioca, cittadino di Rio, discendeva da nonni nei quali si confondevano due secoli di cromosomi variopinti, confusi in un complicato intreccio di etnie, Tessoa lasciava perplesso chi si chiedeva di quale tonalit fosse la sua pelle, che rifiutava riferimenti a una normale scala cromatica. Semplificando, la si poteva definire scura, soprattutto se vista in contrasto con le impeccabili divise del suo guardaroba.
Essergli accanto significava, per Thomas Van Oost, esaltare la loro profonda differenza. Disordinato nel vestire, capelli biondi spettinati a incorniciare un viso troppo pallido per un brasiliano, ma normale per chi vive nei grattacieli dell'alta finanza, a San Paolo, dov'erano i cinque piani dell'impresa di famiglia. Una fortuna iniziata con il commercio delle pietre preziose, ricchezza inesauribile del Brasile e della famiglia Van Oost. Dagli anni Trenta in poi, suo padre aveva aggiunto all'iniziale attivit di garimpeiro (come il nonno e il bisnonno) la ricerca e l'estrazione a livello industriale di diamanti in varie zone dell'interno amazzonico, con moltiplicazione dei profitti.
Tra le prime conseguenze, il patriarca di famiglia aveva spedito nell'82 il giovane Thomas a studiare mineralogia in Inghilterra dove, come lui raccontava, "mi sono fatto un culo cos, fuggendo in Sudafrica appena i gentlemen inglesi mi hanno diplomato". Si riferiva agli anni trascorsi all'interno della multinazionale sudafricana De Beers, la maggiore produttrice di diamanti al mondo. L aveva conosciuto Peter Balporf, entrambi alle prime armi nel duro mondo dell'industria mineraria. E brillanti, allegri soci giovani dello Sprinbock Club di Johannesburg.
Il biondo Thomas aveva poi completato il tirocinio tecnico nei laboratori dell'Antwerp World Diamond Center, in Olanda, rientrando a San Paolo non solo con esperienze preziose, ma accompagnato da una splendida moglie di origine boera. Scomparso il padre e preso il suo posto, s'era rivelato fortunato uomo d'affari. Nel giro d'un paio d'anni aveva trasformato la societ familiare nella Van Oost Diamonds Company, quotata in Borsa con uno status finanziario tale da consentire al general manager di assicurarsi i diritti di ricerca in Oceano, attorno a Teimada, di acquistare la Poexado e di convincere i potenti sudafricani e i ricchi olandesi ad associarsi all'impresa.
Bench uniti nel comune impegno di trovare ed estrarre diamanti, e bench fossero amici di vecchia data, Thomas Van Oost e Peter Balporf presentavano poche similitudini di carattere. Ma condividevano senza frizioni la responsabilit della missione in quel quadrante dell'Atlantico. Con capacit individuali valorizzate non solo dal fatto di essere coetanei nella ruggente et tra i quaranta e i quarantacinque, ma soprattutto da cervelli nei quali la macchina operativa delle potenti multinazionali sembrava aver inserito identici chip
dello stesso computer nel quale le parole-chiave erano efficienza, puntualit, disciplina.
Comandante, il Dois far intanto una perlustrazione attorno all'isola gracchi l'interfono radio collegato al rimorchiatore Um. Verificher se esiste un ridosso d'emergenza a nord-est, nel caso dovessero cambiare vento e mare.
In questa stagione non cambiano mai. Vento e mare sono costanti per tre mesi ripet il comandante Tessoa. Non aveva particolare stima per il suo vice, responsabile del rimorchiatore. Ma gli seccava polemizzare con lui; sicch bofonchi il suo assenso alla circumnavigazione dell'isola con un "okay" del quale non avrebbe tardato a pentirsi.
Accanto a lui e a Van Oost era intanto apparso Peter Balporf. Da quando la nave era ancorata, sembrava essere riuscito a placare i fastidi del mal di mare.
Uno Zeiss-Victory a 12 ingrandimenti pass di mano in mano per scrutare la riva, la sommit, le rocce e gli alberi dell'isola, distante circa mezzo miglio.
 incredibile come un lembo di vera e propria foresta tropicale riesca a crescere su pareti verticali di lava, solidificata e frantumata da... non ricordo pi da quanti milioni d'anni.
Nella relazione conclusiva del piano operativo, gli esperti hanno speso poche parole. Il nostro ormeggio qui  provvisorio... solo per ricevere i giornalisti per la conferenza stampa. Due giorni, poi via di qua.
Quando inizieranno le ricerche in pieno oceano... Temo per il mio mal di mare bofonchi Balporf.
Non si preoccupi, bastano pochi giorni per farsi il cosiddetto piede marino.
Debbo crederle, comandante?
Assolutamente. Quanto all'et dell'isola... be', io posso confondere i milioni d'anni con le decine o le centinaia.
Tessoa allarg le braccia.
Ho per a disposizione altri dati... quanto il portolano elettronico mi sta segnalando: altezza centonovanta metri, circonferenza due miglia o poco pi. Per altri dati sulla situazione locale possiamo interpellare l'esperto affibbiatoci dal ministero dell'Ambiente assieme al suo amico Oliveira...
Due rompicoglioni! Balporf non amava gli intralci. Di nessun genere.
Guardi, sono bravi ragazzi, conoscono le regole, i doveri, gli obblighi eccetera eccetera. Ma non ci intralceranno. Il nuovo governo ritiene d'interesse primario...
Lo so, l'aumento della produzione diamantifera.  ovvio, il compagno Lula vuole tappare qualche buco della nostra economia anche con i diamanti. Spera cos di rassicurare i delinquenti che siedono nella cabina di regia del Fondo monetario internazionale.
A Thomas Van Oost, in realt, interessavano poco le polemiche politiche; da quando aveva impegnato in questa impresa tutto se stesso e tutte le risorse della VODC, intendeva occuparsi solo del programma di lavoro. Quell'impegno lo aveva costretto a trascurare la famiglia e gli amici, da settimane viveva a bordo della nave, occupandosi di ogni dettaglio delle sofisticate attrezzature e del livello professionale dei tecnici. Era rimasto a bordo durante la navigazione lungo la costa brasiliana; interminabile, perch la Poexado dai mille pregi, si muoveva con lentezza esasperante e solo se aiutata dal traino di due rimorchiatori attrezzati in modo speciale.
Parlando tra loro, avevano continuato a scrutare, con i binocoli incollati agli occhi, la boscaglia dell'isola; vegetazione abbarbicata alla roccia, dalla riva alla sommit, dove il bordo frastagliato del cratere spento mozzava la piramide con un taglio netto.
Nel verde Van Oost inquadr un'esplosione di colore.
Crescono fiori giganteschi in quel groviglio... e anche frutti disse, e restitu il binocolo a Balporf. Sembrano manghi, ma grossi il doppio del normale.
La battuta risvegli la golosit del comandante, una debolezza inguaribile, come provavano le sue rotondit.
Manghi maturi? Potremmo inviare una lancia, a raccoglierne un paio di cesti. Non sarebbe male per il breakfast di domani.
Dimentica la faccenda dei serpenti. Ha letto anche lei il promemoria, no?
Ovviamente. Ma sono esagerazioni, come tutte le note sempre catastrofiche diffuse dall'Agenzia per l'ambiente.

Stessa ora, lato opposto dell'isola.
Attraverso lenti meno perfette e meno costose del binocolo di Tessoa, il responsabile del Dois inquadrava dalla plancia un punto della foresta di Teimada. Aveva anche lui messo a fuoco un albero da frutta.
Il rimorchiatore stava bordeggiando con estrema lentezza l'isola; piccolo e potente, poteva navigare accostando a distanza minore di quanto fosse possibile non solo alla nave-piattaforma, ma anche al fratello Um, di stazza e pescaggio maggiori.
Comandante, siamo a due passi dalla riva. Lasciami mettere a mare il canotto; vado con Enrique a raccogliere qualcosa che ravviver la monotonia della colazione mattutina.
Hanno detto di non sbarcare, Rimidio.
Lo so, ci sono serpenti a terra e mostri marini lungo la riva. Andr con gambali e lanciafiamme... mezz'ora fra andata e ritorno e ti riporto un carico di vitamina C allo stato naturale.
Nella gerarchia della Marina mercantile le regole sono meno rigide di quelle in vigore nella Marina militare; e non solo in Brasile. Rimidio, interpretando come assenso tacito il silenzio del suo superiore, diede un tocco ai pulsanti e da avanti adagio pass a ferma tutto.
In pochi minuti fu calato in acqua uno dei canotti di bordo, e un altro marinaio, Enrique, mise in moto il fuoribordo. Un quarto d'ora dopo presero terra tra gli scogli.
Il rumore della risacca era lieve. Tutto, attorno a loro, appariva calmo.
Li colp un grido stridulo e prolungato che sembrava umano. Alzarono la testa e videro una sula volteggiare su di loro. Ripeteva il suo lacerante saluto, mentre una folata di vento lo portava lontano.
Nel verde Rimidio s'inoltr da solo tra gli alberi mossi dal vento lieve. Dopo pochi passi, per l'ombra fitta e improvvisa si tolse gli occhiali da sole. Cercando appiglio nelle rocce sbriciolate di lava, prese a salire, attento a dove poggiava le mani e i piedi. Seguiva una traccia profumata e dolciastra. Certamente veniva dai frutti dell'albero intravisto dal mare.
Non tard a raggiungerlo.
Dal tronco si allungavano rami cos bassi e stracarichi da sfiorare il terreno in pendio. Gli bast risalirlo di qualche metro per trovarsi alla stessa altezza, a portata di mano del succulento bottino.
Pregustando il sapore di quella polpa profumata, allung un braccio verso il frutto pi vicino.
Non lo avrebbe mai raggiunto.
Qualcosa di freddo e viscido, nascosto tra le foglie, da immobile si fece guizzante e gli fu addosso.
Url di raccapriccio. Un serpente s'era avvolto al suo braccio sinistro e lui, continuando a urlare, con tutte le sue forze l'afferr con la mano libera, riusc a liberarsene, lo scagli a terra. Subito ruot su se stesso per fuggire, ma un'altra serpe non gli lasci il tempo di un passo, s'avvinghi alla caviglia e chiuse la bocca a tenaglia. Il suo dente canalicolato non riusc per a bucare del tutto il cuoio del gambale e lo fer solo superficialmente.
A trent'anni, Rimidio era nel pieno delle forze. Raggiunto dal veleno in dose minore a quella mortale, non ebbe un immediato arresto cardiaco, ma trov la forza, urlando, di scendere a balzi oltre gli ultimi alberi, verso la riva.
Ancor prima di giungervi, un altro rettile si lasci cadere su di lui da un ramo teso sulla scogliera, avvinghiandoglisi al collo, e lo morse alla base della gola spegnendo un suo ultimo grido.
Il terrorizzato compagno rimasto sul canotto lo vide morire, mentre un essere lungo poco meno di un metro scioglieva le spire e guizzava per tornare nel verde fitto.
In cielo riapparve la sula. Volteggiando lanci di nuovo
il suo grido stridulo e solitario.

A bordo della Poexado - Stesso giorno, primo pomeriggio.
Sulla H bianca in campo rosso l'elicottero atterr senza difficolt, anche se attorno alla piattaforma quadrata salivano verso il cielo antenne e gru.
Prima di posarsi, il Sikorsky a otto posti aveva sorvolato Teimada, consentendo ai passeggeri di avere un colpo d'occhio dell'isoletta, del cratere dalle ombre profonde lungo i bordi di una bocca nuda e morta, screpolata in fessure di varia grandezza tra rigurgiti di lava solidificata.
Avevano visto a mezza costa anche un altro relitto, opera dell'uomo: una torre circolare diroccata dal tempo. Poi, in meno d'un minuto tutto era rimasto alle spalle e il Sikorsky si era posato sulla nave-piattaforma.
Dal portellone aperto scesero cinque inviati dei principali giornali brasiliani e un vecchio corrispondente economico dall'America latina per la CNN. Ospiti selezionati per la conferenza stampa della VODC. Thomas Van Oost li aveva accolti con smagliante sorriso. Per oggi sono dimissionario da dirigente della compagnia e assumo per voi il ruolo di communication officer. Accomodatevi.
Non se lo fecero ripetere gli ospiti. Fuggirono dal sole cocente del ponte, riflesso nel caleidoscopio delle strutture metalliche, specchi moltiplicatori di calore, e in meno di un minuto furono all'interno della nave, dove la temperatura era invece a livelli raggelanti. Ma nessuno rabbrivid; chi vive in Brasile  abituato a simili sbalzi.
L'impianto audio inglobato nella boiserie della salinha das visitas, anzich rimandare l'eco di ordini, disposizioni e richiami, consueta colonna sonora dei giorni di lavoro, trasmetteva una compilation di canzoni scelte tra gli ultimi successi internazionali. Sottofondo soft della veloce presentazione dello staff di bordo.
Si stapp una bottiglia gigante di Veuve Cliquot e si riempirono le coppe. L'allegria rumorosa copr un rombo lontano. Era il Sikorsky in decollo.
Si alzava in volo dopo una veloce operazione per caricare a bordo il sacco di plastica con il corpo senza vita del marinaio Rimidio Tomedo, da consegnare alla polizia federale di Recife.
La bottiglia di champagne fu presto vuota. Qual  il programma, signor Van Oost? esord a voce alta l'uomo della CNN. Disdegnando la vedova Cliquot, era gi al terzo bicchiere di caipirinha, la forte bevanda brasiliana.
In questa saletta vi infligger un breve speech, e fiancheggiato dai miei consulenti risponder alle domande che vorrete pormi. Subito dopo vi accompagner alle vostre cabine. Alle otto, cena appetitosa, grazie a un paio di ragazzi di bordo che si sono dedicati alla traina, mentre questa citt galleggiante avanzava lentamente sull'oceano. E sono riusciti a portare a bordo ottimi dorados.
A proposito di rimorchiatori, sul promemoria consegnatoci prima dell'imbarco, ho letto di due unit al vostro fianco. Sorvolandovi poco fa ne ho vista una sola...
Il Dois  dovuto rientrare per un problema d'equipaggio. I due soci e il comandante s'erano accordati di divulgare un comunicato stampa sull'incidente all'isola solo dopo la conferenza. Avrebbero cos evitato di dare in pasto ai giornalisti qualcosa di molto pi ghiotto della noiosa cronaca della visita d'una nave da ricerca. Van Oost temeva un'altra domanda sul rimorchiatore, ma un giornalista ne propose una diversa, cavandolo d'impaccio.
Posso chiedere ai padroni di casa se, dopo aver adempiuto al dovere di ascoltarvi, potremmo compiere una gita al vulcano di fronte? Sembra l'isola di Robinson Crusoe...
Temo proprio di non poter esaudire il suo desiderio, signor...
Sono Clorero Agontino, di Radio Bahiana.
Vede, caro Agontino, si d il caso che su quell'isoletta sia proibito sbarcare. Assolutamente proibito.
Si fece silenzio, perch Van Oost non s'era reso conto di aver alzato la voce.
Preferisco che sia il nostro consulente naturalista a spiegarne il motivo. Vi ricordo il suo nome: Samuel Oliveira.
Lascio a lui la parola.
Fece un cenno e dal gruppo si alz una voce. Circa dieci anni fa, nel '93, due studiosi del Dipartimento di zoologia dell'Universit di Recife e tre del Serpentrio Butamdo Estado de Rio de Janeiro hanno lavorato per alcune ore, e con la massima precauzione, sull'isola di Teimada.
Chi parlava era una perfetta parodia dello studioso di scienze naturali, giovane e gi calvo, occhiali spessi, grassottello e basso; gli mancava solo un retino per catturare farfalle.
Grazie anche al suo aspetto, aveva ottenuto silenzio e attenzione. Teimada era gi conosciuta per la pericolosit di una colonia di rettili. Che fossero particolarmente velenosi
lo si dedusse da notizie di incidenti ai guardiani del faro, del quale avete intravisto le rovine dal cielo. Fu abitato solo per due anni, e furono necessari nove rimpiazzi di fanalisti per sostituire quelli deceduti perch morsi dai serpenti. Per questo alla fine venne abbandonato.
La piatta voce del naturalista era in sintonia con il suo aspetto. Ma quanto stava dicendo attirava l'attenzione di tutti. Qualcuno prendeva appunti, seguirono altre domande. Professore... mi scusi, non ho afferrato il suo nome... Registratore alla mano, il corrispondente della "Gazeta de Porto Alegre" s'era avvicinato al naturalista e adesso insisteva. Professore, vorrei chiederle...
Non mi attribuisca titoli che non ho. Sono solo uno studioso con grado di ricercatore. Mi chiamo Samuel Oliveira, dagli amici detto Samuca...
Grazie, Samuca. Ci dica qualcosa di pi su questi diabolici serpenti...
Innanzitutto mi permetta di ricordarle alcune cifre: i serpenti del pianeta sono di duemilasettecento specie. Solo
il dieci per cento  velenoso, eppure quell'esigua percentuale  sufficiente a provocare la morte di circa quarantamila persone all'anno.
Meno di quanti, nel nostro pianeta se ne vanno all'altro mondo sulle strade.
I miei colleghi sbarcati a Teimada nel '93 classificarono
i rettili dell'isola come una famiglia di Bothrops atrox, la pi velenosa del Sudamerica, il che significa la pi letale del mondo. Del sottogruppo dei Bothrops di Teimada, specificati come insularis, riuscirono a catturarne uno, a rischio della vita. Lo portarono in laboratorio per analizzarne il veleno, che risult di tossicit pi potente di quella dei Bothrops di terraferma.
Oliveira si tolse gli occhiali, li ripul con il bordo della camicia e continu.
Affascinante, anche quand' mostruosa, la capacit di adattamento di cui la natura dota le sue creature... Circa undicimila anni fa, al termine dell'ultima glaciazione, il livello degli oceani, come certo ricordate, cominci a elevarsi a causa dello scioglimento dei ghiacci che avevano coperto gran parte del pianeta. Anche molte zone costiere del nostro paese finirono sott'acqua, lasciando emergere solo le cime dei principali rilievi, quasi tutti vulcani spenti da tempo. Uno dei pi piccoli venne separato dalla costa e divenne l'isola che adesso sorge accanto a noi. Tra le sue rocce rimase isolata una colonia di Bothrops...
Gli stessi che, in Guyana, i francesi hanno battezzato fer de lance? chiese una voce.
S... e no, perch su Teimada la colonia si differenzi dai consimili di terraferma, a causa della necessit di adattarsi alle limitate risorse di cibo. Questo ha sviluppato una variante di specie dotata di un veleno da dodici a venti volte pi potente di quello dei fer de lance. A effetto pressoch istantaneo.
Si dice che la natura non faccia mai nulla senza una ragione. A cosa serviva un veleno tanto potente in un'isola deserta? Mancano le prede...
Se oggi sull'isola non nidifica un solo uccello, questo
lo si deve al pericolo dei serpenti. A Teimada si posano solo quelli di passo, alla fine di un estenuante volo migratorio sull'oceano. I Bothrops isolani per sopravvivere hanno dovuto puntare su di loro, modificando la tecnica d'attacco comune ai rettili. Sulla terraferma un serpente morde una preda e la lascia libera di andarsene; se il veleno tarda
il suo effetto la ritrover grazie a un odorato finissimo. Ma su un'isola piccola come Teimada la situazione  diversa, la morte della vittima dev'essere immediata; se si allontanasse in volo con in corpo un veleno ad azione lenta, cadrebbe in mare...
E addio pasto! esclam qualcuno.
Gi, ma come sempre madre natura risolve i problemi anche difficili... ai Bothrops insularis ha moltiplicato la potenza. Chi  vittima di quel morso cade fulminato.
Il programma previsto per la visita della Poexado era stato messo momentaneamente in crisi da quell'argomento. Van Oost fu lesto a reagire, conscio che qualunque tema si fosse toccato dopo quello eccitante dei serpenti sarebbe parso noioso. Rimand quindi all'indomani quanto gli interessava far sapere alla stampa.
Amici, adesso sapete perch non abbiamo previsto una visita all'isola... Per ora, non voglio infliggervi altre chiacchiere. Avete sopportato un volo faticoso. Penso che vi far piacere venir accompagnati alle cabine per un breve riposo. Fra due ore il comandante Tessoa e io vi attenderemo per la cena. Sui nostri compiti e le nostre ambizioni rimandiamo lo speech a domattina, quando assisteremo alla prima immersione di ricerca.
Nell'ascensore di servizio, salendo in plancia, Tessoa si congratul con Van Oost per la previdente disposizione impartita a tutto il personale di non parlare dell'incidente costato la vita al povero Rimidio.
Ottima precauzione... il branco dei rimestatori di merda si sarebbe gettato sulla disgrazia, scrivendo cronache solo su questo episodio...
E alla fine la conferenza sarebbe stata un bell'esempio di soldi buttati al vento.

A cinque ore di fuso orario - Casa Arnei, Marina di Pisa.
Batteva le dieci un soave e breve segnale sonoro dall'unico oggetto antico nell'arredamento della villetta a due piani della famiglia Arnei, tra gli alberi a ridosso della strada. Una costruzione in stile anonimo, ma rallegrata dal verde.
Nel soggiorno e nelle altre stanze l'arredamento era di buon gusto ma senza pretese, come in molte case di coppie con tre figli a carico e con quanto pu permettere lo stipendio d'un professore universitario.
A Marco Arnei e Simona quell'arredamento sarebbe piaciuto arricchirlo con qualche mobile d'epoca; avevano accumulato numerosi peccati di desiderio quando, nelle domeniche d'inverno, s'imbarcavano con i tre figli e il cane Shamsi sulla vecchia Cherokee e puntavano verso i mercatini toscani di antiquariato. Ma l'acquisto di quel tavolo, o di quella consolle, o di quelle sei seggiole deliziose, ogni volta veniva rinviato "... a quando avremo qualche soldo in pi".
Per la verit questo evento avrebbe gi potuto prodursi da diversi anni, considerato il successo delle spedizioni del professor Arnei in mari vicini e lontani. Purtroppo il quarantacinquenne archeosub, protagonista di importanti ritrovamenti e recuperi, aveva concluso le sue missioni sempre brillantemente dal lato scientifico, ma non altrettanto da quello economico. Questo non l'aveva mai amareggiato pi di tanto: viveva felice della sua vita professionale e ancor pi per quella privata. Le difficolt per far quadrare il bilancio non offuscavano una visione serena dell'esistenza, aiutato in questo dal carattere molto simile della moglie. "Siamo usciti dallo stesso stampino" amava
ripetere Simona agli amici. E in effetti la loro vita non era cambiata quando pesanti imprevisti di spesa per il prolungarsi dei tempi di ricerca o per altri contrattempi avevano concluso le campagne di ricerca con i conti appena in pareggio.
Senza contare la sospensione dello stipendio durante i periodi richiesti dall'interessato come "aspettativa non retribuita"; in un caso anche come anno sabbatico per giustificare un'assenza che s'era prolungata pi del solito.
Nell'ultima missione, la ricerca del relitto Elizabeth nel Mar Rosso, Marco aveva ancora una volta rischiato la vita, e al ritorno aveva dovuto giurare alla moglie, cos come ai suoi collaboratori, di non impegnarsi mai pi in imprese altrettanto rischiose.
Promessa da marinaio, lo sapeva bene.
Anche se, per la verit, proprio quella mattina,
nell'assicurare al rettore della sua universit una presenza ininterrotta sino alla prossima sessione d'esami, era stato sincero.
Il rettore lo aveva abbracciato augurandogli davanti ad alcuni colleghi un brillante successo per il libro appena edito, poi lo aveva preso sottobraccio, quasi volesse amabilmente continuare una tranquilla conversazione al bar. La meta era diversa: lo studio del preside della facolt di lettere, dalla quale dipendeva il Dipartimento di archeologia marina affidato a Marco. Forse si trattava di una mossa abilmente predisposta, forse no; comunque la conversazione a tre, pur se amichevole nella forma, si era rivelata in sostanza un rimprovero. Ripensandoci, forse anche una velata minaccia.
Caro Marco, come sempre i tuoi allievi sono entusiasti del corso di quest'anno. Ormai sei idolatrato, e giustamente. Lo sai benissimo. Il preside aveva fatto una pausa, fingendosi imbarazzato. Forse non altrettanto bene valuti, temo, alcune proteste.
Il rettore annuiva dopo essersi acceso, contro la regola da lui stesso stabilita, un maleodorante sigaro.
Sinceramente, Marco, sono pi d'uno gli studenti dell'ultimo anno che si sono affacciati a questa porta per lamentarsi del ritardo sui tempi della loro laurea. Le tue ripetute assenze e la loro conseguente difficolt per incontrarti e discutere le tesi li stanno mettendo in agitazione.
Marco aveva aperto la bocca per rispondere, ma l'aveva subito chiusa. L'altro doveva ancora concludere.
Se mi consenti un consiglio da amico, e se non lo prendi come un richiamo del tuo preside, suggerirei di convocare nei prossimi giorni i contestatori a uno a uno. Aveva intanto estratto un foglio da un portacarte in marocchino con lo stemma dell'universit in oro. Ti ho elencato, a mo' di promemoria, i nomi dei laureandi, anche se li conosci bene. Tieni presente che il primo della lista  il figlio del prefetto.
S, Marco l'aveva presente. Un ragazzo preparato, ma senza fantasia.
Riteneva anche gli altri allievi pi o meno meritevoli, sentiva il dovere di occuparsi di loro con maggiore impegno. Se lo meritavano, anche se a volte ne dubitava, o per l'ostentata arroganza di uno, oppure scoprendo in un altro vuoti assoluti in settori culturali solo apparentemente estranei all'archeologia.
Da oggi fino alla fine dell'anno accademico debbo dedicarmi esclusivamente all'universit disse. Esclusivamente, ripet dentro di s in perfetta buona fede, mentre tornava a casa.
Non sapeva che a 8626 chilometri da quella casa, sulla costa equatoriale atlantica del Brasile, una serie di eventi si stavano concatenando, quasi fossero parte di un piano destinato a coinvolgerlo in una nuova impresa sotto il filo delle onde.
La laurea del figlio del prefetto di Pisa avrebbe ulteriormente tardato.

8 maggio, ore 9,30 - Ridosso di Teimada, costa brasiliana.
La meraviglia era davanti agli occhi dei giornalisti ospiti della Poexado. Stavano navigando nel blu profondo dell'oceano seduti su comode poltroncine imbottite, nella saletta dove, in occasioni di importanti partite di calcio, si accendevano le passioni degli uomini a bordo, divisi tutti, dal comandante all'ultimo assistente della cucina, dal tifo scatenato tra le due concorrenti in testa al campionato, il Flamengo di Rio e il Corinthias di San Paolo.
Uno schermo al plasma collegato alla telecamera di un ROV (Remotely Operated Vehicle), in movimento a cinquanta metri di fondo, inviava in quel momento nella saletta l'immagine di una tartaruga di ragguardevoli dimensioni.
A pochi metri dall'obiettivo, l'imponente bestione volteggi battendo le sue larghe zampe palmate, in un misto di goffaggine ed eleganza. Appena fu a pochi metri dal rov, automaticamente si accese un proiettore incorporato, e un fascio di luce inquadr la larga corazza, mettendone in risalto l'intarsio, poi la parte posteriore del carapace, da dove usciva un'appendice lunga e turgida.
Caspita che coda! esclam una voce, subito corretta, con divertimento appena velato, dal naturalista.
Per la verit quello  il sesso. Chi sta volteggiando  un maschio. La femmina non dev'essere lontana...
Beata lei sospir una voce femminile: Margaret Row, esperta ricercatrice, matura zitella senza complessi, era entrata per ultima nella saletta.
Oliveira interruppe la risata dei presenti e riguadagn il tono professionale. Un esemplare cos  raro. Il Dipartimento marino del WWF International calcola che di tartarughe giganti ne nuotino negli oceani dal tre al cinque per cento in meno ogni anno.
Dalla poltrona dove sedeva con i giornalisti si alz Van Oost, puntando il dito sullo schermo.
Amici, queste immagini del mondo marino sono trasmesse da uno dei nostri esploratori-robot. Si tratta dei modelli...
Si muove sott'acqua e lavora senza pilota? lo interruppe una voce.
Il pilota c' e non c'. Siede a bordo di questa nave, nell'operation room.  suo compito occuparsi del rov, oggi calato in acqua per consentirvi il godimento d'una passeggiata panoramica. Guidato da un cavo a fibre ottiche dalle molte funzioni, trasmette le immagini riprese dalla sua telecamera digitale. Come strumento di lavoro, gli chiediamo di inviarci tutti i dati fisici sull'acqua e sul fondale dove si muove. Oggi , per cos dire, in vacanza, ma appena voi ci lascerete, si impegner come tutti noi nelle ricerche in alto fondale. Questa nave, agganciata dai nostri rimorchiatori, si sposter a circa novanta miglia da qui, nella prima zona di scavo. L questo robot e altri due, dotati di sistemi pi complessi, ci forniranno i dati indispensabili per organizzare la discesa delle nostre sonde negli strati geologici sottostanti.
Mentre parlava aveva intravisto entrare in saletta il partner sudafricano; era il momento di lasciare a lui la parola, ma non rinunci alla tentazione di concludere con una riflessione. Indic le immagini inviate dal rov.
Macchina straordinaria, come tutte le altre a bordo... ma preferisco credere che la fortuna siamo noi a crearla. Robot e computer sono in grado di completare i vuoti di un programma, di sviluppare al meglio e velocemente gli elementi in loro possesso, ma nulla pi di questo. Si avvicin al collega. Peter Balporf vi aiuter meglio di me a penetrare il mondo dei diamanti.
Un sorriso accattivante sul volto abbronzato ispir simpatia, mentre Van Oost lo presentava come uno dei massimi esperti sudafricani nell'estrazione di diamanti in mare.
Per anni ha lavorato con successo nelle acque della Namibia. Comander tutti noi quando avremo la conferma di quanto i geologi ci hanno dato per certo: la presenza di kimberlite negli strati profondi al largo di quest'isola. L si  accumulata in remoti sommovimenti geologici, a elevatissima temperatura...
Insomma, la condizione ideale per raccogliere diamanti come se fossero patate disse qualcuno in sala.
Il sudafricano parve non udirlo e prese la parola. Innanzitutto scusate se non parlo come dovrei la vostra lingua... E consentitemi di rinfrescare a tutti voi la memoria su cos' un diamante.
Sullo schermo scomparvero le immagini sottomarine in diretta e apparve la macrofoto di un perfetto esemplare della pietra preziosa. Sfolgorante di luce, era stata inquadrata su fondo nero da un abile tecnico, cos come le altre che in rapida successione si susseguirono, esaltando riflessi d'ogni colore.
Schegge di splendore... eppure sono tutt'altro mormor il geologo Ribeiro, e Balporf l'ud.
Il nostro esperto ha ragione: la composizione fisica dei diamanti  alquanto miserabile. Basilarmente, infatti, possiamo considerarli niente di pi che pezzi di carbonio. Comune grafite trasformatasi quando zone a duecento, trecento chilometri dal mantello terrestre subirono eccezionali pressioni.
Le immagini dei diamanti erano intanto mutate in quelle nerastre e anonime della grafite.
Per catturare le nostre... prede useremo aste da perforazione in grado di raggiungere anche strati sepolti a migliaia di metri sotto il fondo marino. Ma forse non sar necessario: molti giacimenti primari si accumulano a profondit medie, all'interno di particolari fessure nella kimberlite, da alcuni geologi chiamati camini, da altri neck.
L'evidente curiosit per l'argomento spiegava il silenzio dei presenti.
Dall'analisi degli strati sotterranei nel tratto d'oceano al largo di quest'isola aspettiamo conferme alle nostre previsioni. Se i nostri geologi daranno per certa la presenza di kimberlite, penetreremo con sonde dirompenti e aspiranti in anfratti remoti e laggi frugheremo, anche se saranno molto, molto lontani dalla superficie. Insisteremo sino al successo perch siamo certi di poter individuare quanto rigurgitato da fenomeni tettonici con alta probabilit di contenere depositi di diamanti.
Cosa intende per alta probabilit? chiese l'inviato di "O Globo".
La risposta venne da Ribeiro. Il via alle operazioni di ricerca nelle acque, o meglio sotto le acque del Brasile, risale a circa vent'anni fa, quando il nostro paese ha offerto prove di possedere un sottosuolo marino molto promettente, ricco di masse sovrapposte di kimberlite diamantifera. Le prime indicazioni ci sono venute da fondali dell'oceano Atlantico, in zone dove nel passato si ebbero intense attivit vulcaniche.
Lei si riferisce all'arcipelago Fernando de Noronha?
S, mi riferisco al fondale marino attorno a quelle nove isole, dove operano concorrenti di questa impresa. Noi della VODC siamo partiti in ritardo, ma contiamo di annullare il tempo perduto con l'impiego di quanto viene considerato l'ultimo grido nel campo di tecnologie molto avanzate. Ce le fornisce la nostra associata sudafricana. I sondaggi, che abbiamo moltiplicato da un anno a questa parte, assicurano la presenza della kimberlite nei fondali al largo di Teimada; il suo vulcano  la prova fossilizzata del marasma fisico che agit un'area oggi a migliaia di metri sotto la superficie di questo tratto di Atlantico.
Nei pressi del vulcano non pensate che possano trovarsi altri strati di... della...
Kimberlite? S, forse. Ma sarebbe pericoloso tentare di estrarla, per l'instabilit del vecchio cratere. Compiere perforazioni a distanza ravvicinata  sempre sconsigliabile. Come vi ho gi detto, opereremo tra le sessanta e le cento miglia da Teimada.
Sullo schermo cominciarono a succedersi immagini di stampe, xilografie e vecchie foto ingiallite. Documentavano le fatiche dei primi garimpeiros, i cercatori d'oro e di diamanti.
Oro e diamanti, per noi brasiliani, sono ricchezze di vecchia data mormor un giornalista. Il geologo annu.
La corsa ai diamanti ebbe inizio con la scoperta dei giacimenti nel fiume Jequitinhonhas, a cinquecento chilometri da Rio.
Se ricordo bene risale agli inizi del Settecento azzard lo stesso giornalista.
S, al 1725. I nostri padroni di allora, i portoghesi, organizzarono lo sfruttamento di quanto veniva estratto con il lavoro degli schiavi neri. L'afflusso dei diamanti permise ai reali di Lisbona di esibire gioielli sontuosi.
Van Oost si rivolse al corrispondente della CNN.
A lei, nostro ospite straniero, vorrei ricordare una singolare astuzia commerciale dei nostri bisnonni. I diamanti estratti in Brasile venivano subito spediti in India dalle agenzie commerciali della colonia. Erano poi reimportati sul mercato europeo come indiani, perch valevano di pi, impreziositi da una prestigiosa aura orientale.
Apparve uno steward, con un vassoio colmo di pacchetti infiocchettati.
Distribuiti e subito allegramente scartati, dai piccoli box in legno apparvero eleganti stilografiche con le iniziali di ogni giornalista a cui erano destinate. Incastonata in cima al cappuccio, brillava una microscopica scheggia di diamante naturale.
Spero che il suo splendore vi seduca abbastanza da ascoltare chi li scover con poderose sonde... Chiedo ora a Margaret Row di fornirvi, a conclusione del nostro incontro, sintetiche informazioni sulle operazioni a lei affidate.
I giornalisti volsero lo sguardo al "vecchio ingegnere minerario", come la Row amava definirsi; effettivamente aveva l'aspetto fisico di un robusto minatore d'altri tempi; ma di carattere era l'opposto. Di lei, superlaureata in Tecnologia delle perforazioni profonde, un assistente aveva scritto in una e-mail alla moglie: "Sa come inseguire e trovare diamanti nella kimberlite a migliaia di metri sottoterra, ma non li sogna di notte. A loro preferisce tutto quanto  dolce: il cioccolato in particolare".
Se la passione per le rocce diamantifere non era evidente, quella per i dolciumi saltava agli occhi. Appena in piedi, la donna apparve in tutta la sua stazza, coperta da un largo barracano nero lungo sino ai piedi. Sorrise a tutti, poi, scuotendo la massa stopposa di capelli gialli, afferr il microfono.
Anche a me scuserete l'accento di figlia dell'odiata Albione, ma tre soli mesi in Brasile non mi consentono di esprimermi bene nella vostra armoniosa lingua. Vi ragguaglier in poche parole sui miei compiti: raccogliere, confrontare, analizzare, con tre assistenti, le informazioni che i ROV ci invaeranno dal fondo. E decidere subito dopo, in base a quanto comunicato dai sensori, l'inizio del lavoro nel sottosuolo. Ovviamente cercando di fare il pi presto possibile. Il tempo  prezioso, considerati i costi di questa barchetta. Le sonde porteranno cariche esplosive a varie profondit, anche oltre i mille metri. Laggi deflagreranno e l'onda d'urto provocata mi consentir di dedurre dove penetrare gli strati di kimberlite...
Il ROV inviato sott'acqua per trasmettere immagini del fondo marino sullo schermo era rimasto acceso. S'era avvicinato alle propaggini sommerse di Teimada, e di l la telecamera continuava a inviare immagini di quanto inquadrava, monotone visioni di rocce ammassate lungo la costa.
Un indicatore di profondit a luce intermittente appariva sovrimpresso all'immagine. Mentre Margaret Row parlava coprendo con la sua mole parte dello schermo, sull'altra met continuavano ad apparire panoramiche sull'anonimo paesaggio subacqueo. Finito il suo intervento, continuarono a fluire immagini di rocciose quinte nerastre. Visione tanto poco attraente da non suscitare alcun interesse nei giornalisti presenti. Anche perch ormai s'avvicinava l'ora del ritorno a terra. Di l a mezz'ora Van Oost e Balporf avrebbero imbarcato tutti sul Sikorsky. Poi, appena l'elicottero si fosse alzato, lo spostamento verso la zona dei sondaggi sottomarini sarebbe finalmente iniziato.
Il silenzioso colpo di scena destinato a mutare radicalmente i programmi si verific nella saletta gi vuota.
Sullo schermo a parete, le immagini trasmesse illustravano l'ingresso del ROV in una profonda e larga caverna aperta nel fianco dell'isola.
La cellula fotoelettrica reag al buio comandando l'accensione del faro montato sul robot. Il pilota, nel centro controllo, per evitare urti con ostacoli non visibili, ag sulla consolle comandi, mosse il joystick e fece compiere al mezzo un'ampia virata per pilotarlo fuori dell'antro. La telecamera, nella visione del pianoro disteso sotto la volta, colse l'immagine di qualcosa.
Apparve e scomparve, qualcosa che poteva sembrare il resto d'essere umano semisepolto da sabbia e fango.
L'operatore rise di quell'impressione. Senza dubbio si trattava d'una roccia affiorante, dalla forma strana. Ne accadevano molti, di simili abbagli, sott'acqua.
Guid il ROV fuori della grotta e lo riport all'attracco sotto la nave.
Aveva appena terminato la manovra quando intese il rombo dell'elicottero in decollo. I rompicoglioni se ne sono andati... borbott.
Da un paio di giorni s'era reso conto di attendere con ansia, come tutti a bordo, l'inizio delle ricerche dalle quali sarebbe derivato un lauto premio di produzione. Lo aveva promesso la VODC ai dipendenti.
Finalmente si cominciava a lavorare sul serio; lo spettacolo era terminato.
Stava invece per iniziare.

Tre ore dopo - Poexado, operation room.
Gracchi l'interfono.
Senhor Van Oost, mi ascolta? Sono Luis.
S, Luis. Dimmi. Era di buonumore, Van Oost. Aveva superato, anzi dimenticato il subbuglio di sentimenti che
lo aveva turbato quel mattino davanti a Teimada. E adesso poteva rallegrarsi: tutto era andato liscio con i giornalisti. Anche il dolore per l'incidente dovuto a due indisciplinati marinai si era attenuato, sarebbe rimasto solo un brutto ricordo.
Ora ci si stava per muovere verso la zona di ricerca. Si cominciava a lavorare per l'impresa a cui aveva dedicato tempo e denaro. Tutto il suo tempo, tutto il suo denaro.
Senhor Thomas, continu nell'interfono la voce dell'addetto al ROV. Sto riavvolgendo il nastro registrato questa mattina per riutilizzarlo...
Bravo, sei un risparmiatore.
Ho visto qualcosa di strano, senhor Thomas.
Prima di rispondere, Van Oost si volt verso la sua inseparabile ombra sudafricana. Balporf non sembrava interessato, e si strinse nelle spalle. Luis, se quello che hai visto sono le aragoste sfuggite al raggio indagatore di questa mattina, non mi servono pi... Adesso cominciamo a cercare qualcosa di pi appetitoso.
Luis per decise di insistere. Debbo comunque informarla aggiunse con voce imbarazzata che sul fondo della caverna penetrata dal ROV, la telecamera ha registrato una strana immagine. Non so... sembrano resti umani.
O qualcosa del genere.
Cosa vuol dire qualcosa del genere?
Quanti erano in quel momento nell'operation room si voltarono verso l'interfono.
Non so spiegarmi meglio... Posso rimandarle l'immagine?
Affermativo, passa sul canale 1. Il visore  acceso.
Si videro i lampi di luce e di colore tipici d'ogni nastro video mentre si riavvolge. Il tecnico di sala tocc un pulsante, poi un altro ancora, e il nastro rallent sino a fermarsi. La visione era confusa, ma lui manovr il cursore "definizione" e le immagini si fecero pi nitide. Apparve quanto registrato nella grotta dove il ROV era entrato e subito uscito. Nel planare e virare, il proiettore aveva illuminato...
A visione arrestata su un fotogramma fu il tecnico a parlare per primo. Una statua! esclam.
Quanto a Van Oost, il pensiero immediatamente affiorato dopo la sorpresa fu di sollievo per l'avvenuta partenza dei giornalisti. "Se erano ancora qui, si scatenavano come api sul miele... Non me li levavo pi di torno" pens.
Ebbe la tentazione di liquidare la faccenda dicendo a Luis che non era niente di interessante, scambi uno sguardo con Balporf e gli parve che anche al sudafricano fosse balenato lo stesso pensiero. Dovettero per entrambi accantonarlo, perch un coro di esclamazioni si stava alzando in sala, le voci si sovrapponevano e tra le tante si ud quella tonante dell'incaricato ai problemi d'impatto ambientale. Samuel Oliveira non dimenticava mai la sua responsabilit verso le autorit federali, e aveva osservato con attenzione il fotogramma fisso.
Stupefacente! esclam alla fine. Qualunque sia il valore di quel... di quell'oggetto, sia chiaro che si tratta di una propriet dello stato.

Cinque giorni dopo - Casa Arnei, Marina di Pisa.
Molto interessante ammise il padrone di casa. Ma non capisco perch lei ritenga che la faccenda mi riguardi.
Dopo avermi pazientemente ascoltato ribatt il visitatore le mostrer alcune foto in grado di arrestarle la tranquilla digestione del saporito piatto preparato da sua moglie.
Era laboriosa, la digestione delle triglie portate dall'ospite autoinvitatosi a cena in casa Arnei, cucinate da Simona alla livornese, sugo a base di aglio, alloro e limone, vino bianco secco, salsa di pomodoro, prezzemolo tritato. Il padrone di casa e l'ospite, in cucina con lei, avevano cercato di collaborare riuscendoci pi a parole che in concreto. Marco, disinteressato ai fornelli, aveva a un certo punto strizzato l'occhio all'anziano amico che si era finalmente tolto la cravatta e gli aveva chiesto: ... Quale buon vento la porta fra noi?. Curiosit inappagata, perch in quel momento Simona aveva chiesto aiuto. Occorreva condire le triglie e subito dopo infilarle nel forno e rosolarle cospargendole di sale e pepe. Tanto pepe.
Quella visita a casa Arnei era stata preceduta da un colpo di telefono dell'ingegner Realatti; la voce aveva il consueto tono autorevole da ex ufficiale di Marina.
Carissimo Marco, debbo parlarle di qualcosa di urgente e importante. So da una sua assistente quanto lei  impegnato, in questi giorni...
In effetti...
Se non le dispiace, mi inviterei a cena, portando con me qualcosa che stimoler la fantasia culinaria della signora Simona. Per lei avr una sorpresa diversa.
Felicissimo di rivederla, ingegnere. Lei sta accendendo imiei sensori...
Quanto le racconter sar benzina sul fuoco.
Dopo cena, Realatti era passato al motivo della visita. Con dovizia di particolari aveva messo al corrente Marco d'una sorpresa che aveva bloccato sul nascere i lavori di una missione geologico-mineraria nelle acque del Brasile.
Con un guizzo negli occhi da vecchio ragazzo dal volto scavato da anni di lavoro, rifer di un'inattesa scoperta che non solo aveva sospeso il piano di lavoro dei brasiliani, ma agitato autorit locali e federali. Di conseguenza erano entrati in fibrillazione i capi della compagnia coinvolta, specializzata nell'estrazione di diamanti, con una flotta e con sedi a San Paolo, Amsterdam, Johannesburg.
L'impresa  bloccata sul nascere. Se quei signori non tirano su dal fondo quanto hanno per caso individuato, dovranno rinunciare ai loro programmi...
Secondo Realatti, al frenetico scambio di telefonate, fax ed e-mail tra i top manager brasiliani e i loro partner olandesi e sudafricani per trovare una soluzione al blocco del lavoro aveva fatto seguito la domanda d'assistenza tecnica a vari centri di prospezione subacquea nel mondo.
Non riesco a immaginare il perch. A quanto mi risulta, in Brasile, oltre a organizzare splendidi carnevali con favolose ballerine seminude, dispongono di tecnologie molto avanzate. Di certo nelle loro acque operano ottime imprese per il recupero sottomarino. E se...
Realatti lo blocc, liberando il secondo bottone della camicia.
Arrivo al dunque, Marco. Nelle acque brasiliane s' verificato quanto  di regola in Italia. Lei sa bene cosa accade se durante i lavori per un'autostrada o la costruzione di un nuovo ospedale o di un pollaio, al primo colpo di piccone saltano fuori i ruderi di una villa romana o di una chiesa paleocristiana. Mi spiego?
Perfettamente, ingegnere. Conosco i problemi... Spesso siamo noi archeologi a provocarli.
I brasiliani prosegu Realatti per risolvere il problema hanno richiesto a ditte specializzate in lavori subacquei attrezzature adatte a toglierli d'impiccio, tra le quali anche alla nostra AISIR.
Me ne rallegro. Ma continuo a non capire. Un'impresa internazionale che lavora nel campo sottomarino come quella bloccata in Brasile non ha mezzi propri per operare sott'acqua?
L'anziano ingegnere, presidente e socio maggioritario di un'industria specializzata in ideazioni e costruzioni di scafandrature speciali, scosse la testa e si strinse nelle spalle. Anch'io sono rimasto perplesso leggendo quel promemoria e le relative richieste a noi dell'AISIR e a tanti altri. A stupirci  stata la causa dell'emergenza. Un problema allo stesso tempo geologico e archeologico.
Sulla fronte di Marco apparvero rughe profonde. Stava incuriosendosi, proprio perch non riusciva a capire.
Un problema archeologico in Brasile... sott'acqua?
Proprio cos... per questo mi trovo davanti a lei. Le anticipo, intanto, che dopo una quantit di e-mail, fax e telefonate, la mia ditta  stata prescelta per l'intervento richiesto. Le nostre scafandrature, con le loro caratteristiche, sembrano ideate apposta per certe particolari difficolt da superare.
"Ma perch non usano attrezzature loro?" si chiese di nuovo Marco, mentre Simona offriva all'ospite un'abbondante dose di grappa, per aiutare sia la digestione, sia lo scorrere del racconto. Lei, come poi avrebbe detto al marito, a quel punto aveva gi intuito lo scopo della visita.
L'ingegnere riprese a parlare. Fosse perch era al punto cruciale del suo racconto, fosse per effetto della grappa, o per entrambi i motivi, abbandon del tutto il suo tradizionale aplomb; gesticolava, spiegando qual era la difficolt, grave al punto di bloccare il lavoro dei brasiliani.
Nasce dalla struttura geologica di un'isoletta nella zona di ricerca. Sta rivelandosi di pericolosa fragilit a causa della sua origine vulcanica.
Considerata la quasi animalesca voglia di sapere, per Marco quelle stuzzicanti battute alimentavano i primi segnali di interesse. Tent di non accorgersene anche quando venne il momento della battuta tenuta in serbo da Realatti sino a quel momento. Alz le braccia al cielo. Udite! Udite! I brasiliani chiedono non solo l'uso di speciali attrezzature subacquee, ma l'intervento di un archeologo.
Cosa c'entra l'archeologia? A parte il fatto che laggi hanno ottimi archeologi, il problema da lei prospettato mi sembra piuttosto materia per un geologo.
Realatti smise di gesticolare. Dalla borsa gettata su una sedia estrasse una capiente busta e la sventol davanti ai coniugi Arnei. C' un preciso motivo, se oltreoceano non hanno bisogno solo dei miei tecnici e delle mie attrezzature, ma domandano anche archeologi subacquei gi esperti nell'uso dei nostri scafandri rivoluzionari.
Si vers un'altra dose di grappa. La quarta.
Non credetemi ubriaco... non ho confuso gli archeologi con i geologi. Anch'io, caro Marco, pensavo di aver letto male il primo fax. Ho chiesto e avuto conferma. Occorre proprio un archeologo, perch nel fondale dove i brasiliani stavano lavorando le sonde da ricerca hanno individuato un reperto che potrebbe rivelarsi prezioso. Le autorit la ritengono cos importante da aver imposto, appunto, l'immediato intervento di un archeologo per il recupero...
Saranno resti di villaggi preistorici su palafitte. Nel loro paese operano ottimi specialisti in quel particolare campo di ricerca.
Realatti non raccolse l'obiezione.
Ho con me le foto in JPG speditemi via e-mail appena sono stati informati del mio rapporto di amicizia e di lavoro con lei. Dia un'occhiata...
Mentre Marco prendeva le foto, l'altro gli spieg che si trattava di immagini registrate da un robot subacqueo.
Riproducevano, confusa tra sabbia o fango, una scultura con fattezze umane. Difficile capire meglio, sia per la scarsa qualit tecnica delle immagini, sia perch l'oggetto fotografato era semisepolto. Le foto restarono a lungo nelle mani di Marco, prima incuriosito e poi stupito. Dopo qualche incertezza, quella statuetta gli parve... quello non poteva essere. Alla fine il suo disagio fin per farlo esplodere.
Non  possibile... gli imprenditori brasiliani di cui lei mi parla sono palesemente vittime di una truffa. Il signore barbuto raffigurato nella statuetta non ha nulla a che vedere con il Brasile, con l'America... Scroll le spalle.  la tipica rappresentazione di una divinit mediterranea. Sembra un'imitazione... S'interruppe e scoppi a ridere.  un tentativo di riprodurre l'immagine del dio Melqart, una sorta di Ercole protettore dei naviganti fenici. Un reperto del genere in un fondale d'oltreoceano? No,  un sicuro imbroglio!
La reazione di un professionista come Arnei era stata preventivata da Realatti. Rest impassibile, deciso, prima ancora di mostrargli le foto, a non entrare in merito alle reazioni dell'amico, ma di limitarsi a continuare il racconto.
Ho parlato a lungo, telefonicamente, con il responsabile delle operazioni.  lui ad avermi fornito i dati sul punto dove  stato trovato quel... chiamiamolo reperto. L'isola  un vulcano spento da milioni d'anni. Da quanto ho capito assomiglia a una delle nostre Eolie, come Alicudi o Filicudi.
Marco e Simona si scambiarono un'occhiata e un accenno di sorriso; avevano trascorso le due settimane del loro viaggio di nozze in quelle isole.
L sotto, a circa quaranta metri di fondo, i robot hanno segnalato una grotta sottomarina. Vasta, mi  stato detto, quasi quanto la met del cono vulcanico. So bene che esagerare  un'abitudine radicata di quella gente; tuttavia, se questo dato non fosse reale, non avrebbe precisato che basterebbe un disturbo sismico, anche minimo, per causare il collasso di tutto.
Marco non voleva sembrare scortese con un caro amico come Realatti; per, malgrado la curiosit suscitata dal racconto, non aveva dubbi. Sventolando le foto sorrise. Questo  frutto di un'abile manipolazione digitale. Basta un computer e...
Realatti ancora una volta riprese come non l'avesse udito. L'impresa non vuole perdere denaro. A loro sarebbe importato assai poco della statuetta, vera o falsa che sia, ma a bordo del pontone controlla le operazioni un incaricato del governo, con il compito di segnalare eventuali impatti ambientali come conseguenza delle trivellazioni per la ricerca dei diamanti. Quel signore ha intimato lo stop a ogni attivit, nel timore che le perforazioni nel mare attorno all'isola possano causare il crollo della grotta... In quel caso, addio reperto.
Marco, a quella prospettiva temuta da ogni archeologo, lanci alla moglie uno sguardo interrogativo. Si sentiva confuso da pensieri contrastanti. Fu lei a dimostrare la curiosit che il marito non esprimeva. E allora? Ci racconti tutto, ingegnere.
Allora  accaduto quel che era logico aspettarsi. I cercatori, se cos posso chiamarli, hanno impiegato un robot estrattore per tentare il recupero. L'hanno telecomandato verso la grotta sotto l'isola, ritenendo operazione semplice afferrare con un rov quella statuetta, apparentemente non pi alta d'una trentina di centimetri.
E invece non sono riusciti a tirarla su... A Simona piaceva semplificare le cose.
Cara signora, lei tra le sue tante qualit  anche cuoca, sa quindi benissimo come non sempre la ciambella riesca col buco... A quanto loro raccontano, il robot munito di pinze e telecamere  entrato nella caverna, da dove ha rinviato in superficie altre immagini del manufatto. E ha tentato il recupero. La piccola benna s' mossa, ha afferrato l'oggetto, ma non  riuscita a staccarlo dal fondo.
Evidentemente  imprigionato nel fango solidificato attorno alla sua base.
Proprio cos. Il ROV ha provato e riprovato con forza crescente, tanto da causare la caduta di detriti della grotta, ma la statua non s' staccata. Occorreva un mezzo pi potente per scavare tutt'attorno.
Non credo che sia un problema, per una nave del genere.
Infatti hanno calato un altro ROV, ma appena ha iniziato lo scavo sono cominciate le complicazioni. Lo scuotimento del fondo prodotto dal mezzo pesante ha causato il crollo di altre pietre dalla volta...
E ha sepolto tutto. Simona amava anche i finali catastrofici.
No, ha per paralizzato le operazioni. Con il drastico blocco di ogni attivit attorno all'isola, le autorit hanno provveduto a inviare e sottoporre le foto scattate dal robot a esperti di Rio e di San Paolo. Senza celare uno stupore pari al suo, caro Marco, questi signori hanno ventilato l'ipotesi che da un simile manufatto, se autentico, si potrebbe dedurre... Realatti allarg le braccia, come a dissociarsi da una simile enormit. Si potrebbe dedurre che un dio mediterraneo, forse fenicio, non avendo la possibilit di giungere da solo sulla costa sudamericana, sia stato portato...
Da un falsario intenzionato a beffarsi della verit storica. Marco conosceva casi clamorosi, in quel campo.
 possibile. Ma  ipotizzabile anche l'arrivo della statuetta a bordo d'una imbarcazione salpata da un porto del nostro mare, un Ulisse...
Calma, calma, ingegnere. Da una simile favola si potrebbe dedurre che il primo contatto tra Europa e Nuovo Mondo non risalirebbe a Colombo o ai vichinghi, e nemmeno ai cinesi, secondo le ultime teorie. Ma a qualche ignoto marinaio, un paio di millenni prima.
S, da un professionista con un nome come il suo capisco che occorra mostrarsi scettici. Tuttavia lei non  un conformista pronto a rifiutare quanto sembra impossibile.
Marco ama follemente l'impossibile. Simona ridacchi stringendo il braccio al marito. Ma per fortuna sta diventando saggio. Il marito sembr non aver inteso, e fiss negli occhi Realatti.
Se i suoi clienti cacciatori di diamanti intendono chiarire il mistero, svelare la truffa e cos ottenere il permesso di dare inizio alle loro perforazioni minerarie, dovranno insistere nello scavo e portare a galla quell'oggetto per affidarlo a un gruppo di esperti. Perch non l'hanno gi fatto?
Io sono davanti a lei proprio per questo rispose l'ospite. Sapeva quanto l'interrogativo dell'amico fosse giusto; ma sapeva anche perch, a causa dei crolli che avevano bloccato il rov, il recupero della statuetta s'era rivelato molto pi difficile del previsto.
Impossibile, forse.

Quattro giorni prima - A bordo della Poexado.
Il comandante Iraldo Tessoa, appena aperti gli occhi, accese come da trentennale abitudine la radio accanto al letto. Ascolt, muovendosi nella cabina mentre si lavava e vestiva, la sintesi delle notizie puntualmente trasmesse da Radio Globo alle cinque in punto ogni mattina. Con calma bevve la tazza di caff nero e senza zucchero servita dal cameriere di turno. In meno di quindici minuti sarebbe stato pronto a salire in plancia, ma si attard allo specchio della toilette: radendosi s'era causato un piccolo taglio al mento, e dovette tamponare le gocce di sangue perch non macchiassero la divisa.
Intanto continuava l'ascolto della radio, e se avesse avuto ancora il rasoio in mano, si sarebbe prodotto un taglio ben pi profondo di quello che stava curando quando lo sorprese il tono di chi dava lettura delle notizie. La sua voce era di colpo salita a un livello d'emozione non inferiore a quella di chi, da qualsiasi radio brasiliana, a ogni partita internazionale annuncia un goal della Nazionale.
Ieri sera tardi  stata data notizia dalla Prefettura di Fortaleza di un'importante scoperta declam con enfasi
lo speaker. Un gruppo di ricerca sottomarina brasiliano ha individuato, dopo anni di lavoro, un giacimento archeologico che potrebbe essere tra i pi importanti di tutti i tempi.
La stupefatta reazione del comandante sarebbe stata minore se la sera precedente non avesse perso, per seguire un film di Woody Allen per via satellitare, l'apparizione di Lois de Andrade, animatore del programma O mximo do estupor, il cui indice d'ascolto vantava tredici milioni di telespettatori. Sotto la superficie delle nostre acque giace un preziosissimo tesoro archeologico! aveva tuonato il giornalista, mostrando in video una fotografia non chiara "ma molto, molto importante".
Da quel momento l'identit di un volto cos com'era apparso nella registrazione eseguita sul fondo di un'isoletta sconosciuta aveva suscitato un'ondata di curiosit. Anche perch l'intraprendente presentatore aveva telefonato in diretta a casa del ministro della Cultura il quale, nascondendo l'irritazione per non essere stato ancora informato della scoperta, se l'era cavata dichiarandosi pronto a raggiungere al pi presto il luogo di ritrovamento, se verranno confermati il valore e l'autenticit d'un oggetto che solo confusamente si intuisce dall'immagine proposta.
A quell'annuncio Thomas Van Oost si mise in contatto con il suo CCO a San Paolo per incaricarlo di diffondere una precisa dichiarazione stilata d'intesa con gli associati delle compagnie diamantifere sudafricana e olandese. Voleva chiarire che non sarebbe sorto nessun problema in relazione al prezioso reperto venuto alla luce nel mare di Teimada. I nostri mezzi dispongono di tecnologie in grado di procedere al recupero. Subito dopo, quanto verr in superficie, sar donato al Museo archeologico federale.
Senza perdere tempo, infatti, prima di notte venne calato in acqua dalla nave-piattaforma il robot H3, sofisticato modello attrezzato per il prelievo di campioni geologici sui fondali, in grado di lavorare anche in equilibrio statico, nelle condizioni critiche di fondali inclinati o franosi, presso pareti pericolanti o zone terremotate. Come un bulldozer, al suo braccio meccanico potevano essere applicati i terminali pi diversi, da presa o da scavo. Nella grotta avrebbe operato con una pala meccanica che agiva sul terreno con una lama d'acciaio sottilissima, come spieg Margaret Row al collega geologo. Un gioiello d'alta tecnologia in grado di estrarre un campione di fondale senza produrre vibrazioni. Taglier il fango indurito come un pane di burro.
E non ci sar alcun pericolo le fece eco Balporf, fissando l'addetto ministeriale per l'impatto all'ambiente.
Il potente H3 venne calato sul fondo, diretto dal tecnico- pilota alla base dell'isola, poi all'interno dell'antro. Al comando di accensione dei fari, la sua telecamera prese a trasmettere come se in quello spazio buio fosse pieno giorno. Sul video della sala operativa tutto lo staff entr in fibrillazione: la visione sullo schermo a cristalli liquidi era talmente perfetta da trasmettere la sensazione di essere sul posto.
Il rov si arrest davanti alla statuetta. L'operatore, dopo avere riflettuto per alcuni istanti, mosse le dita sulla tastiera dei comandi e l'H3 comp un movimento di assestamento, estrasse dal ventre la lama in grado di operare in ogni direzione, mossa da un braccio articolato. Nemmeno un minuto e prese lentamente a tagliare la materia indurita del fondale, muovendosi prima in verticale, poi circolarmente.
Malgrado l'abilit di chi aveva regolato e continuava a controllare i sensori operativi e la prudente, esasperante lentezza del taglio, il segnale di pericolo si manifest prima che si concludesse la frantumazione dello strato di fango e sabbia attorno alla statuetta.
L'H3, estratto un secondo braccio munito di una pinza, la apr con uno scatto e si mosse per afferrare la preda.
Il sudore apparso sulla fronte dell'operatore durante secondi di tensione crescente si gel nell'appannarsi improvviso del monitor.
Qualcosa d'impalpabile aveva quasi cancellato la luce del faro e la trasparenza dell'acqua; una caduta di polvere e di cenere; un nulla, in condizioni normali, ma non in quella grotta. Laggi il rov H3 era al centro di una frana provocata da un movimento minimo.
S'intravide l'ombra di schegge e altri frammenti di roccia, e subito dopo cal un velo sempre pi torbido.
Cede! La volta cede! url il geologo.
Margaret Row, con voce glaciale, ordin l'immediato ritiro dell'H3. Non poteva perderlo, e la sua tempestivit evit il peggio. Il prezioso rov si mise in salvo, anche se molti dei bracci mobili, delle antenne e delle parabole, appendici sensibili e delicate, riportarono danni.
Occorreranno molti giorni per tornare a renderlo operativo brontol il capo-tecnico appena l'H3 venne tratto a bordo.
Dal comandante all'ultimo marinaio, in tutti erano apparsi evidenti stupore e incredulit, quando il ROV era emerso, ammaccato e danneggiato.
Occorreva ricorrere a una diversa soluzione per penetrare nell'antro dove l'acqua trasmetteva anche le minime vibrazioni.
Resta l'opzione umana sugger Evandro.
Dopo un consulto generale la proposta venne accettata da Van Oost. Va bene; domattina tenteranno il prelievo i sub della tua squadra d'emergenza. Troveranno il fondale gi smosso; non dovranno impiegare molto tempo, n compiere movimenti pericolosi per afferrare la statuetta e portarla con calma in superficie.
Alle redazioni di radio e televisioni locali e nazionali un'indiscrezione sul fallimento dell'H3 giunse da una telefonata partita da un cellulare di qualcuno a bordo della Poexado. Inutile smentire, a quel punto; occorreva fare buon viso a cattivo gioco. Van Oost, dopo essersi consultato con Balporf, accett un'intervista telefonica in diretta, richiesta dall'anchorman di Rede Globo, telegiornale edizione delle 20.
Ci penseranno gli esperti uomini rana della nostra impresa a compiere l'operazione di recupero afferm con sicurezza.

Mattino dell'indomani - Stesso fondale.
I quattro uomini dell'quipe attesero le prime luci del giorno per rendere operativo l'ordine ricevuto.
Dando il via ai suoi sommozzatori, Evandro aveva impartito un consiglio tanto ovvio quanto importante. Agite con lentezza, massima lentezza... L sotto, ormai lo sappiamo, l'equilibrio  fragilissimo.
Con queste parole in mente e il miraggio di cinquecento dollari a testa come premio a recupero eseguito, il team aveva iniziato la missione senza eccessive preoccupazioni; erano dei professionisti, certi di sapersi muovere in mare con tale acquaticit da rendere fuor di luogo l'apprensione di tutti.
Avevano mimato, prima di immergersi, le posizioni da prendere intorno alla statuetta. Distribuendoci come una stella a quattro punte e otto mani, rimuoveremo lentamente il fondo. Appena il fango ceder il suo prigioniero, inizieremo il rientro. Andata e ritorno e scavo sempre con la massima lentezza.
Buone intenzioni destinate a rimanere tali.
L'avanzata del gruppo nella grotta fu tale da far apparire
i sub, nei monitor di bordo, quasi fermi. Eppure i quattro si trovavano appena a met del percorso in grotta quando dall'alto gi presero a cadere ceneri mineralizzate, minuscoli fiocchi neri misti ad altrettanto piccole schegge di lava. Nemmeno un minuto dopo calarono dalla volta anche pietre di piccole dimensioni. Segnali preoccupanti, sufficienti a far temere il peggio.
Preallarme... sussurr il geologo.
Tra chi gli era attorno corsero occhiate interrogative e preoccupate.
Balporf reag con prontezza. Premio supplementare di trecento dollari disse sorridendo, rivolto a Evandro, ma la battuta giunse in cuffia anche ai quattro sub. Fu comunque Evandro a rispondere, che trasmise un secco comando.
Proseguite cercando di pinneggiare a intervalli maggiori... e respirate di meno, perdio! Riducete al minimo l'erogazione dai respiratori!
Da esperto sommozzatore aveva capito cosa provocava la reazione della volta. L'aria, inspirata dalle bombole ed espulsa dagli erogatori, scaricava un fiotto di bolle, colonna tumultuosa che saliva puntando verso la superficie ma trovava la volta della caverna. La urtava frantumandosi in rivoli guizzanti, s'infiltrava tra spigoli, anfratti, fessure, smuoveva gli strati di cenere e fango compattati da millenni. La colonna d'aria, che non sarebbe stata in grado di provocare nemmeno il solletico a un arco di rocce compatte, qui poteva rivelarsi capace di erodere nei punti deboli un soffitto naturale tenuto assieme da conglomerati di consistenze e spessori diversi e fragili.
Tutti s'illusero, convinti che un pericolo grave fosse da escludere. Ci voleva ben altra sollecitazione per provocare un crollo generale; al momento sarebbe continuata solo la caduta di cenere e schegge.
Quando i quattro raggiunsero il fondo della grotta, impiegando pi tempo dell'H3, Evandro annu. Bravissimi sibil, rivolgendo uno sguardo attorno a s. Sorrise beffardo al geologo. Eccoli pronti al ricupero, alla faccia tua, uccello del malaugurio, avrebbe voluto dirgli, ma tacque osservando con orgoglio i suoi sub. Prendevano posizione e s'inginocchiavano accanto alla statuetta, formando come d'accordo una stella a quattro punte.
Nell'affondare le mani guantate nelle zolle del fondale gi rimosse attorno al bronzetto, s'accorsero di non riuscirci facilmente. Il fango molto indurito lo tratteneva saldamente.
Avevano la preda a un palmo dalla maschera e non riuscivano a staccarla dal fondo.
Non  solo una testa... il fango nasconde un'intera statuetta mormor uno di loro al laringofono, dopo aver toccato con le mani la parte del bronzo ancora nascosta.
Taci ordin Evandro dalla superficie, in un tono quasi impercettibile. Parlare significava provocare reazioni.
"Mi sta guardando!" avrebbe voluto replicare il sub, ma non ne ebbe il tempo. Vide accendersi e lampeggiare ripetutamente il led piazzato sulla manica sinistra della muta. Come lui, gli altri trasalirono: era il segnale d'allarme concordato. Valeva come ordine di immediato ritiro: pericolo grave.
Non potevano ancora accorgersi di cosa stesse accadendo, ma eseguirono immediatamente. Con colpi di pinna, subito frenetici, s'allontanarono dall'oggetto rimasto nella presa del fango.
L'allarme era scattato da bordo nell'istante in cui la telecamera subacquea piazzata davanti alla grotta aveva segnalato quanto i quattro, chinati sul punto di scavo, non potevano notare. Alle loro spalle una pietra di notevoli dimensioni era caduta dalla volta e una pioggia di detriti l'aveva accompagnata. Una seconda, altrettanto grossa, s'era staccata nemmeno un secondo dopo.
A bordo qualcuno sembrava non aver compreso il pericolo crescente. Balporf s'era trasformato da impeccabile ingegnere a bufalo furente. Ritiri quell'ordine...  caduto un sasso, non una montagna. Ancora un paio di minuti e avranno finito...
Alla caduta del secondo masso, tutti erano rimasti con il fiato sospeso.
Ritiri l'ordine, le ripeto! prosegu il sudafricano. Cadde una terza pietra non lontana da chi pinneggiava verso l'uscita.
Pi in fretta! Fuori! ordin Evandro senza uno sguardo all'ingegnere capo, ma tenendolo fisso sui suoi uomini ancora visibili nel monitor. Erano ormai prossimi all'uscita, mancavano pochi metri. Non una bolla usciva dagli erogatori. Evidentemente trattenevano il respiro sino allo spasimo, malgrado dovessero nuotare impegnando tutte le loro forze.
Davanti ai monitor tutti avevano gli occhi incollati allo schermo. Intravidero uno spigolo tagliente staccarsi e cadere proprio sul quartetto dei sub. Tutti e quattro riuscirono a evitarlo, la roccia si conficc nel fango come un dardo a meno d'un metro dall'ultimo del gruppo.
Ancora pochi colpi di pinna e furono fuori.
A bordo della Poexado dirigenti e tecnici, umiliati dall'insuccesso, s'erano dovuti convincere dell'impossibilit di ripetere con i sub un'operazione di recupero.
Si interrogarono sul perch di quel segnale sinistro, si ipotizz una richiesta di consulenze d'alto livello, ci si chiese se poteva esser utilizzato un robot da recupero ancora pi sofisticato, un modello corazzato. La VODC poteva noleggiarne uno dei migliori, in grado di resistere a colpi pesanti. Ma se restava sepolto in un crollo generale? Avrebbero perso un mezzo dal costo di alcuni milioni di dollari senza riuscire a salvare il reperto reclamato a gran voce dalle autorit brasiliane.
Ai livelli inferiori della nave, tra chi s'era riunito attorno ai sub tornati a bordo commenti e supposizioni s'incrociavano.
In molti affioravano antiche paure.
 la maledizione di uno spirito dannato sussurr un anziano marinaio di colore. La gente di mare, specie i vecchi, non dimentica mai le sue radicate, superstiziose paure, anche se  imbarcata su una nave dalle tecnologie fantascientifiche.
Il comandante riusc a ricucire il rapporto tra il gruppo dei sommozzatori e il sudafricano, obbligandoli a stringersi la mano.
Riconosco che lei aveva ragione ammise Balporf. Aveva appena letto una lunga e-mail dell'istituto geologico, Facultade de Pesquisas di Rio, in risposta a una serie di quesiti posti da Afranio Ribeiro. Si offrivano spiegazioni non diverse da quelle gi suggerite da Evandro: causa indiretta del parziale crollo avvenuto durante l'immersione dei sommozzatori era anche la massa d'aria espirata.
Lo so,  difficile riconoscere la forza dirompente di evanescenti bolle d'aria disse Evandro. Una scarica d'aria, nel salire dal fondo, acquista velocit. Ogni bolla si dilata per il diminuire della pressione. Di metro in metro, quelle parti separate si mescolano, si sommano, diventano un'autentica massa d'urto.
Nel caso della grotta, aggiunse il geologo, quella colonna d'aria, non potendo annullarsi emergendo tra le onde e svanendo sulla superficie del mare, aveva investito la volta della caverna, guizzando tra lastre di cenere sgretolate e fessure nella lava.
Inevitabile convenire sulle conclusioni: in quell'antro alla base dell'isola, l'immobile realt, turbata dopo milioni d'anni, aveva reagito all'intrusione dei sub.
Qualcuno, durante una riunione, chiese al geologo come quella grotta avesse potuto formarsi a quaranta metri di profondit, dove l'acqua  immobile e il mare non giunge con l'effetto demolitore delle onde.
Su questo la scienza ha una risposta precisa, per tutti i mari del mondo rispose Ribeiro. Ricordiamoci l'effetto delle grandi glaciazioni, quando le acque dell'intero pianeta s'abbassarono di decine e decine di metri. Come altrove, anche attorno all'isola di Teimada l'opera di erosione delle onde si accan contro tutto quello che emergeva. In questo caso sulla parete rocciosa ma non compatta di un vulcano morto da tempo e quindi dalla struttura geologica debole. La forza dei marosi scav quell'antro a livello della superficie... Poi, alla fine dell'era glaciale, quando il livello dei mari risal, la grotta rimase sommersa, ben lontana dal pelo dell'acqua.
Molto tempo fa? chiese Tessoa, confermandosi esperto di manovre, doveri e diritti marinareschi, ma non di paleogeologia.
Circa undicimila anni prima della nostra era.
L'indomani Afranio Ribeiro con due assistenti a bordo del rimorchiatore Um comp una seconda analisi geologica del perimetro costiero di Teimada. Thomas Van Oost e
Peter Balporf confermarono agli altri soci il momentaneo blocco di ogni operazione. E poich al momento non si prospettava una rapida soluzione del problema, la loro irritazione cresceva di ora in ora. Pi evidente in un tipo come Balporf.
Ha acquistato il piede marino e non soffre pi di mal di mare, ma ha lo stomaco sottosopra per altri motivi osserv il comandante Tessoa in uno dei consueti incontri mattutini con Van Oost, dopo aver pi volte constatato, dalle note informative del centro comunicazioni, quanto fossero frequenti le telefonate di Balporf con Johannesburg e Amsterdam.
Altre teleconversazioni continuavano a intrecciarsi fra i tecnici di bordo e i colleghi della centrale operativa a San Paolo, e in videoconferenza con esperti minerari del Sudafrica. Si prospettavano ipotesi, si prendeva atto dei pericoli, si avanzavano dubbi. Di certo c'era solo un punto: l'operazione di recupero del reperto per le autorit brasiliane rappresentava una condizione preliminare ineludibile. Senza recupero niente perforazioni nell'area concessa.
D'un rottame di bronzo e dell'intera isola non me ne importa assolutamente nulla! aveva urlato al telefono di Johannesburg il supremo boss della compagnia sudafricana.
E ancor di meno a me aveva aggiunto il socio di Amsterdam. Diteci quanto vale quella statuetta; ne rimborso
io il valore ai cialtroni brasiliani. Ci ricattano per avere soldi.  sempre la stessa tattica. Corrompiamoli, come al solito.
Thomas Van Oost, nel confronto diretto con le autorit, non poteva dimenticare di essere cittadino brasiliano operante nelle acque del suo paese. Lo inseguivano le voci di radio e televisione, le indiscrezioni dalle alte sfere. Qualcuno, a quel livello, dopo essersi fatto spiegare come si collocavano i fenici nel quadro storico delle grandi imprese marinare, s'era esaltato nell'immaginare una fantastica traversata oceanica degli antichi navigatori mediterranei, dichiarando in un'intervista: La nostra patria esige di strappare al mare la prova della primogenitura del Brasile nel rapporto tra America ed Europa.
Il senatore Castro Peixoto, archeologo e professore di storia antica all'Universit di Rio, aveva promesso di recarsi al pi presto sul luogo del ritrovamento e di garantire che tutto venisse fatto perch non andasse perso un gioiello storico e artistico di tale importanza.
Altri la stavano buttando in politica, come segnal Ravaira Uo, commentatore di Rede Globo. Tre sere dopo l'annuncio del ritrovamento spieg a milioni di ascoltatori perch il presidente Luiz Incio da Silva, detto Lula, tenesse tanto al recupero di "quel pezzo di bronzo". Perch  alle prese con i problemi di immagine conseguenti al grave deficit economico del paese insinu. Per Lula una novit importante come questa pu contribuire a rinsanguare una popolarit in calo.
Fosse o non fosse nel vero, i portavoce di Lula davano fiato alle trombe, azzardando in interviste e dichiarazioni una tesi seducente. Il primo a toccare il suolo d'America non fu Colombo alle Antille, n Erik il vichingo in Canada, ma un vecchio fenicio sbarcato sulle nostre rive. Noi brasiliani alzeremo da oggi la nostra testa ancor pi in alto di quanto gi ci  concesso come paese leader del continente. Quella statua offrir la prova del nostro primato. Recuperarla  un dovere nazionale...
Impossibile per la VODC e i suoi associati ignorare un simile coro di reazioni. Solleticati dalla tv e dalla stampa, il settantadue per cento dei brasiliani, sondaggio attendibile della bears, riteneva fondamentale il recupero del reperto, per non rinunciare alla suggestiva ipotesi di essere la prima terra d'America toccata da chi proveniva dall'altra parte dell'Oceano. Addio Columbus Day, gongolavano gli anti-yankee, categoria in continuo aumento.
A livello popolare, l'evento archeologico-storico in s era poco compreso, ma si intuiva un'eccezionaiit tale da lasciar prevedere esplosivi festeggiamenti collettivi. Gi si cominciava a prepararli, curando l'allestimento di sfilate con centinaia di carinhas dai glutei nudi in movimenti sincronizzati con lo sventolio delle bandiere, ovvero quanto di meglio poteva esprimere "l'orgoglio di essere i primogeniti nella storia della scoperta dell'America".
Per la media borghesia, da sempre nazionalista, era seducente sognare che navigatori di un popolo d'antica civilt, molti secoli prima di chiunque altro, fossero approdati in Brasile. Non mancava, infine, una frangia di estremisti ai quali dei fenici interessava poco, ma che gioiva al pensiero di bloccare i lavori di una delle tanto odiate compagnie multinazionali, tanto pi se aveva come soci dei razzisti sudafricani.
Dopo annunci, smentite e dichiarazioni di varie fonti apparse in apertura dei telegiornali la sera del 13 maggio, un portavoce governativo "in riferimento a contraddittorie notizie relative al tesoro archeologico venuto alla luce nelle nostre acque territoriali, si conferma l'impegno per il suo celere recupero. Considerato l'inestimabile valore del reperto, il Ministrio da Cultura conferma ufficialmente il divieto di dar inizio alle ricerche di falde mineralogicamente interessanti in un raggio di cinquanta miglia intorno all'isola di Teimada. La commissione geologica federale ritiene inoltre indispensabile l'impiego di nuovi strumenti in grado di operare senza pericolo di crolli che priverebbero il Brasile di una testimonianza di valore incalcolabile, con la quale il nostro paese arricchir il patrimonio culturale suo e dell'umanit".

15 maggio, mattino - Universit di Pisa,
Dipartimento di archeologia.
Se non riusciranno a portare a galla quel bronzo sar un vero disastro per la compagnia diamantifera aveva esclamato Realatti in un incontro con Marco Arnei.
L'appuntamento era in facolt. Tra le mani dell'ingegnere, nuove foto giunte dal Brasile, scattate dal ROV H3 e poi lavorate da un laboratorio specializzato in scansioni elettroniche, a San Paolo.
La busta che le conteneva pass nelle mani di Marco, accanto al quale era seduto uno dei suoi laureandi invitato dal professore ad assistere al colloquio con l'ingegnere Realatti.
Cos conoscerai un uomo mitico nell'ideazione di attrezzature speciali d'immersione... innocente latore d'un invito a occuparci di una solenne bufala archeologica.
Non posso contestare la sua competenza su quest'argomento. Ma se lei volesse perdere altri cinque minuti per osservare le foto tra le sue mani... Mi sono giunte questa notte.
Marco dalla busta estrasse le immagini a una a una.
Realatti not subito quanto lo sguardo dell'amico si fosse fatto attento; passava le foto all'allievo, riflettendo.
Nulla si pu dire sull'autenticit del bronzetto, se non lo si avr tra le mani. Certo, queste sono immagini interessanti, ma occorrerebbe portare il reperto in laboratorio e sottoporlo a molteplici esami. Solo raggiungendo una certezza sull'et del metallo l'entusiasmo per la scoperta sar giustificato. Io ne dubito, ma se la statuetta si dimostrasse riconducibile all'et punico-fenicia, saremmo di fronte a un caso tra i pi clamorosi nella storia dell'archeologia moderna.
S'affacci un assistente di Arnei e si rivolse all'ospite. Ingegner Realatti, la chiamano dal suo ufficio.  urgente.
Monica, la segretaria di fiducia dell'ingegnere, aveva imparato a restare calma anche quando si trovava al centro di situazioni difficili o addirittura drammatiche. Non si scomponeva nemmeno per le proteste sindacali anche violente dei dipendenti con perentorie richieste d'aumento di stipendi, sempre al minimo sindacale. Realatti, di padre spezzino e madre genovese, dava a ogni centesimo di euro un peso da ligure purosangue.
Considerata la sua proverbiale imperturbabilit, doveva avere le sue ragioni se telefonava al suo principale sapendolo impegnato in una riunione importante. Siamo
sotto attacco, presidente! esord in tono drammatico. Realatti ebbe un soprassalto: la sua fabbrica veniva spesso indicata dai pacifisti di La Spezia come fornitrice di apparecchiature militari, e temette di essere di nuovo nel mirino di estremisti decisi a tutto.
Una bomba?
No, un missile! Viene dal Brasile.
Smettila di farmi stare col fiato sospeso...
Sul suo tavolo ho appena deposto un fax di trenta pagine spedito da San Paolo in piena notte, stando al fuso orario.
Ancora sulla statuetta sepolta?
Il fax  diviso in due parti: la prima  una relazione tecnica sull'isola di Teimada e su quello che si sa della sua composizione geologica. La seconda  un'offerta di contratto da lasciare stupiti.
Offrono quattro soldi?
Al contrario, ho intravisto cifre a sei zeri, in dollari. E per il suo amico professore un contratto da restare a bocca aperta...
Monica collaborava con il suo boss da pi di trent'anni; era quasi una figlia per lui, scapolo maturo, e questo spiegava il tono confidenziale delle loro conversazioni.
Leggendo simili cifre ho ritenuto di poter interrompere la sua riunione. L'amico seduto davanti a lei schizzer dalla sedia e salter sul prossimo aereo per il Brasile...
Lo conosci troppo poco, Monica... Comunque, grazie per la notizia.
L'ingegnere rientr nello studio di Marco con un sorriso radioso. Quelli intendono fare sul serio annunci tornando a sedersi e soffiandosi rumorosamente il naso. I brasiliani non solo confermano l'intenzione di utilizzare i miei nuovi sistemi d'immersione, ma desiderano impiegare per l'operazione un archeosub di prestigio e gi pratico delle mie attrezzature. Ieri avevo inviato l'elenco, peraltro breve, di chi ha sperimentato in sede operativa la nostra nuova scafandratura a circuito chiuso...
Ha fatto il mio nome?
Lei  nell'elenco insieme alla dottoressa Morasky e al vostro assistente Manunzi.
Questo non significa...
S, Marco, significa molto. E loro hanno gi espresso il desiderio e avanzato un'offerta economica di tutto rispetto... Posso soffiargliela in un orecchio?
No! Lasciamo perdere, per favore.
Invocazione inutile. Non doveva essere un caso se l'ingegnere l'aveva chiamato "Marco", anzich "professore", e se stava alzando il livello confidenziale.
La vogliono laggi, amico mio, e mi usano da ambasciatore perch hanno intuito quanto nel suo nome si sommino prestigio scientifico ed esperienza di attrezzature speciali come le nostre.
Marco scoppi a ridere. L'hanno intuito perch lei li ha informati. Sono poco conosciuto all'estero e per nulla in Brasile.
Non faccia il falso modesto e ascolti chi ha vent'anni pi di lei. Pensi all'eco che avrebbe il successo ottenuto con un'immersione all'avanguardia, che peraltro sembra sia l'unica praticabile per risolvere un problema insolubile. E lei...
Un motivo preciso aveva suggerito agli uomini di Thomas Van Oost di insistere nella richiesta di collaborazione con l'AISIR. Negli ambienti tecnici della ricerca sottomarina si parlava infatti gi da un anno di innovatrici scafandrature da palombari. Oltre alla particolare elasticit e alla resistenza degli scafandri, derivati da collaborazioni con la NASA, il sistema di respirazione elaborato dall'AISIR era stato ideato e costruito per non emettere l'aria espirata dal palombaro. Flusso rivelatosi sempre disturbante in lavori subacquei all'interno di relitti da recuperare. Ai brasiliani bloccati davanti a Teimada lo scafandro speciale offriva la speranza di uscire dall'impasse in cui si trovavano dopo i segnali di cedimento della grotta: non emettendo colonne d'aria, poteva evitare alterazioni pericolose allo stato d'equilibrio precario in quella pericolante cavit. Per questo i tecnici della VODC avevano deciso di scegliere la ditta italiana.
Certo, anche il sistema rebreather poteva consentire operazioni subacquee senza emettere colonne d'aria espirate; ma rivestendo il sub con l'attrezzatura dell'AISIR, l'uomo immerso era protetto da una guaina di particolare resistenza. Dettaglio non trascurabile per chi aveva forte probabilit di vedersi cadere addosso pietre di vario peso e forma.

15 maggio, sera - Casa Arnei, Marina di Pisa.
Sulle decisioni importanti Marco teneva in considerazione l'opinione di sua moglie pi di tutte quelle che avrebbe potuto ascoltare in ambito universitario.
Tu sei il mio vero rettore ripeteva spesso.
Non  vero per nulla. All'ultimo fai sempre di testa tua.
A volte tento di applicare il sano principio del libero arbitrio. Ma tu sai molto bene come orientarlo.
Orientare vuol dire deviare, o sbaglio?
Simona, tu non sbagli mai. E se anche sbagliassi io ti perdonerei sempre... quasi sempre.
Simona aveva da poco ricevuto una lunga telefonata. Realatti s'era attaccato al cellulare appena uscito dallo studio dove Marco, ripetendo il suo no all'offerta dei brasiliani, aveva ripreso a discutere la tesi di laurea dell'allievo.
Poco prima dell'ora di cena, l'eco di quel no rimbombava nella cucina di casa Arnei.
Fossi in te, io mi orienterei verso l'accettazione della proposta brasiliana. Simona affrontava l'argomento senza giri di parole. A parte i dubbi sul risultato scientifico, che tu risolveresti in meno di un minuto se ti trovassi fra le mani una patacca, quei cacciatori di diamanti ti offrono un sacco di soldi. E per di pi questa volta non dovrai vivere un'avventura spericolata... come al solito. Sembra che si tratti d'una passeggiata.
S, dovrebbe essere un'immersione facile. Il problema  un altro: non voglio cadere nella trappola d'un falsario.
Hai un curriculum magnifico, nessuno dubiterebbe di un tuo giudizio, negativo o positivo. Considerando poi quanto intendono offrirti...
Non mi sono mai lasciato convincere da quell'argomento. Lo sai.
Risparmiami dichiarazioni da cavaliere senza macchia. Dovresti invece ricordare che porti il peso di una famiglia numerosa, da mantenere con uno stipendio universitario da lavapiatti.
Su questo sbagli. Un lavapiatti, lavorando d'estate in uno dei ristoranti della marina, guadagna certamente il doppio di me.
Vedi che mi dai ragione?
Simona, a parte i miei legittimi dubbi, l'universit m'impedirebbe comunque di accettare. Proprio ora, alla vigilia degli esami di laurea, non posso chiedere un incarico fuori sede. Il rettore una settimana fa s' limitato a rimproverarmi, ma se faccio finta di non aver udito la sua predica... Ah, ricordati che dobbiamo invitarlo a cena.
Certo. Appena torni dal Brasile.
Lascia perdere, per piacere.
Ti assenteresti al massimo per una settimana. Me l'ha assicurato Realatti.
Noto che il vecchio volpone ti ha lavorato ai fianchi.
Con il suo scafandro speciale non ci sono pericoli, me l'ha giurato. Vai e torni, e risolviamo un sacco di problemi. Elisabetta avr presto bisogno del nostro aiuto per mettere su casa.
Non costringere un debole marito a ripetere i suoi no. A prescindere dai miei dubbi,  l'universit ad avermi appena invitato a non moltiplicare le assenze.
Le battute rimbalzavano, apparentemente senza giungere a nessuna conclusione, nella quiete di casa Arnei. Ma intanto molte telefonate, incuranti delle cinque ore di fuso orario, si incrociavano tra i rettori di due importanti istituti universitari: quello di Pisa e quello di San Paolo.
Marco non poteva ancora conoscere il tema di quelle conversazioni. Solo l'indomani avrebbe saputo che proprio la sua universit dimenticava l'urgenza delle lauree e proponeva a un suo prestigioso e avventuroso insegnante di offrirsi per il recupero di un reperto d'et fenicia apparso in acque dov'era impossibile la sua presenza.

L'indomani - Dal rettore magnifico, Universit di Pisa.
Arnei carissimo, abbiamo ricevuto una richiesta precisa dal Brasile esord senza perifrasi il rettore, accanto al quale era seduto il preside dell'istituto d'archeologia. Dai nostri colleghi dell'Universit di San Paolo siamo venuti a conoscenza di quanto nessuno di noi sapeva. Sembra che lei sia l'unico archeosub in grado di usare speciali attrezzature di una nostra industria all'avanguardia...
Intervenne il preside. Per la verit avrei dovuto gi saperlo, avendo ascoltato dal nostro Arnei una cronaca della sua brutta avventura nel Mar Rosso, dove lui e i suoi compagni hanno adoperato i nuovi scafandri.
S, li abbiamo sperimentati, e oggi sono numerosi gli esperti nel loro uso. Aggiungo che se per risolvere il problema nato nelle acque brasiliane  giustificato l'uso di quelle speciali scafandrature,  invece ingiustificata la richiesta dell'intervento di un archeologo.  spropositata. Non si tratta di compiere una ricerca, ma di eseguire un semplice recupero.
Il preside scosse la testa. Chi vuoi convincere, Arnei? Tu m'insegni quanto siano importante la cognizione del luogo di recupero e le condizioni ambientali... Se vorrai successivamente dimostrare che si tratta di un falso o al contrario annunciare al mondo un evento di estrema importanza, lo farai anche con quanto constaterai in situ.
La difesa cominciava a indebolirsi, Marco se ne rendeva conto, e si afferr a un residuo di resistenza. Ci sono archeosub brasiliani d'ottimo livello...
Il rettore, oltre a scuotere la testa, si mise anche a ridere. Arnei, chi vuol prendere in giro? Ho ricevuto ieri sera dal Ministerio da Cultura brasiliano una nota di grande autorevolezza. Mi si ringraziava per aver ascoltato il loro desiderio di collaborazione con un nostro cattedratico, si sottolineava l'importanza di operare insieme nelle acque e poi nei laboratori del loro paese, mettendo a disposizione le esperienze di un archeologo quale lei . In particolare ricordando le sue ricerche su relitti fenici e la collaborazione con un personaggio del valore di Sabatino Moscati, che  stato presidente dell'Accademia dei Lincei.
Per la verit, l'anima e la mente di quelle campagne...
Lo so, lei di quell'anima e di quella mente era solo un assistente, ancora molto giovane. Eppure il suo nome  citato spesso tra i fenicisti.
Riprese la parola il preside. Su, piantiamola con le chiacchiere; ci conosciamo e lavoriamo insieme da troppi anni per prenderci in giro. Noi desideriamo che tu accetti l'incarico.  importante per quest'universit, perch...
Il rettore ci tenne a completare la frase. Arnei, confesso di aver gi dato una prima positiva risposta. Con una e-mail appena spedita ho confermato che il famoso professor Moscati, guidando dalla superficie i suoi giovani collaboratori, contava molto su un certo Marco Arnei, a fine anni Settanta. Nel mare dei fenici lei faceva parte di un gruppo operativo al quale i fondali di Sicilia, Sardegna e Tunisia avevano dovuto cedere gelosi segreti sulla marineria punica.
A questo punto Marco, pi che lusingato da quella sviolinata, era incuriosito. Occorreva poco per immaginare quanto una sua partecipazione, con attrezzature speciali, potesse interessare all'Universit di San Paolo; le compagnie associate nella caccia ai diamanti avevano forse offerto un fondo per la ricerca o per alcune borse di studio? Non ci sarebbe stato da stupirsi: erano molte le grandi firme che avevano rimorchiato il rettore dalla parte loro
con un "bel gesto". Utile poi anche ai finanziatori, in quanto deducibile dalle tasse...
La realt della situazione venne a galla poco dopo, alla tavola della mensa dove lui e il preside avevano ordinato mozzarella, insalata e acqua minerale non gassata.
Al rettore la richiesta brasiliana  parsa una manna. Stabilire un rapporto operativo con un'universit dell'America meridionale  tra le opzioni pi auspicate dal ministero. Organizzare interscambi e ospitalit, incaricare i docenti a far scuola sul campo... un'occasione d'oro. La tua missione ci permetter un contatto diretto con un ateneo d'oltreoceano, un lavoro in comune. Quando il ministro sapr di un nostro docente al lavoro in America Latina ci loder pubblicamente. Ne sono sicuro.
E alla nostra universit il tutto non coster nemmeno un centesimo.
Bravo, hai indovinato! E se accetti un consiglio da un perfezionista, portati appresso uno studente dell'ultimo anno. La tua trasferta avr cos maggior valore, per noi. Grattando il fondo del barile posso pagare io il viaggio del tuo allievo; abbiamo ancora qualche soldo per il 2003. Laggi immagino che sarete tutti spesati. E lui potrebbe guadagnarsi una borsa di studio in loco...
Tra domande e risposte, sollecitazioni frenetiche a far presto, dubbi e successiva accettazione delle proposte avanzate dai vertici impazienti della VODC, la fase interlocutoria dur solo due giorni, a conclusione dei quali il consorzio diamantifero aveva accettato la richiesta del professore italiano: piena libert di decisioni sul campo e assunzione di un suo diretto collaboratore.
Per i cacciatori di diamanti contava soprattutto il tempo; l'operazione di recupero si doveva compiere al pi presto. Ogni giorno d'immobilizzo del personale e di una flotta da ricerca ultrasofisticata rappresentava un costo enorme.
Marco aveva considerato il pro e il contro della proposta ricevuta. Gli mancava per un tassello per completare il piano d'azione e di lavoro: un colloquio con chi da anni gli era accanto nelle imprese difficili.
Invi a un indirizzo e-mail in Israele, allegando le foto scannerizzate del bronzo sepolto nelle acque brasiliane.
Aggiunse una sola frase. "Che ne pensi?"
Era trascorso un giorno, quando telefon a Sarah Morasky e ripet la domanda.
Nell'Universit di Haifa, sulla costa orientale mediterranea, la Morasky aveva cominciato sin da giovane studentessa ad appassionarsi di storia dei fenici. Semiti di casa mia amava ripetere. Tanto appassionata alle loro vicende da scegliere, quando s'era presentata a pieni voti alla soglia dell'insegnamento universitario, la specializzazione in semitismo. Per poi seguire l'archeologo Ulisha Zinder in varie campagne di ricerca sottomarina nel Mediterraneo orientale.
Cosa ne penso? rispose con una voce che si faceva dura quando Marco Arnei, compagno di tante imprese, a suo avviso stava per compiere un errore. Lei si considerava giudice glaciale nelle situazioni dubbie; e lo accusava di lasciarsi influenzare da "entusiasmi latini".
Di questa faccenda d'oltremare penso tutto il male possibile.
Dimmi perch.
Innanzitutto i sudamericani in genere e i brasiliani in particolare sono quasi sempre inaffidabili.
Questo  il razzismo tipico delle tue origini nordiche.
Origini dimenticate! Vivo da quarantanni ad Haifa, dove il caldo  asfissiante trecentosessanta giorni su tre- centosessantacinque.
Bando alle ciarle; cosa pensi di quelle foto?
Sar sincera...
Tanto per cambiare. Le foto sono interessanti. Il reperto, se si tratta di un reperto,  suggestivo.
Allora fai la valigia e vieni con me.
Segu un silenzio che a Marco sembr imbarazzato.
No, non vengo. La proposta  stata diretta a te. Di conseguenza a te, e solo a te, spetter la gloria di un eventuale successo...
Oppure i calci in culo, se la faccenda si riveler una bufala.
Appunto.
E tu non vuoi rischiare.
Di nuovo silenzio, poi la voce si fece affettuosa, nei limiti in cui questa parola aveva attinenza con il carattere di Sarah Morasky.
Sinceramente, Marco, abbandonarti da solo in quest'impresa non mi crea un caso di coscienza. Da quanto ho letto, la tua sar un'immersione facile, breve... e avrai comunque il bravo Juv accanto.
S, ha accettato l'ingaggio.
Sono contenta per lui e pi tranquilla per te. Io sarei solo un sovrappi. Voi due ve la caverete bene, e senza correre pericoli.
E allora?
Allora io resto a casa. Chiamami, faxami, teleraggiungimi quando vuoi. Inoltre, restando qui, potr lavorare per te, tentando di convincere il saggio Ulisha a collaborare, dopo il recupero. In un caso dubbio, nessuno come lui  in grado di affermare se un pezzo di metallo sia rimasto in mare due millenni e mezzo oppure un paio di mesi.
Grazie, Sarah.
Non c' di che... Riguardati.
Prima di chiudere, risponderesti a una domanda?
Avanti!
Descrivimi la tua T-shirt di oggi.
Nemmeno un attimo di perplessit. Nera carbone, con scritta in giallo cadmio. E recita...
Sorry, no autograph today.
Va bene, non ti chiedo autografi, ma un bacio accademico.
Rifiutato, per ora. Sei al servizio di un'orrida multinazionale. Vergogna!


PARTE TERZA.
IN OCEANO.

Fu il pi piccolo dei maschi il primo a mordere.
Saett verso il sommozzatore, tent di addentargli una gamba, riusc solo a scalfirgli un polpaccio.
Una ferita superficiale, ma subito sanguinante.
Per lo spavento e il dolore, l'uomo sent l'affanno crescere, soffocarlo, mentre attorno alla sua gamba vedeva diffondersi una scia torbida, scura.
Il branco ebbe percezione del panico che stava condizionando la preda e s'avvent in un secondo, definitivo attacco.
La macchia di sangue si mut in una nube densa.
Sal alla superficie e tinse di rosso la cresta delle onde.

La spada ruot in un guizzo di luce per il sole riflesso dal lucido metallo. Il bordo affilato tagli di netto il collo di Ganart, e la sua testa rotol ai piedi dei sacerdoti accusatori.
Impassibile, Necao il faraone continu a fissare un punto nel vuoto. Non aveva dubbi sull'inevitabilit di quella condanna, ma gli spiacque aver perso un navigatore esperto e soprattutto coraggioso. Aveva affrontato senza timore la morte portata dalla spada del carnefice; era sufficiente per immaginare con quale fermezza avesse affrontato le incognite e le furie del fiume Oceano. Forse anche i suoi mostri.
Il misterioso fiume Oceano, ripet a se stesso Marco. A tarda notte, bench stanchissimo, non s'era ancora gettato a letto accanto a Simona, gi addormentata da ore.
Lui aveva continuato a riflettere su quanto riletto nei testi sui fenici, ovviamente numerosi nello scaffale dello studio. Ne aveva individuati e sfogliati alcuni durante l'intera giornata, cercando le pagine dedicate ai loro viaggi per mare.
Sulle rotte tracciate nel Mediterraneo dalle gauloi, le navi da carico, e dalle pentere da battaglia, le ricerche di Sabatino Moscati in Italia, del tunisino M'Hamed Fantar, della spagnola Maria Eugenia Aubet Semler e del tedesco Willer Grliz avevano esaurientemente illustrato imprese navali i cui inizi risalgono a oltre tre millenni fa. Ne offrono prova gli Annali di Tiro, con cronache e bilanci di viaggi compiuti dalle gauloi fenice. Documentano commerci marittimi gi nel XII secolo a.C. Gli Annali erano stati tradotti dal fenicio al latino da Giuseppe Flavio, nel I secolo d.C. Come cittadino di Roma, Flavio era ostile alle genti di Cartagine, Tiro, Sidone; malgrado questo nei suoi scritti traspariva l'ammirazione per i coraggiosi marinai del primo Mediterraneo. Gli storici antichi non li chiamavano fenici, ma sidoni, dal nome di quella citt, oggi piccolo centro sulla costa libanese; e chiamavano Canaan l'entroterra, esteso sino a montagne coperte da foreste di cedri giganteschi, alberi perfetti per i cantieri navali. Vi operavano mastri d'ascia e carpentieri rimasti leggendari nei secoli.
Sfogliando le pagine di opere da qualche anno rimaste negli scaffali, Marco si trov sotto gli occhi la riproduzione dei famosi bassorilievi del palazzo di Sargon a Khorsabad, oggi al museo del Louvre. A un Marco Arnei ventitreenne, appena laureato, il maestro Moscati aveva affidato l'incarico di un viaggio a Parigi per studiare i dettagli tecnici relativi alle imbarcazioni ritratte in quelle tavole marmoree del VII secolo a.C. Bassorilievi destinati a illustrare la navigazione di una flottiglia fenicia, navi, marinai, timonieri e rematori impegnati nel trasporto in Egitto di tronchi di cedro indispensabili ai faraoni per edificare templi e palazzi.
L'esportazione verso l'Egitto di simili carichi via mare alimentava il commercio delle genti di Sidone, di Tiro, di Biblo. Non come adempimento d'un pesante impegno di paese sottomesso a un vincitore, n come obbligo di schiavit, ma come conclusione di una trattativa commerciale.
Nei giochi di rimbalzo della memoria, Marco ricord in che modo sprezzante aveva risposto il principe di Biblo,
Zakerbaal, al messo del faraone giunto per reclamare nuovi carichi di legname. Io non sono il tuo servo e neppure il servo di colui che ti ha inviato.
L'ambasciatore del re dei re aveva replicato in tono altrettanto duro. Tuo padre obbed, obbed il padre di tuo padre. Anche tu devi obbedire.
Zakerbaal invece non aveva obbedito, stabilendo quanto oro gli doveva essere versato in cambio del legno della sua foresta.
Ben altro per aveva spinto Marco a rileggere testimonianze del tempo in cui gauloi e pentere navigavano a vele spiegate lungo le rotte mediterranee e fondavano colonie lontane, mantenendo con esse intensi rapporti.
Verso occidente, superate le Colonne e raggiunti i mercati sulle coste d'Africa, i fenici avevano fondato le colonie di Rusaddir, di Emsa, di Mogador e Tamuda, la Tangeri dei giorni nostri. Marco, in missione per studiare necropoli che restituivano gioielli e ceramiche, aveva proseguito l'itinerario sulla costa atlantica e aveva raggiunto le rovine di Lixus, accanto al porto marocchino di Arcila.
Ricordava le fotografie scattate al tempio, alla necropoli e alle iscrizioni. Reperti, tutti, del VII secolo a.C.
Tornarono ai suoi occhi pagine sulle quali s'era preparato per quel viaggio, un libro zeppo di note a matita. Lo sfogli ripercorrendo il testo sulle circumnavigazioni dei cartaginesi attorno all'Africa, sino a ritrovare pagine in qualche misura attinenti ai dubbi che lo assediavano dopo aver accettato l'incarico in Brasile. S'era chiesto se poteva essere stato possibile un viaggio di naviganti punico-fenici non solo oltre le Colonne, ma nel temuto fiume Oceano.
Non ricordava frasi o accenni in grado di offrire conferma di viaggi in mare aperto. Testimonianze precise riguardavano invece navigazioni lungo le coste dell'Africa Occidentale; rotte sempre in vista della terra, mai puntando al largo verso un ignoto senza misura. Un geografo greco d'et classica aveva lasciato ai posteri la cronaca del viaggio di un cartaginese, Annone, giunto a oltre seimila chilometri dal punto di partenza. Le sue navi, alla fine del V secolo a.C., avevano tenuto tese le loro vele per mesi e mesi nel fiume Oceano, raggiungendo il Golfo di Guinea.
Altra famosa cronaca d'et classica riguardava il viaggio di Imilcone, quando nello stesso V secolo quel fenicio aveva puntato al Nord, navigando lungo costa nel fiume Oceano, fino a sbarcare alle fredde isole Cassiteridi, la Gran Bretagna e l'Irlanda d'oggi. Il mercante navigatore cercava stagno e lo aveva trovato, aprendo cos le vie commerciali del prezioso metallo nel Mediterraneo.
Altri rinvenimenti archeologici testimoniavano la presenza dei cartaginesi nelle Azzorre. Marco lo ricord nel rileggere quanto scritto da Piero Bartoloni; fotocopi una pagina e l'infil nel dossier di appunti e documenti da portare in Brasile. "L'abilit marinara dei fenici, nei popoli contemporanei suscitava ammirazione e invidia. Padronanza dei mezzi di navigazione e profonda conoscenza dei mari e degli elementi atmosferici contribu alla loro fama. Come grandi e intrepidi navigatori, per approvvigionarsi di materie prime e per commerciare manufatti prodotti in madrepatria, furono gli unici navigatori dell'antichit a muoversi lungo rotte distese su enormi distanze."
Famoso il periplo dell'Africa compiuto nel VI secolo a.C. per ordine del faraone Necao. Da un porto egizio nel Mar Rosso, vele e remi avevano portato esploratori fenici tanto a sud da doppiare la punta meridionale dell'Africa, oggi capo di Buona Speranza. Oltrepassandolo e continuando a navigare lungo la costa africana, erano tornati verso nord senza accorgersene, perch bordeggiavano rive sempre alla loro destra. Nell'emisfero meridionale, non potevano contare sull'orientamento basato su quella che essi chiamavano la Stella; non riuscirono quindi a capire come mai il sole sorgesse non pi alla loro sinistra, ma alla loro destra.
Il viaggio durato tre anni si era concluso con il rientro, via Mediterraneo, ai porti del Delta, dove anzich la gloria avevano trovato la morte, per l'affermazione blasfema di aver visto il dio Sole sorgere non a oriente, ma a occidente. Pur essendo esperti marinai, quel fenomeno non erano riusciti a spiegarlo. Non potevano sapere di aver navigato lungo l'Africa prima da nord verso sud e poi da sud verso nord.
Il sole dalla parte opposta a quella in cui sorgeva in Egitto? Una bestemmia. Un dio possente come il Sole non pu capovolgere la verit. I peccatori andavano puniti con il taglio della testa...
Letture e riflessioni non potevano non concludersi con una consultazione di atlanti storici e geografici. Marco apr le pagine dedicate agli oceani: al Pacifico, all'indiano, all'Atlantico.
Si sofferm su quest'ultima mappa: all'equatore s'allungava nell'oceano la gobba dell'frica, protesa verso l'America meridionale. Da sponda a sponda grosso modo tremilacinquecento chilometri, si disse.
Perch escludere a priori che un navigante storicamente sconosciuto, ma abile quanto audace, puntando a mercati lungo la costa africana fosse stato sorpreso da un uragano o da un'avaria e portato dai venti e dalle correnti sino all'approdo o al naufragio sulle rive del continente americano?
Non era impossibile, ripensando alle migliaia di miglia percorse dal fenicio Annone sino al Golfo di Guinea, da Imilcone per giungere in Cornovaglia, soprattutto all'interminabile viaggio degli sfortunati circumnavigatori dell'Africa.
Di un marinaio che non torna mai si sapr della sua avventura, della meta raggiunta, e rester occultata alla storia la possibile conclusione d'una straordinaria vicenda di mare.
Forse anche l'odissea sconosciuta d'un legno proveniente dal Mediterraneo e finito in America?
Erano tante le epopee di coraggio e di sacrificio inghiottite nel silenzio del mare e della storia.
Stava discutendo con se stesso. Ripetendosi che certo,  vero, la storia non si fa con i "se". Spesso, per,  vero anche il contrario. Se un ricercatore non conformista non avesse ceduto alla tentazione del "se", si era detto pi volte, molti dubbi e quesiti posti dalla storia ufficiale non sarebbero mai stati risolti.
Percep una presenza alle spalle.
Cercavi un paese lontano dove fuggire abbandonando una moglie che comincia a esibire qualche ruga qua e l?
Simona s'era materializzata nello studio. Scalza, in camicia da notte bianca, sufficientemente corta da lasciare scoperte le gambe sino all'arco sinuoso delle cosce. I capelli arruffati a cornice d'un volto sorridente ma pallido, in sintonia con l'ora notturna. Gli occhi invece erano vivi e luminosi.
Sei magnifica. Mi spiace di averti svegliata; ho cercato di non fare rumore.
Infatti  stato il mio sesto senso a strapparmi al sonno... Ti sognavo, ti vedevo partire non per ripescare una statuetta, ma per raggiungere una diciottenne brasiliana tutta curve. E vivere con lei le indimenticabili notti del prossimo carnevale.
Prescindendo dalla diciottenne, il carnevale  da poco finito, in Brasile. Al prossimo mancano all'incirca dieci mesi.
Potresti impiegarli per imparare, finalmente, a ballare
il samba. O magari qualche ritmo ancor pi moderno...
Il corpo di Simona s'appoggi al suo con leggerezza. I suoi capelli ravvolsero fin quasi a soffocarlo, i seni erano premuti sul suo petto, le braccia strette attorno alle spalle...
Adesso vieni a letto. Subito. Molli tutte le difese, ti sdrai sul dorso, ti rilassi e mi lasci fare. Se riesco a infliggerti un massaggio come si deve, dormirai come un sasso fino alle dieci.
Per carit! Alle nove debbo trovarmi in facolt.
Non ci pensare proprio, esimio professore... A farti russare sino a tarda mattinata sar anche la seconda parte del mio programma. Ho la precisa intenzione, dopo averti praticato il massaggio da relax, di condurti per mano verso la perdizione.

Mattino del 21 maggio-A bordo della Poexado.
Erano in due alla tavola imbandita per la colazione del mattino, nella cabina del comandante arredata e ordinata in stile militaresco. Su una mensola la foto di una famiglia numerosa, moglie e quattro figlie tutte in scala, vestite con la medesima divisa d'istituto scolastico. Al muro un policromo diploma incorniciato, probabilmente una decorazione.
Il tavolo e le due sedie, poste una di fronte all'altra, erano adeguati all'ambiente spartano.
Osservando le contorsioni delle lunghe gambe di Van Oost alla ricerca di una posizione comoda, il comandante sorrise. Chi ha costruito questi mobili forse immaginava che li avrebbero utilizzati solo persone della mia misura.
Rise dell'imbarazzato commensale, anche se ormai da un mese consumavano quasi ogni giorno la prima colazione assieme. Gli vers una tazza di caff.
Latte? Zucchero?
Come non avesse udito, l'ospite lo fiss dritto negli occhi.
Comandante, le porto una buona notizia: quell'archeologo subacqueo italiano ha finalmente accettato di collaborare. Se le mie informazioni sono esatte, in questo momento  gi in volo verso il Brasile.
Bene... Immagino lo abbiate convinto con la promessa di regalare alla moglie il diamante pi grosso che strapperemo all'Atlantico. Oppure gli avete offerto un compenso a sei zeri... non in real, ovviamente, ma in dollari.
Nulla di tutto questo. Il personaggio sembra essere tutto d'un pezzo, tanto da aver accettato l'incarico solo considerando l'importanza di un'intesa tra la sua universit e l'istituto archeologico brasiliano... In Europa ci tengono molto agli scambi. Per collaborare con l'italiano, un luminare dell'Universit di Rio si unir a noi.
Era ventilata anche la presenza di un suo assistente: un tecnico, a quanto ho letto sui fax di ieri.
S, abbiamo accettato la presenza di questo tecnico che curer l'uso del rivoluzionario sistema d'immersione destinato a toglierci da quest'impasse.
Tanto perfezionato da consentire il recupero del reperto archeologico senza provocare vibrazioni? Possiamo esserne sicuri? Tessoa esprimeva un ragionevole dubbio, dopo gli sfortunati esiti dei primi tentativi di prelievo.
Penso si debba credere alle assicurazioni giunte dall'Italia e alle verifiche effettuate dai nostri tecnici. Non esiste al mondo sistema d'immersione migliore, per il nostro problema. Van Oost ebbe un attimo di esitazione. Comunque io debbo crederci, comandante. Debbo uscire da questa situazione di stallo... Quella statuetta me la sogno di notte. Un incubo.
Purtroppo da qualche giorno se la sognano anche milioni di brasiliani e un paio di ministri federali.
Dio ci salvi dall'arrivo a bordo d'uno di loro.
Pu contarci, invece. Voleranno qui come mosche al miele, se l'archeologo tira su un pezzo di valore.
Io non ci credo.
All'archeologo?
No, al pezzo di valore... ma debbo comunque effettuare il recupero, se intendo riprendere il lavoro.
Tacquero, i pensieri certamente in sintonia. Prima l'allestimento della Poexado, poi il suo traino per oltre settecento miglia lungo la costa brasiliana li univano in un continuo confronto. Il vecchio comandante provava simpatia per quell'imprenditore giovane e ostinato, baciato per anni dalla fortuna. Solo apparentemente freddo e condizionato
dal suo ruolo. Pi volte, e pochi giorni prima del momento dell'arrivo a Teimada, aveva notato quanto una prepotente emotivit poteva renderlo umano.
Dopo essersi versata una seconda razione di caff, lo fiss interrogativamente.
Mi dica, Thomas... Per la prima volta gli si rivolgeva chiamandolo per nome. Come procede il suo rapporto con le banche?
Era al corrente di quanto elevato fosse l'impegno della VODC con i cofinanziatori del nolo di quelle tre unit da ricerca e per le successive perforazioni ed estrazioni.
Cifre astronomiche, ogni giorno.
Ho avuto difficolt iniziali, ma ora tutto fila a gonfie vele. All'ultima riunione, ad Amsterdam, oltre alla Banca di San Paolo erano presenti i direttori di istituti bancari olandesi e sudafricani associati e un delegato nordamericano. Hanno approvato il mio piano di operazioni.
Mi rallegro con lei.
Non solo con me. Alcune idee brillanti, specie sul piano dei finanziamenti, sono venute da Peter Balporf.
Lo so, lo so... Ho sentito molte voci sulle sue qualit di operatore finanziario, oltrech tecnico sperimentato nella caccia ai diamanti... Ancora non ho avuto occasione di chiamarlo Zakkh... non offre molta confidenza.
Lui si vanta delle proprie selvagge qualit. Le definisce cos e le applica senza curarsi troppo delle sfumature. Nella savana e nelle miniere di diamanti, m'ha confidato un giorno, non esistono mezze misure, ripensamenti e debolezze...

Stesso giorno, a cinque ore di fuso orario - In volo.
Marco dormiva pesantemente. Era crollato prima ancora del decollo, cullato dalla voce monotona della hostess impegnata non solo a spiegare come si allacciano le cinture, ma anche come si evacua l'aereo in caso d'emergenza per un malaugurato ammaraggio sull'oceano.
L'MDII del volo RG 8735, diretto da Milano Malpensa all'aeroporto internazionale di San Paolo, solcava da oltre un'ora e mezza il buio della notte a trentatremila piedi di altezza, come indicava un pannello luminoso. La cena era gi stata servita quando lui aveva riaperto gli occhi. Accortosi di aver fame, approfitt del privilegio del biglietto di business class per chiedere allo steward di arrangiare un vassoietto con qualcosa da mettere sotto i denti.
Il soccorso sopraggiunse poco dopo: formaggio, cracker e una bottiglietta di Chianti. Addent il saporito assaggio di Camembert e bevve un sorso di rosso Fattoria delle Corti, gustando la somma dei due sapori senza alzare lo sguardo sul film trasmesso sui monitor attorno a lui, macchie di luce nella penombra.
Gett uno sguardo dall'obl. La luna piena si specchiava sulle acque lucenti. Erano ancora in volo sul Mediterraneo? Non aveva voglia di calcolare, nemmeno approssimativamente, le miglia percorse in rapporto all'ora.
Apparvero macchie scure nel riflesso lunare; forse nubi, forse isole. Non ebbe il tempo per cercare una risposta: lo spuntino era finito e lui era gi tornato in uno stato di dormiveglia.
Nell'ultimo giorno passato all'universit, Marco s'era trattenuto a lungo in biblioteca per continuare e concludere quell'evocazione dei suoi studi sui fenici di vent'anni prima. Aveva voluto rileggere alcune pagine di Erodoto. Sin da quand'era studente liceale lo affascinava quel suo essere non solo uno storico, ma a suo modo anche un poeta, come molti dei grandi vissuti in quel V secolo, momento straordinario nelle vicende dell'umanit.
Anche quando con gli anni per Erodoto aveva approfondito conoscenza e ammirazione, non lo aveva mai immaginato su un marmoreo piedestallo di gloria, come altri geni, grandi e famosi ma lontani. Lo sentiva vivo e vicino, lo leggeva scoprendolo viaggiatore moderno, spinto dalla curiosit, pronto ad ascoltare chiunque incontrasse, un saggio o un umile, un civilizzato o un barbaro. Nel riferire le sue esperienze utilizzava molteplici fonti; tra le tante, anche le voci di chi giungeva al santuario di Delfi per confidarsi con la Pizia, sacra ad Apollo. Nel luogo sacro aveva udito testimonianze diverse, spesso straordinarie; reduci di viaggi remoti, per terra e per mare. Lui chiamava Atlantis il mare "oltre le Colonne"; riferiva racconti di chi lo descriveva come mondo d'acque misteriose, difficili, eppure affrontate da molti. Erodoto, non nutriva alcun dubbio su questo, dopo avere raccolto tante testimonianze.
 vero, ripet a se stesso Marco: i marinai antichi procedevano soprattutto lungo le coste. Improbabile la decisione d'un nocchiero di abbandonare il sicuro riferimento della linea di terra. Uno di loro, pi audace di altri, aveva forse deciso, navigando nel fiume Oceano, di lasciare ogni riferimento visibile per puntare la prua verso il largo, verso un orizzonte sconosciuto?
Era tornato all'interrogativo che si poneva in quei giorni. E di nuovo si rispose che era improbabile, molto improbabile. Ma non del tutto impossibile.
T o caff, signore?
La hostess gli aveva poggiato davanti un appetitoso breakfast.
Solo caff nero, grazie rispose lui correndo con lo sguardo all'orologio. Il tempo era trascorso in fretta. Tra ricordi e riflessioni si era di nuovo addormentato, ed era gi in un altro giorno.

Stesso volo, nello stesso momento - Classe turistica.
I due collaboratori di Marco Arnei erano occupati come lui con la prima colazione. Modesta, in confronto a quella servita al professore.
La segreteria di Van Oost a San Paolo non era riuscita
a trovare posto in business class anche per gli accompagnatori del professore italiano; diversit di trattamento della quale lui s'era seccato. Non s'era per trovata altra soluzione: il volo tra il 21 e il 22 maggio era gi tutto prenotato.
Dopo l'imbarco a Milano, il fedele Juv e il giovane laureando Paolo Gesaretti avevano parlato soprattutto di loro stessi, per meglio conoscersi in vista dell'impresa da vivere insieme.
Poi avevano dormito profondamente, e al momento del risveglio era stato Juv il primo a parlare.
Beati voi giovani: non sapete cos' l'insonnia.
Anche lei ha schiantato la poltroncina, signor Juv.
Dammi del tu e lascia perdere il signor.
Grazie. Allora ti comunico che hai felicemente russato.
Io non russo, giovanotto.
Diciamo allora che hai ronfato a un livello di poco inferiore a quello dei motori impegnati a tenerci in aria.
Non cominciamo a prendere troppa confidenza. Quanti anni hai?
Ventiquattro, uno alla laurea...
Mi sembri leggermente fuori corso.
Ma non fuori rotta. Ho scelto la specializzazione relativa alle ricerche sulle imbarcazioni da guerra punico-fenice. La ricerca m' costata pi d'un anno e tre esami supplementari, ma a quanto sembra  stata una buona idea, se mi trovo qui.
Fiss lo sguardo sorridente sul compagno di viaggio. I capelli rossi erano una massa scarmigliata su un viso coperto di lentiggini e su occhi che alla luce del sole rivelavano un riflesso bronzeo "molto seducente", a detta delle compagne di corso.
Accanto a lui, l'uomo dai capelli brizzolati tagliati a spazzola era evidentemente ancora assonnato. Le palpebre socchiuse lasciavano appena intravedere le pupille nere dallo sguardo penetrante.
Quando la hostess ritir il vassoietto, sulla rotonda pancia di Juv Manunzi restarono disseminate briciole di varia natura; e questo, impegnandolo a raccoglierle a una a una, lo tenne occupato per lunghi minuti in un silenzio d'un tratto interrotto da un lamento non dissimulato. A provocarlo era stato un movimento sbagliato della gamba destra, da tempo irrigidita per un incidente da decompressione.
Vuoi alzarti e fare due passi in corridoio? chiese premurosamente Paolo.
Juv scosse la testa e prese a massaggiarsi con forza il ginocchio dolorante. A me sono antipatici borbott dopo un lungo silenzio.
Il ragazzo, lo fiss stupito. Antipatici... chi?
I fenici.
E perch? L'affermazione l'aveva colto di sorpresa, e si stup ancora di pi alla risposta.
Io odio i pirati. E loro lo erano: razziavano, sequestravano...
Sbagli a generalizzare. Erano soprattutto mercanti, a loro interessava trafficare. Dovresti leggere...
Certo, cosa credi? Ho appena finito un volumetto che il tuo professor Arnei m'ha dato proprio nei giorni scorsi.
Allora dovresti esserti fatto un'idea...
Insisto: anche quello che ho letto lo conferma. Erano pirati. Tanto feroci da bruciare i bambini per ingraziarsi un loro orrido dio.
Sorpreso dal tono improvvisamente acceso del compagno, Paolo ritenne meglio non continuare a contraddirlo.
Pirati? S, probabilmente molti di loro esercitavano quel nobile mestiere... Ma ricordati che si tratta di un'attivit marinara, per chiamarla cos, nata e sviluppatasi sin da quando l'uomo s' messo a navigare e a commerciare.
E che continua tale e quale nell'era dei satelliti e delle forze multinazionali. Sono inestirpabili, dannata piaga di tutti i mari. Figli di cagne rognose.
Capisco il tuo punto di vista. Dal professor Arnei ho saputo che ve la siete passata male con gente simile.
Male? Juv alz gli occhi al cielo. Siamo vivi per miracolo.
Un po' di culo ci vuole, nella vita... Paolo gli strizz l'occhio. Raccontami... avevano una benda nera sull'occhio? Esibivano ghigni satanici?
Tutto il contrario: il capobanda, figlio di gran puttana, si presentava come un nobile principe.
Be', un tempo i pirati si definivano gentiluomini di ventura. Molti erano effettivamente di nobile famiglia.
Da impiccare due volte, in quel caso.
 stata la fine di molti di loro.
Oggi invece certa stampa li glorifica, facendoli passare per quello che non sono, li chiama combattenti per l'indipendenza. Come i pirati delle Filippine. In molti li credono sinceri quando si proclamano paladini della libert. Il mondo sta veramente girando alla rovescia... Comunque ricordati di stare attento, nel paese dove stai per sbarcare. Tutti dovremo stare molto attenti...
Ti riferisci a pericoli in mare?
No, parlo di dove ci troveremo ad operare.  pericoloso, il Brasile. Un gruppo di pirati brasiliani chiamati non so come...
Ti riferisci ai cosiddetti ratos de agita? Ne ho letto anch'io.
Saprai allora che ti ammazzano per fregarti tre dollari e un orologio. Hanno fatto fuori quel gigante, quel campione neozelandese della vela...
Ma lui aveva reagito tirando fuori una pistola.
Ehi, giovanotto, vuoi giustificare gli assassini perch magari sono vittime della societ?
Paolo, interdetto, guard il compagno di viaggio. Il professore lo aveva definito "il mio amico pi fedele", lodandolo come tecnico e come uomo dalla particolare generosit. Certo,  un po' testardo, aveva aggiunto, come tutti i sardi di ceppo antico; ma pronto ad aiutare i compagni di lavoro con abnegazione totale. In quel momento, per, a Paolo appariva un vecchietto maniacale, leggermente paranoico. Decise di non polemizzare; forse si trattava solo di malumore passeggero, alimentato dal dolore alla gamba.
A quanto ne so, sul mare dove opereremo potrai lavorare tranquillamente...
Io non sono mai tranquillo, in mare. Occorrono occhi aperti e tutti i sensi all'erta.  una regola precisa, e ti suggerisco di tenerla presente.
Seguir il consiglio. Tornando a quanto ti preoccupa... tra il punto dove i cosiddetti ratos hanno ucciso Peter Blake e l'area dove noi lavoreremo corrono assai pi di mille
chilometri. E noi ci troveremo a bordo di una nave-piattaforma
mastodontica, con un centinaio d'uomini attorno a noi...
Una voce gracchiante prima in inglese e poi in portoghese copr le sue parole. Era quella del comandante. Sono spiacente: uno strato di nubi ci negher la visione dalla costa del Brasile che stiamo per raggiungere. Fra due ore e quaranta minuti atterreremo allo scalo di San Paolo, dove le condizioni atmosferiche sono discrete e la temperatura  di ventinove gradi.
Paolo non aveva ascoltato. Sorridendo, ripensava alle battute sui pirati. Se a bordo della nave dove ci imbarcheremo ci fosse una saletta con videoproiettore, ordinerei nella citt pi vicina due o tre DVD con film sui pirati. Finalmente ci rideresti sopra...
Ma dove hai la testa? Il nostro non  imbarco per una crociera. Si esegue la missione e via!
Peccato, se ti mostrassi un paio di vecchi film con il grande Errol Flynn, ti faresti un'idea diversa sui pirati. Per esempio Lo sparviero del mare, oppure Il pirata dell'isola verde, con Burt Lancaster... Lo avevi visto, a suo tempo? In Italia venne presentato nel '59.
Dimmi la verit, studente: stai laureandoti sulle navigazioni antiche oppure...
In storia del cinema? Mi piacerebbe; in fondo le due materie possono convivere. Prima di partire ho ordinato alla videoteca di Bologna alcuni titoli interessanti sul tema dell'Atlantide.
Il regno sommerso dall'oceano? Il tuo professore pensa che siano tutte balle.
Appunto. Cosa c' di meglio per ispirare un film?
Io al cinema non vado mai. Calasetta, dove abito,  un paese piccolo.
Ragione di pi per metter insieme una buona videoteca.
Juv ignorava il livello di passione che anima i cinefili. Ci pens il giovane compagno d'avventura a metterlo al corrente.
 una vera malattia confess, sciorinando un elenco di opere assolutamente da vedere, quando lui e il professor Arnei avessero concluso il loro lavoro nelle supposte acque di Atlantide.
Guarda che Arnei in conferenza stampa s' messo a ridere; anzi, si  seccato quando gli hanno nominato l'Atlantide.
Lo so, e ha fatto bene... ma i film sono un'altra cosa. Per esempio Atlantide, capolavoro francese del cinema muto, poneva il mitico regno in un oceano perduto, sepolto dalle sabbie del Sahara...
A Juv era capitato una sola volta di vedere un film muto e aveva passato un'ora di noia invincibile; al solo ricordo chiuse gli occhi, mentre il compagno di viaggio continuava.
Quando il capitano Nemo in Ventimila leghe sotto i mari descrive le rovine di una citt, una Pompei sommersa, la sequenza subacquea diventa emozionante... Sono interessanti anche Atlantide, continente scomparso del regista americano di origine ungherese Pai, e il kolossal hollywoodiano Sirene d'Atlantide, del '48...
Altre informazioni dettagliate sfuggirono all'attenzione del compagno di viaggio, ricaduto in un'apatica sonnolenza.
L'aereo, lasciati Atlantide e pirati alle spalle, completava la traversata oceanica. A undicimila metri di quota stava iniziando il sorvolo della costa sudamericana.
Dalle spiagge brasiliane distese tra Fortaleza e Fernambuco un gigantesco Boeing MD11 visto in volo non  pi di un punto.
Uno dei tanti che di continuo appaiono in cielo.
Il rombo lontano del volo RG 8735 era appena udibile lungo la linea di una costa distesa per centinaia di chilometri all'ombra di palme e jacaranda. Foreste umide e profumate oltre le quali si distendono spiagge di sabbia dorata, interrotte a tratti da scogliere di roccia nera. Un litorale dove le onde dell'oceano battono con violenza, disegnando linee bianche di schiuma.
Svan il rombo lontano del jet sparito tra le nubi. A riempire il silenzio tra cielo e mare rimase solo il fragore della risacca oceanica.

Sulla stessa costa - Quarant'anni prima.
La Land Rover sbuc sul litorale uscendo lentamente dall'ombra delle palme e s'inerpic sulle dune.
L'autista, un brasiliano di colore, arrest con il motore acceso il fuoristrada verde oliva coperto di polvere. Scese a terra e dopo di lui poggi i piedi scalzi sulla sabbia rovente anche l'uomo seduto accanto al posto di guida. Un tipo nordico, alto, a torso nudo, una scomposta chioma bionda con molti capelli bianchi.
Si guard attorno. Dietro le dune emergeva dal verde degli alberi un faro; lontane, s'intravedevano seminascoste dalla vegetazione piccole case di diversi colori. Controll sulla mappa i punti di riferimento; il vento tentava di strappargliela dalle mani e doveva tenerla ben stretta, socchiudendo gli occhi per il riflesso del sole accecante. Fiss poi un punto lontano, in alto mare, appena sopra il filo dell'orizzonte: il profilo di un'isola a forma di cono, forse un piccolo vulcano spento.
Faro, case, isola, tre punti di riferimento che gli confermarono di essere nel luogo previsto.
Qui va bene mormor. Si rivolse all'autista: Qui va bene, Dorino ripet a voce alta. Spegni il motore e scarica la borsa della signorina Linda.
Dopo averla nominata, si gir e le tese cortesemente una mano.
Scendi pure, tesoro.
Lui, Raphael Gilao de Varcondez, attempato, come confermavano i capelli, era imponente ma senza un filo di grasso. La sua accompagnatrice, una longilinea meticcia, era d'almeno trent'anni pi giovane. Brasiliana purosangue. Come provava non tanto la carta d'identit, ma il colore ambrato della pelle e le curve prorompenti che modellavano la forma d'un vestito leggero e multicolore, abbondantemente scollato e vertiginosamente corto, come la moda imponeva.
Il nostro Dorino ti preparer un riparo dal sole e qualcosa di comodo per distenderti. La borsa termica  dietro il tuo sedile. C' da bere roba fresca.
Lei si stiracchi, allargando le braccia.  scomoda la tua auto, Rafa... Lasciami la radio accesa; stanno trasmettendo cose buone. Dorino, alza al massimo.
Romb una canzone. Lei era gi intenta a spogliarsi, per restare coperta solo da un tanga.
Se pensi di fare un bagno, stai attenta. L'onda  forte e pu trascinarti al largo, dove, a quanto si dice, nuotano squali piccoli ma affamati.
Lei rise. Io il bagno lo faccio solo in piscina, non lo ricordi? Aveva una voce profonda, quasi rauca, la cosa pi sexy che il suo nuovo amico trovava in lei. Doveva resistere alla tentazione di sdraiarsi accanto a lei sulla stuoia di cocco; non poteva distrarsi e compromettere il lavoro di quel giorno. Se s'alzava il vento e il mare ingrossava, un programma preparato da anni sarebbe stato rinviato a chiss quando.
Si chin sul volto di Linda. Stasera sar tutto per te, promesso... Le carezz una gamba. Ma adesso ho da fare per un paio d'ore.
Dal portabagagli del fuoristrada cominci a scaricare con l'aiuto di Dorino una borsa ingombrante ricolma di
attrezzature subacquee, come si intuiva dalla forma e dal marchio d'una casa sportiva. Apparvero un autorespiratore con erogatore e profondimetro gi montati e una scatola di cartone dal contenuto pesante.
Portiamo tutto agli scogli.
Indic con un cenno del capo un dorso di rocce nere, levigate dalle onde, molo naturale proteso dalla spiaggia al mare aperto. Dal bagagliaio uscirono un altro paio di pinne e una maschera. Vengo in acqua anch'io, don Raphael?
No, Dorino. Mi immergo da solo. Tu aiutami a entrare in mare, poi resta qui e bada alla ragazza. Non vorrei che arrivasse qualcuno da quel villaggio laggi e le desse fastidio.
No, li conosco.  brava gente, pescatori... Dorino sembr esitare, rivolgendo uno sguardo incerto al padrone Ieri mi hanno detto che l'oceano in questa zona  pericoloso. Ho parlato con i vecchi e...
Lascia perdere i vecchi e le loro favole. Qui va bene.
Erano giunti alla scogliera. L'autista tuttofare lo aiut a indossare la muta, il jacket, le bombole.
Rester in acqua per poco concluse il gigante biondo.
Invece ci sarebbe rimasto per sempre, in quelle acque. Non ne sarebbe uscito nemmeno da morto.
Se mai una nave antica alla deriva fosse stata portata da venti e correnti a naufragare in quel tratto di costa e fosse finita contro la scogliera emergente dalla spiaggia, puntata come uno sperone verso il mare, il suo scafo sarebbe andato a pezzi, sbriciolato dalle rocce e dalle onde. In tal caso si sarebbe prodotta proprio la situazione immaginata da Raphael Gilao. E infatti, se si trovava in quel punto della costa, il motivo era preciso: gli occorreva un piano capace di suggerire un'accettabile ipotesi di naufragio. Una nave distrutta dal cozzo su rocce emergenti dalle sabbie avrebbe accreditato la sua teoria. Se invece l'avesse basata su uno scafo arenatosi sulla spiaggia, in molti avrebbero dubitato delle sue parole. Come credere a un affondamento senza che un solo frammento di legno fosse rimasto sepolto nella sabbia a fornire una minima prova d'un evento cos importante? Legno da sottoporre poi ad accurate analisi al radio- carbonio per stabilire quale et avesse.
Proprio per evitare quella probabilit, don Raphael preferiva la complicit delle rocce; lo avrebbero aiutato a sostenere la tesi del naufragio, con la distruzione totale dello scafo, giunto da lontano gi in pessime condizioni.
Intanto era sceso d'una ventina di metri sotto la superficie. A obbligarlo ad avanzare solo con la forza delle gambe, un colpo di pinna dopo l'altro, era quanto teneva stretto a s con mani e braccia. S'era gi liberato del contenitore. Adesso stringeva una statuetta bronzea, una testa barbuta dall'apparenza molto antica.
Seguendo il suo piano, la stava portando verso il fondo, per abbandonarla tra scogli, sabbia e fango.
Avrebbe poi aspettato... quanto? Almeno tre anni, forse quattro. Gli sarebbe occorsa molta pazienza, se intendeva mettere a frutto un oggetto costato una fortuna; il maronita incontrato l'anno precedente in Libano aveva preteso tremila dollari per quel reperto trafugato nei depositi del museo. Solo contro quell'esoso compenso e dopo un'interminabile trattativa partita da una cifra tre volte maggiore il trafficante gli aveva consegnato quanto un pescatore aveva portato in superficie nelle acque antistanti la citt.
Sorrise dietro il cristallo della maschera, ricordando il giorno lontano, quando trenta biglietti da cento dollari erano passati dalle sue mani a quelle del mercante. Nulla, rispetto al valore sul mercato d'un simile pezzo, di sicura et fenicia. Ma per lui, docente universitario con stipendio statale brasiliano, quella cifra rappresentava un patrimonio; raggranellarla aveva significato vendere a un noto strozzino di Beirut, arabo d'origine yemenita, una collana e un braccialetto d'oro, parte degli antichi gioielli di famiglia della moglie. Con lei alloggiava in un albergo di Beirut, dove aveva finto un furto in camera. Ed era stato sufficientemente abile da apparire credibile sia alla moglie, sia agli agenti della security libanese.
Oltre i venticinque metri, trov acque assolutamente calme. A quel livello non giungevano flusso e riflusso dell'impetuosa onda oceanica.
S'avvicinava senza fatica alla pietraia dal fondo sabbioso, dove l'oggetto tra le sue mani, ben incastrato tra le rocce, sarebbe rimasto esattamente dove l'avrebbe deposto; nuove incrostazioni marine si sarebbero aggiunte a quelle secolari gi stratificate tra le fessure del bronzo. Sarebbe apparso tanto attendibile da sfidare scetticismi e analisi di specialisti e colleghi; a scanso di sgradevoli polemiche, lui sapeva comunque a quale laboratorio avrebbe affidato analisi e datazione, appena conclusa la futura pantomima del ritrovamento.
Il piano avrebbe confermato l'esattezza delle sue teorie sull'epigrafe fenicia rinvenuta a Parahyba, e cos avrebbe potuto riabilitare non solo quella scoperta, ma soprattutto la sua analisi secondo cui la lastra di pietra incisa era autentica. Teoria contro la quale l'intero corpo accademico si era scagliato, screditandolo al punto da obbligarlo alle dimissioni da membro della commissione archeologica brasiliana.
La rivincita avrebbe umiliato quei vermi che erano riusciti a rovinarlo. Avrebbe sbattuto in faccia ai detrattori quello che per la stampa e gli archeologi di tutto il mondo sarebbe stato il ritrovamento del secolo, la prova dello sbarco di gente fenicia sulla costa americana. Il clamore della scoperta avrebbe cancellato ogni precedente polemica.
Purtroppo per lui, Raphael Gilao de Varcondez, detto Gil dalla moglie e Rafa dalle numerose fidanzate, era destinato a non veder coronato dal successo il suo piano. A vanificarlo non sarebbero stati i suoi implacabili detrattori, colleghi viscidi e intriganti, ma creature primitive, di scarsa
intelligenza, dotate per di astuzia e tenacia. E alimentate da un'inesauribile fame e da un implacabile istinto aggressivo.
Gli studiosi del mondo sommerso li chiamano, a seconda dei mari, Carcharhinus leucas oppure Charcarias taurus. I pescatori, i marinai e chiunque abbia avuto la poco gradevole ventura d'incontrarli in mare li chiamano semplicemente squali toro. Prima di essere sterminati da una forsennata campagna di pesca, colonie di decine d'individui erano frequenti, nelle acque tropicali brasiliane.
Il primo taurus ad apparire alle spalle dell'uomo fu una femmina, esemplare di notevoli dimensioni rispetto ai maschi del branco. Risal dal fondo, si avvicin con larghe volute all'intruso penetrato nel suo territorio, ma quando l'uomo batt due colpi di pinna pi violenti dei precedenti, quel movimento la spavent. Ebbe un guizzo, la sua coda spost l'acqua con la forza di un'onda e invest il subacqueo, che si gir sul dorso e vide una massa grigia e affusolata allontanarsi veloce.
Non ebbe per il tempo di rallegrarsi per lo scampato pericolo. La bestia, dopo aver girato, gi tornava verso di lui. Pochi secondi e di nuovo lo sfior sin quasi a toccarlo.
Seguirono istanti di terrore, non solo perch con le mani impegnate dal peso che portava non gli era possibile nuotare pi velocemente verso gli scogli sul fondo, ma perch altri due esemplari pi piccoli erano apparsi e si stavano unendo all'attaccante.
Aument furiosamente il battito delle pinne, sent mancargli il fiato, in affanno per la fatica. Una decina di metri
lo separavano dal fondo, dove avrebbe trovato una nicchia tra i massi; laggi contando sull'autonomia delle bombole, poteva restare immobile fino a quando gli aggressori non si fossero allontanati.
Il rifugio tra le rocce sommerse si rivel pi lontano di quanto aveva creduto. O forse stava nuotando pi lentamente del necessario.
Intanto altri esemplari del branco s'erano uniti ai primi. Sei? Sette? Quanti erano?
Fu il pi piccolo dei maschi il primo a mordere.
Saett e gli addent una gamba, strappando un lembo della muta di neoprene. Riusc a scalfirgli un polpaccio, ferita da poco, superficiale ma subito sanguinante.
Per lo spavento e il dolore, l'uomo sent l'affanno crescere sino a soffocarlo. Il cuore batteva impazzito.
Attorno a lui si diffondeva una scia nebulosa, incolore perch a quella profondit il rosso  inesistente e il sangue forma solo macchie grigiastre. Comunque non era certo il colore a eccitare quelle creature perennemente affamate. Era il sapore che si propagava.
Il branco, appena ebbe percezione del panico nell'uomo immerso, abbandon la tecnica delle puntate a vuoto. Come tutti i suoi simili, marini e terrestri, anche il Charcarias taurus, nel percepire lo stato di terrore di una preda, attacca senza esitare.
Un pescatore di quella zona, cascato in acqua dalla sua balsa poche settimane prima, aveva annaspato impaurito ed era scomparso prima che il compagno potesse riportarlo
a bordo. L'avevano azzannato squali toro fino a quel momento solo ombre confuse tra le onde, scattati poi all'attacco con velocit pari alla loro fame.
Un'altrettanto appetitosa preda era adesso nel loro territorio.
S'avventarono, morsero e dilaniarono simultaneamente. Si strapparono l'un l'altro parti d'un corpo presto ridotto a brandelli. Una grande macchia oleosa poco dopo apparve lentamente alla superficie, tingendo di rosso la cresta delle onde. E fece urlare di terrore l'uomo in attesa sulla scogliera.
Di quel giorno lontano del 1963 i giornali locali, poi quelli nazionali e qualcuno oltreoceano diedero la notizia con titoli di varia grandezza. Ma l'incidente fu presto dimenticato.
Solo pochi ricordarono Raphael Gilao de Varcondez nella cerimonia all'Universit di Rio de Janeiro, quando cadde l'anniversario della scomparsa in mare "del pi valoroso dei nostri colleghi, stimato archeologo del mondo scientifico internazionale." Come declam, con un sospetto di lacrime agli occhi, il decano della facolt di scienze della ricerca. Tre anni prima, aveva assunto il ruolo di accusatore del collega; e non aveva nascosto la propria soddisfazione quando ne aveva ottenuto l'esclusione dal corpo accademico.

Mattino del 22 maggio - San Paolo, aeroporto internazionale.
Al varco di frontiera della polizia brasiliana, Marco Arnei e Paolo Gesaretti erano pronti al controllo, passaporti alla mano. Juv avanzava confuso tra i passeggeri di un altro gruppo.
Marco si tratteneva a stento dal ridere. Ha ininterrottamente ricondotto ogni discorso ai pirati? Ormai  un suo chiodo fisso!
Paolo annu. M'ha fatto capire di temere i ratos de agua.
Da quando siamo tornati dalle Farasn, i pirati sono diventati un'ossessione. Vuol conoscere la loro storia, sapere dove operano oggi...
Dei fenici dice di odiarli perch erano pirati.
Rassegnati a sentirlo evocare Capitan Kidd, Long John Silver, il Corsaro Nero...
Poco dopo, nella sala di riconsegna, i due attendevano l'arrivo delle borse con gli effetti personali. Per le ingombranti casse con le attrezzature si sarebbero recati al reparto FORA DAS MEDIDAS.
Ho bevuto troppa birra, a bordo si lament Juv, tornato accanto ai compagni di viaggio mentre il nastro trasportatore, finalmente in moto, iniziava la consegna dei bagagli. Afferr il suo. Appena in albergo m'infilo per un'ora sotto la doccia.
Marco stava per rispondergli che non li aspettava nessun albergo, ma un altro lungo volo sino alla costa, quando apparve un ufficiale della polizia di frontiera.
Professor Arnei? Vuole seguirmi con i suoi amici? Date a me i passaporti.
Invito perentorio ma gentile; l'uomo in divisa aveva l'incarico di guidare i passajeiros de precaugo nella saletta VIP in attesa della chiamata per il volo in coincidenza per Fortaleza, dove i tre erano diretti.
Nella saletta li attendeva un elegante giovanotto. Sono inviato ad accogliervi dalla compagnia Van Oost, della quale io sono il CCO.
CCO in una lingua civile cosa significa? chiese Juv stringendogli la mano.
Significa chef communication officer. Il mio nome  Berino de Arara... Qui, nella lounge VIP, siete al riparo dai giornalisti pronti a bombardarvi di domande. Il nostro presidente preferisce evitarvi questa tortura e lasciarvi tranquilli sino al check-in del prossimo volo.
Marco gustava succo di maracuj ghiacciato, mentre Juv e il giovane laureando placavano l'appetito con sandwich offerti da un solerte cameriere, quando la porta dalla quale era uscito il loro accompagnatore si apr e videro apparire prima una nuvola di capelli biondi, poi una ragazza alta, slanciata, curve abbondanti messe in risalto da jeans attillatissimi e da una corta maglietta che lo era ancor di pi. In contrasto al corpo aggressivo, un volto dal sorriso fanciullesco, reso accattivante dai grandi occhi neri.
Salve, sono Sunta Surina, giornalista di Rede Globo, radio e televisione. Vorrei porre una domanda al professor Arnei per il nostro telegiornale delle tredici.
Non attese risposta, s'avvicin al gruppo e punt una telecamera con un ulteriore, smagliante sorriso.
Posso iniziare?
Marco, stupito ma non pi di tanto, si strinse nelle spalle, ricambiando il sorriso.
Prego.
Come mai in questa missione lei non lavora come sempre in coppia con la collega Sarah Morasky?
Aggressiva e informata, la ragazza. Non solo bella. Conosce bene la composizione del nostro team, vedo.
La brasiliana spense la telecamera. Non  stato difficile. Ho cercato su Internet il sito Pisa University, ho trovato il link con il professor Marco Arnei e un altro link relativo al suo ultimo libro. Testimonianza d'una difficile impresa alle isole... non ricordo il nome.
Dahlak e Farasn mormor Juv. Patria di bande piratesche...
La ragazza parve non averlo udito e continu, gli occhi fissi su Marco. Il sito web mette a disposizione alcuni estratti della sua ultima fatica, e ho letto quanto scritto dalla sua collega Morasky e da lei. Mi sono fatta cos un'idea del pericoloso mestiere che affrontate in coppia.
Rallegramenti per l'accuratezza della sua indagine.
Io non sono solo curiosa, ma anche testarda. La giornalista spinse di nuovo il tasto ON del Betacam. Le ripeto la domanda: perch la sua collega non  con lei? Ragioni politiche? Un'universit di sinistra come quella di Pisa, chiaramente filopalestinese, ha posto il veto alla collaborazione con un personaggio di punta dell'establishment israeliano?
Marco fece un gesto sconsolato.
L'avevo appena lodata per la sua prima domanda, ma ora mi delude con quest'ipotesi assurda.
Paolo intervenne. Se m' concesso, vorrei informare la signorina e chi vedr il suo servizio che nell'universit dove studio sono presenti numerosi allievi israeliani, sia ebrei sia musulmani. Non mancano le discussioni, anche aspre. Ma nessuno viene escluso o discriminato.
Tantomeno una protagonista della ricerca scientifica qual  la mia collega Morasky aggiunse Marco. Sarah non mi  accanto in questa missione perch la quota subacquea dove operer non necessita delle sue specifiche qualit di archeosub esperta nello studio e nel recupero di reperti in alta profondit. Comunque mi ha gi offerto un aiuto prezioso, convincendo un famoso fenicista a raggiungerci in Brasile. Se occorrer, sar d'aiuto ai colleghi brasiliani con una consulenza... dopo il recupero della statuetta, ovviamente. Soddisfatta?
S e no. Vorrei chiederle...
A interrompere l'intervistatrice fu il trafelato addetto stampa.
Per favore, seguitemi. Hanno chiamato il vostro volo; i passeggeri per Fortaleza stanno imbarcando.
La ragazza avanz d'un passo, venne accanto a Marco, gli poggi le mani alle spalle e gli stamp un bacio sulle labbra. Superficiale ma non casto. Caro Marco, ci rivedremo a bordo della Poexado... avr altre domande per te.
Con un segno di saluto se ne and, lasciando stupefatti lui, Juv e Paolo, che il CCO guid in corridoi e in ascensori di collegamento tra le linee internazionali e le nazionali. Ultima chiamata per il volo 17 per Fortaleza gracidavano in portoghese e in inglese altoparlanti dal suono distorto. Riapparve il poliziotto con i passaporti, li rese ai tre ospiti, salut e scomparve.
Poco dopo furono di nuovo in una saletta d'attesa. Solo
per poco precis l'accompagnatore, e Marco riusc finalmente a rivolgergli la domanda che si poneva da qualche minuto.
Prima ho sentito parlare di giornalisti e reporter televisivi esclusi dai lavori sulla nave-piattaforma. Come mai ora una bella ragazza, baciandomi, mi ha salutato dicendomi arrivederci a bordo?
Sunta Surina ritiene che si possa fare un'eccezione per lei. Ma sulla Poexado abbiamo deciso di non imbarcare alcun rappresentante della stampa.
La signorina mi ha certamente detto che ci rivedremo a bordo.
Professore, si  consentito alla signorina Sunta di venire a salutarla in saletta VIP considerando la vostra... frequentazione durante il suo precedente viaggio a San Paolo.
Marco, gi stupito dal bacio, rimase interdetto. Ma prima che potesse precisare di non essere mai precedentemente sbarcato in Brasile, Juv l'interruppe allarmato. E i bagagli?.
Non si riferiva a quelli personali, ma ai contenitori metallici con il materiale da immersione, partiti dall'Italia assieme a loro. Lo spedizioniere, d'intesa con la compagnia diamantifera brasiliana, aveva imbarcato il carico per Fortaleza, via San Paolo, sullo stesso aereo dell'archeosub e del suo assistente, come bagaglio appresso. Sarebbe stato meno costoso spedirlo come merce, ma la VODC, per bruciare i tempi e ricevere subito le casse, aveva preferito spendere di pi piuttosto che affidare il tutto a un volo cargo.
Evidentemente, qualcosa non aveva funzionato come previsto. E se ne era reso conto Juv gettando uno sguardo oltre l'ampia vetrata attorno al terminale d'imbarco, dov'era ben visibile il DC9 diretto a Fortaleza sul quale i tre stavano per essere imbarcati. Seguendo il lavoro attorno ai carrelli di carico, aveva constatato l'assenza dei colli con l'attrezzatura; tra valigie e borse sarebbero stati ben visibili, considerando le dimensioni e la copertura metallica.
Li avranno caricati a parte, prima di questi... Marco, eterno ottimista, non si preoccupava quanto Juv; anche perch stava ancora ripensando all'incontro con la giornalista, alla sua furbizia nel dichiararsi una vecchia conoscenza. Quel pretesto aveva funzionato con l'addetto stampa, ma adesso doveva chiarire con lui come stavano realmente le cose.
Il CCO stava rispondendo a Juv. I vostri bagagli tecnici sono probabilmente rimasti in dogana per un controllo dei documenti. Vi seguiranno con il prossimo volo. Me ne occuper personalmente... non ci sono problemi.
In tutto il Sudamerica la fatidica rassicurazione, per i brasiliani in portoghese (no tengo problemas), in spagnolo per il resto del continente (no hay problemas) o, per visitatori stranieri, nella versione inglese (no problems), ha esattamente il significato opposto: problemi ce ne sono e altri ne sorgeranno in sorprendente abbondanza.

Direzione Rede Globo, San Paolo - Poche ore dopo.
Lisandro, se vuoi puoi farlo.
Non credo. Ho faxato ieri, ma di nuovo mi hanno detto di no. Oggi ho ritelefonato a Basilio Routman, manager delle relazioni pubbliche dei diamanteiros, e lui ha ripetuto il diniego: nessun giornalista sulla loro baracca galleggiante.
Davanti alla ragazza don Lisandro, suo boss, era senza giacca, la cravatta slacciata, seduto, ma sarebbe stato pi esatto dire semisdraiato, in un'enorme poltrona in pelle.
Un tavolo egualmente sproporzionato li divideva, in quel lussuoso ambiente, al penultimo piano d'uno dei pi alti grattacieli di San Paolo.
Lei aveva un'espressione assai diversa da quella esibita poche ore prima all'aeroporto. Gli occhi neri, fissi sull'uomo di fronte, non apparivano innocenti, ora, ma erano decisi, furbi. E dal viso traspariva una franchezza aggressiva.
Don Lisandro O'Connor, detto Cara de Sapo, faccia di rospo (lui stesso si definiva cos) era immobile, le palpebre socchiuse. Il suo lussuoso ufficio da vicedirettore era in penombra, malgrado fosse ubicato quasi in vetta d'un edificio inondato da luce, perch lui soffriva di un'avversione patologica per la luminosit del sole brasiliano. Debolezza comprensibile, tenendo conto sia della sua origine irlandese, sia del suo fisico provato. Il decano della rete TV pi diffusa e importante del Brasile aveva superato da qualche mese il suo sessantasettesimo compleanno, e si vantava di lavorare dodici ore al giorno da quarant'anni.
Aveva gi commentato l'incontro all'aeroporto tra il professore italiano e la sua migliore collaboratrice (e amante, si mormorava ridacchiando in redazione). Adesso rileggeva un appunto scarabocchiato quando aveva ricevuto una soffiata dal suo corrispondente di Fortaleza a proposito di un incidente mortale accaduto a Teimada.
Sulla loro base galleggiante i signori dei diamanti hanno gi avuto un morto mormor.
Sunta gli sedette accanto, poggiandosi sul bordo del tavolo. L'incidente  certamente dovuto alla loro impazienza. I diamanteiros non possono perdere altri giorni per quella statuetta. Si port a un palmo dal naso del suo capo. Ne avranno altri, di incidenti. Affrontano un lavoro pericoloso e hanno il pepe al culo. Ricordati quanto ti ho detto ieri: per quella gente ogni turno di lavoro a vuoto  una spesa di un quarto di milione di dollari.
Non esagerare.
Non esagero. Ho chiesto al consulente finanziario dei tuoi TG quale potrebbe essere l'approssimativo costo di quell'impresa. Sommando mezzi navali, subacquei, minerari, personale, assicurazioni, passivit bancarie... pare che ammonti ai cinque-sei milioni di dollari alla settimana.
Sunta afferr don Lisandro per la cravatta, lo tir a s, poi l'abbracci facendo in maniera che i seni gli premessero bene sul petto.
Oggi hai il dopobarba che adoro. Non so se riuscir a resisterti.
Sapeva aggiungere alla sua schiettezza doti di manipolatrice d'ogni situazione, sommando a un candore non del tutto falso la seduzione di un corpo sexy. Vantaggio del quale era perfettamente cosciente.
Sei pericolosa, quando superi certi limiti... Ehi, fai la brava.
Sto facendo la brava.
No.
S.
No. Sei un mostro nel tuo lavoro e sei un angelo con me... ma in quest'ufficio devi stare pi attenta.
Non ci penso proprio.
Per il resto...
Lascia perdere. Io sono la migliore collaboratrice della tua rete. Questo  tutto. Come tale devi sfruttarmi.
Sfruttarti? Sono pronto, anche subito.
No, basta con i tentativi di scopate sulla scrivania; occorre riparlarne in sede pi comoda. Adesso la scrivania deve servire a qualcosa di utile per te e per me. Di qui deve partire una telefonata risolutiva al top manager della VODC. Con l'obiettivo di ottenere un permesso per la tua bravissima corrispondente Sunta Surina...
Lo sai: ho gi telefonato, chiesto e pregato. Rispondono sempre con cortesi ma implacabili no. Eguali per tutti, anche per un'ipotetica ex amante del famoso archeologo, quale ti sei fatta passare.
Il no diventer un s se tu parlerai chiaro e accennerai alle cifre in nostro possesso. L'argomento potrebbe interessare non solo chi segue Globo TG, ma soprattutto gli amabili direttori delle banche, con i quali il feeling con il signor Thomas Van Oost potrebbe anche entrare in crisi. Come mi ha detto Philip.
Chi ?
Philip Rey, uno dei tuoi esperti consulenti finanziari. Faresti bene a conoscere meglio i tuoi collaboratori e a ricordare i loro nomi.
Non riesco a ricordarne nemmeno uno. Sono troppi.
Ne avrai una di meno, se non segui il mio consiglio e non componi subito il numero di telefono pi importante della Van Oost Diamonds Company... eccolo!
Il vicedirettore fece quella telefonata. Sunta l'aveva avuta vinta, ed era quasi sempre cos.
Soddisfatta, lasci l'ottantesimo piano, non senza aver prima telefonato a casa, dove la empregada india aveva l'incarico, ogni mattina, di passare un'ora nel residence, rifare il letto e aprire una scatoletta di cibo per Einstein, gatto dal folto pelo bicolore. Sunta lo aveva strappato dalle mani d'un gruppo di giovani teppisti. Era stato facile, lei era anche cintura nera di karat.
Vorrei essere amato quanto il tuo Einstein sospiravano spesso i suoi numerosi amici.
Impossibile, mio caro era l'immancabile risposta. Devi accontentarti di quanto avanza.
Don Lisandro O'Connor, appena rimase solo, medit a lungo sulle informazioni avute non solo da Sunta, ma anche dalle agenzie e dal corrispondente di "O Globo" a Fortaleza.
Alz il telefono e chiese del redattore anziano, memoria storica della cronaca nera aziendale; lo trov sprofondato in chiss quale cunicolo del vecchio archivio cartaceo.
Almanacen, cerca di concentrarti, anche se  difficile per un matusalemme come te... Ti ricordi delle cronache a proposito di un incidente accaduto quarant'anni fa e che cost la vita a un famoso archeologo? Era scomparso nelle acque di Fortaleza... Segu un silenzio, ma non cos lungo quanto una simile domanda poteva far temere. Almanacen poteva contare su una memoria lucidissima, per sapeva anche come farsi aiutare da Internet, malgrado il generale scetticismo di chi lo riteneva incapace di navigare in rete.
S, ricordo l'incidente: ne parlarono tutti i giornali per una decina di giorni. Cronache raccapriccianti, si parlava di squali...
Bravissimo! Mettimi insieme un dossier il pi completo possibile sui commenti apparsi in quei giorni sulla nostra stampa, e se ci riesci, anche su quella internazionale. Molto sar anche nel sito web dell'Archivio nazionale giudiziario. Ci saranno nomi, indirizzi... Fu un fatto clamoroso. Se ricordo bene, c'era di mezzo un'espulsione dal senato accademico dell'Universit di Rio...
S, credo di ricordare anche alcuni nomi.
Bravo, datti da fare subito. Ho bisogno di muovermi in un paio di giorni.

Stesso pomeriggio - A bordo della Poexado.
Di colpo si sentirono come pesci in una vasca di acquario. Molti occhi li fissavano in totale silenzio.
Marco tent di superare l'imbarazzo rivolgendo un saluto circolare alle numerose persone riunite in una saletta resa quasi gelida dall'aria condizionata, dov'erano finiti subito dopo essere atterrati sulla Poexado, trasportati in elicottero dall'aeroporto di Fortaleza. Un volo nell'accecante riverbero del cielo brasiliano: poco pi di un quarto d'ora e gi erano su Teimada. Il pilota, nella sua consueta rotta d'avvicinamento alla nave-laboratorio, aveva sorvolato la sommit del vulcano spento, poi era calato di quota, appontando infine sul mastodontico e lucente riccio d'acciaio.
Ne erano scesi i tre, frastornati da un viaggio durato oltre venti ore, e avevano frainteso i gesti del marinaio incaricato di guidarli dove lo staff li attendeva. Sicch, mentre il giovanotto in divisa si attardava preoccupandosi di scaricare borse e valigie, loro avevano imboccato un passaggio sospeso tra la piattaforma e la torre dell'area centrale, per incontrare al pi presto un responsabile e informarlo che dall'aeroporto di San Paolo non erano state inoltrate a Fortaleza le casse del materiale tecnico. Occorreva mettere in allarme la sede centrale della compagnia perch provvedesse subito.
Percorso un lungo corridoio, s'erano trovati infine nella saletta sottostante la plancia, dove chi li attendeva s'aspettava di vederli apparire da un altro passaggio. Il brusio di voci si spense di colpo, segu un breve, reciproco imbarazzo e subito s'intrecciarono le presentazioni tra il professore italiano e lo staff.
Marco conobbe Thomas Van Oost, il comandante Tessoa e Peter Balporf. Subito dopo strinse la mano a Samuel Oliveira, presentato come naturalista, al coordinatore delle ricerche geologiche Afranio Ribeiro, e a Margaret Row, che si present da sola. Sono la responsabile degli impianti di ricerca. Ultima stretta con il capo dell'quipe sommozzatori, Evandro Leite.
Ci spiace... cominci Marco, ma fu interrotto dal comandante.
Spiace a noi non avervi accolto all'elisuperficie. Ma ho decretato un divieto assoluto d'accesso all'area di atterraggio. Dove vortica un rotore, basta un nulla a provocare una disgrazia.
Juv, che si era messo in canottiera per difendersi dal soffio gelido dell'aria condizionata, s'era intanto affrettato a infilarsi una maglietta.
Marco lo indic sorridendo. Vi presento, debitamente rivestito, il mio assistente, Juv Manunzi. Altre strette di mano. Poi fu la volta di Paolo Gesaretti.  un mio allievo, venuto in Brasile per accordi tra le vostre e nostre universit.
Concluso il rito delle presentazioni Marco spieg che avevano un grave problema.
Quale? chiese subito Balporf.
Non ho visto imbarcare le sei casse del nostro materiale a San Paolo.
Avevo dato disposizioni precise...
Lo so, e avete anche pagato una cifra astronomica di trasporto perch ci seguissero come bagaglio appresso. Ma a San Paolo il materiale non  stato inoltrato e a Fortaleza lo abbiamo atteso invano.
Le solite bugie delle compagnie aeree... Non si angosci ulteriormente, ero gi informato di questo e sono in contatto con i miei assistenti a San Paolo. Ho ordinato di far capire alla banda di deficienti dell'aeroporto quanto quelle casse ci siano indispensabili e urgenti. Il mio vice ha l'incarico di precipitarsi personalmente alla dogana e infilare un peperoncino nel culo del dirigente in servizio perch rimedi velocemente al danno, facendo arrivare il materiale entro domani.

Alla stessa ora, San Paolo - Magazzini doganali aeroportuali.
I due edifici appaiati, a sommarli l'uno all'altro, potevano sembrare lunghi un chilometro.
Al loro interno il frastuono delle operazioni di carico e scarico, i richiami e le comunicazioni degli altoparlanti, il vocio del personale erano cessati da un paio d'ore.
Scendeva la sera e un silenzio assoluto regnava su un arcipelago di merci d'ogni genere, illuminate a giorno da decine di lampade alogene disposte sulle pareti e appese al soffitto. Ogni collo esibiva sul coperchio o sui fianchi un identico foglio giallo debitamente numerato. A centinaia e con identica classificazione, ma di color rosa, altri fogli giacevano a poca distanza, impilati sui tavoli dell'anonima palazzina a tre piani della direzione, esternamente illuminata a giorno come gli adiacenti magazzini.
ALFNDEGA GERAL era scritto sulla facciata dietro la quale corridoi paralleli erano intervallati da porte in fila, chiuse su uffici eguali nell'arredamento di scaffali e tavoli.
In quello contraddistinto dal numero 187, il tavolo sorreggeva, oltre a un computer, pile di documenti color rosa, le pratiche da evadere. Altri fogli rosa, gettati disordinatamente su una sedia poco prima della chiusura degli uffici, si riferivano a merci giunte in giornata. Erano un centinaio, e tra loro, ai numeri 71879-W-96 e i successivi 97,98,99,100,101, i fogli relativi a quanto sbarcato dal volo
VARIG proveniente da Milano-Malpensa, Italia.
Il titolare di postazione, uomo d'una certa et, non era propenso a strafare, lamentando uno scompenso cardiaco e una preoccupante insufficienza epatica dovuta non certo a stress da lavoro, ma alla cucina mirabilmente elaborata di Maria, sua adiposa consorte.
Giunto a casa da circa un'ora, stava adesso portandosi alla bocca, con studiata lentezza, cucchiaiate di un piatto a lui molto gradito: feijolada carioca, minestrone di fagioli neri, lingua affumicata, carne secca, costolette a pezzi, arista salata, salsiccia portoghese, lardo affumicato, piedi e orecchie di maiale, cipolle grattugiate, peperoncino e foglie di alloro. Altri ingredienti erano stati aggiunti durante la cottura, e alla fine, appena rosolate le cipolle, donna Maria aveva aggiunto il pepe.
Adesso tutto era nel piatto dell'amato consorte. Accanto, in una ciotola di terracotta, salsa cruda di cipolla tritata, prezzemolo, aglio, succo di limone con pomodoro e peperoncino schiacciato; con riso e farofa (ovvero farina di manioca abbrustolita) si offrivano come contorno a cui attingere quando il palato si fosse infuocato eccessivamente.
Marito e moglie apparivano sereni. L'indomani mattina lei avrebbe telefonato a don Agostinho, capo personale alla Alfndega Geral per comunicargli l'indisposizione del marito. Ne avrebbe avuto per un paio di giorni: niente di grave.
Il minestrone ingerito dal titolare della sezione 187 per arrivare al suo punto d'uscita avrebbe impiegato non poco tempo. Probabilmente ne sarebbe derivato anche qualche infuocato dolore, come auspicato da Van Oost nella sua ingiuriosa invettiva. I giorni di assenza si sarebbero senza dubbio moltiplicati, con conseguenze negative sul recupero del materiale indispensabile al lavoro d'archeologia subacquea programmato nell'isola di Teimada. I volenterosi assistenti della VODC potevano mettersi il cuore in pace: alla postazione 187 il disbrigo delle pratiche dei numeri 71879-W-96, 97, 98, 99, 100, 101 avrebbe richiesto molto tempo.

22 maggio, ore 18,30- Sala mensa della Poexado.
All'ora di cena, il cielo era ancora luminoso.
Caspita! A bordo si va a letto presto mormor Paolo, stupito.
Ringrazia il cielo, abbiamo un faticoso viaggio ancora tutto da smaltire replic Juv.
Si guardarono attorno: la sala mensa era rumorosa, gremita. Sul lato protetto da un pannello sedeva lo stato maggiore della nave, dal comandante agli ospiti.
Un divisorio per non confondere la miserabile ciurma con gli eletti comment qualcuno giungendo accanto a
Juv. Un paravento basso, perch tra poveri e ricchi la separazione non sia assoluta. Noi brasiliani vogliamo convincerci di essere, malgrado tutto, democratici.
Lei parla bene l'italiano.
L'ho imparato ascoltando le vostre belle canzoni, specialmente quelle degli anni Sessanta... Permette? Al vostro arrivo ci siamo stretti la mano troppo frettolosamente. Sono Afranio Ribeiro.
Molto lieto. Juv Manunzi, collaboratore del professor Arnei.
Superato il pannello, erano davanti al tavolo dove tra l'archeologo italiano e Van Oost sedeva il comandante. Balporf aveva annunciato un ritorno di mal di mare ed era rimasto in cabina.
Juv, facendo un passo verso il tavolo, si irrigid in una sorta di saluto militare. Intendo scusarmi per la pessima figura di poco fa... Presentarmi in canottiera! Sono un uomo di Marina e conosco le regole. Accetti le mie scuse, comandante Tampa.
A scoppiare per primo in una fragorosa risata fu proprio l'interessato, mentre i vicini di tavolo ridacchiavano divertiti.
Si chiama Tessoa mormor imbarazzato Marco. Non sembrava esserlo il brasiliano, che tendeva entrambe le mani a Juv, imporporato dal collo alla radice dei capelli.
Per carit: da anni convivo con il mio soprannome. Non si preoccupi, amico mio. Lo invit a sedergli accanto. Tampa nella nostra lingua indica l'oggetto cilindrico che chiude
il collo di ogni bottiglia. Ovvero il tappo.
Io... mi creda... m'hanno detto...
Signor Juv, data la mia statura, il soprannome affibbiatomi dall'equipaggio  perfetto. Tampa mi piace... se ci riflette, un tappo non va mai a fondo, e allora quale auspicio migliore per chi ha la responsabilit di una nave e deve fare di tutto perch galleggi sempre?
Qualcuno applaud scherzosamente e il cameriere con matita e carta in mano sorrise.
Adesso mi permetto di attirare la sua attenzione sul cameriere impalato alle sue spalle aggiunse Tessoa. Vuol sapere se gradisce una zuppa di camarones, oppure un filetto ai ferri....
Preferisco il piatto di mare, per sentire la differenza tra i sapori di queste acque e quelli del mio paese.


PARTE QUARTA.
SQUALI TORO.

Calavano in profondit, con equipaggiamento ARA.
Continuavano a tener d'occhio le acque sotto e sopra di loro. Da quando s'immergevano in mari caldi, s'erano spesso trovati attorno uno squalo, grande o piccolo; a volte un branco intero. Bestie che non perdono mai d'occhio un uomo immerso e prima o poi guizzano in puntate aggressive. Occorre star cauti ripeteva spesso Juv quando assassini recidivi quali sono gli squali pelagici ti girano attorno.
E adesso? Se fosse apparso un ",bianco" o un altrettanto temibile "toro"? Loro due erano soli, in uno spazio immenso e vuoto.

23 maggio, ore 8,30 - Immersione virtuale.
Quando i pirati ci hanno sbarcato sull'isola dei granchi, ho avuto la certezza della fine. Questi ci ammazzano come bestie, mi sono detto... come bestie. Juv raccontava in italiano e i presenti l'ascoltavano a bocca aperta, anche se afferravano una parola su dieci. Appoggiato alla parete dell'ampio locale, Paolo gli aveva invano sussurrato di tener presente che "quelli" capivano poco o nulla il suo italo-sardo.
Sucunn' mamarua! era stata la reazione, seguita da un soddisfatto Non vedi come mi seguono?
Qualcuno stava ripensando al racconto appena udito. Quelli che hanno messo in pericolo la tua vita erano delinquenti. Pirati  parola d'altri tempi.
L'obiezione lasci Juv interdetto solo per un istante.
I delinquenti che operano in mare da che mondo  mondo si chiamano pirati. Ne sono ricomparsi molti, in vari punti del globo, pronti ad abbordare e uccidere...
Li guida un rinato Jack il Rosso, con una gamba di legno, una benda sull'occhio e due pistole alla cintola. Paolo si dava al controcanto, dalla sua posizione defilata. Anche i nuovi pirati ostentano regolarmente la bandiera con il teschio...
Taci, una buona volta. Se tu fossi stato con noi alle
Farasan, per la paura ti saresti riempito mutande e pantaloni di merda.
Non molto diversa in portoghese, la parola rimbomb assieme a uno scoppio di risate. Paolo prese Juv sottobraccio. Complimenti per le tue qualit di narratore; vorrei per ricordarti il motivo per il quale abbiamo chiesto al qui presente signor Evandro di incontrarlo. Non per dissertare sulla pirateria, ma per organizzare un'immersione su richiesta del professor Arnei nel fondale dove dovr compiere il recupero. E inoltre il tuo capo intende visionare quanto registrato dalle telecamere durante le prime missioni nell'inviolabile caverna...
Bussarono alla cabina di Marco, lui si un al gruppo e insieme scesero al piano dov'era ubicata la saletta registrazioni.
Quale immersione intendete vedere? chiese il tecnico, gi al suo posto.
Dalla prima all'ultima, per cortesia rispose Marco.
Con la luce si spense anche ogni residuo buonumore. Apparvero le immagini dei crolli, la caduta dei sassi, l'intorbidirsi delle acque.
 un rischio grosso infilarsi l dentro... mormor Juv.
Marco non l'ud. Pi che sui crolli e le frane di cenere, la sua attenzione s'era fissata sull'apparizione della statuetta casualmente inquadrata dalla telecamera. Fotogrammi dai quali erano state ricavate le foto inviate a Pisa e sottoposte al suo esame. Ma ora l'immagine video ingrandita e in movimento gli provocava un'emozione diversa. Chiese una visione rallentata dello stesso nastro. Gli fu cos possibile osservare meglio quanto la telecamera del ROV era riuscita a cogliere avvicinandosi e sfiorando il piccolo bronzo semisepolto nel fango.
Juv aveva osservato con eguale attenzione ma con occhio diverso le sequenze registrate. E ne aveva tratto una ferrea decisione: l, in quell'antro pericolante, il suo amico Marco non sarebbe mai entrato. Lui gliel'avrebbe impedito a ogni costo; la vita di quell'uomo era troppo preziosa per essere messa a rischio.
A infilarsi in quella grotta ci sarebbe andato solo lui.
Solo lui.

23 maggio, un'ora dopo e seguenti - Sopralluogo subacqueo.
Pericoli di aggressione? Bestiacce?
All'interrogativo di Marco, Evandro scosse la testa, senza smettere di stringere l'attacco dell'erogatore; e Juv, continuando ad aiutarlo, prosegu. Nel nostro lavoro in tutti i mari del mondo, Marco e io ci siamo rassegnati e abituati a trovarci attorno squali di varie specie. Non ci preoccupano pi di tanto, ma preferiamo sapere quali sono quelli rognosi, in una zona a noi sconosciuta.
Evandro rispose senza alzare la testa da un secondo erogatore, anch'esso da adattare alle bombole. Quest'area del nostro mare era popolata da esemplari di particolare aggressivit, gli squali toro... non so se li conoscete.
Juv non rispose. Squali toro? Un nome noto, ma non credeva di averne mai incontrati; nemmeno Marco se ne era mai trovato uno vicino. Ma aveva letto qualcosa, in proposito.
Ne parla un opuscolo della Marina americana, con riferimento alle coste dove i fiumi immettono acque calde in un mare freddo. Il manuale raccomanda attenzione: le due diverse temperature creano l'ambiente ideale per i toro. Nell'opuscolo si segnala tra le aree a rischio anche la costa atlantica del Brasile tropicale.
Ovvero questa... Allegria! Juv, alzando gli occhi al cielo, esegu contemporaneamente un fulmineo gesto propiziatorio.
Evandro si rivolse a Marco. Di quand' quella pubblicazione della Marina americana?
Se ricordo bene risale a una decina d'anni fa.
Dovrebbero aggiornare le loro comunicazioni, quei sapientoni. Da tempo i toro sono scomparsi da questi mari. Indic la costa lontana oltre l'isola vulcanica. Laggi, i
pescatori dei villaggi si sono messi in tasca molti bigliettoni, dando la caccia a quelle bestie.
Hanno guadagnato pescando squali? Non posso crederci. Quando, da ragazzo, Juv usciva in mare con il padre pescatore se un pescecane finiva nelle reti l'anziano imprecava: "Pisci pudesciu!". E lo rigettava a mare.
Cosa significa?
Una bestiaccia grossa ma immangiabile come quella non serve a nulla.
Tu sei in arretrato, come i cosiddetti esperti della Marina americana ribatt Evandro. Da tempo gli squali valgono parecchio, e non solo nei mari d'Oriente. Oggi anche in tutto il Sudamerica, dove s' moltiplicata la presenza di giapponesi, coreani, taiwanesi, le pinne di pescecane vanno a ruba, per le zuppe che loro adorano.
Porcherie immangiabili!
Ognuno ha i suoi gusti; non l'hai imparato girando il mondo?
Per rendere eccezionale ogni pasto, secondo Juv, erano ben diversi gli ingredienti indispensabili. Per esempio qualche fetta di casu'efita, il formaggio saporito e puzzolente prodotto dai pastori del suo paese.
Qui, sul litorale di Recife e Fortaleza, i pescatori contagiati dalla frenesia del guadagno facile, hanno moltiplicato le battute di pesca, vendendo pinne e code e vuotando
il loro mare.
Juv aveva concluso la fatica d'indossare la muta per l'immersione. E gett un altro sguardo alla costa. Be'... almeno quella gente s' trovata con qualche soldo in tasca.
No, la festa  durata poco. Sterminati gli squali stanziali, gli affari sono finiti. E oggi i villaggi sono di nuovo alla miseria, in un mare diventato povero. Ci pensano i pescherecci d'altura, con reti a strascico immense, a raschiare via
il poco che avanza.
Era pi o meno la stessa storia ovunque, riflett Marco mentre si allacciava la cintura dei piombi. Senza regole, l'uomo arraffa quanto pu, in mare, e si illude di poter continuare il saccheggio all'infinito. Persino gli oceani si vuoteranno presto se non si lascia il tempo agli esseri che
li popolano di riprodursi.
Evandro si cal in acqua per primo. I due italiani lo seguirono dando inizio all'indispensabile sopralluogo nel fondale antistante l'isola, per vedere con i propri occhi l'apertura della grotta.
L'immersione era anche un tentativo per scaricare i nervi. A bordo si temeva il trascorrere di un'altra giornata senza notizie del materiale scomparso nei meandri doganali.
Lasciata l'immensa ombra proiettata dalla nave dalla quale s'erano calati, avanzarono pinneggiando tutti e tre allo stesso ritmo.
Evandro non aveva esagerato parlando di strage, per definire il risultato della caccia agli squali e della pesca industriale in quel settore della costa atlantica; sembrava impossibile che in un mare tropicale mancasse la presenza della fauna d'altura.
Marco e Juv continuavano comunque a tener d'occhio le acque sotto e sopra di loro. Da quando s'immergevano in mari caldi, s'erano spesso trovati attorno uno squalo, a volte un branco intero. Bestie che, lente e sornione, non perdevano mai d'occhio un uomo immerso, e prima o poi scattavano in puntate aggressive per allontanare l'intruso penetrato nel loro territorio. Il pi delle volte si trattava di esemplari di specie non pericolose per un subacqueo... "ma non si sa mai" ripeteva Juv, invitando l'amico alla prudenza. "Occorre star cauti quando bestie imprevedibili
come quelle ti girano attorno."
L'acqua, poco limpida, non lasciava intravedere la meta del sopralluogo, ma la direzione da seguire verso Teimada era chiara, perch il robot calato all'inizio dei lavori dalla Poexado, cingolato come un bulldozer, aveva lasciato sul fondo tracce evidenti del suo passaggio. Una pista dritta verso la grotta.
Troppa distanza tra la base di partenza e la meta esclam Marco nell'interfono. Calarsi dalla Poexado con la complessa attrezzatura da palombari per raggiungere Teimada avrebbe significato percorrere sul fondo un lungo, faticoso tragitto. Meglio spostare il punto di partenza e calarsi a mare da uno dei due rimorchiatori, chiedendo di farlo ancorare quanto pi vicino possibile all'isola.
Evandro, ascoltando il colloquio tra i due, annu.
Giunsero alla base dell'isola, massa scura di parete rocciosa poggiata sul fondo di sabbia. Marco non ebbe esitazioni. Avviciniamoci quanto pi possibile all'apertura... Evandro, lei ci segnali il limite di sicurezza.
Si affidava a lui, testimone del pericolo vissuto dai suoi sommozzatori; n dimenticava il video visionato poco prima, immagini di una grandinata di rocce e cenere su chi s'era inoltrato nella grotta.
S'avvicinarono alla volta d'ingresso dell'antro, finch la loro guida non alz il braccio. Poi si lasciarono calare tutti insieme sino a poggiare i piedi sul fondo, dove uniche forme di vita erano immobili oloturie violacee. Pareva che ogni altra creatura vivente volesse tenersi lontana da quel luogo infido.
I computer al polso indicavano meno quaranta e avevano preso a lampeggiare, segnalando la necessit, nella successiva risalita, d'una sosta di decompressione.
Momento ancora lontano.
Adesso Marco doveva osservare, fissare nella memoria, studiare e decidere come affrontare lo spazio buio e vuoto davanti a s. L'apertura si presentava pi imponente di quanto fosse sembrato nelle registrazioni eseguite dai robot, come se le telecamere immerse avessero adattato la realt alle dimensioni dello schermo. Il reperto giaceva nell'area pi interna, e non era visibile dall'esterno. "Raggiungerlo richieder pi tempo del previsto. Non immaginavo una tale lunghezza della grotta" pens, e si ripromise di chiedere ai tecnici di estrapolare dai dati raccolti dai nastri video dal primo ROV e dall'H3 l'esatta lunghezza dell'antro.
Si rivolse ai due compagni di immersione parlando a gesti, nell'internazionale linguaggio muto dei sub. Ancora tre minuti di osservazione, poi inizio rientro. Pur essendo di qualche metro all'esterno della parete, era meglio non parlare con l'interfono; cos era stato deciso prima dell'immersione. Poteva sembrare una precauzione esagerata, ma occorreva evitare anche la minima vibrazione. Onde riflesse da suoni potevano provocare una reazione; ormai questo era assodato.
Intuendo il desiderio dell'amico di gettare almeno un'occhiata all'interno della cavit, Juv aveva acceso la torcia che portava al fianco; ma sott'acqua un fascio luminoso, anche se potente, viene assorbito dopo pochi metri. La torcia riusc a proiettare la luce solo poco oltre la soglia esterna, lambendo appena la parte bassa della vasta arcata. Marco si dovette quindi accontentare del poco che riusciva a vedere. E s'accontent di calcolare l'altezza della caverna in circa venti metri al centro e la larghezza in circa trenta.
Nella luce di taglio della torcia, quell'antro gli appariva come l'immagine deformata di una bocca orrida, le rocce appuntite sul suo orlo esterno, denti d'un essere morto solo
apparentemente, in realt pronto a risvegliarsi, se disturbato. Della sua capacit di reazione offrivano prova le forme sgretolate del materiale caduto sul fondo.
Rientriamo. Il gesto di Evandro era un ordine.
Juv accost la sua maschera a quella di Marco, e con uno sguardo lo invit a seguire il consiglio. Come al solito, il professore inseguiva i suoi pensieri, continuando a fissare la grotta, dimenticando un eventuale pericolo di embolia, se avesse tardato ad affrontare la risalita.
Scosso dalla mano rude dell'amico, Marco obbed e abbandon il punto d'osservazione dopo un ultimo sguardo allo spazio buio dove di l a poco tempo sarebbe dovuto penetrare. E s'accorse di aver accumulato in quella decina di minuti una vaga sensazione di disagio.
Non se ne preoccup pi di tanto; sapeva che appena a bordo, avrebbero iniziato a pianificare con gli assistenti la missione di recupero del reperto. Da organizzare subito, appena fossero giunte le attrezzature speciali da palombaro.
Lui e Juv erano alle soglie di una nuova avventura. Non la prima n la pi pericolosa tra le tante portate a termine da quindici anni a quella parte. Tuttavia questa si presentava molto diversa; avrebbero dovuto affrontare un mondo di rocce che parevano rifiutare la loro natura inerte: sassi, sabbia, cenere, lava solidificata avevano dimostrato, in quel luogo, d'essere inerti e statici solo in apparenza.

Stesso giorno, pomeriggio - A bordo della Poexado.
La vide camminare verso di lui scalza, flessuosa, a passo sicuro. Gli veniva incontro nel lungo corridoio sotto il ponte centrale, esibendo una femminilit pi marcata di quanto lui avesse notato a San Paolo nella saletta VIP dell'aeroporto. Dagli shorts uscivano lunghe gambe abbronzate, cosce lunghe e sode. I seni sobbalzavano, sotto la leggera camicetta.
Lo scalpiccio dei piedi nudi e bagnati s'interruppe quando gli fu accanto. Stringeva tra le mani le scarpe di tela.
Sono zuppe d'acqua. Un'onda ha sommerso la scaletta mentre salivo a bordo si giustific ridendo.
Aveva raggiunto Marco con la stessa andatura impetuosa del motoscafo che aveva noleggiato per farsi trasportare da Fortaleza alla Poexado in meno di un'ora.
Eccomi qua, professore... come promesso.
Lo baci.
Come forse lei ricorda mi chiamo...
Sunta. S, lo ricordo.
Sunta vuol dire Santa, ma io non credo proprio di esserlo.
Ne diede conferma posando le labbra umide anche sulla guancia del confuso allievo di Arnei.
Juv, a distanza, si limit ad agitare una mano, venendo ricambiato con lo stesso gesto.
Ho ottenuto il permesso di unirmi a voi annunci poi la ragazza in tono esageratamente allegro. Sar l'unica corrispondente televisiva a bordo. Lo prese sottobraccio. Lei sa perch?
Perch oltre a essere bella e simpatica, lei  anche una gran bugiarda. Marco si sfil dalla presa. Come le  venuto in mente di raccontare...
Di una nostra vecchia amicizia? Perch m'era sembrato un innocente sotterfugio per superare ostacoli formali, stupidi. Sunta sfoggi un sorriso malizioso Non credo che si tratti di una bugia sgradevole per lei!
Se un istante prima Marco immaginava di farla arrossire rimproverandola, s'era sbagliato di grosso. Si fece rosso lui, invece.
Senta...
Professore, facciamo pace. Le chiedo perdono; ormai quel che  fatto  fatto... Si dice cos in Italia, vero? Sono sbarcata due volte nel suo paese, l'ultima volta per il campionato del mondo di fotografia subacquea...
Sai immergerti? Senza rendersene conto Marco era passato al tu.
Ho tutti i brevetti possibili e immaginabili. Posso vantarmi di essere l'unica giornalista della redazione in grado di realizzare un servizio subacqueo, anche se difficile... come sar questo, per il recupero del tesoro di Teimada. Ma sapr cavarmela; porto sempre a termine le cose che mi interessano.
Sulla possibilit di unirsi a noi sott'acqua lei si illude, mia cara replic Marco tornando al lei, e scambi un'occhiata con Juv, giunto accanto a loro.
Mi illudo? Era un'altra Sunta a parlare, adesso. Non credo proprio, egregio professor Arnei. Il diritto di cronaca e di informazione, sancito internazionalmente,  sacro in questo paese come nel suo. Soprattutto se si tratta di un evento in grado di emozionare profondamente la nostra gente. Forse lei non sa...
S, sono al corrente e rispetto i sentimenti della vostra passionale pubblica opinione. Ma io ho ricevuto un incarico che si potr eseguire solo utilizzando attrezzature speciali da palombaro, e lei non le possiede.
Del tema dell'informazione, o meglio della presenza di quella giornalista a bordo, si discusse animatamente poco dopo. A due livelli diversi della nave, in plancia e nel quarto sottoponte.
In plancia, nella saletta-bar destinata al relax con salutari iniezioni di alcol, la riunione si stava mutando in un vociferante conciliabolo su come reagire alla scandalosa lentezza della dogana di San Paolo. A Van Oost, che aveva trascorso le ultime dodici ore al telefono con i suoi collaboratori incapaci di risolvere il problema, ognuno suggeriva possibili azioni. Aggiungendo insulti e minacce all'indirizzo di un ignoto sabotatore.
Si discuteva anche della sorpresa di vedere a bordo una giornalista. Era irritato soprattutto Balporf.
Se di quelle casse non si sa ancora se e quando giungeranno, in compenso da San Paolo ci hanno spedito una pestifera giornalista. Chi ha autorizzato l'imbarco? Si rivolse al socio.  riuscita a portarti a letto?
S' messo di mezzo non un letto ma un grattacielo, caro Zakkh, ovvero l'intera direzione generale di Rede Globo. Non abbiamo potuto opporci: quelli hanno il coltello dalla parte del manico. A modo loro sanno come ricattare i politici, la polizia, l'esercito... quindi anche noi.
Quattro ponti pi sotto, nella disadorna sala operativa del gruppo sub, l'arrivo a bordo di Sunta Surina ispirava pesanti battute.
Agiter il culo davanti al vecchio Tampa e quello le conceder di fare ci che vuole stava sentenziando qualcuno, ed era stato il commento pi leggero e comprensibile da Juv e da Paolo. Altri erano difficili da tradurre, come certi doppi sensi, divertenti se provocavano l'esplosione di risate generali. E come un intraducibile identikit anatomico della cinegiornalista televisiva; descrizione particolareggiata quale probabilmente nemmeno il suo ginecologo avrebbe potuto redigere.
Non avete dimenticato nulla, ragazzi, salvo un punto. Il vocione di Evandro interruppe il turpiloquio. Qualche anno fa, questo bel pezzo di fica l'ho incontrato sulla Rainha Atlntica. Eravamo in pieno oceano, trecento miglia al largo della nostra costa, e si tentava di dare soccorso a quella nave, danneggiata nel tentativo di accostare una piattaforma di pompaggio in preda alle fiamme. Fiss i suoi ragazzi a uno a uno. Durante l'agonia della Rainha Atlntica mi trovai accanto, d'un tratto, un sommozzatore che non era uno dei tanti impegnati nello sforzo di tamponare la falla. Splendidi occhi mi salutarono dietro il cristallo della maschera, e riconobbi la giornalista giunta con le squadre di soccorso giorni prima. Era scesa con la telecamera subacquea e filmava sottochiglia come se fosse in uno studio televisivo. S'immergeva due volte al giorno accanto alla piattaforma ridotta a troncone incontrollabile in fase d'affondamento.
Nel silenzio seguito a quelle parole si ud solo un commento di Juv. Questo non  coraggio...  incoscienza.

Quella sera sulla Poexado - Cabina di Arnei.
Pronto? Mi senti?
Meglio di quando mi chiami dall'universit.
Dai telefoni satellitari al forno per la pizza, questa nave ha impianti fantascientifici. Il nostro Gug la vedrebbe come un vascello di Guerre Stellari.
Allora, se tutto  perfetto e superorganizzato, fai presto a concludere la missione e torna a casa. Non vorrei lasciarti il tempo di sedurre una bella brasiliana.
Battuta superata, tesoro. Roba d'altri tempi.
E allora tuffati, acchiappa il reperto e prendi il volo di ritorno.
C' un problema: in quest'organizzazione tecnologicamente avanzatissima s' aperto un buco nero.
Cosa vuoi dire?
Sai qual  la caratteristica dei buchi neri, nello spazio? Inghiottono tutto, qualunque cosa capiti loro a tiro, la luce
o l'energia, una stella o una cometa...
Professore, piantala con riferimenti alla scienza e alla fantascienza. Cosa ti manca?
Noi siamo qui, in mezzo all'oceano, pronti a dare inizio ai lavori, ma qualcuno ha fatto sparire tutte le attrezzature per immergerci.
Non posso crederci!
Le sei casse...
Una rapina?
Per una volta, non incalzarmi con gli interrogativi. Lasciami parlare. Le casse sono state inghiottite dalle sabbie mobili della burocrazia. E la burocrazia doganale brasiliana pare sia il peggio del peggio.
Allora?
Allora... non lo so. Comunque, gli apparentemente efficientissimi padroni di casa si stanno dando da fare a tutti i livelli.
Dimmi di questi signori... Mi piacerebbero?
Be', uno  sposato con figli e ha una moglie molto bella, come appare dalle fotografie esposte in cabina. L'altro, che si vanta di un soprannome zulu,  un sudafricano e ti andrebbe meglio.  asciutto, abbronzato, occhi azzurri, capelli ricciuti, di poche parole. A me e a Juv  simpatico. Si chiama Peter... soprannome Zakkh. Credo che si potr lavorare bene con lui.

24 maggio, tarda mattinata - Quartiere del Pelorinho,
Salvador.
Avanzava a piedi lungo una stradina dal selciato sconnesso, in pendenza accentuata come quasi tutte le vie del quartiere vecchio di Salvador, che un tempo si chiamava So Salvador da Bahia e gli europei definivano semplicemente Bahia. Case basse, alcune con facciate dai colori vivaci per la gioia dei turisti. Ne giungevano da tutto il mondo, portati da tour operator il cui motto era: "Non c' Brasile pi Brasile del Pelorinho".
Non stringeva per alcuna guida turistica tra le mani l'uomo che si arrest davanti a un edificio dimenticato dai restauratori comunali. Il numero civico era illeggibile, ma lui ritenne d'essere arrivato a destinazione notando una vecchia Buick tirata a lucido, con fiori bianchi di plastica intrecciati a collana e appesi a un fregio del cofano.
Buss all'uscio della casa e chiam a gran voce un nome: una volta, due...
S'affacci un vecchio bahiano. Pochi capelli bianchi e pelle nera, volto appesantito da flaccide borse; la mole imponente ma non debordante gli conferiva una certa autorit, rafforzata dal fatto di presentarsi dignitosamente vestito, forse perch quella visita era stata preceduta da un telegramma e una raffica di telefonate.
Lei  il signor Dorino Sabenga?
S, senhor.
Posso entrare?
No, senhor. Meglio parlare nella mia auto. Saremo pi tranquilli. Dall'uscio socchiuso venivano voci di donne e grida di bambini. Girarono attorno alla Buick, e lui estrasse un mazzo di chiavi. Lei  il giornalista Guadalco Ladeiro e viene da San Paolo?
E lei esercita il mestiere di autista di auto a noleggio gli fece eco l'altro infilandosi oltre lo sportello aperto. Pallido per il viaggio e per la cappa di caldo umido che gravava sulla citt, il giornalista appariva magro e ossuto,
sotto una maglietta verde stinta. Il sudore gliela incollava addosso, ed era tanto abbondante da aver inzuppato persino la bandoliera della borsa a tracollo.
Secondo l'accordo, io le porr alcune domande e lei risponder...
Prima desidero vedere i cinquecento dollari, senhor Ladeiro. Cos  stato pattuito.
Abbiamo concordato di pagarle l'intervista, non ho mai parlato di cifre.
La cifra  quella: cinquecento dollari.
Nessuno dei due sembrava avere la forza di alzare la voce.
Sentiamo prima la sua testimonianza...
La cifra  quella. Debbo ripeterlo?
Diciamo cento. Cinquanta ora, il resto a fine racconto.
Cinquecento, senhor Ladeiro.
Duecentocinquanta, prendere o lasciare.
L'altro abbozz una sorta di sorriso. Cos va bene... ma prima mi dia cento.
Intasc e pass senza rendersene conto al tu.
Come mi hai trovato? Sono passati tanti anni.
Eri stato interrogato dalla polizia di Fortaleza, dopo l'incidente. E quando un nostro redattore ha iniziato a cercare su Internet dati sul caso Raphael Gilao de Varcondez, ha scovato copia dei verbali nel sito Atti giudiziari... oggi le ricerche vanno in fretta. Abbiamo trovato il tuo nome e
il tuo indirizzo. Schedato perch hai richiesto e ottenuto un permesso di autista per conto terzi...
Lavoro soprattutto per i matrimoni, adesso.
Spremiti la memoria e dimmi cosa ricordi dell'incidente.
Ebbe un'esitazione, Dorino Sabenga. Tir poi un profondo sospiro, osservandosi le mani come se si accorgesse solo ora di quanto fosse grinzosa la pelle che le copriva.
Ero al mio primo servizio, da un mese autista del professore e della sua signorina... Perch non hai cercato lei, invece di me? Non conoscevi il suo nome?
Tramite lo stesso sito Internet dedicato ai casi di morte non chiarite dalle inchieste, abbiamo identificato anche il nome di lei. L'avrei raggiunta e intervistata, se non fosse morta da qualche anno. Era stata contagiata dall'AIDS... faceva la puttana.
Guadalco cerc e trov un fazzoletto di carta. Grondava sudore anche lui, adesso.
Ma non hai un cazzo d'aria condizionata in questa carcassa d'auto?
A volte funziona, da ieri no.
Dimmi del tuo cliente di Fortaleza. Nel verbale della polizia venne annotato un tuo riferimento a... Il giornalista scorse gli appunti. A una specie di peso. Asserivi che quel tizio ne us uno speciale per immergersi.
La polizia m'ha chiesto cento volte di quel peso... Risposi che don Raphael voleva usarlo per scendere veloce e cos sfuggire ai pescecani. Lui non ne aveva paura, ma voleva fare tutto in fretta, mi disse ridendo.
Spiegati meglio.
Come tutti i subacquei, s'era allacciato una cintura con
i piombi. Ma con s aveva anche un oggetto di ferro. "Mi serve per calare pi in fretta" ripeteva. "Appena arrivo sul fondo lo mollo e torno su velocemente."
Per quale motivo si immergeva? Te lo disse?
Cercava qualcosa. Da due o tre giorni ne parlava alla signorina. Ma lei nemmeno l'ascoltava.
Che cosa cercava?
L'autista si strinse nelle spalle; non erano affari suoi, quelli.
Di che forma era il peso?.
Rotondo...
Rotondo? Come un piatto?
No, come una palla. Ma di ferro, ti ho detto.
Liscia come una boccia?
No, arrugginita, o sporca... Non ho visto bene, per sembrava... Sotto la ruggine si vedeva... Sabenga s'interruppe, confuso. Be', ho avuto paura. Sembravano due occhi... mi fissavano.
Tacquero entrambi.
Poi il giornalista trasse dalla borsa poggiata sul sedile dell'auto una piccola telecamera digitale. L'accese.
Bravo Dorino... Adesso ripetimi bene tutto quello che mi hai detto, anche degli occhi.
E dei pescecani... io l'avevo avvertito.
Via, comincia. Parla adagio e chiaro.
Seguirono minuti di registrazione mai interrotti dal giornalista, ma preceduti dal suo annuncio. Nome e cognome, data di quel giorno, il 24 maggio del 2003. Informazioni sovrimpresse automaticamente dalla telecamera.
Quando la spense, Ladeiro trasse di tasca un biglietto da cento dollari, uno da cinquanta e un pezzo di carta.
Hai una buona memoria, dopo tanti anni...
Con don Raphael lavoravo volentieri. Pagava bene... La polizia, poi, mi mise in croce per settimane, e l'inchiesta dur anni.
Ecco il saldo... Firma la ricevuta.
Grazie, senhor. Serviranno per sostituire le fasce elastiche del motore di questa macchina.
Anche a una revisione all'aria condizionata, se vuoi trovare clienti.
S, ma prima il motore. Perderei per sempre il lavoro se si guastasse ancora. Ieri l'auto ha fumato con gli sposi dentro. Proprio davanti alla chiesa e alla gente...
L'autista avrebbe continuato, ma il giornalista era gi sceso dalla Buick. Un minuto di pi e sarebbe soffocato. Per questo aveva scartato l'idea di farsi portare all'aeroporto con quell'auto infiocchettata e rovente.
Salut con un gesto e s'avvi alla ricerca di un taxi. Se il DC9 di BRASILAVIA non viaggiava con eccessivi ritardi, prima di notte sarebbe stato di ritorno a San Paolo, di fronte al suo direttore. In due giorni aveva portato a termine l'incarico. Ai giornalisti di "O Globo" non piaceva perder tempo, nell'era di Internet.

Primo mattino, 24 maggio - Mensa della Poexado.
Salve, Marco. Lei di che segno ?
L'interpellato riconobbe la voce che l'aveva accolto in sala, un italiano incerto ma squillante, allegro.
Segno negativo, oggi rispose dopo un attimo di esitazione.
Per il breakfast, dalle sei alle sei e trenta, tutto il personale di bordo si riuniva in sala mensa, locale asettico, tintinnante di tazze e piattini, nell'eco di un brusio confuso.
I presenti in maggioranza non condividevano il malumore per il ritardo dei lavori, e si stavano divertendo per un fuori programma: la giornalista recitava l'oroscopo a chi aveva accettato di stare al gioco, tra i primi il medico Felipe Terna, al quale gli astri interpellati da Sunta predicevano inattivit assoluta. Senza variare l'accento festante con cui l'aveva accolto, la ragazza si rivolse di nuovo a Marco. Su con la vita, professore! Gli astri possono darle buone notizie.
Lui scosse la testa, fin di versarsi il caff e prese due ciambelle. Lei per non mollava.
Guardi che il suo segno io lo posso scoprire. Basta curiosare nelle schede d'imbarco, trovare la fotocopia del passaporto...
Si risparmi la fatica. Sono nato in aprile, il 12.
Un ariete... l'avrei scommesso. Il segno di Marion Brando, di Bach, di Van Gogh...
A interromperla fu la massiccia apparizione di Juv. Buone notizie... ottime! tuon.
Vede? strill lei. Oroscopo perfetto!
Marco s'era alzato di scatto. Dimmi.
Chi a bordo aveva gi incontrato l'assistente dell'archeosub italiano non lo aveva ancora visto sorridere. Sembrava un'altra persona.
Il nostro materiale  stato identificato. Lo stanno sdoganando.
Tutti capirono l'annuncio, anche se proclamato in italiano. Un brusio eccitato dilag in sala, mentre Juv sedeva accanto a Marco.
Pare che del problema si sia interessato un pezzo grosso, forse un ministro. S' offerto di telefonare al direttore di tutti i servizi aeroportuali, un ex militare... e cos i maledetti pirati della dogana se la prenderanno in... Si blocc fissando Sunta e s'affrett a portarsi alle labbra la tazza che aveva in mano. Che sapore ha, oggi?
Pessimo anticip lei. Bench nel mio paese se ne raccolgano le qualit migliori.
Marco sorrise. Bevuto assieme alla notizia portata da Juv, sembra ottimo.
Sunta scosse la testa e smise di sorridere.
Se i vostri problemi debbono trovare soluzione per intervento di un ministro del mio paese, temo che dovrete raffreddare gli entusiasmi, perch non cambier nulla. I nostri politici sono quasi tutti dello stesso segno...
Quale? chiese Paolo.
Il segno dei bugiardi spudorati.

Stesso giorno - Anversa, Nederland National Bank.
L'amministratore delegato troneggiava in una poltrona di pelle dallo schienale tanto alto da sovrastare di almeno trenta centimetri la sua testa, perfettamente calva.
Aveva davanti un altrettanto spropositato tavolo. Alla cui estremit sedeva, su poltrona anch'essa dalla spalliera esagerata, il suo CICD, Chief International Credit Department.
Il resto dell'arredamento, mobili, tappeti e quadri, era dello stesso stile, finto seicentesco di lusso.
Di fronte ai due accanto al tavolo sedevano tre colleghi all'identico livello di carriera, egualmente calvi, presumibilmente della stessa et, oltre i sessanta. Diverse solo le quattro montature degli occhiali, ma le lenti erano certamente tutte per astigmatici.
I tre, per, non si trovavano nella stessa sontuosa sala del consiglio, ma in sedi separate, probabilmente ognuna di stile diverso, secondo i gusti degli architetti, una a Johannesburg, un'altra a New York, la terza a San Paolo.
Gli ospiti erano presenti ad Amsterdam solo virtualmente, in videoconferenza, e i loro primi piani affioravano da tre schermi che l'arredatore non era riuscito ad armonizzare adeguatamente con lo stile generale.
Parl per primo il brasiliano, sottolineando la sua sfiducia in una veloce risoluzione del problema doganale che affliggeva il suo cliente.
Il non virtuale banchiere numero uno (Anversa) si esib in un primo calcolo. Sono fermi da sette giorni; dovranno poi compiere la prospezione e il recupero archeologico, infine la flotta si dovr spostare a circa cento miglia dall'isola. Tra un'operazione e l'altra, perderanno almeno due settimane. Un imprevisto pesante.
Intervenne il collega da New York. Questo significa veder crescere il debito della VODC di circa dieci milioni di dollari. La compagnia di Van Oost si trover con un balzo in alto degli interessi. Il nostro credito subir un notevole aumento.
Siamo gi oltre il livello di guardia, come sapete ricord il numero uno.
Io ho sempre temuto che il giovanotto brasiliano non fosse del tutto all'altezza di un'impresa tanto rischiosa e costosa. Come tutti i sudamericani pecca di megalomania comment il numero tre.
Il brasiliano replic subito, piccato. Lei sa bene dal consuntivo delle attivit a lei inviate lo scorso anno e dall'allegata richiesta di finanziamento quale patrimonio abbiano accumulato i Van Oost dal XIX secolo a oggi. Si tratta di una pi che solida garanzia, mi sembra...
Il numero uno blocc sul nascere una possibile polemica. Comunque noi abbiamo chi potrebbe intervenire a nome nostro, laggi... di lui mi fido.
Anch'io aggiunse subito il sudafricano.
Concluse il numero due. Per ora, silenzio. Potremmo peggiorare la situazione, quindi non dobbiamo lasciar trapelare nulla sulla nostra preoccupazione. A risentirci fra quattro giorni.
Si lasciarono incaricando i rispettivi CICD di mantenere aperta la linea informativa con aggiornamenti continui sull'esposizione della VODC.

All'incirca nello stesso momento - Alfndega Geral, San Paolo.
Il responsabile della sezione doganale 187, in piedi davanti al caposezione, dottor Prsio Empapueado, stringeva nelle mani sudate i foglietti rosa relativi agli ingombranti colli metallici giunti in numero di sei dall'Italia.
Negli ultimi anni non s'era mai verificata, in quell'edificio, una convocazione nell'ufficio di un dirigente alle dieci del mattino, ovvero pi o meno all'alba, considerando la media degli orari tra le alte sfere burocratiche. Sfere alle quali don Prsio apparteneva di stretta misura, con un'anzianit che gli concedeva di godere il privilegio di presentarsi tardi in ufficio.
Non quel giorno, per. A soli dieci minuti dal suo arrivo, con immediata convocazione del dipendente della sezione 187, il caposezione sembrava perfettamente sveglio e con sufficienti energie da esprimersi con la voce d'un comizio di piazza. Senza interromperlo, il responsabile ascoltava a testa china, remissivit da non interpretare come prona accettazione dell'interminabile sproloquio, ma come sperimentata tecnica per sopravvivere alle irose esternazioni politico-morali del logorroico superiore.
Stavolta la filippica atteneva al tema: "Chi si crede quell'imbecille solo perch un analfabeta l'ha nominato ministro?". Empapueado sviluppava la sua tesi con ferocia. Il membro di un partito salito al potere con l'intenzione di purificare questo paese dalla corruzione, dal nepotismo, dalle clientele, ci chiede di derogare alla legge! Tutto da ridere. Ci troviamo in balia di demagoghi inetti e per di pi li scopriamo servi delle multinazionali. Altro che governo della sinistra!
Lui non aveva mai nascosto la propria avversione al candidato presidenziale del Pardido dos Trabalhadores, e di conseguenza di non aver mai votato per Luiz Incio da Silva, detto Lula. Lo riteneva "un maledetto organizzatore di ripetuti scioperi dannosissimi al paese", e questo ripeteva da anni alla madre pi che ottuagenaria, con la quale divideva un casto celibato. "Ogni sciopero mi ferisce gravemente perch ritarda la consegna delle merci." Il che era vero e mandava in bestia proprio alcune multinazionali da lui insultate in pubblico ma ringraziate in privato, quando si premuravano di fargli pervenire doverosi riconoscimenti per la sollecitudine con la quale si occupava delle pratiche d'importazione. Riducendo al minimo quella che si compiaceva di definire una sciocca e lenta fiscalit.
Adesso quel ministro ci chiede di compiere un'irregolarit grave, adducendo l'urgenza di risolvere un problema d'importanza nazionale. Si rivolse al dipendente. A lei risulta che il materiale da noi giacente abbia quelle specifiche caratteristiche?
Difficile capirlo, dottor Empapueado. Le annotazioni ufficiali, bollettini d'accompagnamento e relativi certificati parlano di sistemi marini. A me e ai miei dipendenti i manufatti delle casse sono sembrati costumi teatrali o maschere per il prossimo carnevale. Per un giudizio preciso occorre un tecnico specialista.
Quando sarebbe disponibile la perizia?
L'interpellato alz al cielo uno sguardo come per affidarsi a un santo a lui ben noto. Quanto tempo? Non ne ho la minima idea, don Prsio. Forse un mese, se individuiamo con precisione la natura della merce. Occorre eseguire fotocopia dei bollettini di spedizione, farla tradurre dall'inglese...
Bravo, ottima idea.
Per la prima volta in tanti anni, il dipendente si permise di scuotere la testa. La... mia idea potrebbe rivelarsi pericolosa. Contraddice la richiesta d'urgenza del ministro. E lui potrebbe... inguaiarci, per cos dire.
Non lo far; conosco chi pu tenerlo a bada. Sono amico d'un giornalista capace di gridare allo scandalo, bloccando i capricci di un politico corrotto che si  dichiarato, prima del voto, onesto e riformatore.
Il responsabile si chiese se il dirigente generale fosse informato dell'offerta di cinquemila dollari, rifiutata per far capire ai proponenti che dovevano almeno raddoppiare il contenuto della busta... Se il dirigente era venuto a saperlo, probabilmente stava anche lui manovrando.
Ci debbono le scuse per tentativo di corruzione, quei signori! esclam infatti dopo aver vuotato la tazza con un'altra sorsata. Poi rigir il cucchiaino sul fondo, si port alla bocca un residuo di zucchero e lo alz, agitandolo minacciosamente. Considerate le ottime aderenze politiche dei signori di quella multinazionale, desidero anche una soddisfazione morale. Mi facciano chiamare al telefono dall'integerrimo Lula. Se, come presidente, si congratuler con me per la nostra incorruttibilit, io accetter di violare la legge. Ma solo se me lo chiede lui.

Medesimo giorno, pomeriggio - Operation room della Poexado.
Uno schermo al plasma dominava l'ambiente dove, nei periodi operativi di ricerca ed estrazione in profondit, gli strumenti ricevevano, analizzavano e accumulavano i dati captati dai sensori per la ricerca nelle viscere del sottosuolo marino; con l'utilizzo immediato dei parametri rilevati da riflessi acustici e magnetici negli strati geologici. Utilizzando parte di quelle attrezzature, l'archeologo italiano intendeva esporre allo staff di bordo il suo piano operativo per il recupero del reperto sepolto nelle viscere di Teimada.
Avrebbe utilizzato i computer grafici rappresentando una visione orizzontale della zona operativa; dai fondali sotto la Poexado sino al profilo sommerso dell'isola vulcanica, nel lato dell'antro.
Marco inizi con una precisazione. Ogni missione  un caso a s,  un'eredit sfuggente, perch pone problemi diversi. La tecnica da utilizzare e il piano operativo differiscono per le diverse profondit e le differenti nature del fondo: fango, sabbia, roccia, corallo. Inoltre variano le risposte alla stessa domanda: le acque saranno torbide? Mosse da correnti? E le maree?
Venne interrotto dal comandante. Riceviamo dai satelliti in tempo reale un quadro preciso delle situazioni meteorologiche del cielo, del mare, dell'entroterra. Lei potr lavorare qui in tranquillit. Il nostro Atlantico quand' in tempesta  in tempesta, quand' calmo resta calmo; i suoi venti e le sue correnti sono regolari, costanti. Non capricciose come nel vostro Mediterraneo.
Grazie, comandante, ma quanto ho premesso accennando a difficolt sempre diverse si riferiva a domande su esperienze accumulate in altre operazioni di recupero. Ognuna si presenta, lo ripeto, come un caso a parte, soprattutto per l'uso di tecnologie continuamente aggiornate. Voi mi avete convocato come esperto nell'uso di una speciale attrezzatura da immersione per affrontare il problema che pone la grotta di Teimada. Avevate tentato di risolverlo con i vostri sofisticati robot subacquei, ma senza esito. Questo vi costringe al ricorso di tecnologie ancor pi avanzate: la nuova attrezzatura dell'AISIR. Sar all'altezza della prova? Sinceramente non posso rispondervi con certezze assolute.
Professore, lei ritiene...
Marco alz gli occhi al cielo. Vi sar grato se finalmente vorrete dimenticare di chiamarmi professore e sostituirete al titolo accademico quello anagrafico, semplicemente Marco.
Grazie, Marco rispose a nome di tutti il comandante. E lei mi chiami pure Tampa.
Risero tutti, meno i due ufficiali dei rimorchiatori, che non riuscivano ad adeguarsi all'anticonformismo dell'anziano superiore.
Dunque... al problema che ha bloccato i vostri lavori avete cercato una soluzione e dopo alcuni tentativi avete scelto un'attrezzatura del futuro basata su un sistema vecchio di due secoli e mezzo. Il recupero non sar compiuto telepilotando un ROV, ma da un palombaro. Attrezzato da extraterrestre, nella fase conclusiva della sua missione operer come nell'Ottocento.
Sar quindi lui, alla fine, a decidere come operare comment Margaret Row.
S. Di fronte a un caso come il vostro, l'aiuto della tecnologia avanzata s' dimostrato insufficiente; altrettanto inutile s' rivelata l'esperienza personale di ottimi sommozzatori. Noi dovremo quindi evitare di sbagliare affidandoci solo a miracolose possibilit tecnologiche, oppure dimenticando le esperienze dirette... manuali, direi.
Uno degli accessi laterali al ponte si era intanto aperto e un'ombra, sgattaiolata all'interno della saletta, si port accanto a Juv e a Paolo.
Perch non sono stata avvisata di questa riunione? sibil Sunta Suria con un filo di voce. A che ora l'hanno convocata?
I due si strinsero nelle spalle, senza distogliere lo sguardo dallo schermo dove, dopo il segno lineare, erano apparse due cifre in sovrimpressione: 800 lampeggiava in alto e 1,30 in basso.
Quello indicato dalla linea sovrimpressa spieg Marco sarebbe il percorso da compiere se io e Juv venissimo calati, come previsto, da questa nave e proseguissimo sul fondo sino alla cavit dove dovremo eseguire lo scavo. Come vedete, accanto alla linea lampeggiano due dati, la lunghezza del percorso, ottocento metri in linea retta, e il tempo: un'ora e trenta minuti, ovvero quanto ritengo sia necessario, indossando l'attrezzatura AISIR, per coprire la distanza sopraindicata e il recupero del reperto.
Se ho letto bene la proposta fattaci dall'AISIR, voi utilizzerete materiali ultraleggeri, derivati dalla pi avanzata tecnologia spaziale. La voce chioccia di Margaret Row s'inser una seconda volta.
Marco fece segno di no con un dito.  un'attrezzatura leggera, se paragonata a quella sopportata dai palombari di ieri, quando solo uno scarpone pesava dieci chili. Noi non saremo pesanti come loro, ma nemmeno indosseremo un mantello di piume di struzzo. La nostra muta  in lega al carbonio con parti in acciaio... Avremo addosso circa cinquanta chili a testa, pi la zavorra personale.
I tecnici avevano intanto inserito i dati emersi, le richieste, le distanze precisate. E i calcolatori indicavano sul pannello centrale le quantit necessarie di miscela elio-ossigeno da predisporre per l'immersione. Il momentaneo silenzio venne interrotto da Juv.
Vorrei porre a tutti voi, e in particolare al comandante Tessoa, una domanda precisa.
Dica pure.
Se per facilitare il nostro compito si organizzer la calata in mare non da questa nave, ancorata lontano da Teimada, ma da uno dei rimorchiatori, vorrei sapere a quanti metri lo si potr accostare e se a bordo sar possibile spegnere ogni motore e bloccare qualsiasi attivit durante il lavoro in immersione nella grotta. Quando dico ogni fonte di vibrazione, intendo riferirmi anche a un rasoio elettrico o a passi affrettati in coperta. Facendo scorrere i nastri video, ho notato sino a che punto quelle rocce, pi che al regno minerale, sembrino appartenere a quello vegetale. Reagiscono a vibrazioni anche minime, come foglie d'erba al vento.
Tessoa scambi uno sguardo con i colleghi e Anton do Carmo, comandante del Dois, si assunse l'incarico della risposta.
Non avremo problemi. La nostra unit, la minore del gruppo, potr ancorare anche a meno di cento metri dall'isola. Spegneremo i motori mezzo miglio prima, procedendo per forza d'inerzia.
Molto bene.
Ci gioveremo ovviamente di un ormeggio satellitare. Quanto agli uomini di bordo, sono affidabilissimi. Se comando nessun rumore, be', mi sia permesso dirlo, non s'azzarderanno nemmeno a orinare.
Balporf storse la bocca. Tutti fermi sul rimorchiatore, d'accordo. Ma io ho letto qualcosa che rende inutili queste precauzioni. Sul manuale d'uso del sistema AISIR si descrive il funzionamento della pompa e del miscelatore elio- ossigeno, che consentir a Marco e al signor Juv di respirare... Apparati del genere, anche se modernissimi, sono rumorosi e vibrano. O sbaglio?
L'interpellato sorrise. Lei ha toccato un tasto segreto, signor Balporf.
Mi ha invitato a chiamarla Marco; anche il mio nome  facile da ricordare... o quantomeno il soprannome...
S, Zakkh, lo so, ma sono distratto e mi scuso.
Allora, ci dica qual  il segreto replic l'altro nel tono di chi sospetta qualcosa di non troppo chiaro in un'operazione costata una montagna di soldi.
L'AISIR lavora per le marine militari di tutto il mondo. I suoi sistemi d'immersione sono studiati e messi a punto prevalentemente per impieghi bellici. Raramente l'azienda fornisce materiale ai civili. Di conseguenza, produrre forniture strategiche obbliga ad agire con riserbo; anzi, con segretezza...
Balporf saett un'occhiata a Van Oost. Non credevo che avessimo speso un capitale per un sistema d'immersione del quale si tacciono dettagli importanti.
Non mi fraintenda. La mia risposta si riferiva a clienti che non desiderano acquistare impianti, se vengono ufficialmente classificati attrezzature d'uso militare. Cercano cos di evitare polemiche o sospetti nell'opinione pubblica
o in paesi confinanti. L'impianto AISIR di miscelatura e pompaggio pu essere dotato, per i militari, d'un... chiamiamolo accessorio, in grado di assorbire ogni rumore, precauzione chiesta per evitare la localizzazione di palombari in zone di guerra. Non conoscendolo, quell'accessorio voi non l'avete richiesto, ma ringraziamo il cielo di disporne... Di mia iniziativa l'ho fatto inserire nell'attrezzatura spedita a questa nave.
Commenti e battute s'intrecciarono mentre Marco, chiamando accanto a s Juv e il comandante del Dois, iniziava a calcolare, sulla mappa proiettata, il punto dove si sarebbe arrestato il rimorchiatore.
Domani lei voler a Fortaleza appena far giorno e ci porter a bordo sei grandi casse in arrivo da San Paolo stava intanto anticipando Van Oost al pilota del Sikorsky, chiamato al citofono interno. Alz poi la voce per farsi sentire anche da Marco.
Tutto e tutti pronti per domani entro mezzogiorno!
Improvvisa, dal fondo della sala, si lev gelida la voce del comandante. Domani? Non credo proprio. Tessoa da qualche minuto s'era isolato dalla conversazione; un marinaio gli si era avvicinato consegnandogli una busta, e nessuno aveva notato la sua reazione nel leggere il foglio che stringeva nelle mani.
Non arriver nulla, oggi disse a voce alta e grave. Domani non inizia nessuna operazione. Il silenzio si fece di gelo, mentre lui continuava. Il direttore generale della dogana di San Paolo irritato, a suo dire, da un tentativo di corruzione, ha di nuovo bloccato le casse. Chiede un mese per il controllo. Sbandier il messaggio inviato dalla VODC di San Paolo.
Possiamo scordarci di ritirare quel carico prima di allora, ha detto... a meno che a quel bastardo figlio di bastardi non venga chiesto scusa...
Da chi, dal ministro?
No, pretende di essere chiamato al telefono dal presidente... Tessoa tent di ridere, ma non ci riusc. Dal signor da Silva! Un ministro non  sufficiente per mettere in moto i suoi timbri. Lui vuol togliersi un capriccio, sentire la voce, possibilmente grata, del primo cittadino della Repubblica Federale del Brasile!

Poco dopo - Cabina di Peter Balporf.
A chi superava quella porta saltava subito all'occhio quanto l'alloggio del numero due, a bordo, fosse disadorno. Non una foto, non un libro accanto al letto o sul piccolo
tavolo a parete, dove si ammassavano invece varie confezioni di medicinali. Forse per quel motivo il suo titolare invitava raramente qualcuno. Le riunioni con lui avevano sempre luogo o nella salinha das visitas o nell'operation room.
Adesso, sull'impeto d'una crisi di rabbia, quasi di nervi, aveva preso sottobraccio Van Oost e con lui s'era rinchiuso dove potevano restare a quattr'occhi.
Noi dobbiamo parlare chiaramente aveva sibilato trascinandolo con s. Pareva irriconoscibile, pallido, l'azzurro degli occhi s'era fatto gelido.
Sono angosciato come te, Peter; anzi, molto pi di te sbott il brasiliano, sentendo a sua volta salire la rabbia oltre i limiti di guardia. Io sto rischiando soldi miei, tu sei solo un rappresentante dei banchieri che da vari indizi segnalati dalla direzione della mia societ non sembrano solidali nella stessa misura...
A ragione, direi: ti hanno prestato varie decine di milioni di dollari, se non sbaglio.
Non sbagli, ma dimentichi la loro ipoteca sulla mia impresa.
Vale meno del prestito.
Perch discutere di questo, adesso? Cerchiamo una soluzione al problema che ci blocca.
Hai offerto troppo poco.
Cinquemila dollari sull'unghia sono pochi?
Ne perdiamo altrettanti ogni mezz'ora.
Vorresti raddoppiare l'offerta? Triplicarla?
No, ho un'altra idea. Pi efficace.
Bravo, mettila in atto subito.
Devi metterla in atto tu... Io non sono nato in Brasile.
E con questo? Con questo non posso applicare i sistemi tipici del terzo mondo.
Van Oost represse l'istinto di reagire. Sentiamo disse freddamente.
Ripesca uno dei tuoi garimpeiros, un disoccupato, uno dei tanti spostati, e affidagli un compito che in Amazzonia dev'essere pane quotidiano per loro.
Cosa vuoi insinuare?
Senti, smettiamo di recitare e aboliamo le ipocrisie. Se tu lo ordini, qualcuno pu mettere paura a chi si comporta da mascalzone. Uno spavento alla moglie o alla figlia, se ne ha una... Solo un taglietto al braccio. Insomma, sono affari tuoi, Thomas.
Trovo disgustoso...
Disgustoso potresti trovare ben altro. Per esempio i propositi di rispettabili banchieri ti potrebbero apparire sanguinosi quanto una rapina organizzata da feroci garimpeiros. Lo sai perfettamente.

Tarda notte - Cabina di Marco Arnei.
Sarah, ti ho svegliata?
In che mondo sei? Ho appena bevuto il mio primo caff. In Israele ci svegliamo presto, e qui sono gi le nove.
Allora ho sbagliato i miei calcoli.
Cio?
Ho sottratto le ore di fuso orario, anzich aggiungerle...
In quel caso sarebbero state solo le nove di sera e la tua domanda  comunque sbagliata. Come sai non vado a letto con le galline.
Hai ragione... sono completamente sfasato.
Allora sar il caso di ricordarti un dato incontrovertibile: il mondo gira ancora attorno al sole nella stessa direzione.
Sono sottosopra.
Nel senso che ti trovi al di sotto dell'equatore? Che da te  primavera e da noi autunno?
Sarah, non mi va di scherzare...
Me ne accorgo. Stai parlando come se avessi appena vuotato due o tre bicchieri di whisky... O si tratta di un effetto inatteso della miscela AISIR? Quanta ne hai gi respirata?
Voglio farti sapere che mi manchi.
Hai problemi per le immersioni?
 l'immersione ad avere dei problemi. Qui non  ancora arrivato nemmeno un bullone dell'attrezzatura. N si sa quando ci verr consegnata. Questa gente...
Aveva composto la sequenza dei numeri necessari per telefonare in Israele appena rientrato in cabina, con la cena sullo stomaco. Come sempre quand'era di malumore, divorava tutto quanto gli finiva davanti; per di pi, nella malintesa intenzione di favorire la digestione, aveva ingollato una razione abbondante d'una grappa pessima, anche se vantava un'origine friulana certamente contraffatta.
Sarah scherzava, ma non aveva tardato a rendersi conto che l'amico non stava solo lamentando il fastidio di una notte insonne. Continuando sullo stesso tono gli parl con accento da rimprovero. Da anni te lo predico: se vuoi dormire bene, alla sera accontentati di un brodino e verdure cotte.
Una famosa combattente dei kibbutz parla come la mia mammina. Perch non mi consigli anche di indossare una maglietta di lana?
Sarebbe un'ottima idea. Hai un blocco allo stomaco?
No, un blocco alla dogana, se mi consenti la battuta... Insomma, qui si sta sviluppando una demenziale battaglia sotterranea tra autorit locali. Non ci capisco molto, salvo accorgermi che perdiamo tanto tempo.
Ascoltate le lamentele, Sarah cerc di consolarlo. Appena i problemi doganali saranno risolti, fammelo sapere. Il nostro amico semitista  pronto a raggiungerti per l'expertise di quanto avrai tirato fuori dall'Atlantico. Ulisha, per, vuol essere informato almeno quattro o cinque giorni prima. Verrei anch'io, se i tuoi mercanti di smeraldi...
Di diamanti, Sarah.
Mi correggo, ma la condizione per il mio viaggio resta la stessa. Io ti raggiungo con Ulisha se qualcuno paga il volo anche a me.
Okay, riferir appena si dissolvono le nubi del generale nervosismo. Intanto porgi a Ulisha i miei ringraziamenti. Il suo nome dar gran lustro a questo recupero... sem- prech il recupero riesca.
Cosa intendi dire? Hanno gi rubato il reperto, come accade di solito nel tuo paese?
L'Italia  cambiata, Sarah. Non credere alla stampa inglese...
Allora a cosa ti riferivi?
Non sar facile portare in superficie quel pezzo di bronzo.
Lo so, mi hai gi detto di quella grotta. Ma adesso non esagerare; magari  la cattiva digestione a mutarti da eterno ottimista a momentaneo pessimista. Tu hai portato a termine recuperi a mille e pi metri di profondit, altri nel ventre d'un sommergibile sepolto da mare e coralli, altri in una giunca cinese ridotta a mortale trappola di legno marcio... e adesso ti preoccupi per una passeggiata a quaranta metri. Non sarai invecchiato di colpo, spero...
Lui avrebbe voluto dirle di quelle pietre pesanti e appuntite conficcate nella sabbia come dardi, ma rinunci.
No, avevo solo voglia di sfogarmi. Adesso mi sento meglio.
Fin con il convincersene, e dopo aver salutato la collega, riusc a dormire.

25 maggio, mattinata - Nella direzione di Rede Globo.
Parlava con voce piatta, don Lisandro O'Connor, anche quando, nel ruolo di vicedirettore dei servizi televisivi giornalistici, aveva qualcosa di grave da rimproverare ai suoi collaboratori; o quando s'infuriava perch il servizio pubblicit era riuscito a infilare lo spot Rainha dos banheiros nel TG delle 20,30, esibendo una marcia trionfale di rotoli di carta igienica tra il servizio su un disastro aereo in Per e un'ennesima dichiarazione pacifista dell'arcivescovo di Belm.
Difficile far perdere la calma a don Lisandro. Ma questo sembrava uno dei rari giorni in cui accadeva, come s'intuiva dal variare del suo timbro di voce.
Era giunto in sede di buonumore, gustando come un sollievo per i suoi occhi malati la luce soffusa dell'ufficio dopo l'attraversata accecante della citt.
Aveva subito tagliato al punto giusto il primo sigaro della giornata, e s'era infine degnato di dar seguito al lampeggiare insistente del telefono in comunicazione diretta con i piani altissimi della presidenza editoriale a Rio. L tentavano di mettere in atto quanto veniva definita "sinergia editoriale" tra un prodotto giornalistico e uno televisivo offerti in tutto il Brasile con l'identico, storico nome: "O Globo". Tra un quotidiano di settanta pagine (e centosettanta alla domenica), tre milioni di copie quotidiane, e Rede Globo, cinque edizioni di TG nelle ventiquattr'ore, mediamente venti milioni di ascoltatori.
La voce di don Lisandro era ancora piatta, mentre iniziava la conversazione. Sono O'Connor, buongiorno.
Le passo il presidente.
Saluti brevi: il tempo valeva assai pi dell'oro, quando si preparavano le edizioni di maggior ascolto.
O'Connor! Il direttore del tuo TG pensa solo alla politica. Tu hai invece delle belle trovate. So che hai in serbo uno scoop sulla truffa archeologica.
S. Hai notato quanto si sia affievolito, dopo l'iniziale fiammata, l'entusiasmo per quella statuetta trovata sott'acqua?
Svanita come una bolla di sapone. Dal mare non  saltato fuori proprio nulla.
Interesse crollato, ascolti crollati, pubblicit in calo.
Anche il giornale vende meno, dopo l'impennata di dieci giorni fa.
Allora io ho pensato di far esplodere una bomba.
Ottima idea... per questo ti ho cercato.
O'Connor fece una risatina. Mi proponi un premio? Spero che sia in denaro...
So che hai concordato la ricerca assieme al tuo collega della carta stampata, Aurondo. Avete incaricato i vostri redattori di seguire due piste diverse: lui  partito su quella femminile, tu hai fatto rintracciare un autista.
Esatto, ma...
La pista della donna  finita nel nulla; mi dicono che sia morta. Tu invece hai beccato un testimone giusto, e adesso hai il tuo servizio.
Lo stiamo montando. Il lancio  per questa sera.
No, il servizio lo metti in onda domani sera. Voglio che tu divida il tuo bottino con il giornale; dovete spalleggiarvi l'un l'altro.
Ecco la sinergia, parola detestata dai due direttori e dalle redazioni, gelose dei propri scoop...
In sostanza cosa mi chiedi? replic don Lisandro. Stava perdendo il buonumore, temeva...
Concorda con Aurondo la diffusione di quanto hai saputo. Lui anticipa qualcosa sulla tua indagine nell'edizione del giornale di domani. Con un gran titolo annuncia il servizio TV per la sera. Tu farai mettere in onda solo le battute pi compromettenti e annuncerai a tua volta, per il quotidiano delllndomani, la pubblicazione completa di quello che hai fatto registrare a Salvador. Sbizzarritevi ognuno a modo vostro, purch cominciate a parlare meno del passato e pi del presente. Dobbiamo capire cosa accade al largo di Fortaleza...
Ho capito, presidente. La voce di Lisandro O'Connor s'era incupita. Detestava gli ordini di scuderia, soprattutto il suono della parola sinergia.
Detestava confondersi con i trogloditi ancorati all'era preistorica di Gutenberg, e con i loro tentativi di moderruzzarsi pubblicando in ogni pagina gigantesche foto a colori. Lui disponeva di ben altro. Ovvero di un'arma mobile a puntamento rapido: la telecamera nelle mani di un'eccezionale manovratrice gi sul campo. Doveva metterla all'opera.
Alz il ricevitore.
Signorina, mi chiami sul cellulare Sunta Surina. Subito.

Cinque ore pi tardi, pomeriggio avanzato - Eliporto di Fortaleza.
Era stata fortunata, Sunta. Il Sikorsky della compagnia diamantifera imbarcata sulla Poexado aveva ricevuto l'ordine di portarsi a Fortaleza per accogliere un ospite in arrivo da Rio de Janeiro, l'archeologo direttore della Faculdade de Pesquisas, senatore Castro Peixoto, incaricato di collaborare con il cattedratico italiano nell'expertise del reperto quando (e se) fosse stato portato alla luce. Il pilota
lo doveva ricevere appena sceso dal volo di linea, imbarcarlo e ritornare con lui a bordo della Poexado.
Chiesto un passaggio sul volo d'andata, Sunta era stata accontentata. Appena sbarcata all'aeroporto di Fortaleza, le sue lunghe gambe s'erano mosse in fretta e l'avevano portata a un prefabbricato tappezzato di insegne pubblicitarie. Tra le quali una era proprio quella che lei cercava: COLIBR ESCOLA DE VO & VOS TURSTICOS.
Ne varc la soglia sorridendo. Salve!
Alla vista della bella ragazza armata di telecamera, un uomo d'una certa et ricambi il saluto e indic una poltroncina di fronte a s.
S'accomodi, cara.
Sono la giornalista...
Sunta Surina, di Rede Globo. L'ammiro spesso nei suoi reportage. In quello sul crollo della diga di Itaruma lei...
Il servizio per cui sono qui, signor...
Feliciano Nenenze. Pronto a servirla anche perch sono gi al corrente di tutto. Un'ora fa mi ha telefonato la segreteria del vostro TG, prenotando un volo per lei, spese a carico di Rede Globo... Un largo sorriso. Dove vuole volare, mia cara?
Sull'isola di Teimada senza sportello, per portare a casa buone riprese televisive.
Se gli fosse stato possibile, Feliciano Nenenze sarebbe impallidito. Glielo impediva il colore della pelle, eredit di madre di remota origine centro-africana e degli antenati paterni, forse turchi.
Sull'isola di Teimada... ripet con espressione meno sorridente.
Perch, ci sono problemi? Non credo che occorrano permessi speciali.
No, non era necessario domandare nulla alla Gendarmaria. Il momento d'incertezza di don Feliciano nasceva dall'irrisolto desiderio di possedere un elicottero dotato di un affidabile motore a turbina, e non di un vecchio Hughes a pistoni. Inoltre, non gli sarebbe dispiaciuto disporre di un impianto radio funzionante, in caso fosse stato costretto da una panne meccanica a lanciare un SOS. Per soddisfare quanto ora gli chiedeva la signorina avrebbe dovuto volare per quindici miglia sulle acque dell'Atlantico, non possedendo scarponi galleggianti per l'elicottero. Il che significava la certezza di affondare, in caso di guasto; prospettiva che lo sollevava, peraltro, dal problema radio: senza gli scarponi l'impianto era perfettamente inutile; calando subito a fondo, sarebbe stato superfluo inviare un SOS.
Allora, amico mio? Sunta s'era spazientita, ma per sua fortuna non immaginava quali fossero i dubbi del pilota. Per di pi l'irritava notarne gli occhi fissi con insistenza sulla sua maglietta semitrasparente.
Ai suoi ordini, signorina esclam finalmente il padrone di casa.
Mi chiami il pilota, cos mettiamo a punto il piano di volo.
Eccolo qui, mia cara!
L'uomo salt gi dallo sgabello, bilanciandosi sulle gambe storte, e s'avvicin all'armadietto. Ne trasse un casco coperto di adesivi, se lo infil in testa e le chiese quindici minuti per approntare il suo "magnifico Hughes".
Seguendolo nell'hangar, Sunta not la preoccupante cura del pilota nel regolarsi sul naso occhiali con lenti da miope di notevole spessore.
Invece, mai fidarsi delle apparenze. Lo ammise due ore dopo, constatando il risultato del volo.
Feliciano Nenenze aveva dimostrato sangue freddo e abilit, sfiorando gli alberi di Teimada agitati da venti tesi provenienti dall'oceano, in contrasto con correnti d'aria discendenti. Quanto di pi fastidioso, per un pilota. Anche se esperto.
Ehi, guarda quel moscone! aveva esclamato il marinaio di guardia sul ponte superiore della Poexado, rivolgendosi a chi condivideva il suo turno. Avvisa subito Tampa.
Nemmeno cinque minuti dopo il comandante era sul braccio esterno della sua plancia, raggiunto da Van Oost e Balporf. Mentre i loro binocoli puntavano su Teimada, apparve anche Oliveira.
Lungo le pendici ripide dell'isola, l'elicottero, a occhio nudo, era un punto quasi indistinto sull'ombra della foresta. Nelle immagini ingrandite dei binocoli, lo Hughes appariva immobile.
 un pazzo... rischia la pelle restando in over a lungo con un arnese vecchio come quello.
Il comandante lo osservava con il cannocchiale di plancia, su supporto orientabile; nello Zeiss super da Marina, quasi un telescopio, con visione cinque volte maggiore dei binocoli portatili, l'elicottero appariva tanto vicino da poter essere toccato. Era evidente l'assenza di uno sportello,
nel vano spalancato si affacciava una figura dall'arruffata massa di capelli biondi che coprivano un viso accostato a una telecamera.
Sunta... Quella ragazza si sporge pericolosamente. Il comandante invit Oliveira a poggiare gli occhi sullo Zeiss super.
L'ecologista osserv a lungo e scosse il capo. Posso immaginare quale sia il soggetto che tenta di filmare quell'incosciente. A meno d'un metro da lei s'intravede un serpente o forse un groviglio di serpenti; stanno emergendo dal ramo pi alto di una delle piante.
Tessoa torn con l'occhio al cannocchiale. S' abbassato ancora annunci, provocando la reazione di Oliveira.
Se cerca di catturare uno dei Bothrops si far mordere e morir prima che l'elicottero abbia ripreso quota. Se invece, non so come, riuscisse a catturarlo, la denuncio e la faccio spedire in galera.
C' da sperare in entrambe le possibilit concluse Balporf lasciando la plancia.
Sunta non aveva alcuna intenzione di catturare un Bothrops. Per un miracolo di tenuta dell'Hughes e per la bravura del pilota che stava riuscendo a mantenerlo in over, aveva il tempo di completare i primi piani dei serpenti inquadrati nella telecamera.
Non era certo un tipo impressionabile, ma quello che le era stato ordinato di filmare e appariva ora ingrandito dalla lente dello zoom le faceva orrore. Esseri dalle lingue color fuoco saettanti tra denti appuntiti, risvegliati dall'immobilit di un sonno apparente, cercavano di attaccare un gigantesco nemico calato dal cielo. Non uno dei tanti uccelli che planavano affranti sull'isola dopo lunghi voli sull'oceano, prede facili da colpire, ma un intruso diverso e sibilante.
Eppure, anche se investiti dalla furia del vento che squassava l'albero dove dimoravano, erano pronti a mordere quell'aggressore enorme.
Sunta aveva inquadrato nel visore la serpe pi vicina. Strinse ulteriormente lo zoom della telecamera sino a ottenere un primissimo piano. Riusc a coglierne il momento in cui scattava, allungava tutto il suo corpo e richiudeva la bocca sul cristallo dell'obiettivo.
La ragazza istintivamente ritrasse il capo. Via! Via! url.
Il pilota diede immediatamente gas, abbassando il collettivo con la sinistra, mentre la destra agiva sul comando del ciclico. L'Hughes balz in alto, vir e torn in quota.
Don Feliciano era in un bagno di sudore, ma non pi per il rischio di quel volo; l'avevano terrorizzato i serpenti intravisti con la coda dell'occhio. E temendo che una delle bestiacce fosse riuscita ad avvilupparsi ai pattini d'atterraggio, si ripromise di verificare appena a terra: non voleva trovarsi un clandestino sibilante sulla pista dell'aeroporto.
Grazie, Feliciano url Sunta, scorgendo gocce di sudore scorrere dalla fronte del pilota. Era soddisfatta per la ripresa di quel close-up che avrebbe offerto allo spettatore l'impressione di un essere carico d'odio, pronto a scagliarsi verso di lui per morderlo...
Ruot la telecamera. Come immaginava, sulla lente era rimasta traccia del veleno schizzato al momento in cui il Bothrops aveva morso il bordo di cristallo.

Tardo pomeriggio, stesso giorno - Sulla Poexado.
La signorina ha comunicato di non preoccuparci; rientrer domani approfittando della motobarca che settimanalmente ci approvvigiona di cibo fresco.
Balporf era ormai uno Zakkh sul sentiero di guerra, pronto a incornare la preda. Accanto al comandante aveva sentito e reag subito. Richiam l'ufficiale mentre stava per girare i tacchi. Non se ne vada e mi stia a sentire. Appena quella motobarca accosta, non tarder un secondo a informare la persona da lei definita signorina che non  pi gradita a bordo di questa nave. E la rispedir a terra con lo stesso mezzo.
Dell'ordine seppe subito Van Oost, e non fu d'accordo.
Appena riusc a parlare con Balporf a quattr'occhi, affront il problema. Nemmeno lui s'era divertito allo show elicotteristico, ma a suo avviso bisognava sopportare.
S,  vero,  una ficcanaso impicciona e fanatica. Ma come ti ho gi detto, dobbiamo evitare il pericolo di averla contro. Sarebbe capace di sputtanarci con servizi ostili sul TG pi popolare del nostro paese. Abbiamo gi il problema della dogana; ci mancherebbe solo l'accusa di voler censurare chiss quali notizie, sabotando la stampa.
Per di pi, aggiunse, qualcuno era ansioso di farsi intervistare, appena si fosse ripreso dalla fatica del lungo viaggio da Rio. Si riferiva al senatore Castro Peixoto, barbuto settantenne, da quel mattino ospite a bordo e gi disturbato nel sonno pomeridiano dalla richiesta di apporre la sua autorevole firma a un messaggio al ministro della Cultura "per un sollecito intervento, in relazione allo sdoganamento del materiale indispensabile al recupero del reperto da lei stesso definito, Signor Ministro, preziosissimo".
In una cabina del reparto scientifico Ribeiro e Oliveira, prendendo spunto dal volo di Sunta, stavano per addentrarsi in calcoli complicati.
Non me ne frega niente dei serpenti aveva esordito Afranio, mentre sceglieva un CD e lo caricava sull'impianto da lui personalmente montato in quel laboratorio.
Gi da una decina di minuti tentava con l'amico di analizzare un fatto grave emerso come conseguenza dell'azzardato volo della giornalista. L'elicottero, abbassandosi fino a pochi metri dal suolo con il motore a piena potenza, poteva aver causato conseguenze pi gravi di quanto i sismografi avessero registrato.
Quel pazzo ha indugiato sul terreno sotto il quale si spalanca la grotta oggetto della nostra attenzione. Appena l'ho visto ronzare a quella quota, sono sceso in saletta controllo e i pannelli confermavano quanto temevo: la vibrazione trasmessa dalle pale del rotore stava provocando nelle sottostanti cavit dell'isola una reazione, e probabilmente qualche distacco di roccia. Nulla d'irreparabile, ma se a quell'imbecille frullasse il desiderio di compiere un altro volo sull'isola, potrebbero esserci ben altre conseguenze, forse anche il crollo di una volta che sta insieme tanto precariamente.
Ti ascolto con attenzione... ma non avresti potuto scegliere una musica di qualche secolo pi recente?
A me piace questa. Mi aiuta a ragionare.
Stai scherzando?
Il geologo non rispose, limitandosi a sostituire il CD, antologia di canzoni di Domenico Modugno, con un altro di dieci anni di successi italiani a Sanremo 1970-1980.
Alle prime note e ai primi gorgheggi Samuca mim un gesto d'orrore. L'amico apriva intanto lo sportello del frigo dove conservava campioni biologici raccolti in acqua durante l'ultima missione scientifica; di l estrasse una bottiglia con un infuso digestivo alle erbe.
Specialit di zia Thildes comunic in tono grave. Serve a calmare apprensioni e dubbi. Come ecologista amante della natura, dovresti curare le tue fobie con sane medicine naturali. Anche in caso di raffreddore, per esempio, la cosiddetta jerba perecoa...
Lascia perdere, preferisco l'aspirina.
Erano amici sin dagli anni dell'universit. Tra loro erano abituati ad alternare discorsi seri con altri che lo erano molto meno.
Ribeiro abbass il livello sonoro degli acuti di Mina e di Milva e s'avvicin alla parete di fondo della cabina. V'erano appese immagini stampate dal computer, momenti colti dagli obiettivi subacquei dei robot. Raffiguravano la costa sottomarina di Temaida, dove si spalancava la grotta scavata nell'era glaciale dall'onda di un oceano allora molto pi basso.
Il rapporto tra l'et della caverna e i suoi crolli attuali mi lascia perplesso.
In che senso? Se si tratta di perplessit da geologo spiegati con parole semplici e concetti chiari, ti prego.
E tu cerca di capire. Se la grotta venne scavata dal mare circa undicimila anni fa, al tempo dell'ultima glaciazione, e se consideriamo la sua volta tanto fragile da perdere pietre grandi e piccole a ogni minimo turbamento, sul fondo non dovrebbero esserci solo una cinquantina di sassi caduti dall'alto, quelli fotografati dai nostri robot, ma ne dovrebbero giacere migliaia. Anzi, quella spelonca non dovrebbe nemmeno esistere, se  tanto debole da cedere anche a minime sollecitazioni... Indic all'amico il computer poggiato sul tavolo. Aiutami: mentre io parlo tu esegui i calcoli che ti chieder.
Samuca obbed, posando le dita su una tastiera che emergeva dalle carte ammucchiate.
Quanti mesi ci sono in undicimila anni? chiese il geologo.
Un calcolo rapido. In centodieci secoli si contano
centotrentaduemila mesi...
Ovvero giorni...
Un attimo... Ecco: poco pi di quattro milioni.
Questo significa che se l dentro fosse caduto anche solo un sasso ogni cento giorni, l'antro non esisterebbe pi da molto, molto tempo...
Il geologo aveva gi fatto per conto suo quella stima e annu. Questa  stata una zona sismica attiva, in lento assestamento. Dagli studi compiuti nelle vicine isole De Noronha,  stata calcolata in questa zona una serie di scosse sismiche di diversa entit nella media di circa venticinque all'anno. Dalle pi forti in tempi remoti alle lievi e lievissime dell'era storica.
In undicimila anni potrebbero essere state... undicimila per trenta... Di nuovo Samuca batt i tasti. Trecento- trentamila scosse. Se a ogni scossa fossero caduti mediamente. .. be', diciamo anche solo due sassi... Spalanc gli occhi nel leggere la schermata. Sino a oggi sarebbero... Inutile far calcoli matematici, basta immaginare una massa largamente sufficiente a colmare il vuoto di quel maledetto antro e a seppellire per sempre l'insopportabile presenza di quel pezzo di bronzo. Tacquero tutti e due, mentre il CD continuava a spandere mielose note d'autore inidentificabile. Se quel rompicazzo di bronzo antico non fosse apparso, noi a quest'ora staremmo estraendo diamanti, invece di grattarci le palle... Io ho un premio produzione, come certamente sai.
Io no, invece, perch sono solo un misero ambientalista federale. Ribeiro rest un istante pensieroso, poi gli piant un dito davanti al naso. Tu, geologo, alla luce del calcolo appena fatto, come diavolo spieghi che la grotta non sia colma? Perch quel bronzo non ne  ricoperto? Forse qualcuno lo ha deposto laggi non da due millenni, ma solo da un paio d'anni, intenzionato a invecchiarlo per rivenderlo a qualche collezionista coglione.
Mentre lo ascoltava, Oliveira aveva preso tra le mani una delle fotografie scattate dai robot in grotta. Solo pochi sassi apparivano sul fondo. Io mi pongo una domanda diversa: come spiegare questa immagine alla luce delle moltiplicazioni appena eseguite? Punt il dito. Questa  la prima foto scattata tre settimane fa dal nostro ROV, laggi dove fino ad allora non era entrato mai nessuno... La osservarono insieme. Quante pietre, tra grandi e piccole, riesci a contare sul fondo?
Fu sufficiente uno sguardo veloce. Cinque o sei...
Pur ammettendo la presenza di altri sassi, probabilmente non inquadrati dall'obiettivo del ROV, sarebbero quindi al massimo una dozzina quelli caduti prima del nostro arrivo qui. Ovvero uno ogni millennio...
Gi. Guarda ora sulla parete l'altra foto, ingrandita al massimo, scattata e stampata dopo due incursioni dei ROV e quella dei sub e... quante sono in tutto le pietre?
Be', a occhio e croce una cinquantina.
Il che significa che dopo il nostro arrivo qui ne sono cadute cinque al giorno, in media. In totale circa cinquanta. Come spieghi la differenza?
Sei tu il geologo.
No, qui occorre interpellare uno stregone. Questa grotta  rimasta saldissima per undicimila anni. Da allora a oggi aveva ceduto solo piccole schegge della sua volta. Poi, appena il suo ospite di bronzo si offende per la nostra intrusione...
Inizia la grandinata!
Provocata da bolle mollate da un autorespiratore o per altri disturbi egualmente minimi.
Hai ragione, chiamiamo uno stregone. Noi siamo inutili, se si deve accettare come unica spiegazione quella paranormale...
Forse siamo poco graditi al dio fenicio, o a un altro spirito irascibile, prigioniero di quella testa in bronzo?
Bench tu non smetta di leggere ponderosi volumi di geologia e riviste dedicate a catastrofici eventi sismici, ammetti dunque di non saperti spiegare la differenza tra la foto numero uno con pochi sassi sul fondo, la numero due dove i sassi, nello stesso punto, sono cresciuti in un paio di giorni, e la tre dove se ne vedono molti.
Potrebbe darsi che la volta sia insensibile alle scosse e invece reagisca male alle vibrazioni interne o alle bolle d'aria... forse la sollecitano in un solo punto, compromettendo l'equilibrio d'insieme. Ma  solo un'ipotesi... No, non lo so spiegare.
Lo vedi? Ho ragione io. Tutto dipende dall'anima in pena prigioniera di quella statua.
Non dire sciocchezze. Mi irriti.
No, tu sei gi irritato. Con il tuo razionalismo non riesci a spiegare un fenomeno evidente.
E tu vorresti tornare al tempo in cui gli archeologi temevano i malefici di Tutankhamon e dei suoi sacerdoti? La paura delle tombe egizie, la vendetta degli spiriti inca, i sortilegi degli di tibetani...
Afranio, non lo dico io,  lui a farcelo sapere replic Samuca puntando un dito in basso, verso un lontano fondo marino Ogni pietra che cade  un suo messaggio...
Farebbero bene a tenerne conto i due italiani decisi a penetrare nella sua dimora inviolata.
In termini diversi, gli appena nominati Marco e Juv si ponevano interrogativi sulla stessa grotta, in una cabina non lontana dai locali del reparto scientifico.
Anche Paolo era con loro. Ascoltava in silenzio, da buon allievo, quanto il professore andava dicendo; pi che certezze, come in una lezione, erano riflessioni provocate da dubbi. A Paolo aveva chiesto se sapeva chi si era accorto del crollo provocato dal volo dell'elicottero.
 Afranio Ribeiro, il fanatico delle canzoni italiane d'et preistorica.
Juv rifletteva a voce alta. Francamente, non capisco cosa diamine cercasse quella pazza volando sull'isola a pelo degli alberi. Forse  anche lei un'adepta della confraternita dei maniaci che nelle isole deserte cercano tesori abbandonati dai pirati.
Lascia perdere, stiamo parlando di una professionista, una vera corrispondente televisiva, del genere niente scrupoli pur di raggiungere lo scopo prefisso.
Come Candice Bergen nel film...
Paolo, per carit, non aggiungere le tue fissazioni da cinefilo a quelle di Juv sui gentiluomini di ventura.
Poco prima, Marco aveva incontrato Sunta nei pressi della sezione subacquea, impegnata con due cellulari, uno agitato nella mano libera, l'altro alla bocca per mitragliare il suo interlocutore. Non gli interessava pi chiarire con lei la ridicola invenzione di un loro precedente, romantico incontro. Erano altri, adesso, i problemi.
Il suo eccitato attivismo gli piaceva sino a un certo punto; la ragazza apparteneva alla categoria dei corrispondenti televisivi convinti, come molti di quel mestiere, che un servizio sia tanto pi importante quanto pi spericolato e sensazionale.
Oltretutto sbott Juv dev'essere disponibile ad andare a letto con chiunque, se le serve per il suo TG.
Le guance di Paolo si colorirono leggermente. Esageri, Juv.  una professionista giovane in cerca di successo. Per questo tenta di eseguire al meglio il suo lavoro. Questo non ci d il diritto di definirla un'avventuriera.
Se Marco e Juv non fossero stati posseduti in quel momento dall'ossessione delle attrezzature ancora bloccate in dogana e i loro pensieri non avessero ruotato soprattutto sulla fragilit geologica della grotta di Teimada, avrebbero forse dato maggior peso alla reazione dell'allievo. Il suo professore riteneva di conoscerlo bene, invece qualcosa gli stava sfuggendo: non s'era accorto di quanto il giovanotto dai capelli rossi soffrisse da un paio di giorni di quello stato d'eccitazione e depressione che al tempo in cui lui aveva la stessa felice et veniva definito "cotta fulminante".

Prime ore della notte - Cabina del comandante Tessoa.
Van Oost buss discretamente. Conosceva l'abitudine di tutti i marinai di considerare chiusa la giornata di lavoro non pi tardi delle nove di sera; ma da quando il comandante della Poexado era sulla busta paga della VODC e aveva frequenti contatti con lui, Thomas sapeva che Tessoa faceva eccezione a quella regola.
Rintanandosi in cabina dopo la cena il capitano si liberava della divisa e subito dopo, sintonizzato il televisore sui canali via satellite, si astraeva dal mondo quotidiano abbandonandosi all'ipnosi rilassante del monitor. I marinai scommettevano su una sua preferenza per i programmi porno, ma nessuno ne aveva la prova. Infine, vuotato un bicchiere di whisky, si gettava in branda (sua espressione preferita) e cadeva in un sonno profondo. Mai prima di mezzanotte, per.
Presentandosi entro quell'ora, Van Oost sapeva di trovarlo sveglio. Poco prima, gli era balenata un'idea in grado, se attuabile, di liberarlo dall'assedio angoscioso del ritardo che stava minacciando la sua impresa.
Non sarebbe riuscito a chiudere occhio, quella notte, se non avesse verificata l'ipotesi con l'unica persona a bordo in grado di valutarla.
Al secondo colpo delle nocche sulla porta segu lo spegnimento del televisore; tre secondi dopo dal minuscolo citofono a lato della porta la voce dall'interno lo invit ad accomodarsi. La piccola telecamera all'ingresso del corridoio aveva funzionato.
Tessoa era in vestaglia e offr all'inatteso ospite un whisky. Mentre lo versava sorrise. Quale vento l'ha portata ad approdare a questo porto? Solo un rifornimento di carburante? Oppure notizie dalla maledetta dogana?
No. Per superare il ricatto di quei corrotti dovrei forse fare una certa mossa, superare qualche scrupolo.
Spero che non mi abbia eletto a confessore... o complice.
No, mi sono permesso di disturbarla perch da un paio d'ore ho un'idea in testa e posso verificarla solo con lei. Forse potrebbe risolvere il problema di questa inattivit forzata che dura da diciotto giorni. Lo so, avrei potuto rimandare a domattina, ma non riuscirei a dormire se restassi nel dubbio sull'attuabilit di un programma, l'unico forse per uscire dall'impasse nella quale ci troviamo.
Mi dica, sono pronto anche a bombardare la dogana centrale usando il nostro elicottero. Ho un vecchio conto con i burocrati canaglia.
Van Oost non riusc a ridere ed ebbe una breve esitazione, prima di spiegarsi. Comandante, perch non partire con la Poexado e uno dei due rimorchiatori, raggiungere il limite dell'area e iniziare le ricerche? La nostra concessione si allarga sin oltre le duecento miglia da qui, una distanza di sicurezza da Teimada. Le onde sismiche sotterranee prodotte dalle nostre prospezioni e perforazioni non raggiungerebbero l'isola. Con il Dois rimasto a sua disposizione, l'archeologo potr compiere le sue immersioni e portare a galla, se ci riuscir, quel pezzo da antiquariato che blocca le nostre attivit minerarie.
Lei sa come me, Thomas, che il bestione di nome Poexado sul quale siamo imbarcati ha bisogno di almeno due rimorchiatori per avanzare e piazzarsi sull'oceano in un punto stabilito...
S, capisco, si muover a velocit minore, con un solo traino. Ma possiamo scegliere l'Um, il pi potente.
No, stiamo parlando di affrontare il mare aperto... troppo pericoloso con un solo rimorchio. Occorrono, per legge, due cavi e due traini. Un'improvvisa tempesta o una qualsiasi avaria potrebbe condurre alla perdita di questa nave, magnifica per perforazioni e ricerche, ma come lei sa benissimo, goffa e impacciata nei movimenti.
Tuttavia...
No, Thomas, nessun tuttavia. Anche l'ipotesi di noleggiare un altro rimorchiatore  da escludere. Dovrebbe venire omologato al traino di questa nave e passerebbe un mese.
Van Oost sembr accasciarsi sulla poltroncina dov'era sprofondato appena varcata la soglia. Forse non aveva mai rivolto a nessuno, nei suoi quarantacinque anni, uno sguardo altrettanto implorante.
Comandante, ci pensi, questa notte. Se lei non trova una soluzione per il rimorchio... Non riusc ad aggiungere una sola parola su quello che temeva: ad affondare sarebbe stato lui, invece della nave. Solo iniziando subito la ricerca e l'estrazione dei diamanti posso risolvere un problema che sta aggravandosi di giorno in giorno e che finir per travolgermi.
Signor Van Oost, se accettassi la sua richiesta metterei a rischio tutti. E lei potrebbe perdere il capitale non indifferente rappresentato da questa nave, le sue attrezzature e le sue tecnologie d'avanguardia.
Sto per perderle, e non per la furia dell'oceano, ma per un'altra dannatissima tempesta.
Pur capendo perfettamente a cosa alludesse il suo armatore, Tessoa rimase perplesso. Aveva notato quanto Van Oost da un paio di giorni non sembrasse l'imprenditore che aveva conosciuto, sicuro di s qualunque cosa stesse accadendo; l'uomo capace di tener testa a soci potenti, ai sudafricani della De Beers, alla corporazione, ai tagliatori di diamanti dell'Antwerp World Diamond Center. E a un odioso banchiere yankee. Tutti figli di cane, filibustieri con un nero blocco di kimberlite al posto della coscienza.
Sono minacciato, comandante...
Minacciato?
Non saprei come definire diversamente quanto sta accadendo. Ho passato le ultime due notti al telefono con soci affettuosamente minacciosi. Da ieri mi comunicano la loro cameratesca intenzione di togliermi tutto, anche la camicia, se non ci spicciamo a gettare le reti e a dar inizio alla pesca dei diamanti.
Possono farlo?
Possono, eccome! la mia compagnia  indebitata con varie banche sino all'osso. Nessuno meglio di lei sa quanto costa ogni giorno quest'armata navale.
Conosco i costi tecnici e posso immaginare quelli del personale specializzato.
 una cifra pesante e ogni giorno di ritardo aggrava il peso degli interessi. Un'ombra minacciosa che finora ho potuto fingere di non vedere, credendo nel risultato finale e avendo fiducia nei miei soci. Adesso, per, il ritardo sembra ottenebrare le menti delle banche che mi sostengono.
 la caratteristica degli strozzini e degli istituti corrotti e corruttori, e lei dovrebbe saperlo, caro Thomas. Da sempre e ovunque, niente di nuovo sotto il sole...
Imbarazzato, il comandante vers altre due razioni di whisky, mentre il suo ospite puntava il dito su invisibili avversari.
Insinuazioni sulla mia incapacit per risolvere la situazione le stanno aggiungendo anche i nostri concorrenti al lavoro nell'arcipelago De Noronha. Le isole dove operano sarebbero state, secondo loro, gli unici vulcani geologicamente attivi per milioni d'anni lungo la costa brasiliana. La piccola Teimada davanti a noi sarebbe invece solo un misero foruncoletto, con un sottosuolo senza vicende geologiche interessanti. Conseguentemente, nell'area tra le cento e le duecento miglia da qui, dove opereremo, non varrebbe la pena di perdere tempo. A loro giudizio non ci rifaremo nemmeno delle spese per prospezioni e perforazioni.
Tutto questo era gi stato insinuato, e i suoi geologi avevano chiaramente smentito l'ipotesi, demolendola con prove inoppugnabili...
S, ma continuando a ripetere una menzogna s'insinuano dubbi. Ed essendo noi, per di pi, in grave ritardo sui tempi...
Non si pu chiedere una seconda attrezzatura alla societ italiana che...
L'AISIR? No, ho gi telefonato. Non ne hanno un'altra disponibile a breve. E poi ci sono i tempi di spedizione... e di nuovo la dogana.
Lei deve sbloccare a ogni costo il problema doganale, Thomas. A ogni costo.
Ho provato con gente di mia fiducia e una pesante busta, ma pare che il contenuto non sia parso sufficiente. Vorrei raddoppiare, triplicare l'offerta, ma non si riesce a capire da chi venga il blocco. Ieri intendevo volare a San Paolo e affrontare di persona il problema, ma mi  stato detto chiaramente che un mio intervento sarebbe inutile. Addirittura controproducente. Cadde un lungo silenzio. Unica soluzione  attuare il piano di spostamento, mi creda. Le banche, vedendoci muovere verso la zona d'estrazione, cambierebbero atteggiamento.
Sono sicuro di qualcos'altro, signor Van Oost rispose Tessoa, e l'imprenditore brasiliano not che non l'aveva chiamato per nome. Brutto segno. Io non posso impartire l'ordine di spostamento che lei mi chiede. La voce del comandante s'indur. Se lei insistesse, sarei costretto, con dolore, a dimettermi.

Stessa notte, pi tardi - Zona poppiera della Poexado.
Dopo quell'inutile colloquio e altre due dita di whisky, Van Oost s'era addormentato pesantemente, ancora vestito. Ma il suo stato nervoso lo fece balzare in piedi al primo istante d'un lacerante squillo dell'impianto antincendio. In pochi secondi usc di cabina e si precipit in sala operativa. Assieme a lui giunse il comandante; anche se penalizzato dalle gambe corte, era capace di reazioni veloci.
Altri arrivavano alle loro spalle fissando il lampeggiante pannello d'allarme che indicava FIRE in un ponte basso, nella zona magazzini. Gli altoparlanti, intanto, chiamavano al punto di raccolta l'quipe antincendio.
Marco e Juv, usciti a loro volta di corsa dalle cabine e raggiunta una passerella esterna del ponte, tentavano di individuare nell'oscurit della notte e tra i riflessi metallici dell'illuminazione della nave tracce di fumo o guizzi di fiamme.
Un fischio lacerante sovrast il segnale d'allarme; lo lanciava il rimorchiatore Dois. Accostava lentamente alla nave madre mentre a bordo si stavano gi approntando getti d'acqua a pressione. Anche l'Um non avrebbe tardato a raggiungere l'unit gemella e a collaborare all'azione di spegnimento.
Sulla Poexado, ad arrivare di corsa per primi dove divampavano le fiamme erano stati quattro addetti in tenuta ignifuga. Srotolando una lunga manichetta tratta dalla postazione pi vicina al magazzino avevano bloccato tutti, medico e comandante inclusi, per non essere intralciati.
Dal fumo apparvero verso di loro, e furono investiti dai getti d'acqua, sei o sette marinai seminudi; fuggivano dalla zona dell'allarme, dagli scomparti della nave destinati al magazzinaggio, punto d'origine delle fiamme. Divampavano furiose, alimentate da legno e cartoni di scatole accatastate, avanzi degli imballi di viveri e merci.
Ma fu una vampata lieve; presto gli idranti spensero in fretta ogni focolaio e non si tard a capire cos'aveva appiccato il fuoco.
Ricollegate e accese le luci dell'ambiente, si videro sparse sul pavimento candele e moccoli; le une e gli altri formavano un largo cerchio di cera. Resti di un tipico rito del Brasile nero, il candombl.
Evidentemente nel magazzino qualcuno aveva iniziato a celebrare quell'esorcismo con sacrificio di sangue in presenza del fuoco e con adeguate preghiere.
Non c'era da sorprendersi se il controllo della situazione era sfuggito a chi aveva organizzato l'incontro; n dest sorpresa trovare, dopo pochi minuti di ricerca, un gallo decapitato. I marinai del gruppo antincendio cercavano di non darlo a vedere, ma si scambiavano sguardi di paura. Interruppero l'operazione destinata a ripulire, sotto l'occhio severo del comandante, anche se era in pigiama a pois, il piancito metallico da candele e fiori; nessuno di loro sembrava volersi azzardare a raccogliere i resti dell'animale ucciso, ancora in una pozza di sangue sul pavimento.
Tessoa stava per interrompere il silenzio con uno dei suoi perentori ordini quando echeggi un canto, sommesso prima, forte subito dopo. Parole e ritmo evidentemente ben conosciuti dai presenti; molti retrocessero di qualche passo, scambiandosi occhiate inequivocabili.
La voce profonda, quasi non umana, sembrava provenire pi dal ventre che dalla bocca dell'uomo apparso dal buio; l s'era nascosto fino ad allora, tra casse impilate in fondo al magazzino. Era un elgun, ovvero "figlio di santo", il sacerdote officiante del candombl; un omino vizzo, tremante. Difficile mettere in diretto rapporto il suo aspetto con il volume di suono che dal suo petto si propagava nello spazio del ponte coperto.
Avanzava e i presenti retrocedevano, restando a debita distanza. In silenzio.
L'unico ad andarsene fu il medico. Qui non servono creme e garze per ustioni. Occorre qualche camicia di forza brontol.
Il vecchio elguti, senza interrompere l'esibizione sonora, raggiunse il cerchio di cera sgocciolata e cominci a raccogliere i mozziconi di candela, le penne e la carcassa del gallo. Pose tutto con delicatezza nella borsa appesa alle spalle e poi riprese a chinarsi perch non restasse sul pavimento nemmeno un petalo di fiore.
Infine, prima di restare immobile davanti a tutti, si tolse dal capo, con misurata lentezza, la corona di piume di gallo lunga sino al fondoschiena. Ripiegarla su se stessa gli cost un altro lungo minuto, infine la mise nella borsa scolorita assieme al resto.
Furono due e diverse le interpretazioni dell'accaduto. Marco e Juv le ascoltarono all'ora del caff, quel giorno servito prima dell'alba. Nella saletta riservata del comandante, dove una brodaglia scura venne versata nelle eleganti tazze del servizio proveniente da casa Tessoa, lui stesso spieg l'accaduto ai due
stranieri. Un'ennesima prova dell'infantilismo spirituale di molti miei concittadini, scioccamente superstiziosi anche quando sono marinai specializzati di buon livello professionale.
Quel rito doveva averlo richiesto qualcuno di bordo, cercando un officiante, un adepto abitante a Fortaleza. Da quanto sono riuscito a sapere, uno degli uomini implicati nella cerimonia, bravo ragazzo ma stupido,  cos preoccupato dal prossimo parto della moglie da aver ceduto a paure che sembrano non morire mai, tra la nostra gente, e non solo quella di colore.  stato lui a invitare Yelgun, chierico della setta locale; e ha pagato il rito destinato a proteggere il nascituro.
E com' riuscito a farlo celebrare a bordo? chiese Marco. Com' salito sulla nave, quel tipo?
Ha sicuramente approfittato della motobarca per il rifornimento di viveri. Lo assoder pi tardi.
Diversa versione ud Juv, mentre ingeriva una seconda dose di caff servita con uno spartano servizio d'alluminio smaltato nel locale riservato al gruppo d'intervento subacqueo. Evandro, da brasiliano purosangue, lasci vagamente intendere che lo scopo della sinistra cerimonia, scagliare o togliere una maledizione, era compito affidato all'uomo dalla corona di penne. A Fortaleza lo ritenevano uomo-medicina, capace di contrastare le forze malefiche di oscuri demoni della terra e del mare. Chi fossero questi "spiriti avversi" nessuno voleva ammettere di immaginarlo; ma sguardi inquieti affioravano negli occhi di chi tentava di sfuggire alle imbarazzanti domande dell'ospite perplesso.
Una terza conversazione in proposito avvenne tra Paolo e Sunta
nella cabina della ragazza.
In realt era uno sfogo per una sconfitta professionale. Io non debbo mai arrivare in ritardo! aveva esclamato rabbiosamente la ragazza.
Eppure al risuonare dell'allarme i suoi capelli biondi, confusi sullo stesso cuscino con quelli rossi di Paolo, s'erano scossi all'istante come investiti da una raffica di vento, e lei era saltata dal letto per seguire subito, telecamera in spalla, chi correva nei corridoi. Invece aveva perso tempo: non era vestita, e l'attrezzatura da ripresa non era pronta.
Cos, addio a un'occasione d'oro! Stregoneria a bordo d'una nave ultramoderna, addirittura fantascientifica. Ti rendi conto?
 stata colpa mia. Paolo, confuso e imbarazzato, tentava di consolarla.
No, non  colpa tua se mentre quel maledetto allarme continuava a chiamare tutti ai posti assegnati io ho tardato... A bordo d'una nave dove pu accadere di tutto, qualcosa da mettersi addosso dev'essere sempre a portata di mano. E per di pi non avevo inserito una batteria carica nel Betacam. Pass davanti allo specchio e si fece una boccaccia. Brutta scema! Quando finalmente eri pronta a entrare in azione, avevi gi perso il meglio dello spettacolo.
Paolo ascoltava lo sfogo e intanto si massaggiava occhi e tempie cercando di svegliarsi del tutto. Non credo che sia accaduto niente di eccezionale. Il segnale d'allarme era gi cessato dieci minuti dopo il primo squillo.
Bimbo mio, anche se avessi registrato solo poche immagini avrei fatto centro: il fuoco, i primi piani, il gallo decapitato... Un bel colpo per raccontare come l'equipaggio di questa nave sia convinto di essere in lotta con forze oscure. Ad alcuni marinai ho letto l'oroscopo, e in cambio mi hanno confidato la voce che circola.
Un maleficio incombe su tutto e su tutti. L'ho sentito dire anch'io. E anche Juv s' infuriato, sbraitando che sono tutte pagliacciate, ma secondo me ci crede, eccome. In Sardegna sopravvivono credenze...
Lascia perdere l'etnologia; qui ci credono sul serio.
Pagliacciate!
No, eredit ben radicate... Il candombl  un rito di possessione portato nel nostro paese da schiavi neri, fedeli al dio Oxal. Come in Africa, anche qui ritengono di doverlo onorare con sacrifici di animali, a volte anche di esseri umani. Accade molto raramente, tuttavia un adepto pu arrivare a rapire un bambino e ucciderlo per offrirlo al dio. Con il dono del sangue si obbliga la divinit a ricambiare, cio a esaudire i desideri di chi offre.
Posso riderci sopra?
Fallo pure, se vuoi. Io per non ci proverei.
Ma tu ci credi o non ci credi?
Sunta, senza rispondere, aveva aperto il getto della doccia e vi si era cacciata sotto.
Stai raccontandomi storie d'altri tempi, quelle di certi film, come...
Lascia perdere la tua mania. La prossima volta devi svegliarmi alla svelta. Ci riesco sempre, quando dormo da sola.
Accade spesso? Paolo aveva cambiato tono.
Ehi, bel ragazzo, ti ho appena accolto tra le mie braccia e gi fai il geloso? Sei anche tu un tipico italiano?
L'inviata di Rede Globo non avrebbe avuto motivo, successivamente, di continuare a lamentarsi per il mancato servizio TV. Innanzitutto perch subito dopo la doccia era stata consolata dalle risorse giovanili del laureando Paolo Gesaretti, sino ad allora poco sfruttate. Poi perch si sarebbe resa conto di quanto difficilmente il reportage sul tema diamanti e stregoneria sarebbe stato messo in onda dal suo telegiornale.
I telespettatori che l'indomani avessero ascoltato alla TV le notizie della sera, cos come chi aveva acquistato una copia di "O Globo", si sarebbero infatti appassionati a ben altra ghiottoneria giornalistica. La stampa stava riesumando una vecchia storia riferibile senza particolari sforzi di fantasia a chi stava cercando di svelare il mistero d'una statuetta apparsa in fondo a una grotta. E che si voleva far credere fosse giunta da oltreoceano ventisette secoli prima.
Don Lisandro O'Connor per Rede Globo TG e Miguel Aurondo per "O Globo", superando reciproche ambizioni di esclusiva giornalistica, con i loro servizi erano riusciti a far breccia nell'opinione pubblica. Caso esemplare di sinergia destinato a essere citato pi volte, negli anni a venire, dal presidente del loro gruppo editoriale.

L'indomani mattina - In tutto il Brasile.
I milioni di lettori sparsi nell'immenso territorio del grande paese sudamericano fanno di "O Globo" il quotidiano pi diffuso della Federazione Brasiliana.
Van Oost fu il primo, a bordo della Poexado, a leggere sullo schermo del suo computer il servizio che troneggiava a met della prima pagina del numero edito il 26 maggio del 2003, su cinque colonne, MISTERI ATTORNO A UNA TENTATA TRUFFA ARCHEOLOGICA SOTTOMARINA.
Da tempo aveva l'abitudine, appena sveglio, di accendere il suo Sony e cliccare sulle pagine web diffuse dai quotidiani brasiliani ed esteri. Soprattutto il "Wall Street Journal", se la turbolenza dei mercati consigliava di tener d'occhio gli accadimenti in USA.
Quel giorno per i titoli della borsa di New York potevano anche aver compiuto balzi straordinari verso l'alto o verso il basso (negli ultimi tempi soprattutto verso il basso, per la verit), ma lui non avrebbe cliccato il mouse per saperne di pi. Era rimasto fisso sulla pagina di "O Globo", perplesso e preoccupato.
Truffa archeologica sottomarina? ripet a bassa voce. A cosa si riferiva quel titolo? All'incidentale scoperta di Teimada e a tutti i problemi sorti di conseguenza?
Lette le prime righe del servizio, si sent per un verso rassicurato, perch nel testo non si parlava della sua societ. Quanto all'archeologo finito in bocca agli squali nel tentativo di mollare sott'acqua un reperto, lui non ne aveva mai sentito parlare.
Buss alla porta del socio. Balporf era sdraiato sul letto, il telefono all'orecchio. Qualcuno lo stava informando, lui ascoltava, replicava e imprecava. Diede segno d'essersi accorto della presenza del socio solo quando inser il viva voce, consentendogli di udire un accenno dell'interlocutore alle sedi di Johannesburg e di Anversa. Doveva informarle?
Perch? Cos'abbiamo a che vedere noi con un tentativo di truffa perpetrato nel 1960?
Nulla, ingegnere. Ma il giornale offre un'anticipazione sulla messa in onda, questa sera nel TG Globo, sul rapporto tra le ricerche di oggi e il fallito scoop di allora. Con la constatazione che l'incidente del '63 accadde nelle stesse acque dove voi siete all'ancora, e dove state lavorando
per recuperare un reperto archeologico di supposta origine fenicia.
Le solite fantasie disinformative del giornalismo televisivo. Il servizio susciter un po' di curiosit, oggi, ma domani sar gi dimenticato. Sono altri e pi gravi i nostri problemi, oggi...
Mi permetto di dissentire, ingegner Balporf. La voce veniva da lontano, ma era chiara e decisa. Il servizio giornalistico ha suscitato interesse, ne parlano tutte le radio di San Paolo, e immagino che accada lo stesso a Rio e nelle altre citt. I radiocronisti e commentatori ci si stanno buttando come api sui fiori. O Globo promette spettacolari immagini dell'isola dove voi vi trovate; la foresta di Teimada, con impressionanti primi piani di serpenti, definiti velenosissimi. I riferimenti alla nostra iniziativa non mancheranno, se il servizio insister nel citare la stessa isola,
lo stesso mare, un reperto della stessa epoca...
L'espressione di Balporf presagiva l'addensarsi di nubi sul capo della giornalista di nome Sunta.
Come le ho detto, "O Globo" annuncia il servizio per l'edizione serale del TG. E altre notizie nell'edizione di domani del giornale concluse la voce da San Paolo.
Esattamente quanto ho appena letto. Van Oost era sempre pi preoccupato, ma trovandosi accanto a Balporf aveva i suoi motivi per sforzarsi a minimizzare; una crisi con i soci era quanto di peggio poteva capitargli. Si obblig ad apparire calmo, tentativo ammirevole in rapporto a quanto appena letto e udito e considerando quanto di certo avevano letto e udito anche i dirigenti delle banche.
Chiuse gli occhi, per non tradirsi.
Come te, non vedo in che modo la riesumazione di quella vecchia storia possa danneggiarci. Si adeguava al pensiero espresso dal sudafricano al telefono, chiedendosi se il socio fosse stato veramente sincero, oppure meditasse di approfittare dell'occasione per rafforzare la sua posizione nella societ. In altre occasioni Van Oost aveva avuto il vago sentore di avere accanto un doppiogiochista.
Amico finch tutto andava bene, ma pronto a gettarsi nelle braccia del grande fratello sudafricano, se non arrivavano i profitti previsti.
Per ora sembrava solo cinicamente realistico, e pur temendo i riflessi negativi della campagna stampa sull'impresa in corso, non sembrava temerne le conseguenze. Forse gli conveniva cos al momento.
Quando si separarono e torn alla sua cabina, Van Oost non solo era pi preoccupato di prima, ma con un altro dubbio. Come avrebbe reagito il professore italiano? Studioso di limpida fama qual era, poteva turbarsi se fiutava il pericolo di venir coinvolto anche indirettamente in un ronzio di pettegolezzi e dubbi. Doveva convincerlo a non preoccuparsi, spiegandogli quanto fosse radicata nella stampa brasiliana l'abitudine di utilizzare a noticia sensacional per accalappiare lettori.
Se almeno fosse giunto a bordo il materiale d'immersione... Perch ancora non si vedevano i risultati delle importanti pedine messe in moto ormai da giorni? Giur a se stesso che se non avesse ricevuto notizia di una soluzione prima di sera, sarebbe saltato su un aereo e avrebbe preso per il collo il direttore delle dogane. In realt ripensava a un rilancio dell'operazione, raddoppiando l'offerta: un'elegante scatola di dolciumi colma di biglietti da cento per un totale di quindici, o magari ventimila dollari.

Mattinata dello stesso giorno - Poexado, sul ponte e salinha das visitas.
Con il fresco del primo mattino, avevano camminato su e gi lungo la murata laterale del ponte, nel lato in ombra.
Une promenade socratique aveva sentenziato l'anziano Castro Peixoto. A quella battuta, Marco era stato tentato di replicare ricordando che Socrate, durante le sue passeggiate, probabilmente non discuteva di problemi d'archeologia subacquea. Tuttavia prefer accettare l'enfatica esclamazione dell'ospite, nonch la scelta d'intendersi in francese.
Lingua adatta a rendere ancor pi pomposo di quanto fisicamente apparisse il cattedratico della Faculdade de Pesquisas, l'istituto da due settimane ufficialmente associato a quello di Archeologia di Pisa nell'operazione in acque brasiliane.
Sono anche senatore decano s'era affrettato a precisare il giorno precedente, e infatti parlava soprattutto di politica.
Quando il sole cominci a scaldare troppo, furono accompagnati da un marinaio nella salinha das visitas. Qui la vetrata incorniciava come in un quadro di stile iperrealista la visione del cono appuntito di Teimada emergente dal mare, visione d'un paesaggio del tutto singolare, raro, che Peixoto non degn nemmeno d'uno sguardo, impegnato com'era in un'analisi della crisi economica del paese ... che sta affondando nel pantano di duecentoquaranta miliardi di dollari di debito pubblico. Siamo a oltre il dieci per cento di disoccupazione e possiamo vantare la distribuzione della ricchezza pi iniqua a livello planetario. Peggio di noi  solo il Malawi.
Marco continuava ad annuire, ma pensava al ritardo della missione, agli articoli che erano apparsi. Cos il senatore, non interrotto, proseguiva nella sua filippica.
All'ex compagno Luiz Incio, ora presidente, si pone un'alternativa: o come Faust vende l'anima al diavolo, cio al capitalismo internazionale, oppure torna alle sue convinzioni originarie, a una vera politica marxista. E dovremo allora considerarlo la reincarnazione di Machiavelli.
Un improvviso accesso di tosse catarrosa e sibilante del senatore consent a Marco di piazzare la domanda che pi gli premeva da quando, quel mattino, era stato messo al corrente delle esternazioni dei giornalisti brasiliani.
Truffe archeologiche... Di cosa si tratta?
 una vecchia e stupida storia, professor Mannei.
Marco non reag alla storpiatura del cognome, sperando in una risposta; ma il senatore Peixoto gli chiese licenza: ormai era giunto il momento per il quotidiano riposo nelle ore calde impostogli dal suo cardiologo. Per sapere di pi della vicenda di cui aveva sentito parlare solo vagamente, anni prima, Marco avrebbe dovuto attendere sino al pomeriggio.
Si ritrovarono tre ore dopo nella salinha das visitas. Accanto a Paolo, con quaderno d'appunti e registratore, Marco era pronto a controllare il dialogo. Messo sull'avviso delle chiacchiere del mattino, non intendeva lasciare il tempo al senatore di dare inizio alle sue divagazioni e pilot la conversazione sul clamore sollevato dai media brasiliani sui falsi storici.
Di quelli brasiliani in Italia se ne sa poco; solo qualche libro riporta echi di una disputa sul supposto rinvenimento in Brasile d'una iscrizione su pietra, a fine Ottocento.
Fu un falso clamoroso, architettato per compiacere l'imperatore Pedro II, allora sovrano del nostro paese. Oggi si tenta un'operazione simile: con un ritrovamento sensazionale nelle nostre acque si vorrebbe favorire il nuovo imperatore-presidente, lo sciagurato Lula...
Paolo alz la testa dal quaderno dove aveva cominciato a prendere i primi appunti. Quel vecchio rimbambito stava accusando il suo professore di complicit in una manovra politica?
La reazione dell'interessato non tard un istante. Quanto lei ha detto, senatore,  offensivo e inaccettabile, e mi ferisce dolorosamente. Io non sono venuto in Brasile per compiacere un presidente offrendogli uno scoop archeologico. Lei mi deve spiegare cosa intendeva insinuare...
Mi perdoni, caro... Mattei, mi perdoni. Sono inqualificabile, nel mio fanatismo politico; non pensavo di offenderla. Era solo una battuta. Il senatore s'interruppe per un provvidenziale attacco di tosse.
Lasciando a Paolo il compito di versargli un bicchiere d'acqua, Marco fissava il registratore, cercando di decidere se andarsene piantando in asso quel vecchio rimbambito oppure accettare le sue farfugliate scuse.
Propendeva per questa seconda possibilit, anche perch lo incuriosiva, comunque, la macchina del tempo messa in modo dal senatore. Che intanto aveva ripreso a scusarsi. Sono mortificato. Purtroppo l'et non m'aiuta nel valutare... Lei deve tener presente che il nostro piccolo
mondo di ricercatori, forse perch meno esperto di quello europeo,  afflitto da continui annunci sensazionali.
Archeologi e giornalisti poco scrupolosi proclamano un giorno s e uno no la scoperta delle rovine di citt meravigliose nella selva amazzonica o resti di una trireme romana nella baia di Rio. Per non dire di ville sotterranee nel Mato Grosso dove Hitler o Bormann avrebbero vissuto felici gli ultimi anni della loro vita...
M'interesserebbe sapere di pi sull'episodio del falso ottocentesco.
Il senatore sembr ancor pi imbarazzato, e non solo per la gaffe. Quel falso fu una nostra grande vergogna... una mia vergogna mormor con una smorfia. Si protese verso
il registratore nelle mani di Paolo e prese a raccontare. Disse della presunta scoperta archeologica, nel 1872, di un reperto che avrebbe fornito la prova dell'approdo in Sudamerica di naviganti del Mediterraneo antico. Se ne era avuta notizia due anni dopo il rinvenimento, quando l'allora direttore del Museo nazionale di Rio de Janeiro, Ladislau Neto, aveva reso pubblica la trascrizione di quanto trovato semisepolto dalla sabbia di una spiaggia atlantica brasiliana. Un testo inciso su pietra, in lingua fenicia.
Dove venne rinvenuto?
Presso Parahyba, cittadina oggi conosciuta come Joo Pessoa. Della traduzione di quel testo ricordo le parole a una a una, perch la polemica sulla loro autenticit continua a turbare i sonni di tutti coloro che in Brasile si definiscono archeologi.
La voce del senatore parve incrinarsi, nel citare l'epigrafe a memoria. Noi siamo figli di Canaan, proveniamo da Sidone. Citt del re. Il desiderio di commerciare ci ha gettati su questa costa lontana. Abbiamo sacrificato un giovane agli di altissimi e alle dee altissime, nell'anno diciannovesimo di Hiram, nostro re potente. Ci siamo imbarcati da Ezion Geber e abbiamo viaggiato con dieci navi. Siamo stati in mare insieme, per due anni, intorno al paese di Cam. S'interruppe, rivolgendosi a Paolo. Il paese di Cam era l'Africa, per loro. Come tu ben sai.
Certo, lo so... E lo sanno anche i bambini, avrebbe voluto aggiungere lo studente, ma il vecchio, chiusi gli occhi, aveva ripreso a citare il testo inciso sulla roccia.
Nel fiume Oceano, siamo stati separati dalla mano di Baal. Per una tempesta scatenata da lui non abbiamo pi visto i nostri compagni. Cos siamo giunti qui, dodici uomini e tre donne, su questa costa. Possano gli di altissimi e le dee altissime favorirci.
S'era esibito da vero istrione, capace di pause, sottolineature, esclamazioni. "E fors'anche di emozione" pens Paolo.
Di questa iscrizione ricordo qualcosa, anche se vagamente mormor Marco. Mi sembra che non fosse stata presa molto sul serio, a suo tempo.
S, fu ritenuta falsa, ma non da tutti i semitisti. Castro Peixoto si guardava le mani come se stesse stringendo un appunto da rileggere senza sbagliare date e nomi. Negli anni Sessanta quel testo  stato riesaminato da Cyrus Gordon, un bostoniano specialista in studi su lingua e scrittura della citt fenicia di Ugarit. Gordon si  fatto paladino dell'autenticit dell'epigrafe, citandone a sostegno vocaboli e costrutti di frasi com'erano apparsi in altri testi d'et fenicia scoperti successivamente al 1874. Basandosi su questi dati cronologici lui sostenne che nella pietra sarebbero state scritte parole in lingua fenicia ignote agli studiosi del 1874...
In via del tutto teorica, con correnti marine e venti favorevoli, il viaggio di un'imbarcazione dalle coste atlantiche dell'Africa equatoriale a quelle del Brasile settentrionale non sarebbe da escludere. Certo, tremilacinquecento chilometri non sono pochi...
Se mi permette, professor Arnei intervenne Paolo, vorrei aggiungere un commento alle sue parole. Ricevette un cenno di assenso e prosegu. Da alcuni anni a questa parte, navigatori solitari con mezzi di fortuna, senza riserve di acqua potabile, hanno tentato e compiuto traversate lunghe e pericolose proprio per dimostrare che simili imprese furono possibili. A un francese... credo si chiamasse Bombard, riusc la traversata dell'Atlantico su un piccolo gommone, senza viveri n acqua. Visse di quanto pescava, beveva raccogliendo la rugiada della notte, navigava portato dalle correnti costanti tra Africa e America. Tempo fa ho letto un libro, su quella sua folle avventura.
S, conosco l'impresa di Alain Bombard, poi ripetuta da Thor Heyerdahl con una zattera... Ma nemmeno esperienze del genere credo siano sufficienti a offrirci una certezza obiett Marco.
Comunque il caso dell'incisione di Parahyba non s' mai risolto. Molti insistono sulla falsit, altri sull'autenticit. Il sussiegoso professore e decano dimentic l'aplomb e furiosamente si gratt la testa. A prova dell'autenticit di quella scritta si fa notare, giustamente, quanto
il racconto dell'ignoto fenicio somigli a un altro famoso documento di viaggio: il periplo africano compiuto da Annone.
Marco era sorpreso. Il brasiliano era stato categorico nel
definire un falso archeologico il testo ritrovato nell'Ottocento;
adesso per sembrava eccitato nell'evocarlo.
Chi non credette mai all'autenticit dell'iscrizione si riferiva alla perdita della lastra incisa con il messaggio. Nessun esperto l'aveva mai vista. Altri sostennero poi che
il nome del re Hiram, citato nella pietra, era gi noto
nell'Ottocento, altri lo negano. I detrattori insistono, facendo notare la verticalit della scrittura, in contrasto con l'andamento obliquo delle iscrizioni fenicie. Altri ritengono proprio queste caratteristiche una prova di autenticit.
Ma chi venne sospettato di aver creato un falso?
Per i luminari della nostra prima universit si trattava di una truffa organizzata da una persona molto istruita, con nozioni di storia fenicia, vicina all'imperatore Pedro II.
Un leccaculo, pens Paolo, mentre Marco tornava su quanto quel giorno la stampa aveva pubblicato e che lui non riusciva a spiegarsi.
Senatore, il cancan su scandali archeologici in Brasile non sembra riferirsi solo all'iscrizione fenicia venuta o non venuta alla luce nell'Ottocento, ma a qualcosa di recente.
S, a un incidente, se vogliamo chiamarlo cos, d'una quarantina d'anni fa. Ne furono protagonisti... be', un branco di squali e uno sventurato ricercatore. Chiss se... Peixoto si rabbui, tornando al passato. Insegnavo all'universit, negli anni Sessanta, e quel pazzo era un mio collega. Ci mise tutti in grave imbarazzo e ci lasci la pelle.
Chi era la vittima?
Qualcuno di cui non si riusc mai a capire se preferiva professarsi archeologo o avventuriero... Di lui, Raphael Gilao de Varcondez, non si cap mai nemmeno se fosse ricco o spiantato. Di certo discendeva da famiglia della nobilt portoghese; era seducente, corteggiato dalle figlie della borghesia di Rio e di San Paolo... Lui per preferiva amori pi semplici: le protagoniste del carnevale, le reginette sculettanti. Si strinse nelle spalle. Con quelle otteneva in fretta quanto cercava, evitando lunghi e noiosi corteggiamenti nei salotti delle grandi famiglie. E gli restava tempo per frequentare la nostra universit, prima da studente, poi da incaricato. Visitava biblioteche e archivi, anche in Europa e in Medio Oriente. S'era rivelato un ottimo ricercatore, quando debutt riportando alla luce, subito dopo la laurea, i resti del bacino portuale portoghese nel golfo di Rodaima, moli e rovine di due edifici del XVII secolo.
Scoperta importante, mi sembra.
Gi, ma forse era troppo giovane per un successo cos clamoroso. Per anni tent di ripetere un exploit egualmente significativo e rinnovare il prestigio di cui aveva goduto poco pi che ventenne. Alternava la frequentazione dell'universit a quella dei fondali marini. Ottimo subacqueo, amico di tutti i nostri campioni, con il loro aiuto cominci a battere la zona attorno a Joo Pessoa, proprio l dove, come le ho appena narrato, a met Ottocento si diceva che fosse venuta alla luce la pietra con l'iscrizione in caratteri fenici.
Ecco il rapporto tra i due episodi.
Raphael Gilao de Varcondez, professore senza cattedra, sosteneva, contro tutti noi accademici, l'autenticit dell'iscrizione venuta alla luce dopo ventisette secoli. Per lui, come per il nordamericano Gordon, la scomparsa della lastra originale di pietra si doveva attribuire a oppositori dell'imperatore. L'avevano distrutta per impedirgli di guadagnare fama e prestigio internazionali.
Anche lui sosteneva il nesso fra una scoperta scientifica e un dispetto politico?
Gil s'intestard nella sua convinzione. La pietra era stata distrutta volontariamente, ripeteva durante furiose dispute con tutti noi. La faccenda si tinse di colori politici, anche perch negli anni tra il '50 e il '60 era ancora forte l'influenza dell'oligarchia militare. E come Pedro II un secolo prima, i nostri colonnelli ci tenevano molto a imbonire il popolo con favole nazionalistiche. A quel tempo all'universit eravamo quasi tutti di sinistra, ma ci si offrivano poche occasioni per batterci contro il governo. Ci sfogammo, allora, mettendo in croce il reazionario e ricco Gil. Lo squalificammo... e lei sa bene, caro Artei, come sia facile un'operazione del genere nel mondo accademico. Lui si ritir a vita privata e lo sentimmo nominare solo quando circol la luttuosa notizia della sua scomparsa in mare. Stava continuando le sue ricerche, sostenne la famiglia, reagendo al silenzio ipocrita di tutti noi.
Nessuno prese le sue difese, o quantomeno rese omaggio alla sua cocciutaggine? Nel campo dell'archeologia  una gran dote...
No. Non solo nessuno lo difese, ma qualcuno mise in giro una diceria, divulgata dalla ragazza che quel giorno si trovava assieme a lui in riva al mare. A suo dire il nostro collega aveva perso la vita mentre era intento a seminare in quelle acque della costa brasiliana false prove di una colonia fenicia. E cos rafforzare la sua tesi sulla veridicit dello sbarco di quella gente.
Non tentaste di capire meglio, di analizzare le sue idee?
No. Venne indetta un'ipocrita commemorazione nell'anniversario della sua scomparsa. Poi non se ne parl pi. Il regime militare si era concluso e da quel momento altre infinite dispute ci hanno coinvolto. Politiche, pi che scientifiche... Credo che questo accada anche in Italia... o sbaglio?

Notte fonda tra il 26 e il 27 maggio - Presidenza federale, Brasilia.
Al piano terra del gigantesco edificio, il primo segretario, due suoi assistenti e quattro segretarie erano al lavoro come ogni giorno per mettere insieme il quotidiano dossier da presentare al presidente accanto al primo caff della sua lunga giornata.
A differenza di tutti gli uomini politici vissuti nella capitale federale, "lui" apriva gli occhi gi all'alba. Era il suo orario obbligato, quand'era operaio metalmeccanico, e quell'abitudine s'era stampata per sempre nel suo sistema nervoso. Mutava solo di qualche minuto se alla sera un pranzo ufficiale ritardava il momento in cui gli era consentito gettarsi a letto nell'appartamento dell'avveniristico palazzo disegnato da Oscar Niemeyer, dove anche gli uffici della segreteria sembrano rincorrersi in prospettive da fantascienza, immaginati negli anni Cinquanta dal geniale architetto e non compresi.
Adesso, colmi di pile disordinate di carte, cartelle e giornali tra computer, stampanti laser, videotelefoni, TV satellitari, fax, centralini cellulari, tabloid elettronici in collegamento con agenzie di stampa e le Borse nei cinque continenti, gli ambienti avevano finalmente assunto un carattere da XXI secolo immaginato nel XX dal profetico progettista.
Poco dopo l'una di notte, i collegamenti Internet con le redazioni giornalistiche internazionali e nazionali trasmisero le prime pagine dei maggiori quotidiani da distribuire l'indomani nelle edicole.
L'attenzione di tutta la segreteria venne subito magnetizzata dal titolo che giganteggiava su "O Globo". Riprodotto a pagina intera nel dossier destinato al presidente, il giornale concedeva spazio minimo all'intervento del primo cittadino sulla riforma fiscale, ma dedicava cinque colonne e una fotografia al tema gi animatamente trattato nei TG della sera e della notte, AFFIORANO VERIT SUL FALSO ARCHEOLOGICO DEL 1961.
Il Sottotitolo, OMBRE SULL'IPOTETICA SCOPERTA DI QUESTI GIORNI, introduceva due articoli. Esteso quello dedicato all'intervista con chi testimoniava come un noto esponente della lobby culturale universitaria avesse tentato, negli anni Sessanta, di nascondere un'antica statuetta sul fondo d'una baia sull'oceano Atlantico. L'altro pezzo ipotizzava uno scenario politico sullo sfondo di una missione in corso, apparentemente destinata alla ricerca di diamanti ma improvvisamente destinata a capovolgere la storia dell'America, con l'annunciato ritrovamento di un reperto d'estrema preziosit nel fondale marino brasiliano.
A cosa mirava "O Globo"? A creare aspettative nell'opinione pubblica, con l'ipotesi di un'ancestrale nobilt, indirettamente accendendo una luminosa aureola di gloria attorno all'icona del nuovo presidente? Oppure, al contrario, si voleva eccitare l'opinione pubblica per deluderla subito dopo annunciando il fallimento delle ricerche, e cos umiliare gli entusiasmi, e indirettamente raffreddare il caloroso affetto dei brasiliani per Luiz Incio Lula da Silva?
Questo stupido interrogativo lo mander in bestia comment il numero due della segreteria.
Appena sveglio  sempre d'umore nero, figuriamoci dopo aver letto simili idiozie aggiunse l'assistente del numero uno, fissando tristemente le schermate di Internet. Nella rassegna altre front-page di quotidiani meno importanti, ma rappresentativi di varie tendenze e lobby del paese, completavano la ridda di rivelazioni e ipotesi. Qualcuno tentava lo scoop raccapricciante: SQUALI TORO MACCHIANO DI SANGUE LE TRUFFE ARCHEOLOGICHE. Altri insistevano nella sempre remunerativa chiave politica: PERCH LULA VUOLE LA STATUETTA FENICIA?
A Fortaleza il giornale locale, vantando fonti vicine a personaggi imbarcati sulla flottiglia dei ricercatori, intitolava RITARDI MISTERIOSI una corrispondenza centrata sul mancato arrivo di avanzatissime attrezzature per la ricerca sottomarina. E si chiedeva: Chi ha interesse a sabotare
il lavoro degli specialisti giunti dall'Europa? La scoperta di un precedente tentativo di falso archeologico ha bloccato una manovra dai precisi contorni politici?.
Precisi contorni? Questo giornalista  un pazzo esplose il primo segretario.
Non pi degli altri.
Occorre bucare questi palloni gonfi di falsit.
Erano tutti sorpresi dal clamore per un caso del quale sino al giorno prima s'ignorava l'esistenza.
Prepariamo un comunicato stampa, lo sottoponiamo al presidente e lo faxiamo immediatamente al mondo intero.
Per carit! Avrebbe l'effetto contrario; meglio che la bolla di sapone svanisca da sola.
Non credo che svanir presto... guarda la schermata.
Ultimi ad arrivare erano gli estratti di quanto apparso nella stampa politica. All'estrema sinistra il Partido do Movimento Democrtico Brasileiro dava spazio a Joo Pedro Stadile, leader dei Sem terra, rivale dell'ex compagno di battaglia eletto presidente, a suo dire, "con i voti dei latifondisti". Secondo l'intervista, "... il traditore della sua classe inventa falsi problemi per nascondere quelli veri".
Letta l'ingiuriosa dichiarazione, nella segreteria si era sempre meno d'accordo su cosa consigliare al presidente, l'indomani mattina; proposte contrastanti stavano mettendo tutti contro tutti.
Un'unica eccezione si rivel la pi anziana componente dello staff.
Non confusa nel coro delle discordie, seduta al computer, cliccava e sfogliava una dopo l'altra decine di pagine web; inseguiva il ricordo di qualcosa gi letto in una schermata di giorni precedenti.
Fin per averla sotto gli occhi. Un quotidiano di cronache pauliste distribuito gratuitamente nelle stazioni di treni, metropolitane e alle fermate di autobus, carico di pubblicit e pettegolezzi, aveva un titolo in evidenza: IL PRESIDENTE DEVE LODARE LA NOSTRA INCORRUTTIBILIT. Faceva seguito a spazio minore: UN DIRETTORE DELLE DOGANE IRRITATO PER LE INTERFERENZE.
La segretaria anziana indic il titolo al suo boss. Dia un'occhiata a questa dichiarazione sugger; e lui sprofond nell'intervista rilasciata da uno sconosciuto Prsio Empapueado a un altrettanto sconosciuto redattore in caccia di indiscrezioni. A quanto l'Empapueado dichiarava, un certo materiale "prezioso" giunto dall'Italia non lo avrebbe sdoganato mai. Anche se si tentava di corromperlo. Avrebbe cambiato idea solo se il presidente in persona lo avesse lodato pubblicamente. Un'assurdit, un capriccio ridicolo, si disse il dirigente invitato a quella lettura. La voce pacata della segretaria espresse un pensiero diverso.
Si potrebbe consigliare al presidente di accontentare quel tipo. Cos quelli che stanno cercando non so cosa in mare avranno gli strumenti per il loro lavoro, andranno sott'acqua, troveranno l'oggetto che cercano... e questa storia sar finita.
L'alto burocrate osserv la sua dipendente: il suggerimento non era male.
Brava Theresia! Il suo mi sembra un buon consiglio. Occorre fare in modo che si tiri fuori quella maledetta statuetta. Sar poi da chiarire se  autentica o falsa. Intanto, per, la bolla di sapone svanir nel nulla... Le stamp un bacio in fronte. Pu darsi che lei si sia guadagnata una scatola di cioccolatini.

27 maggio, mattino - Sulla Poexado.
Caralho!
Buceta!
Gli insulti brasiliani pi volgari venivano urlati a pi voci. Tutti indirizzati all'elicottero ficcanaso.
Per la terza volta dal primo mattino, sorvolava a bassa quota i mezzi navali della VODC, immobili nello specchio d'acqua di Teimada. Il pilota portava il suo calabrone a compiere voli concentrici sempre pi bassi, poi lo immobilizzava in over. Questo consentiva ai fotografi imbarcati di sporgersi e cogliere immagini di chi a bordo della Poexado, dell'Um e del Dois gesticolava e si rivolgeva al cielo, aggiungendo al turpiloquio mimiche minacciose. Le reazioni non turbavano per n il pilota n i suoi passeggeri; uno per volta, quel mattino, il vecchio Hughes ne aveva gi trasportati quattro, da Fortaleza.
Impegno remunerativo per il pilota della COLIBR ESCOLA DE vo & vos TURSTICOS. Non solo sul suo conto corrente bancario gi dal giorno prima era stato accreditato da Rede Globo un congruo
versamento per il volo con la telecronista interessata ai serpenti velenosi, ma altri clienti erano giunti da San Paolo e da Rio. Meno generosi ma altrettanto esigenti nella loro richiesta di volare basso e di bloccare l'elicottero sulle tre navi per consentire di cogliere primi piani degli esagitati marinai e passeggeri.
A bordo rimbalz dagli altoparlanti un ordine del comandante. Ritirarsi sottocoperta. Non prestarsi alla provocazione.
A preoccuparlo non erano n le foto n gli articoli che li avrebbero corredati: quello era un problema della VODC. Lui temeva un possibile incidente, la caduta di quella vecchia macchina portata da un irresponsabile a volteggiare tra torri e antenne della nave.
Mentre impartiva l'ordine di restare al coperto, gli era apparsa accanto Sunta, telecamera alla mano, e lui l'aveva sbattuta fuori della plancia con cortese fermezza. Non era
il primo, n sarebbe stato l'ultimo a negarle una risposta alle sue domande sulla situazione a bordo. Ciononostante, lei continuava imperterrita nei ponti inferiori la stessa caccia, con le stesse difficolt.
Finiranno per prendere a calci il tuo bel sedere, se insisti fu la facile profezia di Paolo, quando la incontr in sala mensa.
Non chiedo di meglio: quando s'arrabbiano il primo piano che registro vale il doppio.
Ad accontentarla fu Balporf. Appena la intravide si trasform nello Zakkh aggressivo che lei ancora non conosceva. Da vero bufalo, la caric con insulti pesanti, a voce alta. E lei, tranquilla, registrava lo sfogo.
Perch  ancora a bordo questa donna? si mise a urlare a un palmo dal suo imperturbabile viso. L'interrogativo offriva alla giornalista la soddisfazione di concludere la sequenza con un primo piano veramente espressivo. Grazie, ingegnere gli disse con smagliante sorriso.
Una seconda carica del bufalo Zakkh ebbe subito dopo come obiettivo Van Oost, sin dal primo mattino installato nel centro comunicazioni in attesa di notizie dalla sede sul materiale sempre bloccato. Il general manager venne aggredito davanti a tutti. Thomas! La tua societ ha concesso il permesso di salire a bordo a quella iena, e sei stato tu a non sbarcarla quando l'avevo ordinato... Adesso preoccupati subito di scaricarla, prima che io la faccia volare in mare. Gli si era avvicinato minaccioso. E non continuare a prendermi in giro.
In un altro momento, si disse Marco, Van Oost avrebbe reagito con eguale veemenza. Se era stato sorpreso dall'irruzione, lo fu ancor pi dalla risposta del capo della societ armatrice. S, hai ragione, Peter... provvedo subito.
Parole destinate, comunque, a rimanere lettera morta. Pochi minuti dopo essere state pronunciate, la promessa di far sbarcare la ragazza venne cancellata dall'arrivo di una telefonata dalla sede di San Paolo.
Urgente per lei, signor Van Oost.
Marco lo vide impallidire e chiudere gli occhi.
Mi passi la linea in cabina mormor sottovoce il brasiliano, poi si rivolse agli altri. Scusatemi,  una chiamata personale.

Verso mezzogiorno - Nei dintorni della sala mensa.
La crescente tensione contagiava e irritava Marco. Anche per questo sent improvviso il desiderio di chiamare Pisa, parlare con Simona, sfogarsi con lei; ma dopo aver gettato un prudenziale sguardo all'orologio (questa volta non voleva sbagliare i calcoli del fuso orario) si rese conto che la moglie non poteva essere in casa: quello era il momento per la raccolta dei figli, a fine scuola. Immaginandola impegnata nella quotidiana missione, sent pungente il desiderio di averla vicina, allegra e affettuosa. A sorpresa quella reazione sembr provocarne un'altra, ancora non confessata a se stesso. Tent di respingerla perch gli era difficile ammettere che in lui stava facendosi strada il desiderio di abbandonare il teatro della ricerca prima ancora di averla iniziata.
Non gli era mai accaduto, in corso d'opera.
Anche lei di malumore, professor Arnei?
Margaret Row, apparsa con un bicchiere colmo di succo di frutta, aggiunse subito un secondo interrogativo. Si riesce a capire cosa sta accadendo? Questi pazzi brasiliani passano dal ballo in piazza per un reperto archeologico a una campagna scandalistica su un altro reperto.
S, sembra tutta una carnevalata. Pare che sia sempre cos, si dice che in questo paese tutto  pi esplosivo, il meglio e il peggio.
Pensierosa, lei scosse la testa e la massa dei capelli stopposi ondeggi come se fosse una parrucca squilibrata. Visti da lontano questi clamori suscitano diffidenza. Ma il loro riflesso, purtroppo, rimbalza anche in specchi lontani. In una e-mail, mio marito scrive di giornali inglesi pieni di sarcasmo su quanto agita gli archeologi brasiliani. Nelle loro velenose dichiarazioni si ipotizzano lotte sotterranee tra politici e intellettuali...
"Purch non mi coinvolgano professionalmente" stava per rispondere Marco, ma la Row gli aveva gi girato le spalle e caracollava verso la sala mensa.
Servizio di lunch entro dieci minuti avevano infatti appena gracidato gli altoparlanti. Puntuale come sempre, il cuoco di bordo era forse l'unico a non aver ancora perso la testa.

Stessa ora - Alfndega Geral, San Paolo.
Stavolta il pasto del mezzogiorno sarebbe andato di traverso al direttore Prsio Empapueado.
Alle 11,50 era sul punto di alzarsi dalla poltrona dove sedeva da poco pi di un'ora per recarsi al self-service dei dirigenti quando la porta dell'ufficio si spalanc di colpo. Un'impiegata era entrata senza bussare, cosa mai accaduta prima, e aveva gli occhi sbarrati. Presidenza Federale, da Brasilia... per lei!
Un istante dopo una voce inconfondibile lo aggred con accenti duri. Non da politico, ma da uomo della strada.
Lei ha chiesto una comunicazione diretta con me. Ho soddisfatto il suo capriccio.
Presidente, grazie per...
Nessun grazie. Quanto sta per ascoltare non sono rallegramenti a un'emerita testa di rapa quale lei . La mia risposta al suo appello le verr riferita immediatamente dal mio primo segretario. La ascolti con attenzione e smetta di comportarsi da bamboccio vanitoso...
Uno scatto trasfer la comunicazione e introdusse una voce non meno aggressiva. Signor Empapueado? Lei d'ora innanzi deve rigare diritto, se non vuol finire in galera. Per cominciare provveda a compiere il suo dovere sdoganando immediatamente il materiale d'interesse scientifico nazionale sul quale ha messo le sue sporche zampe. Smetta di ricattare, assieme al suo dipendente, la societ importatrice... e non tenti d'interrompermi con le sue menzogne. Da adesso in poi stia zitto; in caso contrario riapriremo il dossier della polizia federale relativo ai traffici alla frontiera con la Bolivia. Credo che sappia a cosa mi riferisco, considerate le importazioni da lei protette e camuffate, da quelle parti...
Don Persio, laggi, poteva contare su un paio di colleghi molto amici... e sapeva a quanti anni di galera si andava incontro per favoreggiamento al traffico di droga. Gli sembr quindi che fosse il caso di dar seguito celermente alla richiesta appena ricevuta. Convoc il responsabile della postazione 187; quell'imbecille doveva smettere di ostinarsi nel suo fiscale burocratismo. Ne stavano per derivare conseguenze troppo gravi.

A sei ore di fuso orario - Universit di Haifa, direzione museo.
Sulle rive mediorientali mediterranee il sole scendeva verso le alture dell'interno. Si accendevano le prime luci di paesi e citt della costa; accecanti nella zona portuale di Haifa, chiusa da una rete sormontata da cinque ordini di filo spinato.
Sfiorando quello sbarramento, la strada raggiungeva la base di un promontorio indicato da un cartello come Mount Carmel e bordeggiava una costruzione imponente ma sobria. Sede di alcune facolt universitarie e del Maritime Archaeological Museum.
A portone gi chiuso e luci abbassate, i guardiani iniziavano il turno di sorveglianza. Due si muovevano nella vasta sala dedicata al rostro di una nave romana, il reperto pi prezioso rinvenuto nei fondali marini antistanti la citt.
Facendosi segno l'un l'altro e indicando la porta socchiusa d'una stanza adiacente, alzarono gli occhi al cielo, rassegnati anche quella sera a una presenza sino a tarda ora. Ulisha Zinder, ex direttore del museo, definiva "tana" quel rifugio dove aveva accumulato libri, pubblicazioni, fotografie. Rotoli di mappe nautiche s'accatastavano su tavoli, sedie e scaffali, spartano arredamento metallico verniciato in grigio. Come la scrivania o lo sgabello sul quale per vecchia abitudine sedeva sempre di sghembo, incurante dei minacciosi rimproveri del suo osteopata, secondo il quale passare ore e ore in quella posizione aggravava definitivamente l'artrosi da cui era afflitto dopo trent'anni e pi passati a immergersi nelle acque mediterranee.
Nella spessa nube di fumo sospesa a mezz'aria, alimentata da una pipa accesa, spenta e riaccesa cento volte, l'esimio archeologo non era solo. Davanti a lui, su un'instabile pila di volumi contenenti le relazioni relative ai congressi su studi navali mediterranei tenutisi in Haifa dal 1960 al 2000, sedeva una conoscenza di vecchia data. Sarah Morasky, brillante allieva di vent'anni prima, successivamente promossa sua assistente e adesso incaricata a reggere la cattedra di Tecnologie nella ricerca subacquea.
Il vecchio maestro le stava ponendo una domanda precisa, sventolando alcune fotocopie di giornali.
Oltre a questi titoli, hai dato un'occhiata anche ai luridi articoli rimbalzati sin qui via Internet?
Il viso della collega, normalmente sereno, anche se raramente sorridente, si rabbui. Nel rispondere le si chiusero gli occhi a fessura.
S, Ulisha, ho letto poco fa molte videate e mi si  chiuso lo stomaco. Occorre...
Lui l'interruppe. Domattina leggeremo altre porcherie.
I rimestatori di fango crescono di anno in anno...
E si divertono a imbrattare le persone per bene con qualche schizzo maleodorante.
Non mi preoccupano tanto i giornali brasiliani: la stampa sudamericana  quello che . Ma Internet m'ha offerto la gioia di vedere cosa scrivono inglesi e francesi. Su "Le Monde" e sul "Manchester Guardian" nostri illustri colleghi sparano a zero sulle fandonie fenicie, come le chiamano loro. Non fanno ancora il nome di Marco, ma poco ci manca.
Cosa posso consigliargli? Un comunicato stampa di risposta?
Continuando a fissarla per un tempo che le sembr interminabile, Zinder non le rispose prima di avere riacceso la pipa, che come sempre si era spenta tra le sue mani. Non so cosa deve fare lui, so quello che sto per fare io.
Una replica a questi sciacalli?
Lui scosse la testa.
Servirebbe solo ad alimentare la canea. Io star zitto, ma intanto ti prego di comunicare al collega che non lo raggiunger in Brasile. Voglio evitare di farmi coinvolgere in una faccenda di falsi. Un'expertise  sempre difficile; tentarla in un'atmosfera carica di veleni equivale a un suicidio professionale.
Radun le fotocopie e le appallottol.
Tutto questo lo avr visto anche lui, laggi. Se gli telefoni, digli che i miei illustri e velenosi colleghi di Parigi e Londra, sapendo che stavo interessandomi all'operazione di recupero affidata a un archeologo italiano, si sono gi affrettati a telefonarmi esprimendo la loro indignazione per attacchi cos volgari.
Ipocrisia con iniezione di stricnina?
Zinder mim una smorfia di disgusto. Un buon cocktail, s.
Faticando, si alz in piedi. Raccolse il giaccone appeso a un trespolo e per sdrammatizzare si esib in uno dei suoi rari gesti d'affetto, stringendo la mano che Sarah aveva poggiato al tavolo.
Telefonagli,'digli di fare le valigie e tornarsene immediatamente a casa. Per chiss quali torbidi scopi politici sotterranei, lo stanno usando spudoratamente. Potrebbero rovinargli la carriera.
S'infil il giaccone.
Usa la tua influenza su di lui e ordinagli, dico ordinagli, di venir via in fretta sbattendo pubblicamente l'uscio.

27 maggio, pomeriggio - In plancia e a poppa della Poexado.
Il Sikorsky cal sul ponte di volo con un gran fragore. Il fischio prolungato delle turbine continu sino all'arresto del rotore, ma gi i quattro marinai erano accorsi al portellone laterale, e dal vano dove i sedili per i passeggeri erano stati tolti scaricavano sei ingombranti casse giunte poche ore prima a Fortaleza dopo un volo diretto da San Paolo.
Il viso di tutti i presenti era finalmente sereno; quello di Juv addirittura raggiante. Si rimetteva in moto la catena degli avvenimenti da tempo programmati.
Nella confusione del ponte di volo appariva e scompariva tra i marinai impegnati allo scarico chi aveva atteso con ansia quel momento. L'ambientalista, il suo collega geologo, la Row ed Evandro formavano un gruppo nella zona in ombra del ponte, gli sguardi attenti non solo alla manovra di sbarco, ma anche alle mosse della corrispondente televisiva che malgrado gli anatemi di Balporf non solo era ancora a bordo, ma si muoveva indisturbata sul ponte. Telecamera a spalla, continuava a cogliere immagini del sospirato arrivo del materiale tecnico e le reazioni sul viso di chi le capitava a tiro.
Chi non s'occupava di lei erano l'archeologo italiano e i suoi due collaboratori.
Quando, nel visore del Betacam, si trov a inquadrare il primo piano di Marco mentre controllava il carico, non riusc a decifrarne l'espressione; a differenza di quelle di tutti, chiaramente soddisfatte, la sua era diversa. "Sembra stia parlando o addirittura discutendo con se stesso" pens.
Lo vide allontanarsi prima ancora dello spostamento delle casse al punto previsto per l'imbarco sul rimorchiatore Dois, da dove si sarebbe compiuta l'immersione di recupero. Si chiese se l'operazione fosse gi fissata per l'indomani e decise di domandarlo proprio a lui. Ma appena si accorse che Juv bloccava con un gesto i carrelli e chiedeva l'apertura di ogni cassone prima del trasbordo, non rinunci all'occasione di puntare la telecamera sul supersofisticato materiale da immersione finalmente giunto a destinazione.
Quando la verifica si concluse e lei rialz lo sguardo da corazze, caschi e gli altri elementi spediti dall'AISIR, s'accorse che la sua progettata intervista con Arnei era svanita. L'archeosub italiano aveva abbandonato la plancia.
S'era diretto verso la poppa della Poexado, presto accorgendosi di non poter arrivarci. Una vera e propria poppa non esisteva, sulla nave.
Fino ai giorni nostri, nelle costruzioni navali degne della tradizione d'ogni cantiere, si tratti di un transatlantico o di una motobarca, una poppa  una poppa. Da qualche anno sembra invece che non ci siano pi certezze in proposito; gli immensi scafi delle navi da crociera nascono a forma di scatole da scarpe. In certe unit militari, come le portaerei, poppa e prua sono invisibili sotto i piani d'involo. Nelle navi-piattaforma, le idee si confondono a causa delle torri di perforazione e di sovrastrutture incastrate le une nelle altre, come nel caso della Poexado.
Marco, per le sue missioni, s'era imbarcato su navi grandi e piccole, e sommava in un unico ricordo imbarcazioni dalle forme e dalle stazze differenti. Tutte diverse, ma tutte con una poppa ben identificabile; quella che non riusciva a trovare sulla Poexado.
Non disponeva, quindi, di un punto preciso dove recarsi, com'era sua abitudine su altre navi, per raccogliere i pensieri, discutere problemi e programmi con i collaboratori.
Nel rovente ammasso d'acciaio sul quale da sei giorni era imbarcato avrebbe voluto trovarla, adesso. Per isolarsi, tentare di dirimere dubbi diluendo ogni tensione nel sovrapporsi dei colori di acque e cielo, onde e nubi, lo spettacolo che il mare offre a chi s'affaccia a un qualsiasi specchio di poppa.
Quel rifugio non esisteva sulla Poexado, e ne sent la mancanza accorgendosi dell'impossibilit di isolarsi per analizzare gli eventi solo con se stesso e con il mare.
Fin quindi con il convincersi che tanto valeva tornare in cabina.
La raggiunse dopo aver percorso interminabili ponti e corridoi. Vi si rinchiuse, si spogli, s'infil sotto una doccia fredda e poco dopo si trov davanti a uno specchio. E gli fu finalmente possibile sfogarsi con qualcuno.
"Dovrei essere tranquillo, adesso; almeno dal punto di vista logistico tutto  in ordine" si disse irritato. "Invece non posso lasciarmi prendere in giro: ho sotto gli occhi elementi precisi, inequivocabili."
Erano nel dischetto contenuto nel suo computer portatile.
Ore prima, nell'attesa serena dall'arrivo dei contenitori con l'attrezzatura per le immersioni, quel dischetto era stato registrato per lui dal giovane Paolo. Lo aveva in mano, quando aveva bussato alla porta della sua cabina. Professore, la disturbo? aveva chiesto dal corridoio.
No, entra pure. Dimmi... so che il Sikorsky sta per arrivare.
S, entro mezz'ora sar qui con le casse. Il giovanotto aveva avuto un attimo d'incertezza. Io per sono venuto da lei per un altro motivo.
Dimmi.
Le volevo segnalare una rassegna stampa internazionale inviata dalla sede di San Paolo, un fast-web registrato al centro comunicazioni di bordo.
Non ho...
Le consiglio di dare un'occhiata; ho registrato tutto per lei. Nel porgergli il dischetto aveva avuto un'altra esitazione. Su quanto scrivono i giornali di tutto il mondo lei deve protestare subito, professor Arnei... Mi scusi, non sono certo io a doverle...
No, Paolo, hai fatto bene. Il tuo scatto mi prova di non avere sbagliato nel chiederti di accompagnarmi in questo viaggio.
Inserisco io il dischetto?
S, grazie.
In qualche misura, Marco s'attendeva quello che subito dopo aveva letto. Ma non per questo la mazzata era stata meno violenta. Come se l'avesse colpito alla schiena, gli tolse il fiato per un istante.
Bastardi, gentaglia... Vai pure, Paolo. Ci troviamo all'arrivo dell'elicottero.
L'insoddisfatto desiderio di riunirsi con i due amici di sempre accanto l'inesistente murata di un altrettanto inesistente ponte di poppa gli fece di nuovo desiderare di aver vicino Sarah e Juv. Lei era fuori gioco, Juv invece era qui. Ma adesso avrebbe dovuto incontrarlo non per discutere sulla velenosit della stampa internazionale, ma per organizzare un piano operativo dell'immersione.
Si gett una seconda volta sotto la doccia, perch di nuovo il sudore l'aveva inondato, anche se in cabina l'aria condizionata era come sempre regolata su basse temperature.
Si rivest in fretta. E in fretta si diresse sul ponte superiore. Il programma andava cambiato. E subito.
Doveva parlare con Van Oost.

Quasi a sera - Centro comunicazioni.
L'orologio centrale segnava le 19,30, ora del Brasile, quando il segnale luminoso di una delle linee telefoniche lampeggi. Il marinaio ricevitore Miguel rispose istantaneamente.
Poexado, prego...
Da Universit di Haifa, le passo la dottoressa Morasky.
Ok, sono all'ascolto.
Pronto?
S.
Vorrei parlare con Marco Arnei, l'archeologo italiano.
Attenda in linea.
Il telefono trill nella cabina di Marco, ma non ottenne risposta.
Attenda, per favore.
 urgente.
Miguel accese un trasmettitore, e gli altoparlanti ronzarono in tutta la nave. Il professor Arnei  desiderato con urgenza al telefono.
Non ci fu un secondo appello, perch una voce anonima, da una delle postazioni mobili, rispose seccamente all'operatore.
L'italiano  nella cabina di Van Oost. All'interno hanno staccato la linea perch non vogliono essere disturbati per nessun motivo.
Pronto, Haifa?
S, sono in linea.
Mi spiace; Marco Arnei al momento  indisponibile. Richiami pi tardi.

Nello stesso momento - Cabina di Van Oost.
Lui e l'archeologo italiano erano soli. Appena entrato, Marco gli aveva chiesto di convocare anche Peter, come socio di quell'impresa. Era importante e urgente quanto intendeva comunicare, e riguardava entrambi. Alla richiesta il brasiliano aveva risposto con un cenno di diniego.
Preferisco parlarle a quattr'occhi. Stavo per venire a cercarla in cabina; lei mi ha preceduto di pochi minuti.
Se il volto di Marco era pallido e teso, quello del suo ospite non lo era da meno. Aveva la voce roca e gli occhi arrossati.
Ho urlato al telefono per ore, non ho dormito, non ho nemmeno assistito all'arrivo dei materiali che finalmente ci permetteranno di iniziare l'operazione di recupero.
Marco l'interruppe, posandogli una mano sul braccio. No, Thomas, io non inizier l'operazione di recupero. N subito n dopo. Questo volevo dirle, bussando alla sua porta.
Van Ost rimase interdetto. Lei sta scherzando, vero? mormor. Forse stava per aggiungere qualcosa, ma sembr che gli si fosse spezzata la voce.
No, parlo sul serio... Immagino che abbia dato un'occhiata alla rassegna stampa internazionale trasmessa questa mattina.
Avevo ben altro da controllare. Stavo per...
Allora, prima di parlare, accenda il suo computer e leggiamo insieme le pagine del sito sul quale la vostra sede centrale vi invia continue comunicazioni. Sono numerose e infamanti, purtroppo.
Lasci perdere, Marco. La stampa del nostro paese  redatta dagli shitheads pi ignobili del pianeta. Ma non contano nulla.
Thomas, guardi la schermata, la legga con me. Riguarda la stampa di tutto il mondo, non solo la vostra.
La prego, parliamo di come organizzare l'immersione al pi presto. Abbiamo... anzi, ho le ore contate. Mi lasci spiegare.
Ci sar poco da spiegare, appena avr letto come ci si esercita al gioco del massacro... Ecco, guardi.
Apparvero i titoli in portoghese, inglese e francese, relativi a "imbrogli archeologici", a "falsificazioni storiche", con riferimenti al "professore italiano", all'"esperto archeologo", allo "studioso delle profondit".
Due titoli dei tabloid di Londra erano particolarmente velenosi e offensivi, ITALIAN ARCHAEOLOGIST PAID HANDSOMELY
TO PROPAGANDIZE BRAZIL'S NEW PRESIDENT. E l'altro: HOW MUCH WAS THE ITALIAN ARCHAEOLOGIST PAID TO PROPAGANDIZE LULA?
Ci si chiede quanto m'avete pagato per organizzare un falso. A questo punto sarei un suicida se restassi su questa nave un'ora di pi.
Lei non pu...
Io posso, e me ne andr di qui subito. Per tener fede all'accordo le trover in Italia un ottimo tecnico e un palombaro esperti nell'uso del sistema AISIR. Potranno occuparsi loro...
No, Marco. Mi occorre che lei esegua il recupero subito. Il brasiliano si accorse di quanto fosse salita di volume la propria voce e si corresse, tentando un tono conciliante, quasi supplichevole. Lei non pu abbandonarmi in questo momento.
 proprio questo il momento, il limite estremo perch
io non perda la faccia e getti al vento oltre due decenni di lavoro. Tra dieci minuti voi mi aiuterete a diffondere un comunicato stampa, una smentita alle valanghe di calunnie, con il contemporaneo annuncio del mio ritiro. Qualcuno dei suoi segretari, a San Paolo, deve riservare tre posti sul primo volo diretto in Italia per me, Manunzi e Gesaretti.
Era lui, adesso, ad aver mutato tono, e con un tale accento che Van Oost non l'aveva n interrotto n contraddetto. Ascoltava sedendo sul bordo del tavolo.
Improvvisamente si prese il volto tra le mani.
Marco ebbe il dubbio di trovarsi di fronte a una mossa studiata, quasi una sceneggiata in stile mediterraneo. Non se l'aspettava da un oriundo nordico.
Stava per riprendere la parola quando l'altro alz il capo e punt su di lui uno sguardo improvvisamente senza espressione, bench gli occhi apparissero pi di prima iniettati di sangue.
Lei ha ragione... ha tutte le ragioni. Provveder a organizzare il suo rientro. E a diffondere subito una dichiarazione stampa con collegamento internazionale.
S'interruppe alzandosi in piedi per fissare il vuoto.
Perdio, vorrei bestemmiare e poi sputare, vomitare. Si gir verso Marco. Non per la sua decisione, no... Lei fa bene ad andarsene. Gli and vicino. Nello stesso momento in cui informeremo la stampa della sua partenza,
io annuncer le mie dimissioni. E me ne andr di qui con
il suo stesso volo.
Marco si sentiva ancora dubbioso, ma la diffidenza andava scemando. Quell'uomo non sembrava recitare: era sconvolto quanto lui, forse anche di pi. Perch? Se il motivo per abbandonare l'impresa non riguardava la sua decisione di tornare a casa rinunciando al recupero del bronzo, qual era?
Van Oost offr la risposta senza aver udito la domanda. Io sono finito, annientato, caro amico... Una luce strana brill nel suo sguardo. Il lavoro di quattro generazioni svanir nel nulla quando quel Sikorsky s'alzer in volo da qui portandosi via lei e la sua quipe... e il sottoscritto con una borsa da viaggio.
Un lungo silenzio segu quelle parole. Marco, interdetto, non sapeva cosa dire e nemmeno cosa pensare, a quel punto.
Da mesi ho sul collo il fiato delle banche riprese il brasiliano. Quel fiato s'era gi mutato in un ringhio feroce quando le operazioni d'estrazione dei diamanti erano state bloccate dal rinvenimento del reperto. Sono poi peggiorate
al diffondersi delle voci a proposito dei crolli nella grotta. Ieri  parso giungere il momento della resa dei conti: le attrezzature per eseguire il recupero sembravano non doversi liberare dal sequestro doganale e la stampa faceva previsioni fosche sul nostro futuro. Oggi, con un'inattesa soluzione del problema, il materiale da immersione  stato sbloccato. Di conseguenza l'opinione dei signori banchieri  sembrata ammorbidirsi... Se si pu definire ammorbidimento il rinvio di settantadue ore di una decapitazione...
Decapitazione?
Non vedo parola pi adatta. Come definirebbe, lei, un protesto bancario per un credito inesigibile entro tre giorni, per un totale di novecentottantasei milioni di dollari?
Non credono pi all'esito delle vostre ricerche in questa zona?
Questa sembrerebbe la giusta interpretazione della minaccia, ma la realt  diversa. Loro credono all'esistenza di vasti giacimenti diamantiferi nel sottosuolo di questo mare, ma non credono pi in me e vogliono approfittare della situazione. Con l'indebitamento della mia compagnia, hanno buon gioco nel mettere a segno un'operazione forse preparata da tempo. Poich il sottoscritto non sembra in grado di gestire le cose e quindi non garantisce il rientro di un pesante indebitamento, quei signori ne decreteranno il fallimento... E tutto quanto  mio, caro Marco, diventer loro.
Possono? La sua compagnia avr con le banche solidi accordi finanziari...
Di nuovo apparve un sorriso amaro sul viso del brasiliano. Lei ha avuto a che fare, circa un anno fa, con dei pirati, se non sbaglio.
Erano terroristi, banditi della peggiore specie.
No, la peggiore specie vive in lussuosi palazzi di marmo. Ed  della stessa natura delle piovre... altra sua conoscenza, se ricordo bene. Loro hanno gi chiuso tutti i tentacoli attorno a me; sar facile stringerli, stritolandomi...
Riprendiamo il discorso con calma, Thomas. Lei  sovreccitato, in questo momento.
No, lo ero poco fa. Adesso sono... vuoto; mi sento come se non esistessi. Questo per non m'impedisce di decifrare un piano sin troppo facile. Il consorzio bancario vuole rovinarmi, ma non credo che voglia limitarsi a questo. Perderebbero ogni speranza di rientrare, se non ci fosse gi pronto chi vuole sostituirmi.
Non c'era alcun dubbio a chi si riferiva.
Loro puntano su un gruppo finanziariamente molto pi solido del mio, un gigante nel campo dell'estrazione e della commercializzazione dei diamanti. Calcolano che il recupero del mio debito potr avvenire solo potenziando con la guida di un esperto le operazioni in queste acque.
Lei parla di qualcuno ben identificato?
E pronto a sostituirmi.  l'uomo di fiducia dei mercanti di Anversa e dei potentissimi sudafricani. Il mio amico e socio... Zakkh.
Peter Balporf starebbe per spararle alla schiena?
Nel porre l'interrogativo, Marco si sentiva un ipocrita: chi fosse l'uomo delle banche l'aveva capito prima che l'altro glielo dicesse.
Non nota la sua assenza al mio fianco, in questo momento difficile? Dove sta galoppando, adesso, il bufalo?  lui l'artefice o comunque il complice del piano. Ne sono sicuro.
L'ira  una cattiva consigliera, Thomas. Non potrebbe darsi che lei lo veda in una luce sinistra solo per qualche battuta o perch non le  vicino in questo momento? Marco tent di scherzare. Forse s' chiuso in cabina per un violento attacco di nausea.
La nausea la sto soffrendo io, mi creda. Come associato all'impresa, lui ha avuto accesso a ogni documento, a ogni file della mia societ. Conosce l'entit della mia esposizione,  informato dell'aut aut delle banche. E adesso ne approfitta.
Lei lo prevede, questo aut aut, o le  gi stato ufficialmente notificato?
Van Oost si alz in piedi, avvicinandosi al piccolo scrittoio accanto al letto, prese un foglio e glielo tese. E mentre Marco iniziava a leggerlo, sembr parlare con se stesso.
Non gli dar la soddisfazione di cacciarmi. Al recupero della statuetta si deve rinunciare? Io vengo bruciato? Prima che questo accada me ne andr via di qui, e con le mie gambe. Esattamente come ha deciso di fare lei annunciando l'intenzione di mollarmi. Due tradimenti, caro amico... Due!
La replica non fece a tempo a venir pronunciata. Fu solo un lampo negli occhi di Marco, mentre balzava in piedi. Van Oost alz le braccia. Si calmi, professore, ho detto due tradimenti, ma ho sbagliato e me ne scuso. L'azione del sudafricano  una mascalzonata, la sua  invece una decisione giustificata. Il risultato  per lo stesso, me lo conceda. I sequestri annunciati non tarderanno d'un minuto e la Van Oost Diamonds Company svanir cancellata da un colpo di spugna... Sembrava che parlasse di un estraneo o raccontasse quanto accaduto in un'altra vita, un altro tempo. Il responsabile della compagnia torner a casa, chiuder bottega, sistemer i figli in un collegio non troppo costoso e come il bisnonno Herald Van Oost torner al primo mestiere: si dedicher alla ricerca di pietre dure e di diamanti nella selva amazzonica. Mi ci vede come garimpeiro?
Marco lo prese per un braccio, lo strinse e parl con furia, come raramente gli accadeva. Ma quello era un giorno di reazioni violente.
Lasci perdere i progetti romantici dell'eroe sconfitto ma non domato... Punt gli occhi nei suoi: uno sguardo tanto intenso da sembrare minaccioso. Thomas, mi risponda con chiarezza: se io parto e rinuncio al recupero, lei fallisce. Se invece resto? Le banche si trasformerebbero improvvisamente in affettuose zie capaci di perdonare? Non presenterebbero comunque all'incasso i suoi non so quanti milioni di dollari?
La cabina torn silenziosa, mentre l'interrogativo echeggiava muto tra le pareti.
Tornarono a sedere sugli sgabelli attorno al tavolo, come se l'avessero deciso insieme. Van Oost, girando su se stesso, apr uno sportello alle sue spalle. Balen la luce verdastra del frigobar.
Cosa beve?
Una Coca.
Il brasiliano la stapp e gliela porse. Per s prese una mignon di whisky e ne trangugi un sorso.
Come le ho detto appena  entrato in questa cabina, se lei avesse potuto iniziare l'operazione subacquea nei tempi previsti, ora la situazione sarebbe diversa. A impresa compiuta, avrei annunciato il recupero del sospirato reperto e di conseguenza... Con un gesto blocc Marco prima d'essere interrotto. Entusiasmi popolari e soddisfazione dei politici sarebbero saliti alle stelle per l'inestimabile regalo al paese. L'aggiunta di un nostro comunicato ufficiale e l'annuncio dell'immediato inizio delle perforazioni negli strati di kimberlite avrebbero rovesciato la situazione, e le banche, obbligate a mutare tattica, si sarebbero affrettate a stare al gioco e soprattutto avrebbero visto con occhi ben diversi la prospettiva di cambiare cavallo buttando all'aria un piano di lavoro appena messo in moto. Un progetto di scavo con ottime prospettive di guadagno...
Per la terza volta cadde il silenzio. E per la terza volta fu Van Oost a romperlo.
Via, Marco, lasciamo perdere le ipotesi e accettiamo la realt. Vuot la bottiglietta. Noi due siamo nella merda sino al collo. Lei non pu sputtanarsi, tentare un recupero senza aver eliminato il dubbio se la statuetta sia o non sia un falso... Ancora una volta fu sul punto d'essere interrotto, ma non gliene lasci il tempo. Dobbiamo uscirne dignitosamente. Soprattutto questo conta per lei... e anche per me. Far inviare alle agenzie di stampa entro un'ora una dichiarazione indignata dell'archeologo Marco Arnei. Oppure le organizzer, sul nostro sito, una chat- line...
Lasci perdere la conferenza in diretta. Non ho pi nessuna voglia di scrivere dichiarazioni indignate. Marco finalmente era riuscito a interromperlo. Bevve l'ultimo sorso di Coca e si diresse verso la porta. Se occorre agire entro i termini di tempo da lei annunciati non posso perdere nemmeno un minuto disse poggiando la mano sulla maniglia. Lei chiami subito la plancia e informi il comandante della nostra decisione di dare inizio al recupero. Io intanto convoco il mio assistente alla lancia di trasbordo. Passeremo sul Dois prima del buio e prepareremo l'immersione durante la notte.
Usc, ma si riaffacci subito.
Domani porter a galla quel pezzo di bronzo... Se non  falso, lo serviremo su un piatto d'argento ai signori delle banche. Se invece  una patacca, lo rigettiamo a mare e io torno a casa in silenzio. Ma lei potr comunque muovere le sue navi per dare inizio alla caccia ai diamanti e far contenti i creditori.

Stesso giorno, ore 23 - Centro comunicazioni.
Raul... Di nuovo da Haifa, parla tu. Uno degli addetti al servizio telefonico notturno, non molto sicuro del proprio inglese, chiedeva collaborazione. Rispose il nominato Raul.
S, dica pure... Il professor Arnei? Non  reperibile... Si  trasferito su una delle nostre navi appoggio... No, non posso trasferire la chiamata. Ho avuto l'ordine tassativo di bloccare ogni comunicazione esterna. Decine di giornalisti telefonano e urlano da tutto il mondo... Ah, lei non  una giornalista... Mi vuole lasciare il suo nome? Lo riferir al professore domani, dopo le operazioni... S, il programma di recupero  gi operativo... Pronto?
Si volt verso il collega, chiudendo la comunicazione.
Era una pazza isterica. Comunque segna il nome. Sara Muraccis, o qualcosa del genere.
Tre ponti pi in basso, Paolo era nella cabina del professore. Sunta gli aveva fatto capire come non fosse il caso di passare la notte insieme.
Lasciando la Poexado, Marco gli aveva consegnato il suo Sony.
Contiene tutti miei ultimi lavori. Glielo consegno. Lo faccia avere a mia moglie, se mi capita qualcosa.
Professore... Cosa sta dicendo?
Non m'interrompa e mi stia a sentire. Spenga il computer; inutile continuare ad avvelenarsi con altre puttanate, titoli, articoli, e-mail e spazzatura varia... Ci vediamo domani.
Scrupolosamente, Paolo ubbid. Con la conseguenza di non leggere un'e-mail giunta da Haifa poco dopo il trasbordo del suo professore sul rimorchiatore Dois. Il che gli risparmi il dubbio se comunicarne o no il testo al destinatario. E di chiedersi se chi era gi impegnato nella complessa vestizione da palombaro avrebbe rinunciato a immergersi in mare leggendo le parole rimaste prigioniere in un computer spento.
From: Sarah Morasky [s.morasky.arch.submarine@unihaifa.com]
To: Marco Arnei
Sent: Thursday, May 27,2003
Subject: canea giornalistica
Ieri sera e poi questa notte ho cercato di parlarti. Non mi hanno passato la linea, devi aver impartito una disposizione tipica dei tuoi rari ma pericolosi raptus irrazionali. Qui adesso  mattino, io ho lezione, non posso ulteriormente (e inutilmente) restare accanto al telefono. Ti posso raggiungere solo con questa e-mail, per inviarti un'intimazione ufficiale, anche da parte di Zinder: molla tutto e vieni via subito!
Spero che la notte ti porti consiglio e tu non faccia la suprema sciocchezza di faticare per il recupero di un reperto secondo molti falso. Un'esca per gli ingenui, parte di una manovra di bassa politica... o forse un'astuta alchimia pubblicitaria. Rischi di giocarti la stima di molti amici, inclusa la sottoscritta. Dammi retta. Sarah.
Per estrarre la statuetta dalla morsa di fango occorreva prudenza. Il tempo poteva aver corroso il bronzo. Studiando come recuperarla senza danneggiarla, Marco indugiava. La sua, per, non era incertezza. Era ammirazione.
Il dio alieno rifletteva un bagliore dorato, provocando nell'archeologo un'emozione forse non diversa da quella dei cercatori di tesori quando riescono a trovare, dopo fatiche e pencoli, monete, lingotti, gioielli. E i loro sogni diventano realt.
Davanti a s non aveva n monete n gioielli n lingotti. Ma quanto il raggio della torcia rendeva splendente valeva assai pi di qualsiasi leggendario tesoro.


PARTE QUINTA.
IL BUIO E IL DIO.

Ore 5,00,28 maggio - Fondale di Teimada.
Marco venne calato verso quota meno 40 nell'incerto chiarore dell'alba. Lo accompagnavano pensieri sul dovere di rischiare. "Riguarda solo me" ripeteva a se stesso. "Inutile immergersi in due. Perch mettere in gioco un'altra vita? Non ha senso."
Era giusto che fosse solo. Era giusto aver impedito a Juv di scendere sul fondo al suo fianco. Una decisione difficile, tanto inattesa da apparire sleale all'escluso, provocando la sua inevitabile reazione.
Dolore e ira erano affiorati sul suo volto; Marco per s'era imposto di non reagire n rispondere. Aveva finto di non udire il sussurro d'una litania d'imprecazioni.
Entrambi avevano poi taciuto nei momenti che precedevano l'immersione. Anche perch costretti dalla drastica disposizione che imponeva silenzio assoluto a bordo del Dois, immobile a centocinquanta metri da Teimada.
Erano le quattro e trenta del mattino quando, spenti i motori, s'era smorzato l'abbrivo al quale il rimorchiatore s'era affidato per scivolare sino al punto previsto. Appena cessato il lieve fruscio dell'acqua lungo le fiancate, l'ancoraggio satellitare aveva bloccato lo scafo come se fosse incatenato al fondo, e il silenzio, in quel tratto di mare, s'era fatto assoluto. Al rimorchiatore Um, immobile a cento metri dal Dois, era stato ugualmente imposto di restare alla fonda dopo avere spento anche i motori ausiliari.
Sul Dois, alla luce spettrale della lampada sul ponte, i marinai si erano mossi scalzi per aiutare la vestizione del palombaro. Li guidava Juv, ostentatamente incupito, ma non per questo meno attento nel compito di assicurare al corpo di Marco lo scafandro, corazza duttile ed elastica, e i calzari collegati ai led di comando per consentire, in caso di necessit, l'allungamento delle suole in pinne. L'aggancio del casco alla manichetta da respirazione aveva completato l'operazione.
Negli ultimi minuti, Marco aveva intravisto negli occhi dell'amico il rabbioso rimprovero per l'esclusione, ma anche l'affetto di chi da sempre si prodigava per lui. Bench infuriato, gli era stato accanto sino all'istante della calata in acqua; momento in cui da sempre uno sguardo tra loro si ripeteva, saluto insieme fiducioso e preoccupato. Ennesima conferma d'alleanza.
Dalla piattaforma era sceso in verticale, mentre dietro di lui si srotolava la manichetta conduttrice della miscela elio-ossigeno. Appena sul fondo gett uno sguardo al bracciale dei comandi, i led luminosi di allarme, i computer per i calcoli dei tempi e delle profondit.
Mollato il gancio di discesa ag sul pulsante collegato al microimpianto dei calzari, le pinne retrattili uscirono, trasformandolo provvisoriamente in sommozzatore. Se fosse rimasto con gli scarponi da palombaro, sarebbe stato condizionato dalla posizione verticale. La calzatura modificabile gli consentiva invece di avanzare in posizione orizzontale, scelta adatta per l'avvicinamento alla grotta. Si mosse subito, ma lentamente, in una tecnica di nuoto che aveva richiesto, prima della partenza per il Brasile, prove estenuanti nella piscina dell'AISIR. Difficili soprattutto per Juv, la gamba rigida raddoppiava la sua fatica.
Era stata reciproca, ma all'insaputa l'uno dell'altro, la decisione di evitare a un amico il pericolo dell'immersione. Da giorni avevano atteso per dirselo, senza per trovare il momento giusto. Avevano cos passato le prime ore di quella notte approntando attrezzature in imbarazzo crescente, un dialogo muto per quanto ciascuno si riservava di imporre all'altro.
"Caro Marco, tu non calerai in mare, oggi. Io sono solo al mondo e pi vecchio di vent'anni. Tu sei giovane, hai moglie e figli. Sarebbe sciocco farti rischiare la vita per un'operazione che io posso compiere al tuo posto, dato che il lavoro nella grotta  un semplice recupero di un reperto gi individuato. Per fare questo non sei strettamente indispensabile. Lo sarai dopo per analizzare, giudicare, studiare. La prima fase dell'operazione lasciala a me."
"Caro Juv, stai preparando l'immersione con scrupolo come sempre, ma resterai a bordo. Il recupero di un reperto  dovere dell'archeologo; che professionista sarei se lasciassi a un altro quel compito? Tu resterai sul Dois perch se entrassimo nella grotta insieme provocheremmo un maggiore movimento d'acqua, e questo aumenterebbero le probabilit di pericolose sollecitazioni."
Vedere Marco in immersione solitaria aveva suscitato sorpresa sulla Poexado, quando le immagini trasmesse dal fondo all'operation room erano giunte dalla telecamera subacquea poggiata sul fondo da un robot.
In quella fase di avvicinamento l'archeosub appariva poco pi di un'ombra sul fondale bluastro. Il sole non era ancora sorto, e un debole chiarore sotto la superficie marina consentiva una visione incerta.
Dalla Poexado il comandante Tessoa, per chiarire ogni dubbio, aveva chiamato il collega del Dois e questi, con auricolari e laringofono a livelli minimi, aveva risposto di no alla domanda relativa all'assistente Juv. Non s'era immerso e non sarebbe sceso in acqua successivamente.
Un primo commento era venuto da Margaret Row. Se in quell'antro si verificasse un altro crollo, avere accanto un compagno d'immersione non sarebbe stato di nessun aiuto al professor Arnei. Invece di rischiare la pelle lui solo, avrebbe messo a repentaglio anche l'altro.
Da solo avr per maggior difficolt per il recupero del reperto. La voce cavernosa del vecchio senatore, sprofondato nella poltroncina, venne da un angolo della saletta controllo. Sembrava assopito, invece era ben sveglio, Castro Peixoto; e sperava in un finale positivo dell'impresa, perch ci sarebbero stati contraccolpi sul piano politico, se il recupero non fosse riuscito. Quel bronzo aveva acceso gli entusiasmi di una popolazione poco incline a eccitarsi per eventi diversi dai goal del campionato; era possibile una pericolosa reazione, in caso di fallimento.

Dalle 5,10 alle 5,20 - Sotto Teimada.
Nel coprire il tratto che lo separava dall'isola, Marco non si era limitato a battere a ritmo lento le pinne, ma aveva cercato di scandire in crescente lentezza aspirazioni ed espirazioni della miscela. Malgrado dalla scafandratura a circuito chiuso non fuoruscissero bolle, un respiro accelerato e profondo poteva provocare un gorgoglio nel casco o nella manichetta, e pur se minimo, anche quel rumore era da evitare.
Della miscela che gli giungeva in dosi perfette, controllava l'afflusso gettando occhiate frequenti al bracciale degli strumenti dove il profondimetro indicava, adesso, meno 44. A quel livello, lo stesso in tutta la grotta, era regolata la pressione delle minibombole d'emergenza inserite nella muta. Erano due: un peso in pi per il palombaro, ma gli ingegneri erano stati inflessibili, in fase di progettazione. Anche i jet pi sofisticati prevedono l'emergenza, e i top-gun ai loro comandi volano con un paracadute sulle spalle.
Fino a quel momento, avanzare non l'aveva affaticato. Di questo si rendeva conto, a bordo del Dois, il medico seduto accanto a Juv e all'quipe dei sommozzatori. Felipe Terna seguiva il lampeggiare di spie luminose, numeri e luci, altrettante reazioni dei contatti collegati al corpo dell'uomo immerso, per segnalarne in tempo reale le condizioni fisiche.
"Battito cardiaco immutato... pressione minima 78... 127 massima... respirazione lenta..." Don Felipe leggeva tra s i dati ricevuti e ne deduceva che tutto era regolare.
Per chi le osservava in superficie, le immagini dell'archeosub
trasmesse sugli schermi di bordo cominciarono ad apparire pi chiare. Il sole s'avvicinava all'orizzonte e sott'acqua, seppure di poco, aumentava la luminosit.
La visione consentiva di vedere che ai fianchi di Marco erano agganciate una piccozza a due tagli diversi, appuntito l'uno, piatto l'altro, e una torcia. Appeso al petto un marsupio vuoto era pronto a contenere quanto doveva recuperare. Alle sue spalle, la manichetta via via srotolata dal Dois si distendeva come un lungo filo d'Arianna.
Sul rimorchiatore e sulla Poexado si vide che il sub, coperti i primi cento metri tra la nave e l'isola, aveva ulteriormente rallentato l'andatura per arrestare la pinneggiata appena di fronte alla caverna.
Aveva premuto uno dei pulsanti al braccio, comandando il ritiro delle pinne all'interno dei calzari. Avrebbe cos evitato di smuovere le acque con il loro movimento. Appena scomparse, si era posto in posizione verticale, preparandosi a penetrare nella grotta a lenti passi.
L'arco d'apertura s'intravedeva appena, bench il sole fosse gi certamente giunto al pelo dell'orizzonte; era la cima dell'isola a impedire ai suoi primi raggi di illuminare il fondale, dove Marco era un'ombra nell'ombra del fondo. Forse proprio per la mancanza di contrasto tra luce e ombra la visione, per quanto sinistra, non gli provoc sensazioni di disagio o di timore. Era solo uno squarcio naturale in una parete rocciosa.
Oltre quello squarcio avrebbe raggiunto il reperto lungo la traccia lasciata sul fondo dal ROV H3 nella fallita missione di recupero.

Alcune ore prima - Nel porto di Fortaleza.
Il pilota del motoscafo d'alto mare Maltese Magnum immatricolato col nome di Blue Light era stato strappato al sonno dal gracidare del portatile.
All'inattesa richiesta rivoltagli da una voce femminile aveva aperto e chiuso gli occhi pi volte, cercando di spalancarli del tutto per confermare a se stesso che erano le tre appena passate, come indicava il quadrante luminoso visibile dalla sua cuccetta.
Max,  sveglio?
Stavo leggendo la Bibbia... il salmo 27 del libro quarto...
Non scherzi e mi ascolti. Pu salpare subito e raggiungermi sottobordo?
Sottobordo... dove? E lei chi ?
Sottobordo la nave dove sono imbarcata, la Poexado. Giorni fa lei mi ha trasportato qui da Fortaleza...
Mi sta chiamando dall'ammiraglia della flotta dei
diamanteiros?
S. E lei mi conferma d'essere in grado di essere qui prima dell'alba?
Ho capito, lei  la giornalista della televisione...
Proprio quella! Adesso  sveglio del tutto?
Negli ultimi tempi ho dormito poco; tanti clienti da accontentare, troppo lavoro...
Nulla di vero: il Blue Light, di propriet d'un fazendero dell'interno, era ormeggiato in attesa di noleggi per crociere, ma di simili contratti, con la crisi del turismo nordamericano, l'armatore di quel natante di lusso ne aveva firmati assai pochi, negli ultimi tempi.
Una veloce traversata port il motoscafo ad accostare la Poexado. Il Maltese, nell'ultimo miglio della sua corsa, aveva rallentato sino a portare i giri dei motori al minimo.
Non dobbiamo svegliare tutti con il rombo fragoroso dei suoi GM da settecento cavalli era stato l'ordine telefonico della ragazza. Non intendo disturbare i gentiluomini di bordo aveva aggiunto ridendo fra s e pregustando quanto tutti loro si sarebbero stupiti, di l a poco.
Max s'era ormeggiato silenziosamente alla fiancata della nave, e dalla passerella un marinaio di servizio lo aveva ringraziato per aver tenuto a bada i suoi ruggenti motori. Oggi abbiamo l'ordine di fare silenzio per non creare problemi a un'operazione subacquea prevista in mattinata.
Max stava per chiedere di cosa si trattasse quand'era apparsa la bella cronista, e aveva dovuto subito darsi da fare per aiutarla a trasbordare pesanti bagagli, borse, attrezzature da immersione, telecamera e il relativo involucro subacqueo.
Lei era di buonumore. Nessuno sospettava nulla. Informati della sua partenza, tutti sulla nave l'avrebbero attribuita a quell'ordine di espulsione preteso dai dirigenti della missione, desiderosi di togliersi di torno l'insopportabile ficcanaso.
Vado a imbarcarmi a Fortaleza sul primo volo per San Paolo aveva sussurrato al marinaio di servizio, passando dalla piattaforma della nave al motoscafo.
Aveva previsto quel piano da tempo. Lo staff di bordo aveva ben altri pensieri e lei poteva contare sul momento di generale coinvolgimento per raggiungere in immersione l'archeologo. Era stato quel bamboccio di studente innamorato a informarla per tempo dell'inattesa decisione del suo venerato professore di tentare il recupero nel giro di poche ore.
Max, appena staccato il motoscafo dalla passerella della nave, port la mano al berretto. Pronto a salpare e a portarla rapido come un fulmine al pontile...
No. Si muova al minimo dei giri, finga di puntare verso terra, poi, appena siamo nella zona di poppa di questo mastodonte, si fermi sotto la piattaforma dell'eliporto.
Docile, anche se non abituato a velocit minime, il grosso entrobordo s'avvi per portare il suo unico passeggero dove desiderava.
Bene... l saremo al riparo dal sole, quando sorger. Lo skipper, perplesso, non aveva saputo trovare altra spiegazione all'ordine della cliente dagli incomprensibili capricci, ma senza dubbio generosa.
Sar una lunga sosta. Per non si preoccupi, potr calcolare il compenso a ore, al meglio per lei.
Max su questo era tranquillo. Per il precedente trasporto dell'agitata signorina, l'amministrazione della rete TV aveva pagato con celerit e senza protestare per l'elevata tariffa. A lasciarlo dubbioso restava la strana richiesta di posizionamento: un punto per filmare l'arrivo o il decollo dell'elicottero di bordo?
Un'attesa di minuti o di ore? chiese, tentando un sorriso di complicit.
Sunta guard l'orologio. Sono quasi le cinque; ritengo di completare entro le dieci la registrazione del servizio. Subito dopo le sar grata se mi porter velocemente al primo aereo...
Ne decolla uno ogni paio d'ore per San Paolo o per Rio.
Perfetto! A San Paolo un certo Einstein mi aspetta da giorni e comincia a innervosirsi.
Il suo uomo  geloso?
Sunta non rispose. Apr la grande borsa di tela poggiata sul ponte di poppa e cambi tono. Adesso niente chiacchiere. Mi dia una mano: debbo infilarmi la muta, agganciarmi quelle due gigantesche bombole e allacciarmi il jacket. Si dia da fare.
Sott'acqua a quell'ora? In un oceano dov'erano di casa bestiacce pericolose? Aiutando Sunta a preparare l'attrezzatura, l'uomo decise di non preoccuparsi. Ormai le telecroniste femmine erano pi coraggiose dei maschi; lo si era visto durante le operazioni di guerra in Iraq. Tutte in prima linea tra pallottole e missili, belle, eleganti e decise.
Come la sua cliente.

Ore 5,15 - Davanti all'antro.
Nessuna fretta, attendo.
Immobile, i piedi poggiati al fondo, Marco osservava la luce crescere lentamente e rischiarare la costa sommersa di Teimada davanti a lui. Questione di minuti e la diversa inclinazione dei raggi gli avrebbe consentito di distinguere meglio le tracce lasciate sul fondo fangoso della grotta dai cingoli gommati del ROV. Senza quella guida avrebbe avuto molta difficolt a trovare il piccolo reperto nell'antro immenso e buio. L'H3, invece, nel suo tentativo di recupero, aveva utilizzato il potente faro di cui era dotato. Solo
cos era stato possibile, a chi lo telecomandava, localizzare il bronzo.
Per individuare quel punto, la fonte di luce a disposizione del palombaro sarebbe stata insufficiente. Infatti disponeva di una torcia di potenza limitata, avendo preferito batterie di lunga durata ad altre in grado di alimentare un fascio luminoso pi penetrante.
Attendendo, concentr l'attenzione sui massi sovrastanti la volta d'ingresso della cavit. E not meglio quanto individuato nell'immersione di sopralluogo con Juv ed Evandro; tra i vuoti lasciati dal materiale crollato, e dove alcune pietre si erano staccate, mancavano saldature negli incastri tra le une e le altre. A tenerle unite era solo la tensione creata sull'arco d'ingresso dal peso incalcolabile della parete sovrastante, che appariva compatta quasi ovunque. Uniche eccezioni i punti dove si intravedevano interstizi tra i quali suppose si fossero insinuate le colonne d'aria espirate dai sommozzatori, all'apparenza inconsistenti, capaci invece di sgretolare anche un amalgama dalla solida apparenza.
Problema che non riguardava, comunque, questa immersione, considerando l'assoluta tenuta stagna dell'attrezzatura. Restava l'incognita dello spostamento d'acqua che avrebbe prodotto avanzando. Il mondo liquido, lui lo sapeva bene,  ricettore e trasmettitore anche di minime alterazioni nella sua instabile massa.
Marco lo aveva imparato nelle immersioni all'interno di relitti corrosi, resi cadenti dalla ruggine. Tanti ne aveva visitati, per ritrovarne il carico o anche solo per mapparne i resti, e sempre aveva lavorato in quelle trappole fatiscenti facendo tesoro dei consigli di Juv, in particolare sull'attenzione da porre sugli scarichi dell'aria espirata dalle bombole. Da graduato del corpo speciale dei Comsubin, il suo amico si era classificato come uno dei migliori nel cosiddetto moto-non-moto. Pratiche da adottare in azioni di sabotaggio senza suscitare allarmi nell'avversario, virtuale o reale. Quando, lasciata la Marina, Juv aveva cominciato a immergersi con Marco, la sua esperienza era stata perfettamente assimilata dall'allievo, che si era presto abituato a muovere tra le lamiere dei ponti, delle cabine, delle stive dei relitti senza provocare reazioni, e senza il timore di restare sepolto.
Anche adesso avrebbe fatto tesoro di quell'animalesca prudenza. Avrebbe ridotto ogni movimento al minimo.
La luminosit stava raggiungendo il livello desiderato. Ora i primi raggi di sole riuscivano a penetrare di alcuni metri all'interno della grotta.
Con un impercettibile spostamento si mosse oltre la linea d'ombra, verso la profondit dell'antro. "Vado" si disse.

Ore 5,20 - Stesse acque, a 800 metri di distanza.
Vado aveva mormorato Sunta calandosi la maschera sul volto. Il servizievole Max le aveva aperto il rubinetto d'acciaio delle bombole ARA e lei, inguainata nella muta di neoprene nero, si era infilata in acqua. Poi l'uomo le aveva passato la telecamera subacquea, e ora la osservava mentre veniva inghiottita dall'ombra resa scura dall'elisuperficie della nave e scompariva verso il fondo.
Gi in altre occasioni aveva aiutato a immergersi sub equipaggiati con autorespiratori; era abituato a vederli sprofondare lasciando una scia di bolle. Oggi, invece, mentre la sagoma confusa della ragazza si dileguava, quanto saliva in superficie dal suo erogatore era solo un filo argenteo di piccole bolle. Quasi inconsistente.
Perplesso, si strinse nelle spalle; evidentemente quella era una professionista esperta e seguiva tecniche particolari.
Sedette accanto ai comandi e si accese una sigaretta; non gli restava altro compito che aspettare il suo ritorno, mantenendo il motoscafo nell'area coperta come lei gli aveva raccomandato. Anzi, ordinato.
Sunta avanzava tenendosi egualmente lontana dalla superficie, quota zero, e dal fondo, meno 40. Pinneggiava cercando di respirare a lunghi intervalli e poco, per emettere dall'erogatore solo una sottile collana d'aria. Doveva riuscirci per non suscitare allarmi. Inoltre, i lunghi intervalli nella respirazione erano necessari per consumare il meno possibile la sua dotazione d'aria. Raggiungere l'archeosub al bordo della grotta significava coprire sott'acqua una lunga distanza, e altrettanta per rientrare al motoscafo. Maratona sufficiente a svuotare entrambe le bombole, se non ne avesse economizzato al massimo il contenuto.
Gett uno sguardo all'orologio e un altro alla bussola. S, era nei tempi e nella direzione giusta. Se non incontrava corrente avversa avrebbe raggiunto l'imboccatura della grotta in tempo per trovarsi di fronte ad Arnei in uscita dall'antro, le mani strette intorno al reperto strappato al buio e al tempo.

Ore 5,30 - Interno grotta Teimada.
Ruotando con prudente lentezza il polso, Marco gett uno sguardo all'orologio e si congratul con le sue doti di marciatore.
"Elogio alla lentezza! In dieci minuti ho coperto solo una dozzina di metri... Potrei ripetere il classico ordine di un comandante impegnato in una manovra difficile: avanti tutta, quasi fermo."
Parlando tra s, riempiva il vuoto di un'immersione solitaria, anomala per lui; non era collegato con la superficie n in contatto con un compagno d'immersione.
Si sentiva in colpa nei confronti di Juv. Chiss se l'amico gli avrebbe mai perdonato quell'ordine di restare a terra... D'altra parte anche lui aveva tentato d'impedirgli l'immersione, ricordandogli che aveva famiglia... Sent su di s gli sguardi di Simona, Matteo, Gug, Elisabetta... Per un attimo lo distrassero.
"Forse non sta invecchiando solo Juv, ma anch'io. Dovremmo correre ai ripari..."
Un piede avanti, poi l'altro, centimetro su centimetro.
Torn a interrogarsi. Perch evocare la famiglia? In altre missioni, lui, Juv e Sarah s'erano limitati a controllare la validit delle assicurazioni sulla vita, rileggendo con attenzione i cavilli nascosti negli accordi che quei mascalzoni sottopongono ai clienti. Nessuno di loro tre, affrontando il momento difficile d'un recupero, aveva mai fatto cenno al pericolo grave da affrontare, al rischio di gettare nel lutto le famiglie. Nemmeno a mille metri di profondit, tra gli esplosivi del Roma. N durante la ricerca dell'orrendo Architeuthis rex. N tra i fuorilegge del Mar Rosso. In quelle missioni mai una parola esplicita di preoccupazione per chi era rimasto a casa. Perch questa volta?
Ancora avanti lungo la traccia impressa dal robot nel conglomerato di sabbia e fango.
Vide i primi sassi sul fondo e riud le opinioni degli esperti sulla fragilit del tessuto geologico di quel cono vulcanico spento da milioni d'anni, amalgama fossilizzato di tufi, lave e ceneri. "Materie deboli: lo hanno dimostrato staccandosi e sbriciolandosi anche solo per le vibrazioni o per l'impatto con bolle d'aria... Stia attento!" gli aveva ripetuto il pallido Ribeiro. "Massima accortezza in ogni movimento."
Ebbe la tentazione di alzare la testa e osservare la volta. Ma per vedere quanto lo sovrastava avrebbe dovuto puntare lass il raggio della torcia, con il pericolo di spaventare qualche essere annidato nelle fessure tra le pietre; un'aragosta, una cicala di mare, un polpo. Il loro brusco tentativo di ripararsi da quella sorpresa luminosa poteva provocare conseguenze peggiori d'una colonna di bolle d'aria.
Rinunci, quindi. Non doveva compiere nessun movimento che non fosse necessario. S'impose persino di non alzare il braccio per vedere l'ora e sapere da quanto stava avanzando.
Gli sembrava un tempo eterno; in realt erano trascorsi poco pi di dieci minuti.

Ore 5,38 - Poppa del rimorchiatore Um.
Di marinai nati in famiglie o in paesi di pescatori si citano casi curiosi di fanatismo per lenze, reti e ami. Famosa la testimonianza di quanto accadde nella Seconda guerra mondiale a bordo di un incrociatore in combattimento. Un marinaio addetto alle cucine, accanito pescatore originario di Camogli, sarebbe rimasto imperterrito alle lenze di traina fra il tuonare delle cannonate, chiedendosi se un tonno avrebbe abboccato, e non se la sua nave sarebbe stata centrata dai proiettili nemici.
Questo e altri episodi simili possono aiutare a comprendere perch un marinaio dell'Um, momentaneamente libero dai suoi incarichi abituali, si disinteressasse di quanto
stava accadendo attorno a lui e se ne stesse a poppa, attento alla lenza calata in mare, indifferente alla generale inquietudine per l'immersione in corso.
Tanto indifferente da non dare l'allarme quando intravide sottobordo qualcosa di completamente diverso da un dorado o da un carangide. Un'ombra scura e il riflesso di alcune bolle d'aria.
L'espirazione di un delfino? Il primo pensiero fu di preoccupazione: tutti i cetacei, ladri inveterati, sono la dannazione dei pescatori. Guard meglio e si rese conto di sbagliare; l'ombra sembrava piuttosto quella di un subacqueo. Il marinaio la attribu dubbiosamente all'operazione in corso: i sub scesi in immersione dal Dois non dovevano essere due? Questo, invece, sembrava solo. E perch pinneggiava in quel punto? Per andare dal Dois a Teimada la via pi breve non passava sotto l'Um.
Incerto su cosa pensare e cosa fare, adott una soluzione non impegnativa. Avrebbe taciuto, anche perch l'abbandono del posto di servizio senza il permesso dell'ufficiale di macchina poteva costargli una severa ammenda. Meglio restarsene tranquillo e zitto.
Precauzione che permise alla intraprendente reporter della TV brasiliana di proseguire verso l'incontro con Marco Arnei. Nessun allarme turb il suo piano, n modific il conseguente drammatico corso degli eventi.

Dalle 5,38 alle 5,50 - Nell'antro.
A chi la osservava nella sempre pi incerta immagine ritrasmessa dalla telecamera subacquea, la sagoma ormai lontana dell'archeosub poteva evocare quella di un astronauta disceso sulla Luna. Sia per l'attrezzatura indossata, sia perch sembrava calpestare il suolo piatto e grigio di un corpo celeste senza vita, verso un buio profondo, simile al cielo senza stelle visto a sfondo del modulo spaziale delle missioni Apollo.
In simili paragoni si gingillava qualcuno nell'operation room della Poexado. Ma non certo Marco, ormai giunto, sulle orme del ROV, nel punto dove giaceva la statuetta.
Nemmeno negli ultimi metri aveva accelerato l'andatura, bench intravedere l'oggetto di tanti dubbi e brame sollecitasse la sua impazienza di archeologo, di ricercatore sul punto di concludere una incerta e difficile missione. Accese la torcia. Lo scatto del pulsante fu tenue e parve non provocare echi pericolosi nel silenzio tombale.
Prima di operare il recupero doveva compiere movimenti semplici, ma difficili con la muta da palombaro; innanzitutto, mettersi in ginocchio spostando il corpo con la stessa lentezza alla quale si era obbligato sino a quel momento.
Solo dopo un paio di tentativi falliti, con il rischio di perdere l'equilibrio, riusc a trovare il giusto assetto. Pieg allora le gambe e si cal con prudenza nella posizione desiderata.
Appena si sent in equilibrio sicuro, la mano strinse la piccozza, fissata a una cimetta e non a un gancio esterno alla muta, anche in questo caso nel timore che lo scatto di un moschettone potesse provocare un concatenamento di reazioni.
Sciolse il nodo e lo strumento fu pronto.
Non era per ancora il momento per dar inizio allo scavo. Doveva osservare il reperto a lungo, prima di decidere da che parte tentare l'estrazione.
Era probabile un indebolimento dovuto al tempo del metallo usato per la fusione.
Rest a lungo incerto. E solo dopo qualche minuto s'accorse che se continuava a esitare non era per un dubbio sul modo migliore di operare. Infatti non aveva tardato molto a decidere come.
Indugiava per tutt'altra causa. Quanto aveva davanti agli occhi sembrava obbligarlo a dimenticare polemiche, dubbi, incertezze.
Il tempo aveva solo in parte alterato l'opera dello scultore. Gli si offriva nei minimi dettagli e lui si stava impegnando in un'analisi che di solito si rimanda a quando si osserva in laboratorio l'oggetto riportato alla luce. Invece ora quei dettagli li stava gi analizzando a uno a uno. Lo stato del bronzo (buono) le incrostazioni (poche e superficiali) e l'abilit del creatore nel modellare i capelli ricciuti, gli occhi, il naso, la bocca. Questa gli sembr piegarsi ai bordi in un'espressione diversa da quella trasmessa dalle foto. "Sembra che sorrida" pens.
S'impose di non lasciarsi influenzare dall'aura di complicit che sembrava emanare dal bronzetto. Doveva osservarlo con diffidenza professionale, anche se era difficile.
La parte emergente della statuetta investita dalla luce della torcia rifletteva un bagliore dorato. E lui stava vivendo un momento forse non diverso da quello dei cercatori di tesori quando, come narrano favole e cronache vere, concludono la loro avventura e trovano quello che hanno cercato. Davanti a s, Marco non aveva n monete, n gioielli, n lingotti. E non era d'oro l'oggetto che stava osservando. Era un pezzo di metallo senza valore. Ma se l'et in cui era stato fuso, modellato e rifinito fosse risultata veramente quella supposta, valeva assai pi di tanti leggendari tesori.
Anche per questo continuava a fissare la scultura, a valutare i dettagli appena osservati.
Mosse impercettibilmente il raggio di luce della torcia, per creare dei contrasti.
Ne trasse una prima certezza: l'identit del volto.
Dalle immagini digitali colte nelle immersioni dei ROV aveva visto nella scultura un possibile ritratto del dio fenicio conosciuto con il nome di Melqart. Adesso quel che stava osservando offriva conferma all'attribuzione. L'ignoto artista aveva evidenziato con tale precisione i lineamenti tradizionali di quella sua divinit da eliminare ogni dubbio.
Sempre chino sulla statuetta, cominci a liberarla dalle tracce del fango depositatosi sia dopo l'intervento dell'H3 sia quando i sommozzatori di Evandro avevano tentato di scavare il sito, interrompendosi appena era iniziata la caduta di sassi e cenere.
Ripulita sommariamente, la scultura conferm il suo buono stato di conservazione. La corrosione salina sembrava relativa, n appariva preoccupante, a quel primo esame, il danneggiamento provocato da microrganismi e spugne.
Poteva procedere, cominciare a liberare il reperto dal letto di fango compatto che ancora ravvolgeva.
Risult subito non facile, malgrado quell'operazione l'avessero gi iniziata chi l'aveva preceduto, il robot e gli uomini.
Le sue mani stavano incontrando resistenza, dovette piegarsi ancor pi sulla statuetta, e per scavare tutt'attorno a essa fin con il trovarsela a un palmo dalla maschera.
Il volto del dio sembrava fissarlo.
Lo provocava con la sua perfezione. Tuttavia, se sull'identit di quanto raffigurato aveva avuto una certezza, sull'autenticit del pezzo non poteva certo compromettersi. Se lo ripet pi volte, cercando di respingere quanto tentava di comunicargli il suo sesto senso. Quell'istinto maturato in anni e anni di esperienze l'aveva ingannato poche volte; era una percezione pi animalesca che razionale, ma se affiorava difficilmente riusciva a liberarsene.
Impegnate le mani guantate in una materia fangosa, molle ma collosa e resistente, della statua riusc a liberare la parte superiore. Scopr allora che il ritratto del dio non si componeva solo della testa, ma di un simulacro di corpo. Ne fu certo seguendo con le dita la forma affusolata, un unico pezzo di circa trenta centimetri.
Per estrarlo dovette affrontare l'ultimo strato di fango, ancor pi compatto. Fu obbligato a utilizzare la piccozza, impiegandola dalla parte piatta come un cucchiaio. Ricav una sorta di trincea intorno al bronzo, e quando il basamento fu libero, riusc finalmente a estrarre l'intera scultura dalla cavit.
Adesso aveva il severo volto barbuto ancor pi vicino. Il raggio della lampada lo illuminava di taglio, il contrasto luce-ombra dava evidenza ad altri dettagli.
Minuscole cavit erano state create dallo scultore al centro dell'occhio, per raffigurarne le pupille. Al loro interno, il deposito di un grumo di sale o di una minuscola scheggia di minerale marino, sfiorato dal raggio, s'accese in un lampo color smeraldo. Quasi un ammiccare: un guizzo di complicit.
Magia di un attimo.

Ore 5,51 - Plancia controllo Dois e operation room Poexado.
Quando i sensori dell'impianto di rilevazione del Dois intercettarono e disegnarono la sagoma di un corpo subacqueo in movimento nei pressi di Teimada, nessuno ebbe alcun dubbio: un sommozzatore stava avvicinandosi alla grotta dove Arnei era al lavoro.
La sagoma era chiaramente riconoscibile.
Maledetta ragazza! Juv era trasalito, appena aveva identificata l'invadente telecronista di Rede Globo dalle linee del corpo. E soprattutto dalla telecamera stretta tra le braccia.
Sulla Poexado, in un confondersi d'imprecazioni, tutti erano saltati in piedi, accalcandosi accanto allo schermo. Identica reazione davanti al monitor montato a bordo del Dois; gesti e sguardi di rabbia anche qui. Ma non una parola, data la consegna del silenzio.
Unico a violarlo, Evandro. Accost la bocca all'orecchio di Juv. Ho i miei sub in stand-by... possono bloccarla.
Per carit: una lotta l sotto potrebbe avere imprevedibili conseguenze.
E allora?
Interrogativo senza risposta, al momento. Sicch a Sunta Suria fu possibile concludere l'avvicinamento alla grotta.
Nello scorgere la telecamera automatica calata sul fondo, fu certa di essere stata individuata e certamente riconosciuta; ma questo, anzich impaurirla, la divert. Non potevano farle niente. Vivevano nel terrore di provocare un altro crollo...

Dalle 5,55 alle 6,12 - Interno grotta.
A Marco bast un ultimo sforzo per staccare definitivamente il bronzo.
Osservandolo nella sua interezza, vide che il suo ignoto scultore aveva lavorato alla perfezione nel ritrarre il volto, ma sommariamente nel modellare il resto del corpo. Risult essere solo un grossolano supporto per fissare l'immagine del dio a una base di pietra o di legno; infatti era di forma appuntita come un lungo perno.
Torn a sprofondare un braccio nella melma viscida dove fino a quel momento giaceva la scultura. Rimosse fango e sabbia nella speranza di trovarsi tra le dita la base sulla quale era stata fissata. Forse non era andata persa, n era stata corrotta del tutto: una materia inerte e compatta come il fango conserva bene.
Continu la ricerca con cautela fino a quando percep la presenza di qualcosa. Qualcosa di molto fragile. Legno, probabilmente, perch il corpo della statuetta, terminando in forma affusolata, non poteva essere conficcato nella pietra n nel metallo.
Trattenne il fiato, ma per rallegrarsi attese il momento in cui vide quanto stringeva tra le dita. Era il frammento d'una tavola spezzata. La sepoltura l'aveva protetta dalla putrefazione, difesa dal contatto di agenti corruttori come l'ossigeno, l'acqua e i microrganismi.
Quel legno dalle ancora visibili venature, il colore rosato appena percepibile, sarebbe risultato pi che prezioso nello studio sull'et della statua. Per proteggerlo estrasse dal marsupio un sacchetto di plastica e vi introdusse il frammento, che stava perdendo colore e consistenza. A contatto con agenti esterni, il processo di putrefazione aveva gi avuto inizio; fenomeno inevitabile, ma non tale da impedire successive analisi in laboratorio.
Nel compiere queste operazioni Marco si disse che quella scheggia di legno cancellava molti dubbi. Riportata in superficie e analizzata sino a svelare la sua et, avrebbe potuto confermare la preziosit del reperto. La piccola, perfetta scultura avrebbe allora potuto rivelarsi tra i pi importanti reperti dell'archeologia moderna, per et e finezza figurativa. Pari, se non superiore, alle celebrate opere del tempo fenicio esposte nel museo di Beirut o al British di Londra. Il frammento ligneo avrebbe fatto non solo da orologio segnatempo, ma da testimone. "Se si riveler parte di un cedro del Libano, sar la prova incontrovertibile dell'area di provenienza della statuetta" pens.
Riflessioni che non turbavano la sua concentrazione sulle mosse conclusive dell'operazione.
Prima di sollevarsi dalla posizione genuflessa, stacc il lembo adesivo del marsupio e vi infil il sacchetto di plastica con la scheggia lignea, poi il bronzo.
Non era molto pesante, ma provoc un leggero spostamento del suo centro d'equilibrio. Per bilanciarlo, sistem il bronzetto di traverso nel marsupio, la testa emergente dalla fessura superiore.
Era pronto a iniziare la marcia di ritorno.
Per rimettersi in piedi, gli occorse molta attenzione. Con il carico sul petto doveva abituarsi a una diversa posizione del corpo, per evitare di cadere in avanti.
Ci riusc, e si mise in movimento.
Rispetto all'apertura della grotta era rimasto fino a quel momento di spalle. Ora, appena risollevato, si era girato e si trovava di fronte all'uscita e al mare aperto. Tornando sui suoi passi sarebbe stato quindi centrato dalla telecamera automatica collegata con le unit in superficie. Chi lass lo avesse visto sullo schermo avrebbe avuto conferma del recupero perch era impossibile non notare il marsupio rigonfio e la testa di Melqart che ne spuntava.
Spense la lampada e al chiarore attorno a lui si sostitu, anche se lontana, la luce esterna, dove le acque erano ormai pienamente illuminate dal sole.
Tard un attimo a equilibrare la vista.
Subito dopo, quello che vide fu sufficiente a bloccare i suoi primi passi: l'ombra di un sommozzatore si stagliava in controluce, proprio sotto l'apertura della caverna.
Ma anche se era solo una sagoma, Marco identific subito la persona che fluttuava immobile, ma questo lo preoccup assai poco. Ad accelerare il ritmo delle sue pulsazioni fu il rosario di bolle scaricato dal sub. Il pericoloso inconveniente evitato dallo scafandro Realatti a circuito chiuso veniva riproposto dall'incosciente che si era avvicinata al bordo della grotta con l'attrezzatura ARA di uso comune. E non riusciva a controllare il ritmo della respirazione.
Marco soffoc imprecazioni non meno pesanti di quelle sibilate poco prima in chi seguiva l'operazione in superficie. Ma non gli restava da fare altro che riprendere il cammino verso l'uscita, augurandosi di giungervi prima d'una reazione della volta a quell'intrusione spericolata.
Sunta aveva cliccato il tasto ON della telecamera appena aveva intravisto muoversi, nel buio, la torcia di Arnei. Ora
lo aveva di fronte: avanzava verso di lei.
Era concentrata sulla ripresa e allo stesso tempo cercava di contenere l'affanno del respiro, aumentato nella tensione che la possedeva per inquadrare con precisione l'archeosub e il suo reperto.
"Tutto bene... lo sto riprendendo perfettamente" ripeteva a se stessa, tentando di tranquillizzarsi. "La trasparenza di quest'acqua compensa la scarsa luminosit...".
Con l'occhio al visore aveva azionato lo zoom per focalizzare in dettaglio l'oggetto. Ma non era facile, a oltre venti metri di distanza. Doveva concentrarsi, e lo fece al punto da non accorgersi della corrente sottomarina iniziata attorno all'isola per il cambio di marea. Flusso ancora lieve, per in grado di spostarla lentamente verso l'imboccatura della grotta.
Questione di pochi metri e le bolle scaricate dal respiratore cominciarono a sfiorare e poi a penetrare lo sporgente ciglio roccioso. Sunta non solo non era riuscita a riportare
il ritmo della respirazione a tempi lenti, come s'era imposta, ma l'affanno era via via cresciuto nell'ansia di centrare il soggetto e per la fatica di tenere fissa la telecamera mentre veniva spostata.
L'aria espirata aument di volume. E non tard a provocare un primo distacco di frammenti e schegge di tufo dalla volta d'entrata della caverna. Tanto minimo che n lei n Marco se ne avvidero.
Lei continuava a filmare. Adesso era riuscita a stringere
lo zoom sino a inquadrare la piccola testa di bronzo, e mugolava di gioia perch un riflesso di luce esterna lambiva quel misterioso volto. Non poteva chiedere di meglio: l'immagine era allo stesso tempo tecnicamente perfetta e suggestiva.
Quelli, per, non sarebbero stati solo i fotogrammi pi straordinari da lei mai filmati. Ma anche gli ultimi registrati dal suo video.
Tutto infatti si oscur quando, in un silenzio innaturale, l'arco d'apertura della grotta cedette di colpo.

Dalle 6,13 alle 6,20 - Sulla flotta della VODC.
Allarme rosso! Allarme rosso! url con quanto fiato aveva in corpo Van Oost sul Dois, appena il collegamento video s'interruppe.
Nella plancia comando della Poexado, il comandante
Tessoa aveva a sua volta reagito battendo fulmineamente un pugno sul pulsante ALARM e dando il via a una serie di laceranti colpi di sirena.
A quel segnale ogni membro dei tre equipaggi era assegnato a compiti specifici.
Sul Dois fu immediato l'intervento dei sub in turno di stand-by.
Scattarono verso lo scivolo di poppa per entrare in acqua, seguiti da Juv. Anche a me un'attrezzatura! url, mentre il sangue pompato da un cuore impazzito aveva scolorito il volto cotto da anni di mare e di sole. Obbedendo, un marinaio fu subito al cassone delle mute, delle pinne e delle maschere, mentre un altro staccava un bibombole ARA dall'alloggiamento. Entrambi furono bloccati per da Evandro, che afferr Juv per un braccio.
Non fare sciocchezze. Appena si dissolver il torbidume delle acque la telecamera ci mostrer il tuo professore mentre a passo lento torna verso il Dois.
Lui per primo non ci credeva, e per trattenere Juv chiese con un'occhiata l'aiuto di qualcuno sul ponte. Ma gli stessi che solo pochi minuti prima, quando sul video era apparsa l'immagine dell'archeosub con il reperto nel marsupio, avevano battuto le mani, adesso apparivano smarriti, incapaci di reagire.
Nessuno trovava parole efficaci per rispondere a Juv. Voglio scendere subito in acqua! urlava. Non perdete altro tempo prezioso, perdio! L sotto un uomo  in pericolo di vita...

Ore 6,21 - Interno grotta.
Una scarica di adrenalina aveva bilanciato nei centri nervosi di Marco l'attimo di sgomento davanti alla nube di fango e alla grandinata di sassi. Dose efficace per superare l'impressione paralizzante di sentirsi travolto e per consentirgli di restare lucido come in altre occasioni di pericolo estremo.
Dato positivo, nessuna pietra l'aveva colpito. Dato negativo, la visibilit era calata a zero.
Per raggiungere l'uscita, la luce della torcia gli avrebbe comunque consentito di seguire a ritroso la manichetta dell'aria distesa da lui al Dois. Al momento del crollo, il lungo tubo s'era teso, ma non sembrava essere rimasto danneggiato. Nella fibra a massima resistenza l'aria continuava a fluire, giungendo regolarmente dal lontano compressore in superficie.
Puntando la torcia su quel filo d'Arianna, mosse i piedi con prudenza perch non gli era consentito nemmeno adesso di accelerare i movimenti per raggiungere l'esterno. Il pericolo di altri crolli non era certo diminuito. Anzi.
Di quanto appena accaduto sapeva a chi attribuire la responsabilit, e pur imprecando al suo indirizzo, s'augur di trovare Sunta sul suo cammino. Forse era ferita, forse aveva perso i sensi.
"Le prime pietre a cadere dovevano trovarsi proprio sulla sua verticale" si disse. Per il rischio a cui aveva esposto entrambi l'avrebbe presa a schiaffi. Ma non avrebbe certamente esitato ad aiutarla e a caricarsela sulle spalle, se fosse finita nel raggio di luce della torcia e in condizioni di non potersela cavare da sola.
Dalle 6,18 alle 6,24 - Lungo la costa di Teimada
Pochi minuti prima, al risuonare dell'allarme rosso, Samuel Oliveira era corso dall'operation room al ponte mediano della Poexado e s'era affacciato all'aletta di plancia.
Puntato il binocolo sul Dois, era riuscito a scorgere solo un agitarsi di figure indistinguibili; aveva allora spostato l'attenzione su Teimada e per alcuni minuti non aveva cessato di osservare la costa sovrastante la grotta dove l'archeologo si era addentrato.
D'un tratto gli era parso di notare un quasi impercettibile fremito lungo il ripido pendio tra la cima del vulcano e la riva, proprio sopra il sotterraneo spazio subacqueo.
Le cime degli alberi s'inclinarono e si rialzarono, come agitate da una raffica di vento, bench tutt'attorno regnasse un'afa immota.
Stupefatto, Oliveira sal a grandi balzi la scaletta sino al ponte superiore, dove anche Tessoa e il suo primo ufficiale sembravano sgomenti.
Comandante, ha notato... fece appena a tempo a dire prima di essere interrotto.
Guardi... proprio l!
Tessoa gli indicava acque sottocosta all'isola, turbate da un'onda emersa dal fondo: acqua color piombo, e qua e l chiazze giallastre.
Videro il Dois, vicino alla costa, ondeggiare lievemente.
Sul ponte della piccola unit gracchiava una voce distorta dal laringofono. Uno dei sub aveva trovato il corpo di Sunta e il medico gridava, chiamando la barella per l'infermeria. Non riusc a concludere la frase; una seconda, violenta onda emersa dal fondo invest il rimorchiatore; il sub perse l'equilibrio e cadde sul ponte assieme a Van Oost, Evandro, Juv e alcuni marinai.
Unico a non riuscire a rimettersi subito in piedi fu Juv, impedito dalla sua gamba inerte. Scivolato all'indietro e picchiata duramente la schiena, tentava di mettersi in ginocchio accanto alla battagliola, il respiro mozzato dal colpo. Giunsero in due a sollevarlo, ma lui se ne liber e ripet in tono rabbioso la richiesta di aiutarlo a indossare maschera, pinne e bombole.
Era il duplicato della scena di poco prima. Non muoverti di l gli intim di nuovo Evandro nello stesso tono.
Sulla Poexado, nella sala-laboratorio, i sismografi avevano segnalato un crollo in due tempi, l'uno a distanza di due minuti e trenta dall'altro. Il secondo d'ampiezza superiore ai precedenti comment uno dei tecnici.
Sul Dois udirono tutti la comunicazione, meno il dottor Felipe, che tentava di calmare Juv. Lei sta sanguinando dalla fronte e dalle labbra; deve farsi medicare.
Ma lui, come se non l'avesse udito, l'aveva respinto. Aiutami a entrare in acqua! urlava. Avrebbe aggiunto imprecazioni e forse minacce, se non fosse stato interrotto da un grido pi alto e disperato dei suoi.
Il sottocapo motorista attraversato di corsa il ponte s'arrest a un palmo da lui. La manichetta... dev'essersi spezzata! L'aria che il compressore sta pompando fuoriesce da una perdita sul fondo. Il tuo amico l sotto  perduto!
Con una manata Juv lo scost da s. No, non  perduto. Scosse rabbiosamente la testa. La rottura della manichetta di alimentazione aggiunse con voce inaspettatamente bassa e incolore  un incidente grave ma non fatale. In ruoli improvvisamente invertiti sembrava lui, ora, reagire con gelida freddezza. Gli altri tacevano, dopo quel grido risuonato come una condanna a morte. Arnei ha in dotazione all'interno della scafandratura un impianto d'emergenza. Scand le parole per chi capiva poco l'italiano. Il professore vi far ricorso per affrontare la via del ritorno.
Da sottobordo venne una voce affannata.
Da questa parte... subito!
Ritardati dall'onda provocata dal secondo crollo, emergevano i sommozzatori. Sostenevano un corpo non del tutto inerte.
 stordita disse il primo soccorritore mentre sul ponte si liberava della maschera e delle bombole e quattro braccia s'impegnavano ad adagiare in una barella l'infortunata. Sul fondo sembrava senza vita, ma le era rimasto
il boccaglio tra i denti e istintivamente deve aver continuato a respirare, bench per due volte le onde provocate dal crollo l'abbiano certamente fatta rotolare avanti e indietro...
Anche noi, alla seconda ondata, siamo stati investiti,
rovesciati e trascinati dal rigurgito vomitato dalla grotta aggiunse l'altro sub. Per miracolo, anzi per puro caso, abbiamo trovato la ragazza nel fango...
 cosciente solo in parte... deve aver battuto su una pietra.
O esserne stata colpita. Ne sono cadute molte, dalla volta.
Sunta era a occhi chiusi, il respiro appena percettibile. Il medico, inginocchiato accanto a lei, la sent mormorare: La telecamera... recuperate la telecamera.
Qualcuno, corso all'impianto radio, chiedeva intanto a gran voce l'intervento dell'elicottero. Un ferito da trasportare all'ospedale di Fortaleza... subito!
Juv, con Evandro e Van Oost, ascoltava i due sommozzatori mentre si liberavano delle bombole. Erano chiaramente scossi, e parlavano ripetendosi.
Il secondo crollo  stato pauroso... pauroso...
Sembrava che fosse venuta gi la montagna...
Gli altri in stand-by si preparino sibil Evandro.
Siamo pronti, ma l sotto non so come potremo renderci utili, se non si vede a un metro comment uno dei sub. Come il compagno aveva indossato muta, bombole e pinne sin dal momento in cui i colleghi erano emersi.
Inutile andare a cercarlo; quello  rimasto sotto i sassi disse l'altro, attento a non farsi udire da Juv.  crepato in trappola, come un topo.
Appena percettibile ma disgustoso, nell'aria tutt'attorno si era intanto diffuso un sentore di decomposizione, di marcio.
Prima e dopo il secondo crollo - Nella grotta
L'effetto foschia provocato dal primo crollo non aveva tardato a diminuire. Nell'acqua torbida, Marco aveva intravisto il vago chiarore del varco d'uscita dalla grotta e vi si era diretto. Stava domandandosi se comunicare al Dois di essersela cavata quando il secondo crollo gli imped di violare l'interdizione da lui stesso imposta di non usare il laringofono per non provocare vibrazioni.
Il buio torn di colpo a infittirsi. Violenta, tumultuosa, una massa d'acqua lo invest, lo sollev, lo fece roteare.
Il fascio luminoso della lampada guizzava impazzito, facendo balenare davanti agli occhi lampi fugaci, visioni di sassi piccoli e grandi in caduta. Ne intravide uno piombargli addosso, avvert un violento dolore alla spalla sinistra.
Il mondo sommerso  il regno del silenzio. Ma in quel momento vi echeggiavano boati profondi e minacciosi. La frana della volta d'ingresso aveva tramutato l'antro di Teimada in una cupa cassa armonica.
Marco nulla ud all'interno del casco: era sordo a ogni suono. Ma non a quello agghiacciante che improvviso risuon alle sue orecchie, stridente sfrigolio trasmesso dalla manichetta dell'aria e dal cavo di comunicazione con la superficie. Lacerante, gli anticip l'irrompere d'acqua e fango in bocca.
Un masso aveva spezzato il cordone ombelicale con la superficie.
Freneticamente la sua mano destra corse a chiudere la valvola d'entrata, mentre inghiottiva quanto stava per soffocarlo e con la sinistra cercava sul bracciale, trovava e premeva il pulsante dell'emergenza che comandava il passaggio alla respirazione dalle minibombole di riserva.
Prese fiato, mentre si rendeva conto di essere stato gettato a terra a faccia in gi. Tent di raddrizzarsi; il dolore alla spalla era forte, la muta aveva attutito il colpo, ma l'urto era stato violento.
Dov'era? Era stato trascinato fuori dell'antro? In quel caso era salvo, anche se la manichetta era spezzata.
Riusc a mettersi sulla schiena, ma non intravide un minimo chiarore attorno a s. Fango e cenere in sospensione formavano un velo fitto.
"Debbo attendere una minima schiarita!" Si ordin. "Solo allora potr capire dove mi trovo e muovermi." Malgrado il momento d'affanno, riusc ad imporsi di utilizzare con parsimonia l'aria delle minibombole, che doveva durare il pi possibile.
Allenato a far fronte a momenti d'emergenza, dominava con lucidit il panico seguito all'interruzione del flusso d'aria.
"Calma... aspettiamo" si ripeteva. Aveva intanto spento la lampada e chiuso gli occhi. Cercava di sfuggire a qualsiasi riflessione tentando di librarsi nel nulla, almeno fino a quando la situazione non gli fosse apparsa con maggior chiarezza; cos s'era difeso in altre occasioni, quando s'era trovato in una situazione tanto critica da non poter agire. Era una sua personale variante alla tecnica di autotraining: trovare rifugio in pensieri capaci di farlo evadere dalla condizione di cui era prigioniero.
Questa volta gli sembrava di non riuscirci.
Anzi, si ripresent alla memoria un incubo di alcune notti prima, prigioniero di un sogno in cui si vedeva morire soffocato, sepolto da una materia viscida che gli aveva ricoperto il viso, gli colava nella bocca, nel naso, nei polmoni... Tornando in s aveva stentato a liberarsi dall'impressione di disgusto e di paura in cui s'era sentito perso.
"Non avevo mai provato niente del genere in vista di operazioni imminenti" s'era detto, furioso con se stesso.
Adesso, nell'incubo reale, tent prima di annullare il ricordo di quello notturno; poi di utilizzarlo per tranquillizzarsi. Poteva considerare buon segno il fatto di non essere paralizzato dalla paura nella realt che stava vivendo.
A conferma di non essere posseduto dal panico, il ritmo della respirazione s'era stabilizzato. Era lento, regolare, e si chiese se le minibombole di riserva gli avrebbero offerto autonomia di sopravvivenza sino a quando fosse riuscito a imboccare una via d'uscita, o lo avessero raggiunto i soccorsi certamente gi partiti. Mentre tentava di tornare a rifugiarsi nel nulla per non cullarsi in vane illusioni, si sorprese in un illogico, irrazionale pensiero. Ma non lo respinse. Si era accorto che alle speranze di salvezza alle quali non voleva affidarsi, un'altra si stava sostituendo.
Provava una confusa fiducia in quel dio racchiuso nel marsupio: Melqart. Non doveva essere un caso se nei suoi pensieri era affiorato quel nome.
Per millenni la sua possente aura aveva impedito alle pietre di quella volta di crollare, evitandogli il pericolo di essere frantumato o seppellito completamente. Forse non era un caso se le due frane non l'avevano sepolto.
Pensiero assurdo, ma che poteva aiutarlo a ritrovare un contatto con il proprio ottimismo.
Al bracciale un display a cristalli liquidi indicava il tempo trascorso da quando aveva iniziato ad attingere al sistema di emergenza e calcolava la durata delle minibombole, semprech fosse riuscito a respirare allo stesso ritmo. Per ora il computer stimava quel tempo in un'ora, quindici minuti e una manciata di secondi. Poco, molto poco, nel caso risultasse difficile trovare una via d'uscita.
Ricerca impossibile fin quando l'acqua attorno a lui restava un frullato di fango liquido.
L'attesa d'una minima schiarita sarebbe stata stressante, e non avrebbe tardato a fargli perdere l'appena affiorato contatto con la sua riserva d'ottimismo. Assediato dall'ostile vuoto che lo teneva prigioniero, non poteva mentire a se stesso: era un professionista troppo esperto. Sapeva perfettamente quanto fosse difficile, quasi disperata, la sua situazione.

Dalle 6,40 in poi - A bordo del Dois.
Balporf, raggiunto Van Oost sul Dois, stava ascoltando assieme agli altri l'opinione di Juv. Tutti erano sorpresi dalla forza d'animo di quell'uomo. Riusciva a domare la disperazione per un amico in grave pericolo, non insisteva per essere calato in acqua. Aveva capito di poter essere pi utile a bordo.
Quanta autonomia garantisce il respiratore d'emergenza? gli chiese Van Oost.
Sarebbe sufficiente per appena mezz'ora, ma una valvola a selenoide si aziona a intervalli regolari e reintegra l'ossigeno della miscela che lui respira, trattenendo l'anidride carbonica. In vasca sperimentale s' arrivati a garantire a un sub oltre due ore di sopravvivenza.
Non credo che sia un tempo ipotizzabile in questo caso s'inser don Felipe con la logica del medico. I test in piscina non possono venir paragonati alle condizioni di chi viene travolto da una sorta di cataclisma.
Arnei non perdeva la calma neppure nei momenti d'estremo pericolo, stava per obiettare Juv, ma prefer tacere; quanto stava accadendo non sembrava comparabile con altri casi.
Lei esclude l'intervento dei sub della sua squadra l dov' ostruita la volta d'ingresso della caverna? Balporf si era rivolto al comandante del Dois. Vorrei che...
Evandro, come capo quipe, non lo lasci concludere. Anche se i sommozzatori riuscissero ad aprire un varco, non potrei assolutamente chiedergli di entrare l dentro, signor Balporf. Abbiamo visto cosa provocano le colonne d'aria emesse dagli erogatori. Significherebbe mettere in gioco la loro vita.
Nessuno chiede questo... Desidero solo un'assistenza esterna all'operazione che ho comandato. La Poexado sta calando il nostro ROV pi potente, l'H3. Balporf si rivolse ad Anton do Carmo. Lei  un esperto manovratore di robot sottomarini. Piloter l'H3 con l'aiuto della telecamera di bordo verso un punto accessibile per aprire un varco.
Se la visibilit resta critica, potremmo gi ritenerci fortunati di individuare almeno una fessura pennellando con il radar dell'H3 il tratto bloccato dalla frana.
Da parte sua Juv, paradossalmente, s'augurava che il crollo non avesse lasciato vie d'uscita. "Se ne fosse rimasta aperta anche una sola, Marco sarebbe sgusciato di l e l'avremmo gi accanto a noi sano e salvo..." Preferiva immaginare l'amico prigioniero: solo in quel caso poteva crederlo ancora vivo.
Con l'H3 munito di bracci articolati molto efficienti insisteva Balporf riusciremo ad aprire una via. Ne sono convinto...
Ribeiro lo mise in guardia. Con una manovra troppo aggressiva potremmo correre il rischio di provocare un cedimento dell'intero tratto di costa. La natura dell'isola  molto fragile.
Questo provoc un'immediata reazione. Juv aveva chiesto troppo al suo autocontrollo, e reag rabbiosamente. Lei non pu impedire un estremo tentativo di salvataggio; parliamo di una vita in pericolo, non di un dannato scavo che mira a farvi...
Si calmi. Non abbiamo tempo per litigare s'inser Van Oost. Abbia fiducia; il robot scavatore invier immagini o profili radar, dai quali stabiliremo le mosse successive. Gett un'occhiata al geologo. Con lei, il da farsi lo decideremo al momento.
A quel punto indosser la muta Realatti, e dal varco aperto dal robot penetrer all'interno della grotta. L'affermazione di Juv non ammetteva repliche. Potr cos operare l dov' proibito entrare ai sommozzatori, dal momento che dal sistema AISIR non fuoriesce aria di scarico. Appena individuata o aperta una via, cercher e ritrover il professore. Se  ferito non riuscirebbe a raggiungere da solo la via d'uscita.
I presenti si scambiarono un'occhiata; le condizioni fisiche di quell'uomo apparivano tutt'altro che rassicuranti e la sua speranza del tutto infondata. Ma non si sarebbe certo rimangiato la decisione.
Impossibile fermarlo, nemmeno incatenandolo borbott Evandro. Ormai lo conosceva, e aveva potuto misurare non solo la testardaggine, ma anche l'esperienza e la
totale dedizione di quell'uomo al "suo" professore. Osservandolo adesso, mentre zoppicava verso il punto di vestizione, prov piet e simpatia.
Dall'entit del crollo registrato dai nostri strumenti sentenzi a bassa voce il signor Juv non riuscir nemmeno ad affacciarsi in quella spelonca.

Nello stesso tempo - Nella grotta.
Scacciava immagini balenanti e insistenti. Erano tornati a
materializzarsi il sorriso e lo sguardo preoccupato di Simona, quello allegro dei figli, un gesto minaccioso di Sarah...
"S, lo so" disse fra s rivolgendosi a lei. "Tu non hai approvato la mia decisione di accettare quest'incarico... Per, se riesco a uscire da questa fogna, darai un bacio in fronte a me e al dio che m'accompagna. Sarai sorpresa di vedere quanto potr offrire al mondo della scienza..."
Riaccese la lampada per controllare se il torbidume delle acque fosse almeno di poco diminuito, e il volto barbuto di Melqart si illumin di riflesso.
"A me sembra che ci sia, qui dentro, qualcuno in disaccordo con noi. Suppongo che tu desideri, come me, rivedere la luce del sole, la superficie del mare di cui sei sovrano. A mio avviso, se un misero mortale come il sottoscritto e un possente dio quale tu sei condividono un'identica speranza, debbono unire le forze. Potranno cos dimostrare d'essere pi forti di chi gli vuol male."
Forse avrebbe potuto muoversi nel buio e nel torbido seguendo le informazioni della bussola al polso per trovare la direzione verso l'esterno. Ma dopo averci riflettuto scart l'ipotesi, considerando che lo spostamento d'acqua dal quale era stato investito poteva essere stato generato solo dalla caduta di grandi massi. Una via di scampo attraverso la grotta, se c'era, si distendeva attraverso il caos disegnato da un labirinto tortuoso. Oltre alla bussola, occorreva una bench minima visibilit per non muoversi a vuoto.
Era necessario attendere ancora, lasciar trascorrere altri interminabili minuti.
"L'autonomia delle minibombole me ne concede ormai pochi" pens. Doveva aspettarsi da un momento all'altro il lampeggiare del led d'allarme collegato alla pressione.

Ore 6,50 - Sul Dois, plancia comando.
Erano soli, Van Oost e Balporf. Dovevano parlare a quattr'occhi; le conseguenze dell'incidente li costringevano a prendere decisioni gravi. Subito.
La prima, pi semplice, riguardava la ragazza recuperata dalla squadra di Evandro.
Sta meglio e si agita.
Non dev'essere trasportata a terra, assolutamente.
Che resti dov'; l'hanno sistemata in infermeria.
Meritava di essere lasciata in fondo al mare.
Sarebbero da denunciare, lei e la sua rete televisiva.
Non avevano torto. Sunta Surina aveva mandato alla malora un'operazione giunta finalmente al punto di concludersi al meglio.
Da dov' saltata fuori? Non avevi impartito l'ordine di spedirla a casa a calci in culo?
Van Oost avvert nell'interrogativo una rabbia appena repressa. Un segnale d'allarme, e subito si mise in posizione di difesa. La battuta del sudafricano era un atto d'accusa, neanche tanto velato, ma ormai aveva imparato che certe prese di posizione del socio s'ispiravano a motivi diversi da quelli apparenti. Della ragazza non gli importava nulla; il vero motivo della sua rabbia, adesso, andava forse riferito non tanto all'insuccesso del recupero, e nemmeno alla sorte dell'archeologo. Ma al mancato KO inflitto al socio brasiliano.
Van Oost doveva dissimulare il disprezzo per le falsit dell'individuo che aveva tradito un'amicizia. Doveva sopportare perch in quel momento il sudafricano aveva il coltello dalla parte del manico.
Decise di restare sul tema di Sunta. A proposito della giornalista, m'hanno comunicato di aver individuato il mezzo con il quale si  fatta trasportare sin qui: un motoscafo d'alto mare. Il suo compare stava aspettando il ritorno di quella puttana standosene nascosto a poppa della nostra nave.
Sotto l'elisuperficie?
Proprio cos. Ho dato ordine di trattenerlo. Niente contatti, e per tutti noi assoluto silenzio stampa, almeno sino a quando non saremo certi della sorte di Arnei.
Lo siamo gi... Se fosse scampato sarebbe fuori.
Occorre certezza assoluta. Se resta una sola possibilit che sia sopravvissuto, o che il suo corpo e la statuetta siano recuperabili, giornali e TV creerebbero una suspense drammatica. Immagina i titoli sull'uomo sepolto... No, dobbiamo bloccare sul nascere la telenovela del povero archeologo abbandonato dai servi d'una multinazionale.
Cosa proponi per parare il pericolo?
Diffondere appena possibile la notizia della sua morte e dell'impossibilit di rimuovere le tonnellate di detriti che si sono abbattute su di lui e su quel dannatissimo reperto. Si metteranno tutti l'animo in pace e noi potremo finalmente iniziare il nostro lavoro.
La notizia sulla fine dell'italiano avrebbe destato emozione, ma non a lungo, Balporf ne era certo. N sarebbe esploso chiss quale rimpianto per il mancato recupero di qualcosa che quasi nessuno aveva capito cosa esattamente fosse. Presto i folli entusiasmi dei brasiliani si sarebbero riaccesi per i gol di Ronaldo, e non pi per uno sconosciuto dio alieno. A tensione calata, si sarebbe dissolta anche la vanit degli archeologi, sarebbe calato il sipario sul teatrino dei professori, sarebbero svanite le vanterie politiche... Come sempre in quello strano paese, concluse tra s il gelido Balporf, il fanatismo di un momento sarebbe scomparso nel nulla, dimenticato.
Amen per chi era morto: il suo mestiere comportava rischi del genere.
L'opinione di Van Oost era solo di poco meno cinica. Condivideva l'analisi, conoscendo i suoi concittadini; ma a differenza di Balporf, era addolorato per la morte dell'archeologo. Arnei s'era comportato con lui da vero uomo, solidale con il dramma che si era sentito confidare. Se la societ si fosse salvata dal fallimento, l'avrebbe dovuto a lui... al prezzo della vita.
Vennero raggiunti dal comandante e dal tecnico della squadra dei mezzi meccanici subacquei. Sotto il Dois, il potente H3 era pronto a operare, armato di una larga pala e di un braccio demolitore con presa dentata. Per via di quella bocca impressionante i tecnici l'avevano battezzato il dinosauro.
Il tentativo di aprire una via verso l'interno della grotta non potevano tardare ulteriormente: le acque cominciavano a schiarire. Dalla telecamera automatica per ora giungeva la visione di una sorta di nebbia e le ombre confuse dei due sub gi calati sul fondo. La corrente di marea era al massimo, adesso, e stava gi ripulendo tutta l'area dove di l a poco sarebbe sceso anche Juv, con un telecomando affidatogli dal comandante del Dois.
Noi piloteremo il mezzo dalla superficie gli aveva detto Anton do Carmo. Ma lei, sul fondo, potr con maggiore precisione manovrare uno dei due bracci dell'H3: la pala o il demolitore.
Balporf sembrava attento a quanto si stava preparando. Ma i suoi pensieri, in realt, erano lontani, continuavano a proiettarsi verso un prossimo futuro. Le cose stavano per prendere una piega diversa da come le aveva previste. La ripresa dei lavori nell'area dei diamanti era una prospettiva positiva, ma avrebbe salvato quel bellimbusto di Van
Oost dal fallimento. Non per sempre, per. Il debito con le banche della VODC, pesante com'era, avrebbe finito comunque per provocare il crack. I creditori di Anversa, di San Paolo e di Johannesburg non avrebbero sopportato per molto tanta sofferenza bancaria. Doveva trascorrere troppo tempo, per loro, prima che un solo diamante fosse estratto dalle viscere oceaniche.
Prima di allora il signor Van Oost sarebbe stato sepolto dalla crescente montagna di interessi; cos come l'archeologo era stato sepolto da una valanga di rocce.
"L'italiano  gi fuori gioco. Per l'altro  solo questione di tempo" concluse tra s.

Dalle 7,20 in poi - Verso la volta dell'antro.
L'acqua era meno torbida, ora.
"Se ci fosse un varco dovrei riuscire a intravederlo. Dall'esterno, qualche chiarore trapelerebbe."
Aveva respirato a dosi e a ritmo contenuti, favorito dall'immobilit e dalla volont di risparmiare ogni molecola di miscela. Tuttavia, come il display registrava, stava attingendo gi da quarantadue minuti alle minibombole. Non avrebbe tardato a percepire i primi segnali di saturazione nel filtro a solenoide, e a quel punto, a causa dell'anidride carbonica prodotta dal suo respiro, avrebbe cominciato a perdere lucidit.
Non poteva aspettare. Doveva controllare se esisteva un varco, un cunicolo sufficiente a farlo uscire di l.
Ruot il raggio della lampada, riuscendo a intravedere solo massi di ogni dimensione accatastati tutt'attorno. In certi punti sembravano giungere sino alla volta.
"Caro amico, non siamo stati schiacciati per miracolo... e se di miracolo si tratta, suppongo di doverlo a te" pens rivolgendosi per una seconda volta al dio di bronzo. "Cercher di ricambiare facendoti riconoscere, appena sar fuori, i massimi onori. Sinceramente, temo per che sia una promessa azzardata..."
Rivolgersi a Melqart poteva essere un antidoto all'ansia provocata da una situazione non solo disperata, ma del tutto diversa da altre vissute in situazioni di pericolo.
"Dobbiamo muoverci." And con la mano al bracciale dei led, trov il contatto che cercava, premette, e dai calzari uscirono le pinne. Solo nuotando gli sarebbe stato possibile superare l'ammasso disordinato di forme diverse, l'ostile selva di punte, lame e schegge che lo circondava. Alla ricerca d'una superstite via d'uscita avrebbe attraversato lo spazio della grotta sopra di esse, sfiorandole.
Restavano il pericolo dell'acqua smossa dal suo moto e il conseguente rischio di ulteriori crolli. Ma a quel punto doveva affrontare il rischio e raggiungere prima
dell'esaurimento delle minibombole la zona della volta d'entrata.
"Basterebbe una fessura tra le rocce. Magari c', tortuosa e angusta da non lasciar trasparire riflessi dall'esterno ma sufficiente per lasciarci sgattaiolare fuori."

Ore 7,30 - Sulla Poexado, al centro comunicazioni.
Paolo era davanti alla porta blindata che dava accesso a due settori. Quello degli impianti di comunicazione e quello per il controllo per le operazioni di ricerca geologica, sondaggi, perforazioni ed estrazioni di kimberlite, cervello coordinatore d'ogni comando proveniente dal- l'operation room, dai rimorchiatori di supporto e dalle disposizioni impartite da lontano: da San Paolo e Johannesburg, a loro volta collegate con i satelliti meteorologici e geologici.
Accanto all'avviso originale e incomprensibile applicato dal cantiere coreano costruttore della nave, sulla porta blindata ne erano visibili altri in inglese e in portoghese. Vietavano l'ingresso a chiunque non fosse addetto agli impianti.
Paolo esit. Violare o no l'interdizione?
Era sconvolto. Al risuonare dell'allarme rosso s'era precipitato fuori della cabina, correndo in plancia comando, nei corridoi, sul ponte, afferrando brandelli di conversazione nella generale agitazione. Dal Dois rimbalzavano notizie drammatiche e contraddittorie; nessuno sembrava in grado di formulare risposte precise sulla sorte di Arnei. L'incidente al professore era grave? Doveva pensare al peggio?
Aveva visto trasportare in infermeria Sunta, priva di conoscenza. Ma probabilmente non  in gravi condizioni ripeteva l'infermiere a chi gli chiedeva della ragazza. Lui, comunque, non era stato ammesso alla sua presenza, e questo aggiungeva turbamento al turbamento.
Poteva chiedere d'essere trasbordato sul Dois? Ma a che titolo?
Quando, mezz'ora prima, aveva cominciato a circolare la voce sulla morte certa di Arnei, s'era chiesto se fosse un suo dovere avvisare l'universit. Aveva presto scartato l'idea; inutile farsi carico di una notizia che avrebbe creato agitazione tra i colleghi del professore, ma soprattutto dolore alla famiglia. Gli era sembrata invece una buona idea cercare un contatto e avvisare confidenzialmente dell'accaduto la professoressa Morasky, collega e amica di Arnei da tanti anni. I due s'erano pi volte cercati, negli ultimi giorni; adesso era urgente anticipare alla Morasky quanto stava accadendo.
Vinta ogni incertezza, super una prima e una seconda porta dell'area proibita agli estranei.
La terza sembrava ermeticamente chiusa, ma azzard una mossa che per il suo carattere avrebbe normalmente scartato. Impugnato il maniglione d'acciaio brunito, spinse e si trov in un ambiente fitto di strumenti tutti in funzione, a giudicare da lampeggii e ticchetti. Un addetto ai servizi era piazzato di fronte a una mastodontica consolle. Paolo si scus con lui e si present come assistente dell'archeologo italiano. L'altro rispose che lo sapeva e gli chiese se ci fossero novit sull'incidente.
Pessime, per ora, ma credo che si debba attendere l'esito di un'ultima ricerca sottomarina.
Posso esserti utile?
Tu o un tuo collega avete ricevuto una chiamata da Haifa, ieri sera?
Il tecnico fece scorrere una serie di dati sullo schermo del computer. Le chiamate notturne erano poche, il nome di Sarah Morasky risult due volte.
Vorrei che componessi quel numero e la chiamassi. Debbo parlarle.
Immagino che tu lo sappia: da due ore vige la disposizione di non trasmettere nessuna notizia da bordo senza autorizzazione dallo staff dirigenziale.
La dottoressa Morasky non  una giornalista. N avrebbe alcun interesse a divulgare notizie buone o cattive.  una collega carissima del...
Ho avuto un ordine preciso.
Ti capisco, ma insisto: non solo si tratta di una vera sorella, per il professor Arnei, ma  anche un'esperta tra le maggiori al mondo di tecnica subacquea. Per di pi  una forza della natura. Hai presente Sigourney Weaver in Alien? Un tipo cos potrebbe aiutare, suggerire...
Ne hai parlato con uno dei boss? Con Van Oost o con Balporf?
Sono sul Dois, credo.
Li chiamiamo e glielo chiediamo.
Non occorse pi di un minuto. Appena la domanda di Paolo giunse agli interpellati, rimbalz un perentorio no, e il tecnico si strinse nelle spalle. Mi spiace, non posso aiutarti.
 un errore... Forse la Morasky troverebbe una soluzione, saprebbe dirci cosa fare.
Ti capisco. Ma io debbo attenermi a ordini precisi...
Rifiutare l'aiuto della Morasky potrebbe significare la fine d'ogni speranza per il mio professore ribatt Paolo in tono lugubre.
Il telefonista rimase interdetto. Gli occhi di Paolo luccicavano, la voce s'era incrinata.
Senti... io posso darti un consiglio sussurr. Purch resti tra noi.
Dimmi.
Mi risulta che al professore fosse stato assegnato uno dei pochi alloggi con telefono satellitare diretto. Se hai la chiave della cabina, con quell'apparecchio puoi chiamare anche gli astronauti russi nella loro stazione spaziale. Della Morasky ti posso dare il numero di casa, dell'universit e del cellulare: sono registrati sin dalla sua prima chiamata.
Paolo cambi espressione.
Grazie, sei un amico.
Avevano entrambi poco pi di vent'anni. Tutto sommato era normale che si fosse stabilita una certa complicit, fra di loro.
Entrato nella cabina, Paolo ebbe un ultimo dubbio, prima di comporre il numero. Non credeva davvero a quanto poco prima aveva ipotizzato, e cio che la Morasky avesse un suggerimento utile per salvare Arnei. D'altra parte era del tutto improbabile che divulgasse la notizia. Ma se qualcuno avesse intercettato la conversazione e avesse poi parlato dell'incidente? In Israele i telefoni importanti venivano controllati...
Era un rischio, ma doveva correrlo.
Mezz'ora dopo parl con Haifa.
Rimase stupito, in un primo momento, dalla freddezza di quella donna a una notizia cos tragica. Ma proseguendo il botta e risposta di una conversazione a monosillabi, si rese conto di quanto quella reazione fosse solo di facciata. Infatti lei concluse in modo imprevedibile. Prendo il primo aereo; m'arranger per arrivare da voi al pi presto.

Dalle 7,20 alle 7,30 - Nella grotta.
Marco non aveva aumentato il ritmo della respirazione, ma non era solo il display a segnalare un livello ormai basso della pressione nelle minibombole n il lampeggiare di un led a comunicargli l'allarmante indebolimento del filtro selenoide. Era lui stesso a sentire la dose di co2 crescere a ogni boccata mentre i polmoni chiedevano ossigeno per bloccare l'intossicazione. Stava correndo il rischio d'una perdita dei sensi senza averne i sintomi; l'anidride carbonica poteva farlo crollare nell'incoscienza di colpo, prima ancora che la riserva fosse del tutto esaurita.
Doveva trovare una soluzione. Nei dieci minuti precedenti, con l'acqua che andava schiarendosi, aveva frugato nei meandri della frana, arrendendosi all'evidenza: dove fino a poco prima s'apriva la bocca d'uscita della caverna adesso s'innalzava una barriera troppo compatta per lasciargli la speranza di trovare un varco.
Solo con l'intervento di soccorritori dall'esterno, aiutati da un mezzo meccanico potente, si sarebbe forse potuto rimuovere qualcuno dei tanti macigni. Ma sarebbe stato comunque troppo tardi.
"Sai, sto vivendo uno dei peggiori... anzi, il peggior momento nella lunga vicenda delle mie immersioni" disse tra s a Melqart, ma in realt a Simona. "A poca distanza dalla superficie, forse a poche decine di metri dai miei soccorritori..."
Si ordin di non perder tempo in inutili considerazioni. Meglio utilizzare la rabbia di sentirsi in trappola come stimolante per riuscire a guadagnare tempo in attesa di un eventuale soccorso.
Un'ipotesi balen improvvisa. Incerta, forse disperata, ma non ne aveva altre, e non gli restava che metterla alla prova. Se avesse risalito massi, tufi e ceneri, nuotando sin dove la frana sfiorava la volta, e se lass avesse trovato una nicchia, avrebbe forse avuto qualche probabilit di resistere pi a lungo di quanto gli concedevano le minibombole. Poteva esserci aria da respirare, se anche qui si era verificato il fenomeno del quale era stato testimone in tante spelonche visitate da speleologi muniti di autorespiratori ARA. Le loro bombole, scaricando in ambienti chiusi decine e decine di litri d'aria, li accumulano nella volta, sino a formare una grande bolla.
In quella massa fluttuante, i subacquei potevano emergere con il capo, togliersi la maschera e compiere la loro ricerca come se fossero all'esterno.
Questo ricordava. E ora si affidava alla disperata speranza che qualcosa di simile fosse accaduto anche nelle ostili viscere di Teimada. L erano penetrati i sub di Evandro, e nell'affanno del lavoro di recupero, tutti e quattro avevano respirato tumultuosamente, emettendo molta aria dagli erogatori. Successivamente anche Sunta aveva scaricato bolle d'aria, pur se in quantit minore. Il tutto poteva aver accumulato lass, nel punto pi alto, una piccola riserva sufficiente ad allungargli la resistenza di molti minuti.
"Se sono fortunato potr approfittarne" pens.
La sua non era stata un'intuizione sbagliata.
Cos come le acque d'un lago alpino brillano tra le montagne, nell'inversa ottica del mondo subacqueo il raggio della torcia provoc nel culmine della caverna un improvviso riflesso. Lass brillava un laghetto d'aria.
Vi emerse e non tard a calcolare che sommando quanto espirato dai sub e da Sunta al rimanente delle sue minibombole, subito chiuse, poteva sopravvivere ancora un'ora o forse pi. Una squadra di soccorso avrebbe potuto farcela, prima di allora.
Si rivolse col pensiero al dio nel marsupio. "Tu non conosci Juv; quello, pur di tirarci fuori di qui, riuscir a sventrare l'intero vulcano."

Stessa ora - Fondale esterno.
Il mastodontico H3 stava coprendo gli ultimi metri che ancora lo separavano dall'area del crollo. Aveva impiegato quasi due ore a giungere fino a quel punto.
A bordo del Dois e della Poexado, chi si trovava ancora davanti ai teleschermi per seguire l'operazione era combattuto tra pensieri contrastanti, taciuti o appena sussurrati. I pi non credevano nel salvataggio dell'uomo imprigionato dalla frana, ed ebbero conferma del loro pessimismo quando la telecamera mostr una visione ravvicinata del crollo; immagini torbide, confuse, ma sufficienti a far imprecare Margaret Row. Nemmeno un Ercole tecnologico come il nostro riuscirebbe a smuovere rocce di quelle dimensioni.
La riflessione di chi si intendeva di scavi sottomarini diede il via ad altre. Di piet, di rabbia, di sconforto.
Poco dopo, da bordo, si comunicava ai sub gi in posizione e a Juv accanto a loro che di l a un minuto si sarebbe trasmesso l'ordine all'H3 di tastare le rocce con radar e sonar per poi tentare lo scavo.
Balporf sussurr il suo pensiero all'orecchio di Van Oost. Accettiamo quest'ulteriore perdita di tempo per cercare il corpo di quel disgraziato. Riportarlo a bordo ci offrir il vantaggio di recuperare la statuetta, con il conseguente bel gesto di consegnarla all'esimio senatore Peixoto. Se lo rimandiamo a casa soddisfatto sar un ottimo ambasciatore, per noi. Il suo intervento ci far confermare dalle autorit il permesso di estrarre i dannatissimi diamanti...

Dalle 7,31 alle 7,46 - Sacca d'aria.
L'eco d'un primo segnale esterno. Marco lo ud debole e lontano. Ancora due minuti e lo percep con pi chiarezza. Da quando galleggiava nella sacca d'aria aveva aperto
lo sportello in perspex davanti al viso; poteva cos cogliere anche il minimo suono.
Acu l'udito.
Dalla roccia sovrastante cadevano a ritmo regolare gocce d'umidit concentrata, rumore minimo ingigantito nel riverbero d'uno spazio angusto. Come il battito d'un orologio, scandivano un tempo breve tra la vita e la morte, le poche decine di minuti in cui avrebbe consumato l'ossigeno presente nella bolla d'aria e il poco che restava nelle bombole.
D'un tratto percep un suono. Remoto ma preciso segnale per l'orecchio di un esperto in sofisticate ricerche sottomarine.
Nel profondo dell'antro dov'era naufragato, gli giungeva il soffocato ronzio di un motore possente. E udiva chiaramente alcune mutazioni di tonalit... pi roco, meno roco. Echi di una manovra in corso, che d'improvviso cessarono.
Subentr per altri interminabili secondi, per un intero minuto, un silenzio assoluto. Poi il lavoro di quello che doveva essere un ROV di tipo pesante riprese, per cessare subito dopo.
L'autocontrollo di Marco stava per essere vinto nell'alternarsi di questi segnali contraddittori.
Il rumore dall'esterno di nuovo mut. Echeggiava diverso e profondo, ora.
"Stanno per mettere in azione una benna, s' acceso il secondo generatore" pens.
Ragionava, ma sentiva annebbiarsi i pensieri, come se rallentassero. Era l'effetto della co2. Ormai anche nella bolla d'aria ne respirava dosi crescenti. Ossigeno ne restava poco.
Ebbe un sussulto di lucidit, e quanto ordin a se stesso gli cost grande fatica. Alzato un braccio, chiuse la visiera e torn alla respirazione interna, sperando di attingere a un residuo delle bombole, succhiando un'ultima riserva. Potevano garantirgli ormai poche altre boccate, ma chiudere il casco era comunque una giusta precauzione. Se la benna fosse riuscita a rimuovere uno dei massi che lo muravano vivo, all'interno della grotta poteva accadere di tutto: l'acqua salire di livello, altre rocce rotolare. Era probabile un definitivo cedimento della volta. In ogni caso, nello sconvolgimento sarebbe svanita la sacca d'aria e poteva aprirsi una fenditura, con l'irruzione d'una massa di fango che poteva soffocarlo.
Di certo, per effetto dei colpi di benna, qualcosa stava per accadere.
Era pronto al peggio.
Sordo, all'interno del casco, non ud il rumore intensificarsi. Accese la lampada per indicare la sua posizione ai sommozzatori, se mai si fossero addentrati alla sua ricerca. Improbabile, ma se con loro era calato in mare Juv, la speranza di venire raggiunto aumentava.
Nell'acqua immobile, la torcia illumin un'improvvisa increspatura, quasi l'effetto d'un impossibile soffio di vento. Subito dopo, dalla volta presero a sbriciolarsi e a cadere grumi di roccia e minuscoli frammenti di tufo.
Improvviso, sopraggiunse un possente scuotimento.
Marco appoggi le mani alle pareti laterali.
Tutto si sarebbe risolto in pochi istanti. Lui era pronto. Anche a morire.

Minuti prima e dopo - Fondale esterno.
Juv distava in linea retta dal punto nella grotta dove Marco era sepolto non pi di ottanta, forse cento metri.
S'era piazzato davanti ai resti di quello che era stato il varco d'ingresso dell'antro, dove le rovine apparivano tali da escludere ogni possibilit di uscita per un prigioniero, semprech fosse ancora vivo.
Con l'ostinazione alla quale ricorreva in casi disperati, decise di passare all'azione affrontando difficolt che si prospettavano immani. E rischi sicuri ma imprevedibili.
Sto osservando trasmise all'interfono. Per scegliere quale roccia smuovere voglio il consiglio del geologo.
Entr in contatto Ribeiro. Fissando il monitor, cerc di interpretare le immagini trasmesse dal fondo. Juv lo aiutava, descrivendo con chiarezza quel che l'altro poteva osservare solo confusamente.
Da quanto vedo, se l'H3 afferra e sposta un macigno sbagliato pu venire gi tutto, e anche lei sarebbe in pericolo. Penso che sia meglio rinunciare all'operazione.
Signor Ribeiro, non faccia l'indovino. Sputi il suo consiglio subito oppure scelgo io.
Forse Van Oost e Balporf in quel momento ebbero la tentazione di riprendere il controllo diretto del ROV dalla superficie, isolando il telecomando che stava per essere manovrato da quel pazzo d'italiano. Ma Ribeiro, ripreso contatto con l'uomo immerso, anticip un suggerimento.
Dovendo scegliere, tenti di spostare la roccia che intravedo sul monitor all'estremit destra dell'ammasso crollato. Le altre mi sembrano di origine tufacea; strette dai denti della benna del dinosauro si sbriciolerebbero. Quella, se come penso  lava solidificata, offrir maggiori probabilit di resistenza alla manovra.
Se Juv avesse potuto immaginare quanto Ribeiro si sbagliava, il pulsante ON del telecomando stretto nelle mani non sarebbe mai stato premuto. Invece lo schiacci subito, e un ordine venne automaticamente impartito al braccio operativo del grande ROV. Nella sua enorme pinza da estrazione si concentr la forza destinata a smuovere il masso all'estrema destra dell'arco.
L'effetto fu catastrofico.
A occhi sbarrati e retrocedendo, Juv e i due sommozzatori ebbero solo il tempo, per pochi istanti, per vedere lo sgretolamento del masso afferrato dalla benna. Il resto scomparve nel nulla. Si era ripetuto lo sgretolamento di una massa nella quale detriti, fango e rocce, disfacendosi, rendevano dense e torbide le acque di un vasto tratto di mare.
Simultaneamente - Nella volta e oltre
Dopo il primo tremore, un tufo della volta si era sfaldato, segno di un sommovimento pi grave. Stanno venendo a prenderci aveva sussurrato Marco a se stesso e al dio adagiato nel marsupio. Non sbagliava in merito alle intenzioni dell'quipe di salvataggio, ma al risultato di quel tentativo credeva poco. Con una mano protesse il perspex del casco e con l'altra strinse a s la torcia.
Appena a tempo.
In un'immagine istantanea la sacca d'aria svan nel nulla mentre l'ultimo raggio della torcia illuminava lo sgretolarsi della volta.
Nel buio assoluto, lo invest un risucchio d'acqua, pietrisco e fango e si sent scagliato verso l'alto, mentre il corpo roteava in un rigurgito d'acque e un tempestare di sassi.
Perse i sensi, non sent alcun dolore. Era precipitato nel nulla.
Il tempo, in simili momenti, non  misurabile. Potevano essere trascorsi pochi minuti o solo pochi secondi, prima del ritorno in s.
Intravide riflettersi nel casco qualcosa di indefinibile. Un'illusione? Era gi morto? Strano, non avvertiva alcun dolore, eppure era stato percosso, sbattuto, rovesciato. Ancor pi strano che vedesse qualcosa, bench ricordasse che la torcia s'era spenta al momento del finimondo. Perch adesso s'accendeva a scatti?
Tent di muovere il braccio destro, per vedere il bracciale dei led e il quadrante dell'orologio. Non ci riusc e prefer non insistere nello sforzo, perch a ogni movimento lo trafiggevano soprassalti di dolore alla spalla.
Mosse le gambe e inarc la schiena per alzarsi e liberarsi da quanto lo tratteneva. Ancora una volta era immerso in un denso miscuglio di acqua e melma dove continuava a ripetersi un debolissimo lampeggiare.
Si raddrizz e riusc finalmente a svincolare il braccio imprigionato dal guanto della mano destra, trattenuta dalla cinghietta della torcia. La trasse a s ed ebbe la conferma di averla spenta. Contorcendosi, liber dalla melma il bracciale di controllo sul braccio e cap da dove provenivano i guizzi di luce. Erano lampi di un led d'allarme deboli ma sufficienti a lasciargli intravedere le pareti d'una sorta di tana. Immagini sfuocate, e la strana sensazione di galleggiare. Met del suo corpo era fuor d'acqua.
La muta lo sosteneva oppure i piedi poggiavano da qualche parte?
Non riusciva a stabilire un contatto fra il suo corpo e il luogo dove si trovava. Fitte lancinanti gli trafiggevano il cervello a ogni guizzo della luce intermittente. Il perspex davanti al viso, nel rifletterla, la moltiplicava.
"Sto perdendo del tutto conoscenza" riusc a pensare, ma nello stesso istante comp istintivamente il gesto che lo riport in s. Azion il comando per la riapertura del casco. I suoi sensi avevano intuito che se galleggiava sino al petto, da quel punto in su era in uno spazio vuoto.
Respirare non gli diede un sollievo immediato; torn lucido solo lentamente, aggiungendo respiro a respiro. Ma svaniva il cerchio doloroso alla testa, si dissolveva la foschia dei pensieri, fino a fargli comprendere il perch del suo stordimento: sino a quel momento aveva respirato le ultime molecole d'ossigeno dalle minibombole, e il filtro, ormai esaurito, stava consentendo all'anidride carbonica di ucciderlo.
Respirava, tornava a vivere.
Il lampeggiare del led relativo alla decompressione aument d'intensit, segnalando allarme d'embolia. Una decompressione troppo veloce? Stupito, lesse sul quadrante del profondimetro l'indicazione secondo cui si trovava... a zero metri! Dalla grotta, quando galleggiava nella bolla d'aria, ne aveva risaliti quaranta? E per di pi in fretta, troppo in fretta, come segnalava lo strumento mettendolo in guardia.
Affamato d'ossigeno, respirava con troppa precipitazione. Ebbe un giramento di testa. Si sent mancare.
Poi piano piano si riprese, senza una precisa cognizione del tempo. Lo assal all'improvviso un conato di vomito.
Premonizioni d'embolia? Prodromi di una generale paralisi, si disse... Ma si sment subito da solo, riflettendo sul fatto che non percepiva formicolii alle gambe e alle braccia. Sarebbero stati altri sintomi allarmanti. Per controllare la presenza di un altro inconfondibile sintomo, chiuse e apr prima un occhio, poi l'altro, e gli sembr di vedere bene.
Niente embolia, quindi, malgrado quel tuffo al contrario da un fondo di quaranta metri sino a livello zero.
Doveva veder meglio attorno a s. Il movimento per alzare la lampada gli strapp un mugolio; sopportando una fitta dolorosa alla spalla colpita alla prima caduta dei massi riusc ad allungare la mano e a trovare il pulsante.
Lo premette, la torcia s'accese e illumin il volto della statuetta. In quel rovesciarsi e raddrizzarsi, il bronzo era quasi uscito dal marsupio e s'era di nuovo coperto di fango. Liberi erano rimasti solo gli occhi. Sent il suo sguardo puntato su di lui.
"Dunque sei salvo e io sono salvo... ma essere sepolti in questo buco maleodorante significa essere salvi?"
Il led d'allarme intanto s'era spento. Nel quadrante era apparso il segnale inserito in ogni apparecchiatura del genere, il simbolo stilizzato di un aereo. Suggeriva prudenza dopo un'emersione, specie se rapida, pericoloso volare prima di 12 ore. Raccomandazione beffarda, in quel momento.
Non riusciva a ricordare nulla di preciso su quanto era accaduto dopo il finimondo provocato dalla malriuscita manovra tentata per liberarlo. Il vuoto di memoria lo faceva fluttuare in un tempo indefinibile.
Se da una profondit di circa quaranta metri era salito a zero, la sola spiegazione possibile era che fosse stato coinvolto in una spinta della colonna d'acqua espulsa violentemente a causa della pressione generata dal crollo. L'antro, rovinando su se stesso, senza offrire all'acqua una via d'uscita verso il mare l'aveva spinta in alto, e il suo corpo era stato sollevato fino a quota zero.
Se quest'ipotesi era plausibile, lui si trovava adesso al livello del mare, ma dentro la montagna. Evidentemente le rocce, colmando del tutto la caverna, avevano esercitato una potente pressione sulle acque chiuse al suo interno; e poich i liquidi non si comprimono, quella massa aveva spezzato la volta, creando uno sfiatatoio verso l'alto.
Era credibile una simile ricostruzione degli eventi? La risposta aveva comunque poca importanza. Certa era solo la sua posizione in quel punto, a quota zero, dove s'allargava un canale tra le rocce, forse uno degli sfiatatoi del vulcano. Un neck, un camino creato dalla lava raffreddatasi dopo un'eruzione.

Ore 10,05 - Plancia comando della Poexado.
Gli occhi di Juv erano fissi in quelli di Marco.
Il Marco di sempre. Marco da lui salvato da un'embolia, Marco che bacia Simona, che sfida l'alta profondit, che insegna alla figlia come immergersi. Marco che abbatte l'elicottero dei terroristi, che grida e urla sul campo del calcetto, che abbraccia Sarah dopo l'incontro con l'Architeuthis, che salva un dissidente a Xuang Chi. Marco capace come nessun altro di lavorare, di divertirsi, di infuriarsi, di spiegare...
Signor Juv, mi ascolti.
Accanto a s aveva il comandante della Poexado e tutto
lo staff.
Come ufficiale superiore e responsabile civile della missione, incombeva a Tessoa l'ingrato compito di comunicare alle autorit pi vicine la morte in mare dell'archeologo italiano Marco Arnei.
Indicheremo l'ora del decesso. E come causa, un'improvvisa frana di imprevedibili proporzioni disse a Van Oost e a Balporf. Voi, come responsabili dell'impresa, dovrete successivamente redigere una relazione dettagliata da consegnare in tempi brevi alle autorit brasiliane e italiane. Allegate anche le relazioni geologiche ed ecologiche redatte dai signori Ribeiro e Oliveira.
Si rivolse all'uomo che sembrava non averlo ascoltato.
Comprendo il suo stato d'animo, signor Manunzi. Debbo per chiedere anche a lei una relazione sull'incidente costato la vita del suo collega e connazionale a lei e a tutti noi molto caro.
Gli sguardi dei presenti si posarono su Juv e sul giovane assistente universitario a lui vicino.
Inutile dirvi quanto sia addolorato da questa disgrazia continu Tessoa avanzando di qualche passo e stringendo la mano a entrambi.
Gli altri aggiunsero qualche parola e a loro volta si fecero vicini. Impietriti, i due strinsero meccanicamente la mano a tutti. Paolo mormorava ringraziamenti sommessi. Juv, invece, non parlava n ricambiava gli sguardi di chi
lo avvicinava.
La fatalit ha sconfitto un'organizzazione perfetta mormor Van Oost.
Tutto era stato preparato ed eseguito secondo i piani previsti e attuati di comune accordo aggiunse Balporf.
Tutto meno uno... Juv s'era scosso. Laggi  stato commesso un errore imperdonabile.
Alla battuta Balporf reag cambiando espressione, e lo prese per una spalla. Ehi, cosa vuoi insinuare? Se pensi di accusarci...
Lo sbaglio  mio, ingegnere. Solo mio.
Lascia perdere, non prenderti una colpa che non hai. Paolo tolse la mano di Balporf dalla spalla dell'amico e si rivolse a Van Oost. Il signor Juv si riferisce alla sua intenzione di immergersi al posto del professore. Hanno discusso duramente per questo...
Dovevo impormi, e invece non l'ho fatto. Dovevo legarlo, chiuderlo in cabina... La voce s'era rotta. Sembrava impossibile, ma quell'uomo dai modi bruschi e spicci pareva sul punto di piangere.
Nell'imbarazzo generale, Tessoa riusc a farsi ascoltare. Le parlo da uomo di mare, signor Juv. Capisco quale dolore stia provando, ma adesso si faccia forte perch l'attende una prova difficile, e non mi riferisco alle poche righe di relazione che le ho appena chiesto. Fece una pausa, mentre cercava le parole giuste. Solo lei, fra tutti noi, pu affrontare un compito delicato e molto doloroso. Dev'essere pronto a dar prova della fermezza che certamente ha gi dimostrato in occasioni difficili. Io parlo male l'italiano, e non posso assumermi quel compito. Deve telefonarle lei.
S, lo so. Il compito spetta a me. Debbo trovare la forza...
Occorre trovarla subito, signor Juv. Entro pochi minuti il dovere m'impone di comunicare alle autorit notizia della disgrazia. Appena si diffonder, si scatener il finimondo, sia per la notoriet del professore, sia per le circostanze drammatiche dell'incidente. E lei...
E io, prima che venga a saperlo da altri, debbo avvisare la moglie del professor Arnei.
Si immagin al telefono. Ud la propria voce atona e priva di sentimenti. "Pronto, casa Arnei? Sei tu, Simona? Debbo darti una notizia, una brutta notizia. Marco  morto oggi, sepolto da un milione di metri cubi di sassi. No, non potr riportarti il suo corpo. Tuo marito debbo abbandonarlo laggi, dentro quella stramaledetta isola... Vuoi sapere com' accaduto? Sono stato proprio io a ucciderlo, con le mie mani. Ho premuto un telecomando e ho dato il via al finimondo... No, Simona, io non sono ferito; nemmeno un graffio, n un'ammaccatura.  solo lui la vittima di quest'operazione, il suo amico Juv non era con lui. Lo aveva lasciato solo."

Ore 10,18 - Interno del neck verticale.
Sotto di lui, la colonna d'acqua e fango spinta verso l'alto come da uno stantuffo. Tutt'attorno, il raggio della torcia, bench indebolito, illuminava lave pietrificate, butterate da incavi e spuntoni, uniformemente nere e lucide. S'erano formate al tempo in cui la lava gorgogliava, sprofondava ed emergeva attorno al vulcano vivo. Quando le colate si raffreddavano e vuoti canali si formavano, labirinti nel corpo del cratere.
Marco cercava di farsi tornare alla mente altri dettagli, e gli parve di ricordare la voce di Ribeiro. "... in un vulcano morto i neck sono verticali, aperti dal basso verso l'alto secondo il flusso della lava in eruzione prima di raffreddarsi."
Ma dove lui era stato scagliato, il neck sembrava finire. Non si scorgevano vie di fuga, tra quelle forme lisce e compatte come vetro.
Scrutandosi attorno, sopra e in basso, lo sguardo inevitabilmente sfior di nuovo il volto di Melqart. Rimase un istante perplesso; qualcosa sembrava diverso.
Tenne la lampada fissa. Il fango! mormor.
Nel finimondo dei crolli, quello che si era accumulato tra riccioli, bocca, naso e barba del dio, era sparito.
Lo stava fissando ancora quando sul bronzo cadde una goccia d'acqua. Nemmeno un secondo e ne cadde un'altra, e un'altra ancora. Nel vederle cos lucenti e limpide, Marco s'accorse di aver sete. Un'infernale sete.
Si spost, alz la testa, spalanc la bocca. Preziose stille, non salate come aveva temuto, ma dolci, gli cadevano in bocca con un vago sapore di zolfo.
"Rester qua sotto a bere sino a ubriacarmi. Il tempo non manca..." Deglutiva le avare razioni, la torcia puntata sulla fessura per non perdere il punto di provenienza dello sgocciolio, seminascosto tra lame di lava sovrapposta. Ogni goccia rimandava, abbagliante, il riflesso della lampada.
Spost con attenzione i piedi da una roccia a un'altra. Voleva centrare meglio la fenditura gocciolante, e nel farlo si accorse che la volta sembrava piegarsi in una sorta di gomito.
Spost il raggio di luce e osserv meglio. Qualcosa si nascondeva sopra di lui, dietro quella curva di pietra lucente.
Lass la fessura del camino nel quale era stato scagliato continuava a salire. Volle subito illudersi: forse quella via proseguiva verso un punto d'uscita? Dimentic di essere stato sul punto di arrendersi.
Proteso verso l'alto, introdusse nella crepa prima la lampada, poi il capo. Con uno sforzo si iss e s'infil sino al petto, attento al marsupio rigonfio; il condotto era talmente stretto che temeva di non riuscire a passare.
Aveva sete non solo d'acqua, adesso, ma di libert, se quella era la via per evadere. S'impose di continuare a crederci per non perdere le residue forze e il ritrovato coraggio.
Poggi prima le ginocchia e i piedi su una minima sporgenza, tent di issarsi.
La bardatura, peso zero in immersione, fuor d'acqua era un handicap pesante. Cerc di rimediare ricorrendo a soluzioni d'emergenza previste da chi, ideandola, aveva considerato la possibilit di eliminare dall'attrezzatura le minibombole di riserva e le pinne inserite nelle calzature.
Senza quell'alleggerimento, non sarebbe riuscito a superare nemmeno quel primo dislivello; ma portarlo a termine gli cost altra fatica. Anche per il dolore alle braccia e alla spalla.
Gett uno sguardo al quadrante luminoso dell'orologio. "Riposer una decina di minuti" pens, cercando appoggio tra le rocce. Fin con il rannicchiarsi tra le due sporgenze, e in quel rifugio non ebbe nemmeno il tempo per constatare di essere in una posizione sicura e gi lo inghiott un abbandono profondo. Un sonno quasi ipnotico.
Quando si riebbe, tard a convincersi di non essere ancora tra sogni e incubi. Accese la torcia e la luce debole illumin il budello tortuoso e angusto che aveva dimenticato nel nulla di un riposo, secondo l'orologio, durato pi di un'ora.
Doveva reagire.
Mosse a uno a uno gli arti indolenziti e doloranti. Avrebbe dovuto sentirsi infreddolito, ma la muta sino ad allora
lo aveva protetto, opponendo la sua elastica resistenza ai colpi e al freddo delle acque sotterranee. Il tessuto interno era rimasto stabile, all'identica temperatura dall'inizio dell'immersione.
Da quanto? E quante ore gli restavano per giungere... dove? E come?
Le risposte erano l dove la fessura nella quale s'era introdotto continuava verso l'alto. Era obbligato a tentare, a salire di appiglio in appiglio su quelle pareti scivolose. Se intendeva tentare la sorte, doveva affrontare quel tunnel di specchi spezzati dove rimbalzavano e si moltiplicavano i riflessi della torcia.
Il primo movimento per issarsi fu doloroso. E non solo per l'indolenzimento dopo l'immobilit del riposo, ma perch l'attrezzatura che indossava restava pesante, malgrado si fosse liberato del superfluo.
Se voleva sperare di riuscire a salire quel budello, doveva liberarsi anche del marsupio con il reperto. Oltre che un peso, rappresentava un ingombro, posto cos di traverso sul petto.
Si puntell per staccare le mani dagli appigli e le port alla statua, al lembo adesivo di chiusura del marsupio. Per riuscire ad aprirlo ed estrarla gli occorrevano le mani libere. Trov una posizione per la lampada, incastrandola fra due rocce.
Illuminato da vicino, il volto di Melqart sfavill.
"Tu non cercare di sedurmi, di farmi cambiar idea... Sei troppo pesante. Debbo lasciarti qui. Lo so,  un errore, dopo essere riuscito a liberarti da quell'interminabile prigionia..."
Ancora gocce d'acqua. Alcune gli caddero sul capo, altre sul bronzo. Una rimase prigioniera nell'incavo di un occhio e brill.
"Non tentare di commuovermi. A me spiace pi che a te lasciarti qui. Un ritorno al mondo insieme a un personaggio quale tu sei mi avrebbe garantito almeno mezza pagina nella storia dell'archeologia."
Tent di sfilare il marsupio. Non era facile, nel poco spazio in cui lui si trovava.
La goccia d'acqua scivol via. Lo sguardo di Melqart torn metallico, duro.
"Cosa fai, ti opponi? Mi fissi minacciosamente? Guarda, io non godo della decisione che ho preso... per nulla."
Un'altra goccia, lo sguardo torn lucente.
Era un suo linguaggio? Tentava di comunicare?
"Lo so, eravamo diventati inseparabili, in queste ore."
Un lembo del marsupio era incastrato nel reperto; doveva trovare il coltello nella guaina sulla gamba e tagliarlo.
Ma il coltello non era pi l; evidentemente la guaina era stata strappata quando lui era stato rovesciato, trascinato... eppure era assicurato alla gamba meglio della statua nel marsupio.
Inseparabili noi due? gli chiese minacciosamente a bassa voce, tentando di non pensare che quel vorticare, quello sbattere sulle rocce, quell'essere risucchiati da vortici di fango non li aveva separati.
E per di pi, adesso si rivelava robusto, il lembo del marsupio rimasto incastrato. Oppure era testardo, quel piccolo essere abbracciato a lui?
Abbracciato?
"Vuoi dire che se fin qui siamo riusciti a salvarci, dobbiamo affrontare insieme anche l'estremo tentativo per uscire di qui? Questo vuoi dirmi?"
Si bilanci, si pieg sulle ginocchia, poi distese le gambe e le mosse alternativamente. Si rannicchi e poi si allung verso l'alto, fece un primo tentativo per issarsi e ci riusc.
"In fondo pesi, ma non molto. Stavo sbagliando." Un altro sforzo e si iss. "Non sar questa zavorra appesa al petto a decidere della mia sorte."
Un altro tratto di salita.
"O forse s... Come fino a ora, a decidere sembra debba essere proprio tu."
Sal un altro metro contorcendosi, obbligato a rimuovere terriccio e pietre per liberare le prese dove s'afferrava per sollevarsi.
Le mani erano protette dai guanti metallizzati, resistenti alle asperit. Gli spigoli taglienti su cui poggiava per issarsi lo avrebbero ferito, se dita e palmi fossero stati senza protezione; erano invece integri e gli consentivano di continuare, metro su metro, minuto dopo minuto. Brevi soste solo per soddisfare la sete, quando rivoli d'acqua apparivano lungo le pareti. E lui leccava quel regalo.
Ogni sorsata funzionava come un colpo di frusta, gli infondeva nuove razioni d'energia.
Calcol di avere risalito una decina di metri o poco pi quando fu obbligato ad arrestarsi.
La luce della torcia, tanto debole da fargli capire d'essere prossima a spegnersi per sempre, lasciava intravedere una sorta di biforcazione. La via della supposta salvezza si divideva in due camini.
Quale imboccare?
Se sbagliava avrebbe faticato per giungere a un punto morto... e poteva anche darsi che tutti e due i budelli finissero nel nulla.
Doveva decidere prima di restare al buio, e senza chiedersi il perch, pose l'interrogativo al compagno d'avventura. Se ne avesse avuto la forza avrebbe riso. "Con l'onniscienza di un dio, tu sai gi quale cunicolo porta alla salvezza. Quello di destra o quello di sinistra?"
Finse di avere ricevuto una risposta e decise senza esitazioni la via di destra, attribuendo la scelta al divino suggeritore non appena il condotto si allarg.
Ora la salita era pi facile, ma con la luce ridotta a fioco barbaglio doveva porre ancor pi attenzione a dove mettere le mani e a dove poggiare i piedi.
Concentrazione di azioni e riflessioni che immaginava di concordare con il compagno. Se ne avesse avuto la forza, avrebbe riso di quel dialogo assurdo per uno come lui che da sempre si proclamava scettico sull'esistenza del sovrannaturale. "Questa volta per le mie convinzioni sono scosse... D'ora innanzi creder agli di benevoli, agli UFO, all'angelo custode.
Quell'angelo custode, o quel dio alieno, parve abbandonarlo nel momento, temuto e atteso, in cui si ritrov al buio. Anche l'ultima residua energia della torcia s'era consumata.
Tent di afferrarsi a qualcosa, ma rinunci subito. Era prigioniero di quell'oscurit; impossibile proseguire alla cieca.
Il timore della fine, dell'inutilit d'ogni sforzo, torn a farsi certezza. Immobile per non rischiare una caduta cercando nuovi ma inutili appigli, doveva accettare il compiersi di un destino.
Vennero altri pensieri, e si scopr incapace di bloccarli.
"In questo budello non ritroveranno mai il mio corpo. Di questo m'importa poco, per: preferisco essere ricordato vivo da Simona e dai ragazzi, non chiuso in una cassa da morto."
Gli occhi gli bruciavano; nell'ultima ora li aveva affaticati per riuscire a vedere mentre la luce si faceva via via sempre pi fioca.
Li chiuse. Non servivano a nulla, adesso.
Mi dispiace anche per te, Melqart disse. Non tornerai tra gli uomini per essere venerato, se non come un dio, quanto meno come tesoro archeologico. Tanto eccezionale da provocare code di visitatori in tutte le citt dove saresti stato esposto.
Con rassegnazione si lasciava sprofondare nel nulla. Non era difficile, considerando la stanchezza.
Riapr gli occhi dopo un altro interminabile abbandono. Se avesse gettato uno sguardo all'orologio si sarebbe definitivamente confuso. Ma la stanchezza mortale della lunga arrampicata sembrava superata, e sent il desiderio di riprendere la salita. A tentoni? Fidandosi
delle qualit tattili delle mani? Torn a fissare il buio attorno a lui.
Il buio?
Se non stava soffrendo d'una finale allucinazione, oltre uno sperone di roccia sembrava filtrare un chiarore. Minimo, appena percettibile, ma reale, perch veniva dall'alto e non poteva esser altro se non il riflesso di uno spicchio di cielo. Evidentemente la fessura nella lava dove stava salendo giungeva sino alla superficie.
Tent di convincersi del contrario per non illudersi, ma qualcosa chiar ogni dubbio. Quello che ora stava respirando non era pi un maleodorante miasma filtrato dalle viscere della terra.
Aria fresca scendeva a refoli dall'alto. Per questo s'era riavuto.

Ore 15,30 - Cabina 38, sulla Poexado.
Signor Manunzi, non posso attendere un minuto di pi. Mi creda.
Se il comandante Tessoa era sceso nel suo alloggio e gli si rivolgeva chiamandolo per cognome dopo averlo chiamato per nome da due settimane, il motivo era preciso e grave.
Da circa undici ore Marco Arnei era entrato in acqua per una missione prevista di due. E da cinque, persa ogni ragionevole speranza di ritrovarlo in vita, s'era deciso di annunciare la sua fine.
Non era per ancora stata trasmessa la notizia alla moglie, per esplicita richiesta del diretto collaboratore dell'archeologo scomparso. Di conseguenza Tessoa non aveva diramato la comunicazione alle autorit. Juv continuava a ritardare quel momento.
La prego di attendere, comandante. Ci dividono cinque ore di fuso orario con l'Italia.
Lo so, ma...
Paolo s'inser. In Italia sono le otto e mezzo di sera.
Ci che angoscia il signor Juv  comunicare la morte del marito alla signora Arnei poco prima di notte. La condanneremo a trascorrere ore terribili da sola, distrutta dal dolore... Telefonandole domattina la notizia non sar meno tragica, ma attorno a lei saranno in molti... e noi ci saremo comportati pi umanamente.
Juv riprese a bassa voce. S, la reazione della signora Arnei alla notizia, domattina, sar egualmente disperata, ma di lei avranno cura gli amici, colleghi del marito... un medico.
Il brasiliano taceva, dopo avere scosso negativamente la testa ascoltando la perorazione dei due in piedi davanti a lui. Allarg poi le braccia e sembr parlare pi a se stesso che a loro.
Non credo di poter attendere oltre. Si tratta di responsabilit che...
Juv gli afferr una mano e lo guard fisso negli occhi.
Comandante, le offro una soluzione. Io torno in acqua subito e ci resto nelle prossime tre ore, sino a notte. Andr con la squadra d'emergenza di Evandro. Compiremo un'ultima perlustrazione del fondale antistante il crollo...
Lo abbiamo gi escluso.  inutile, e lei lo sa perfettamente.
Potr dire ai beccamorti al comando di questa dannata impresa di sentirsi tenuto a un'ultima ricerca perch un corpo  scomparso in circostanze non del tutto chiare. Lei  obbligato a firmare una documentazione, e le occorrono fotografie del luogo, con i segni evidenti del crollo... e anche una ripresa video della zona sconvolta, che noi le forniremo prima di notte. Adesso l'acqua sta schiarendo e si potr...
Balporf e Van Oost non accetteranno mai. Sentono l'urgenza di...
Sentono il pepe al culo per la voglia di tirare su diamanti e far quattrini. Questo sentono. Tessoa non batt ciglio e Juv continu con foga crescente. Prospetti ai due vampiri una responsabilit penale, se la ricerca da lei richiesta non viene fatta. Io stesso presenter denuncia tramite l'ambasciata d'Italia...
Andiamo, Juv!
Non sto scherzando.
Di nuovo intervenne Paolo. Credo che ci sia qualcosa di pi convincente da sottoporre allo staff, comandante.
Tessoa lo fiss come non lo avesse mai visto prima.
Convincente?
S, lei pu ventilare ai signori Van Oost e Balporf un'ultima probabilit di recupero del corpo di Arnei, il che significherebbe che verr in superficie il bronzetto portato alla luce dal mio professore.
La stramaledetta statuetta di quello stramaledetto dio! imprec Juv. A loro quel recupero interessa molto... ne pu dipendere il futuro della compagnia diamantfera.
Lei non ha mai pianto, signor Juv? chiese Tessoa. Era tornato a chiamarlo per nome. Non vorrei che questo accadesse adesso. Ha gli occhi lucidi.
Allora?
Allora si prepari a scendere in acqua con i miei uomini, se non piange e se davvero se la sente. Cercate di far presto. Dir a Evandro di organizzare due turni, il primo con lui e il secondo con lei. L'ultimo sommozzatore emerger quando sar quasi buio... Una pausa per un calcolo mentale. Saranno circa le sette. Un'ora dopo invier alle autorit competenti la comunicazione sull'archeologo disperso. Essendo ormai notte, non credo che Capitaneria e Gendarmeria si attiveranno per un'immediata diffusione della nota, per quanto grave. Di conseguenza la stampa sar informata a tarda notte, o probabilmente domani mattina...
E in Italia sar giorno inoltrato. Grazie, comandante!
Juv a quel punto sarebbe stato disposto anche ad ammettere di avere gli occhi lucidi.

Ore 16,35-Sul bordo del neck.
Marco si afferr quasi alla cieca a un'ennesima sporgenza e si iss verso il chiarore riflesso dalla superficie, ancora lontano.
Quel camino si rivelava di estenuante lunghezza. E vertiginosamente verticale.
Per sua fortuna, non poteva vedere il vuoto lasciato sotto di s. Da quand'era bambino soffriva di vertigini. Marco Arnei, ritenuto coraggioso oltre i limiti del normale, aveva paura del vuoto.
Comunque, non voleva vedere quello che si era lasciato dietro. Aveva lo sguardo fisso verso la parte superiore del condotto. E poteva calcolare quanto aveva ancora da salire, prima di affacciarsi all'esterno: forse un'ora. Era stremato, ma non poteva riposare; doveva giungere all'esterno prima di notte. All'improvviso si riflett nello specchio delle pareti di lava attorno a lui un lampo violento. Dopo pochi istanti echeggi un rombo lontano.
Dalle fessure sovrastanti cominci a colare acqua in quantit. Sull'isola si stava abbattendo un rovescio temporalesco, cateratte tropicali si riversavano sugli alberi, tra le rocce, e calavano nelle fessure attorno e dentro al cratere.
Come sempre ai tropici, lo scroscio fu intenso ma breve. A pioggia cessata, violenti soffi d'aria lo investirono, freschi e corroboranti.
Riprese a salire di appiglio in appiglio, di sosta in sosta, ancora per un'interminabile ora. A quel punto calcol di dover superare poco meno d'una decina di metri, prima di tirarsi del tutto fuori.
Furono i pi faticosi, ma infine si ritrov sul bordo.
Alzato un braccio per cercare un'ultima presa, qualcosa di pesante sembr cadere sulla mano protetta dall'imbottitura metallizzata esterna del guanto. Sulle dita lo schiacciamento era doloroso e non riusciva a liberarsene.
La caduta di una pietra? Il segnale di un'altra frana?
Nel dubbio, port la mano libera al casco e chiuse immediatamente la visiera di perspex, lasciando libero solo uno spiraglio per respirare. Non aveva concluso il gesto e gi una seconda pressione schiacciava il guanto. Si assicur alla roccia sottostante e si punt con i piedi per salire all'altezza della mano immobilizzata. Simultaneamente cerc di liberarla e diede uno strappo con energia.
Url, appena riusc a trarla a s.
Al guanto si stringeva un corpo avvolto in spire.
Url ancora, roteando il braccio. Sbatt mano e serpe, una volta, due, tre, contro gli spigoli di lava tagliente. L'aggressore si protese verso di lui, punt al viso, tent di mordere e trov il perspex, lasciandovi una bava di veleno.
Marco aveva chiuso istintivamente gli occhi, ma non aveva cessato di battere la mano sulla serpe avviluppata sulla roccia di fronte a lui. Colpi violenti, ripetuti in un affanno crescente, sino a riuscire ad avere ragione dell'aggressore, che aveva cercato di avvilupparsi prima a una roccia, poi al suo braccio, ma i colpi subiti dovevano averlo stordito.
Torn ad afferrare il guanto, ma con le spire frenetiche ondeggianti nel nulla. Il nulla del vuoto sottostante, il tunnel buio del neck dove, dopo un ulteriore strattone che la stacc da lui, la serpe cadde. Rimbalz da una parete all'altra e scomparve.
Con l'acqua che scorreva su una roccia, Marco ripul dal veleno il guanto e la visiera del casco.
Cerc di placare l'affanno, ma non ci riusc. Sapeva che il pericolo mortale dei serpenti di Teimada poteva riuscire a bloccare la sua sola via d'uscita.
Non cerc di ipotizzare quanti altri esseri egualmente aggressivi sarebbero apparsi tra le rocce dove necessariamente avrebbe dovuto afferrarsi per uscire allo scoperto; si rivide invece tra i consulenti scientifici dell'quipe brasiliana, ricord Samuel Oliveira, apparentemente divertito nell'illustrare a tutti le caratteristiche e le abitudini dei Bothrops. E nel lodare la combattivit delle femmine, pi aggressive dei maschi.
Chiedendosi se e quanti altri simili esseri si nascondessero tra le ultime asperit da superare, altre parole di Oliveira gli tornarono alle orecchie. "Si calcola che sull'isola vivano tremila esemplari, all'incirca."
A quel ricordo ebbe la tentazione di cambiare opinione sul suo divino protettore e gli parl senza degnarlo d'uno sguardo. Dunque m'avevi preparato questo tranello! Con due millenni e pi di soggiorno su quest'isola hai avuto il tempo di crearti una guardia del corpo fidata, nel caso che le difese geologiche, frane e maremoti, si fossero rivelate insufficienti a proteggere il tuo rifugio sino alla fine dei tempi... Nel chiaroscuro fra ombra e luce Melqart appariva diverso, il suo immobile sguardo sinistro, minaccioso. Sei infido, come tutti i fenici. Pi che giustificata la pessima fama che vi appiopparono gli antichi...
Un pensiero per scacciarne altri, pi concreti e preoccupanti. Se riprendendo la salita fosse stato assalito da moltitudini di serpi, la muta lo avrebbe difeso da centinaia di morsi? Il peso di quelle bestie avviluppate lo avrebbe staccato dagli appigli facendolo precipitare?
E se nella muta, in punti da lui non controllabili, le asperit avessero provocato uno strappo o anche solo un indebolimento sufficiente a far passare la punta di un dente?
Pericoli diversi e tutti reali, tutti temibili, ma non evitabili. Lui era senza alternativa: doveva comunque riprendere la salita.
Emerse dal cunicolo durante un altro scroscio di pioggia, un muro liquido, fitto da togliere visibilit. Per una decina di minuti rest immobile. L'acqua dilavava la sua muta, rendendola smagliante come quella di un robot da guerre stellari. E degno di un pianeta alieno gli apparve, infatti, il paesaggio attorno a lui appena il vento spazz dal cielo la nube violacea avvoltasi attorno al vulcano.
Si trovava nell'imbuto formatosi attorno al cratere di
Teimada; sotto di lui in fondo alla fiancata scoscesa dell'anfiteatro naturale intravedeva la bocca eruttiva; sopra e tutt'attorno l'anello circolare della caldera. Tutto era morto, arido, franoso.
Si trovava a eguale distanza dal fondo e dalla cima. I piedi poggiavano su una ripida china di ghiaia, sassi e schegge di pomice e di zolfo, appoggio instabile per sua natura, e peggiorato dalla pioggia.
Mosse con prudenza un passo, regolandosi sui consigli ricevuti in giorni lontani, quando l'amico alpinista Zandonella lo aveva convinto a un'escursione sul ghiacciaio dell'Adamello. "Non sar difficile" gli aveva detto. "Infilati questi larghi scarponi e fidati dei loro lunghi chiodi."
Adesso non sporgevano chiodi dagli scarponi; ma quelle calzature da palombaro erano certamente larghe quanto quelle da ghiacciaio. E come lass, inizi a poggiarle con forza sul pendio, rimuovendo e premendo a ogni passo ghiaia e detriti, sino a formare una sorta di scalino. Subito dopo vi si issava e faceva un altro passo.
A quel ritmo, per arrivare alla cima avrebbe impiegato un'altra ora, almeno. Ma al tramonto ne mancavano due. E comunque, anche se avesse voluto affrettarsi, non ci sarebbe riuscito. Bastava un passo falso per scivolare e rotolare sino in fondo.
Fu un'ultima, residua scarica d'adrenalina a evitargli di cadere all'apparizione di quanto temeva.
Non li aveva dimenticati, i rettili. Ma supponeva che non s'azzardassero a muoversi su quel pendio ripido e franoso. S'aspettava di trovarli lass, sul ciglio roccioso della caldera, dove lui, protetto dalla muta, avrebbe potuto difendersi bene, stando in equilibrio. Non come ora.
"Trovando un ramo rinsecchito a terra, potrei rotearlo e resistere ai loro attacchi sin quando dalle navi qualcuno mi vedr... semprech io riesca ad arrivare sul ciglio prima di sera. Ce la potrei fare, se questi maledetti..."
Corpi giallo-verdastri salivano strisciando verso di lui. Uno, di dimensioni maggiori, era davanti ad altri d'una decina di metri.
Come regolati da identico ritmo, tutti insieme interrompevano l'avanzata, tutti insieme la riprendevano. Si tendevano, si raccoglievano, si tendevano ancora... a testa eretta, puntavano verso di lui.
"Se avessi ancora la torcia l'userei come clava" pens Marco vedendo il primo degli attaccanti guadagnare in fretta il dislivello a lui costato fatica e tempo.
A poca distanza dai suoi piedi si ferm, una spira raccolta nell'altra, gli occhi puntati alle gambe del nemico.
Marco sapeva poco o nulla dell'organizzazione collettiva (se mai esisteva) dei serpenti velenosi in genere e di questi in particolare. Dubbioso, si chiese se quella bestia di misura doppia delle altre fosse la pi vecchia, una sorta di guida o di capo, per il gruppo all'attacco. Sul terreno infido, ogni tanto una serpe perdeva la presa e restava di qualche guizzo indietro. Ma subito recuperava terreno.
La prima racchiuse del tutto le sue spire per estendersi e colpire con forza. Poi, con un sibilo raggelante, scatt.
Riusc nel tentativo di morderlo alla gamba, perch lui non poteva muoversi in fretta; ma per lo spessore della muta non riusc a stringere. Arretr e di nuovo s'avvolse nelle spire.
Dal sibilo ripetuto con forza, Marco cap di doversi attendere un secondo scatto. Si domand se il rivestimento che lo proteggeva sarebbe riuscito a resistere a un altro morso. E se fosse stato attaccato alle braccia, o di nuovo alle mani?
Istintivamente le port al petto, e quella di sinistra si trov all'altezza della statuetta.
La strinse a s e ubbidendo a un impulso istintivo tent e riusc a trarla dal marsupio. Strano: nel precedente, insistito tentativo non c'era riuscito... Comunque la mossa non ragionata gli mise tra le mani qualcosa che poteva aiutarlo a difendersi, se la usava come una corta, pesante clava.
Il braccio sinistro non era quello dolorante. Rote il bronzo davanti alla bocca spalancata, dove una rossa, guizzante lingua appariva e scompariva tra i denti.
La testa triangolare ondeggi per decidere dove colpire, e di quella breve incertezza Marco approfitt per vibrare, appellandosi a superstiti forze, un violento colpo trasversale.
Aveva mirato alla bocca e la centr. Ma non si aspettava che simultaneamente la bestia la chiudesse sul bronzo e lo tirasse a s con strappo violento, tanto da toglierglielo dalle mani, subito dopo avvinghiandosi su quanto riteneva parte della sua preda.
"Sono perduto" fu il disperato pensiero di Marco, sentendosi disarmato e attendendo un terzo attacco. N lui n l'aggressore avevano per fatto i conti con Melqart.
Il peso del bronzo, unito ai ripetuti movimenti convulsi, fece perdere all'attaccante la presa sul terreno. Nel silenzio assoluto del momento si ingigant lo scricchiolio dei sassi e delle schegge, fondo instabile dove il serpente rotol su se stesso. Cadde all'indietro con il peso suo e di quanto continuava a stringere. Viluppo rotolante che fin addosso agli altri Bothrops.
Gli altri rettili reagirono avvinghiandosi, tentando di mordere una supposta preda, forse azzannandosi fra di loro in un delirio di ferocia. Infine divennero un ammasso appallottolato che trascin se stesso e rotol lungo la parete del cratere.
Groviglio di teste, code, corpi che Marco vide sparire, inghiottito nella bocca al centro dell'imbuto. Sul bordo roccioso il viluppo vivente aveva avuto un ultimo rimbalzo e in quel momento a lui era parso di intravedere il bronzo frantumarsi. Non ne fu certo, anche se tutto stava accadendo a poca distanza. Laggi, assieme alla frana provocata dalla rovinosa caduta, il groviglio di Bothrops era scomparso alla vista.
Marco non trasse per un sospiro di sollievo nel sentirsi salvo dal pericolo. Fissava il baratro dove un reperto d'incalcolabile valore era stato inghiottito da una voragine chiss quanto profonda. Era dunque stata inutile tanta fatica? Inutile rischiare una fine orrenda per riportare in superficie quel bronzo?
Si sorprese accorgendosi di non provare sconforto per quella perdita. Eppure avrebbe avuto motivi sufficienti per urlare di rabbia, prendersela con le serpi, con se stesso, con un destino avverso. Non aveva pi nemmeno la forza di infuriarsi?
"N posso ancora considerarmi scampato a quell'avventura" si disse. E spalanc il portello che aveva di nuovo socchiuso al primo attacco, nel timore d'un balzo del serpente verso il viso.
Respir profondamente, e gli giunse l'inconfondibile odore del mare: una ventata dall'oceano, sussurro di messaggi e vibrazioni.
Senza affanno si riemp i polmoni. Quell'aria levatasi dalle rive dell'isola gli sembrava potesse aiutarlo non solo a salire, ma a schiarirsi le idee. Si sent sereno quando intu il perch. E dopo un'esitazione si rivolse per un'ultima volta al dio venuto da lontano.
"Credevo che volessi essere salvato dalla prigione sottomarina dove giacevi, che desiderassi rivedere la luce del sole e gioissi all'ipotesi di poter essere di nuovo ammirato e onorato. Niente di tutto questo, invece. Sbagliavo. Il tuo reale desiderio era un altro, dovevo capirlo... Sarebbe bastato ricordare il tuo ruolo di protettore dei naviganti per comprendere che non potevi abbandonare l'equipaggio a te affidato. Erano tuoi figli: il comandante, il timoniere, il nocchiero, i rematori, il mozzo della nave che  giunta sin qui ed  naufragata su quest'isola. Forse desideravi che si sapesse di quell'impresa da te protetta. Ma poich giacevi tra queste rocce, accanto a una scheggia dello scafo affidato alla tua protezione, non volevi abbandonare n i tuoi compagni, n la tua barca. Dove loro giacciono, l tu vuoi restare..."
Giunse sulla china del cratere.
Doveva spostarsi sino all'orlo esterno e agitarsi, se voleva essere visto da una delle navi alla fonda e venir salvato prima di notte. Se altri serpenti lo avessero assalito nel buio, non sarebbe riuscito a cavarsela.
Prima di tentare di farsi scorgere, s'affacci per l'ultima volta sul bordo interno, dove la bocca del vulcano, in basso, era ormai confusa da ombre profonde.
"Forse verranno a cercarti, tenteranno di recuperarti. Ma laggi non ci riuscir mai nessuno. Resterai introvabile per sempre in quel meandro sotterraneo di anfratti, fessure e camini."
Si tolse dal marsupio il contenitore con il frammento ligneo, l'appesant con un sasso raccolto tra le rocce e scagli anche quello in fondo, seguendolo con lo sguardo mentre rotolava, rimbalzava e spariva nel buio del cratere.
Infine si volse verso lo specchio d'acqua dove galleggiavano la Poexado, l'Um e il Dois. Prese ad agitare entrambe le braccia, e sulla muta si riflesse la luce degli ultimi raggi di sole.
"Gli scrosci di pioggia l'hanno lavata" pens. "Se fosse ancora coperta di fango non potrei sperare d'essere visto."

Ore 18,10 - Sulle navi della VODC.
Il comandante Tessoa abbass il frangiriflesso a protezione del piccolo scrittoio del suo ufficio. Il sole era sul filo
dell'orizzonte, proprio davanti alla plancia, e lui, che detestava la luce negli occhi, non voleva averlo davanti a s nel momento in cui doveva scrivere o leggere un documento importante: la relazione sull'incidente mortale da faxare a Fortaleza di l a poco.
A parte i consueti rumori di fondo di tutte le navi, sulla flotta a lui affidata regnava un irreale silenzio. Dopo le drammatiche ore appena trascorse, ognuno era tornato nel proprio alloggio; tutti con l'animo turbato per l'accaduto, alcuni preoccupati per le conseguenze, difficili da prevedere per la VODC.
Solo Evandro e i suoi assistenti, sul Dois, erano in coperta. S'era appena conclusa con nulla di fatto la seconda ispezione nell'area antistante al crollo, ultima chance offerta all'irriducibile assistente dell'archeosub italiano, un'immersione considerata da tutti senza speranza. E infatti il corpo del professor Arnei non era stato recuperato.
N Juv n chi gli era vicino poteva vedere la sommit del vulcano di Teimada; il rimorchiatore su cui si trovavano era troppo sottocosta per consentire, a chi avesse alzato la testa, di scorgere l'anello roccioso attorno al cratere.
Fu invece qualcuno a bordo della nave maggiore a gettare casualmente uno sguardo in quella direzione. Il capocuoco Agnaldino (a onta del diminutivo, un gigante di centoventi chili) aveva da poco concluso la preparazione della cena da servire in mensa e si concedeva un meritato riposo, soddisfacendo l'unico piacere fisico concessogli dall'et: sgusciare in uno dei ponti inferiori della nave, stringere tra le labbra un mozzicone di sigaro, accenderlo e aspirarne qualche boccata. Il che era proibito sia dal suo medico, sia dal severo regolamento di bordo.
Alzato lo sguardo, seguiva le volute di un fumo denso e azzurro in una contemplazione riposante destinata a durare una decina di minuti, se non fosse stata interrotta dal
lo scoccare di un lampo lontano. E da un secondo, pochi istanti dopo.
L'uomo strinse le palpebre per vedere meglio. Nella luce tenue del tramonto, i bagliori si ripetevano insistenti. Non poteva trattarsi di fulmini, perch le nubi pomeridiane erano lontane. E poi erano balenati dalla cima di Teimada. Agnaldino si chiese se per caso stesse accadendo qualche fenomeno vulcanico. Aveva sentito qualcuno parlare di un risveglio dell'attivit, e i marinai parlavano di frane, maremoti, crolli...
No, perdio, lui era vecchio, per riteneva di godere d'una vista sufficientemente buona. Lass, minuscolo ma ben distinguibile, gli sembrava di vedere un astronauta... o un palombaro, anche se questo era impossibile. Comunque un uomo agitava le braccia sull'orlo del cratere. Su questo non ebbe dubbi.
Spense e s'infil il sigaro nella tasca del grembiulone bianco, di corsa torn sottocoperta, afferr un citofono e chiam il sottufficiale di servizio.
Di l a pochi secondi Tessoa schizzava all'esterno della plancia, afferrando il primo binocolo a portata di mano. E ancor prima d'essersi appoggiato alla murata mise a fuoco qualcosa che lo fece esplodere in tale urlo di sorpresa che l'ufficiale in seconda, senza attendere l'ordine, picchi un pugno sul pulsante rosso della consolle e fece scattare per la seconda volta in quel giorno l'allarme generale.
Dopo pochi secondi un vociare cominci a udirsi da vari ponti e dalla coperta. E sal, mutandosi da un confuso mormorio in un coro di grida. Molti correvano, altri s'arrampicavano sulle torri metalliche, tutti indicavano il punto dove a tratti brillava una muta metallizzata. Quella dell'uomo che doveva essere gi morto, sepolto sotto tonnellate di roccia e cenere.
Il sole scomparve, cessarono i lampi di luce. Contemporaneamente esplosero le sirene di tutt'e tre le unit alla fonda. Concerto godibile anche sulla sommit di Teimada, moltiplicato dalla cassa armonica del cratere vuoto.

L'indomani a San Paolo - Aeroporto internazionale.
E adesso chi te lo rimborsa il biglietto?
Per me  un altro, il problema: tornare indietro con voi, sopportarvi per tutte le dodici ore e mezza del volo. Sommate a quelle appena trascorse per coprire questo inutile viaggio, ne uscir distrutta.
Distrutta lo sembri gi...
Occhiaie, pallore, occhi arrossati: Sarah era apparsa irriconoscibile a Juv e a Marco. E lui non era riuscito a fingere. Non sembri davvero nella tua migliore forma.
Gi, sei bello tu. Con un braccio al collo, leggermente zoppicante, bianco come uno zombie.
E infatti sono un zombie! Se tu dimenticassi il tuo allucinante egocentrismo...
Li interruppe un ruggito di Juv. Alt! Stop! Piantatela con le punzecchiature appena vi trovate uno di fronte all'altra. Stiamo tutti e tre scoppiando di felicit e voi cazzeggiate.
Alz entrambe le mani al cielo. Non vi consiglio di baciarvi sulle guance, anche se sarebbe il caso. Ma vi ordino di abbracciarvi immediatamente!
Battuta non necessaria: Sarah e Marco lo stavano gi facendo, e ridevano, continuando a mimetizzare i loro sentimenti come se dovessero vergognarsene.
Temevo d'essere giunta sin qui per un funerale mormor lei, e Juv cap perch non indossava una delle sue cento T-shirt, famose per disegni, colori e scritte provocanti, ma una severa camicia grigia.
Come passajeiros de precaugo, i tre sedettero a un tavolino della saletta VIP, addentarono sandwich, si versarono succhi di frutta.
Quando hai saputo che me l'ero cavata?
Appena messo piede a terra qui, scendendo dal volo da Londra. Alla scaletta dell'aereo ho visto un giovanotto elegante con un foglio e il mio nome. Dalla sua faccia inespressiva ho capito e ho deciso di prenderlo a pugni, se era l per comunicarmi la conferma della tua scomparsa. Invece...
Fortunato! Avrebbe imparato a sue spese con quanto profitto tu pratichi le arti marziali.
Juv li guardava: erano due ragazzini di quarantanni compiuti, avevano appena vissuto momenti d'emozione stressante, eppure continuavano a scherzare. Ma li conosceva bene, e della gioia che nascondevano nel pudore dei sentimenti lui possedeva una misura precisa, valutandola su se stesso.
E proprio perch ne condivideva da tempo la vita, a quel punto delle schermaglie poteva gi immaginare quale sarebbe stata la prima domanda di Sarah, dopo aver udito da Marco una breve sintesi della sua odissea sotterranea.
Lei non gli chiese se dopo avere stretto al petto quel bronzo per tante ore, averlo osservato e valutato, lo riteneva falso oppure autentico. Il suo volto si fece severo e lo interrog bruscamente. E adesso spiegami perch hai gettato via il reperto ligneo.
L'espressione gettar via suggerisce un'intenzione negativa del mio gesto.
Lascia perdere e dimmi la vera ragione.
La considereresti antiscientifica.
Rispondi senza tergiversare.
 una bestemmia, per un archeologo.
Con il tuo anticonformismo hai gi pi volte bestemmiato nel sacro tempio dell'archeologia. Confessa quest'ultima colpa e non ne parliamo pi.
Marco ebbe una breve esitazione. Poi anche il suo viso si fece serio, la voce grave.
Quel legno messo sotto analisi avrebbe rivelato, ne sono certo, d'essere un frammento di cedro del Libano e di avere duemilasettecento anni d'et. Da una simile prova si sarebbe potuto dedurre con certezza che il bronzo sepolto con esso era autentico. Lo avrebbero proclamato gli archeologi veri, con il consueto seguito di cialtroni e dilettanti. Tutti sarebbero scattati di corsa a cercare il Melqart perduto, moltiplicando i tentativi di recupero... anche di una minima particella.
E con questo?
Lui si sarebbe infastidito. Non vuole muoversi da
quell'isoletta, dove sono morti i suoi compagni d'avventura.
Tacque, scosse la testa e riprese. Se qualcuno tentasse di portarlo via da quella che  stata probabilmente la tomba dei suoi protetti, farebbe di tutto per non farsi trovare. Pensa cos'ha combinato con me e ancor prima con i subacquei della squadra dei sub. Ha provocato crolli, frane e attacchi di serpi assassine. Io ho capito tardi perch tutto questo accadeva. .. tardi ma non troppo. Se degli incoscienti, convinti dall'autenticit di quel pezzo di legno da me incautamente messo a loro disposizione, tentassero di andare a cercarlo... be', di certo lui si difenderebbe in ogni modo, forse fino al punto di risvegliare il vulcano.
Un sorriso affior lentamente sul volto di Sarah, il primo da molti giorni. Marco ne dedusse una tacita approvazione alla bestemmia archeologica appena pronunciata.
Tese entrambe le mani, afferr al di sopra del tavolo quelle della compagna di lavoro e le strinse con forza.
Voleva dirle grazie, ma fu anticipato ancora una volta da Juv.
Sarah Morasky e Marco Arnei con le mani strette e gli occhi umidi... Non era mai successo, e sarebbe un ottimo scoop per un fotografo, o per una telecronista senza scrupoli.
Quella evocata da Juv, la bella Sunta, si trovava in recupero forzato, con sedute in camera iperbarica per evitare complicazioni dopo una leggera embolia. Secondo i medici della Marina ai quali  affidata, se la caver. A quanto ho sentito dire si esclude per che possa tornare sott'acqua.
Il "sentito dire" era stato raccolto da Juv poco prima; veniva da una chiacchierata col giovanotto dal volto inespressivo citato da Sarah, colui che l'aveva attesa all'aeroporto e prima di lei aveva accolto i tre italiani giunti con il volo da Fortaleza.
Quando di sandwich e bibite non rest pi traccia sul tavolino del salotto riservato, alla porta s'affacci proprio lui, il giovanotto inespressivo ma sempre gentile.
Ecco i biglietti, ecco i passaporti... tutto in ordine. Tre per Milano Malpensa, uno in coincidenza per Pisa, uno per
Cagliari, uno per Tel Aviv. Si rivolse a Sarah. Il nostro boss, Thomas Van Oost, si scusa di non essere qui a salutarla, ma come lei sa, i lavori laggi debbono riprendere al pi presto. Estrasse una cartellina in pelle. Inoltre mi incarica di consegnarle questa busta... La prego di firmare la ricevuta. L'assegno della VODC  il rimborso per le sue spese di viaggio. Porse busta, penna e ricevuta, attese la firma e annu soddisfatto. Imbarco fra mezz'ora. Tra un paio di minuti torno a prelevarvi tutti e tre.
Tre? Sarah fiss interrogativamente Marco e Juv. Con voi... o meglio con noi, non viaggia anche il gentile ragazzo che ha avuto il coraggio di telefonarmi?
Juv ridacchi. Preferisce il Brasile all'Italia... Ognuno ha i suoi gusti. Per la laurea ha scelto San Paolo, abbandonando Pisa. La sua bussola  momentaneamente smagnetizzata.
La sua bussola funziona, invece. Marco non condivideva il giudizio dell'amico. Paolo usufruir come convenuto d'una borsa di studio per un corso di laurea alla Faculdade de Pesquisas, lettere e scienze umane, a Rio de Janeiro... Un'ottima occasione, per lui.
S, hai ragione. Ma le ottime occasioni sono due, non una.
Perch due? domand Sarah.
Perch di corsi per laurearsi il timido giovanotto ne frequenter uno diurno e uno notturno.
Si spalanc la porta. La via per salire a bordo  sgombra da giornalisti e reporter TV. Potete seguirmi.
Tacevano, sprofondati nelle larghe poltrone della business class. Il Boeing non era ancora in quota di crociera e Juv aveva gi apprezzato le piacevolezze della "classe magnifica". Come un bambino, non aveva tardato ad armeggiare sui comandi al bracciolo; distese lo schienale, lo riport in posizione normale per estrarre lo schermo video personalizzato.
Poco prima aver rifiutato di bere "qualcosa di frizzante" offerto dalla hostess, e chiesto "un rosso forte". Sembrava suo nipote il giorno della Befana. Altro che classe turistica, questo  un altro mondo! Un bel regalo del signor Van Oost...
Poco dopo, come fosse ricaduto in uno dei suoi subitanei cambi d'umore, spense la TV e si rannicchi. Tacque a lungo, poi si volt verso Sarah, avvicinandola come per farle una confidenza, ma con voce abbastanza alta da farsi sentire da Marco.
No... io non meritavo nessun regalo.
Tacque di nuovo e Sarah, aspettando il seguito, gli sorrise. Sputa il rospo sugger, visto che lui non si decideva.
Non merito nulla. Sono stato un pessimo aiutante... un assistente del cazzo, se mi permetti l'espressione. Indic Marco. L'ho lasciato solo, l'ho abbandonato in momenti difficili, drammatici...
Lui si volt di scatto. Cos'hai detto?
Ho confessato la mia vergogna: non esserti stato accanto mentre in quell'antro ti stavi giocando la vita da solo.
Da solo?... Marco scosse la testa. No, Juv, io non sono mai stato solo, l dentro. Nemmeno per un momento.
Il ronzio lontano dei motori diminu: il Boeing aveva raggiunto novemila metri di altezza e la velocit di crociera.
Sarah si volse verso Marco, parlandogli all'orecchio. Non eri solo? Chi avevi accanto?
Lascia perdere, Juv scherzava. Non deve rimproverarsi nulla,  stato come sempre prezioso.
Il nome di chi aveva avuto accanto nella grotta e nel cratere di Teimada Marco l'avrebbe confidato solo a Simona, al buio, a letto, uno accanto all'altra. Quel genere di confidenze, quasi di confessioni, le sussurrava solo a lei.
Il jet imbocc l'aerovia Sull'Atlantico. Dal Sudamerica puntava verso l'Africa, e avrebbe raggiunto il Mediterraneo ripercorrendo in direzione inversa la rotta che aveva percorso la gaulos Figlia di Nuvola. Un dio chiamato Melqart l'aveva protetta sin quando aveva potuto, restando poi con la nave e con i suoi marinai per l'eternit.
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FINE.
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NOTA DELL'AUTORE E RINGRAZIAMENTI.
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Premessa l'inevitabile nota ("i personaggi di questo romanzo sono frutto della mia fantasia") m'affretto a dar atto del debito contratto con chi mi  stato vicino nella stesura di una nuova avventura nei mari del mondo.
Per questo romanzo, cos come Alta profondit, L'abisso di Hatutu e Mare Rosso, un primo grazie  per l'amico al quale lo dedico, Flondar Brunelli. Non solo  stato compagno di avventure e ricerche in tanti mari del mondo, ma fu da sempre prezioso "primo lettore" dei miei libri; e anche di questo.
Aggiungo la riconoscenza di chi da tempo mi accompagna con consigli e suggerimenti, mia moglie Anna.
Un grazie particolare, come sempre, a Marco Vigevani e a Enzo Russo per i pareri suggeriti dalla loro professionalit. Per i contributi nei campi pi diversi debbo molto a Marino
Maranzana, a Raniero Massoli Novelli, a Sandra Fagiuoli Crespi, a Monica Tenti, a Luana Codignoni, a Carlo Montanaro, a Luis Picolotto. Amici, tutti, che in momenti di dubbio mi hanno offerto
il loro prezioso aiuto; fosse un'informazione o un consiglio, una loro parola  sempre stata preziosa.
Come sempre i personaggi del romanzo "nulla" hanno a che vedere con la realt; a parte alcuni capi di Stato. Note linee aeree, autorevoli quotidiani, importanti network sono citati con i loro veri nomi, ma come  naturale ho popolato queste pagine con personaggi e luoghi che esistono solo nel romanzo.
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FINE.